Laboratorio 1

Il laboratorio è stato dedicato a rispondere ai lavori che abbiamo ricevuto dal gruppo inglese. Quando abbiamo aperto il pacco, tra curiosità ed entusiasmo, abbiamo trovato due CD-ROM con tracce audio, un grande foglio marrone con strani segni colorati e molte foto stampate del gruppo al lavoro. Abbiamo seguito le istruzioni che Emma ci ha mandato per capire meglio i lavori. I titoli dei due CD erano “Suoni fatti di Disegni” e “Disegni fatti di Suoni”. Dovevamo ascoltare un CD guardando il grande foglio marrone e guardare le foto ascoltando l’altro CD. 

Questo lavoro era il frutto di un laboratorio nel quale una musicista produceva suoni di cui il gruppo ha tracciato schizzi sul foglio e nel quale, in seconda battuta, la musicista ha suonato usando alcuni disegni fatti dai partecipanti come fossero spartiti musicali.

Abbiamo riflettuto sui possibili collegamenti tra arte e musica, segni e suoni. Come suona l’arte? È possibile disegnare un suono? Cosa succede se scambiamo i ruoli? Abbiamo sempre bisogno di uno strumento o possiamo suonare anche con il nostro stesso corpo? Al fine di rispondere a queste domande abbiamo iniziato a sperimentare. Abbiamo ascoltato di nuovo i due CD. Durante l’ascolto, i partecipanti hanno prodotto molti segni e tracce colorate. L’unica regola che avevamo consisteva nel non disegnare immagini o simboli. Era importante creare connessioni dirette tra suoni sentiti e gesti liberi. Uno degli obiettivi più importanti era che ogni partecipante trovasse il proprio ritmo, in base ai suoni ma anche al movimento che il corpo poteva/voleva fare. Quindi abbiamo dato a tutti una cornice vuota, utile per scegliere solo una piccola parte dei segni prodotti che sono diventati i nostri spartiti musicali che successivamente abbiamo provato a suonare usando le voci, le mani o alcuni strumenti musicali. Nell’ultima parte del laboratorio abbiamo scambiato i ruoli della prima attività. Su un grande foglio bianco appeso al muro un paio di noi dovevano produrre segni con un colore. Loro erano i direttori d’orchestra mentre gli altri sono diventati l’orchestra di strumenti che dovevano suonare ‒ sempre con voci o mani o strumenti ‒ seguendo il ritmo dei due “direttori di disegno”. Abbiamo iniziato a disegnare suoni e siamo finiti a suonare disegni.

Esperienze

Ricordo un laboratorio fatto con la musica dove mettevamo in musica i nostri stati d’animo con degli strumenti musicali. Seguivo la musica con Sandra e praticamente disegnavamo la musica!!!
Tiziana Ronchetti, animatrice disabile del Progetto Calamaio

Ilaria ci ha raccontato la storia di una musicista che aveva trovato dei segni e questi segni li aveva usati come uno spartito e li aveva trasformati in musica. 

Ilaria ha messo su un CD e tutti noi dovevamo ascoltare ciò che la musicista suonava, che poi erano i segni che gli spagnoli avevano creato. La musicista non ha fatto altro che trasformare quei segni in musica.

In una seconda fase dell’attività dovevamo ascoltare la musica che la musicista suonava e trasmettere le emozioni che ci dava disegnandole attraverso solo dei segni.

Per essere ancora più concreta vi spiegherò cosa si vedeva sul mio cartoncino alla fine del lavoro.                                      

Nel mio cartoncino c’erano segni di tre colori: il nero che rappresentava le parti musicali molto tristi; il secondo segno di colore viola era un colore molto indeciso, perché la seconda parte dei suoni  mi sono sembrati molto indecisi. Il terzo colore, quello giallo, invece  rappresentava gli ultimi suoni della musicista che ho trovato molto sgradevoli, difficili da ascoltare.

Mi è piaciuta tantissimo questa attività perché disegnavo facendo dei segni molto particolari, perché seguivo molto i miei stati emotivi attraverso tutti i sensi; riuscivo proprio a immaginare e a riprodurre lo stato emotivo che stavo vivendo in quei giorni.

Durante la terza fase dell’attività ci siamo divisi in coppie. Ogni coppia, a turno, doveva fare dei segni sul foglio e il resto del gruppo doveva trasformare quei segni in suoni. I suoni potevano essere fatti sia con gli strumenti che con la voce. Avendo usato questo bellissimo modo a forma di coro, mi è piaciuta la terza fase dell’attività, perché si era creata un’atmosfera molto magica e molto bella. 

Tiziana Ronchetti, animatrice disabile del Progetto Calamaio

Esperienze
Giovedì mattina io e Sandra siamo partite per una meravigliosa avventura berlinese.

Per me era la prima volta che partivo in aeroplano. Avevo molta paura ma per fortuna con me c’erano Sandra, Ilaria, Anna e Veronica. Ero molto emozionata visto che viaggiavo da sola senza i miei, ma solo con la mia collega di lavoro Sandra e le ragazze del museo MAMbo di Bologna che mi hanno fatto vivere una bellissima e indimenticabile esperienza. Spero di ritornarci presto; grazie al Calamaio e ai miei meravigliosi colleghi sono stata contentissima.

Sono partita con l’aereo della Lufthansa; il viaggio è durato su per giù due ore. Mi ero messa al braccio un bracciale bianco antistress e guardavo dal finestrino giù in basso perché, essendo la prima volta, avevo una paura folle che l’aereo precipitasse. Ora che è andato tutto bene, non ho più paura dell’aereo e spero al più presto di ripetere questa bellissima esperienza. Vedendo Bologna così piccolina avevo le vertigini. Ma per fortuna la hostess passava con il carrello della colazione, così ho preso una barretta di cioccolata che mi ha  dato un po’ di energia.

Finalmente siamo arrivate a Berlino. Ero emozionata e contenta di essere in una città straniera.

Dall’aeroporto abbiamo preso il taxi che ci ha portato al nostro albergo, dove, stanche morte dal viaggio, ci siamo riposate. Io e Sandra eravamo in una stessa camera, nell’altra camera di fronte c’erano Ilaria, Anna e Veronica.

Il momento centrale della trasferta a Berlino è stato il laboratorio alla sede del gruppo berlinese. Quella mattina abbiamo intrecciato fili di lana. Abbiamo fatto un intreccio grandissimo che occupava tutta la stanza, dal soffitto alle pareti e da una parete all’altra, tanto che era diventato difficile camminarci in mezzo.

Dopo abbiamo visto i lavori che erano stati esposti alle pareti da tutti i gruppi: il nostro italiano, quello tedesco, lo spagnolo e quello inglese. Ogni gruppo ha presentato i propri lavori e anch’io ho presentato i nostri lavori italiani insieme a Ilaria che mi traduceva dall’italiano all’inglese. Abbiamo fatto vedere alcuni video in cui si vedeva che uno di noi disegnava sulla carta appesa al muro e un altro cercava di ostacolarlo in tutti i modi. Questo laboratorio a me è piaciuto perché mi sono divertita tanto a ostacolare Ilaria.

Quel che mi è piaciuto maggiormente di Berlino è stato il Museo della Cultura Ebraica. Ricordo delle pietre gigantesche su cui appoggiavo le mani e sentivo che erano calde o fredde… 

Quando non andavamo in giro per i musei, di sera, nel tempo libero, andavamo nei locali.

La cucina tedesca non è ottima come la nostra bolognese, ma siccome dovevo mangiare… ho mangiato carne cruda e patate lesse; a colazione, fette biscottate con latte e the, e delle gran pizze…

Venerdì sera siamo andate a cena con la delegazione in un posto carino di Berlino. Per fortuna Ilaria e Veronica hanno tradotto le chiacchere che ho fatto con tutti gli altri.

Quella sera abbiamo fatto un giro turistico per la città arrivando ad Alexander Platz. Io allora, euforica, mi sono messa a cantare la canzone di Milva che dice “Alexander Platz, auf wiedersehen… c’era la neve…”. 

Sabato pomeriggio, dopo aver lavorato alla mattina, siamo andate in giro per i negozi di Berlino. Mi sono comprata un paio di pantacalze larghe alle caviglie, bianche con dei soli disegnati sopra; per mia sorella Grazia ho comprato un pupazzo del segno del leone e per la mia nipotina Giulia una scatola di acquarelli. Purtroppo per mio padre, per la Lucia, la Romana, mia zia Pina e i miei colleghi del Calamaio non ho preso niente perché avevano dei prezzi allucinanti. 

Berlino è una città molto bella; ci muovevamo con l’autobus perché a forza di camminare ero stanca morta. Venerdì sera siamo state invitate a una cena, poi sabato ho conosciuto un ragazzo spagnolo piuttosto carino che mi ha fatta ballare. Questo ragazzo mi piaceva parecchio, tanto che mentre ballavamo stretti la Sandra mi ha detto “Lorella, lo conosci da due giorni e già ci balli stretta stretta!”.

Era un bel ragazzo, avrà avuto circa trent’anni. Per me era perfetto perché io ne ho 40!

Spero almeno di diventare sua amica, anche se purtroppo lo vedrò pochissime volte. Ma lui mi ha promesso che a ottobre verrà da me in Italia per il prossimo appuntamento del progetto, così chissà se ce la faccio a costruire una bella amicizia!

Lorella Picconi, animatrice disabile del Progetto Calamaio

Ci caliamo nel calamaio

La disabilità offre molte occasioni di sperimentare forme diverse di comunicazione e di espressione. Spesso le impone; diventano necessarie quando le forme tradizionali non funzionano, non sono efficaci.

In questo laboratorio i linguaggi del disegno in musica ci hanno fatto sentire l’armonia degli stati emotivi che si possono liberare senza codici comunicativi restrittivi e a volte paralizzanti. Ci hanno fatto sentire ed esprimere le nostre sfumature e ci hanno permesso di cogliere le sfumature dell’altro.

L’alfabeto delle emozioni è ricco e infinito. Il linguaggio verbale lo limita, lo incasella in schemi che devono necessariamente essere restrittivi per essere compresi da tutti. Ma disegnare la musica e suonare il disegno ha rappresentato per noi l’esperienza di uscire doppiamente da quegli schemi. Abbiamo sperimentato in modo inusuale una forma comunicativa ed espressiva differente: per il tempo del laboratorio quella forma espressiva è diventata per il gruppo una forma convenzionale e condivisa, perché non si limitava a farci esprimere il nostro stato emotivo, ma ci ha permesso di esprimerlo agli altri, di condividerlo, di sentire l’altro nella sua parte più intima. Il disegno insieme all’altro nel rispetto degli spazi ma nella possibilità di narrare la propria unicità è diventato così uno spartito di suoni e di accordi, un’armonia relazionale.

Abbiamo presentato la nostra risposta al gruppo inglese durante il seminario a Berlino.

 

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