di Annalisa Brunelli e Giovanna Di Pasquale, pedagogiste

Dalle sue origini, dalle favole e dai racconti mitici, tutta la letteratura è piena di immagini di diversità: eroi ed eroine di volta in volta troppo piccoli, nascosti sotto fattezze animali, bizzarramente deformi, afflitti da misteriose infermità.

“La schiera dei Pollicini, dei Principi Porcelli, dei Gianporcospini, delle principesse che dormono in eterno, che non possono parlare o che non sanno ridere è sterminata; viene dalla lontananza del mito, attraversa la fiaba popolare, si insedia nei romanzi per bambini e ragazzi e arriva fino a noi”. (1)

Queste presenze parlano a tutti i lettori perché permettono un riconoscimento forte tra ciò che accade dentro al libro e ciò che accade nella nostra vita. Nel percorso di crescita, a molti, per non dire a tutti, succede di entrare nei territori anche oscuri del corpo che cambia e muta e di sentirsi per questo un po’ come il Brutto Anatroccolo.

Ma questi racconti sono anche uno specchio particolare per chi, partendo da una situazione di concreto svantaggio, deve misurarsi con il mondo dei sani, della normalità. 

Trovarsi raccontati cioè presenti nelle storie e nei libri, diventa un aiuto per i bambini e ragazzi con disabilità a uscire dalla invisibilità permettendogli un confronto e un rispecchiamento per nulla scontato.

Accanto alla ricaduta personale che le storie possono produrre, c’è anche la consapevolezza che il mito, la fiaba popolare, il libro per bambini e ragazzi sono forme del racconto attraverso cui vengono rappresentate le idee sociali di una determinata situazione o categoria di persone; questo vale anche per l’immagine sociale della disabilità e per la sua evoluzione nel tempo. 

I libri per bambini e ragazzi sono un’invenzione recente e nascono sul finire del XVII secolo. Rivolta prevalentemente a lettori della classe borghese, la letteratura infantile per lunghissimo tempo ha rappresentato la disabilità come malattia e i bambini con disabilità come bambini malati.

Solo agli inizi degli anni ’90 del secolo scorso cominciano a comparire in modo corposo e sistematico testi in cui la presenza del protagonista bambino o ragazzo, disabile o svantaggiato, costruisce un intreccio in cui la disabilità o lo svantaggio vengono in qualche modo assunti come valore.

Innanzitutto diventano i protagonisti, quasi eroi, della storia piuttosto che essere simboli o incarnazioni della malattia. Ciò che però assume un reale e consistente rilievo è il fatto che la loro condizione viene restituita ai lettori senza nessuna commozione, senza le sfumature patetiche, senza gli intenti didattici, moralistici o ammonitori tipici di quasi tutta la letteratura per l’infanzia del passato.

I punti centrali diventano quindi: l’affermazione dell’identità e delle caratteristiche di ciascuno, preziose nella loro diversità; la ricerca della relazione; l’accettazione della diversità che è differenza, limite ma anche potenzialità, abilità diverse per ciascuno.

Le produzioni presenti oggi nel panorama editoriale

Il mercato editoriale oggi si presenta sotto un segno bifronte: da una parte si assiste alla iperproliferazione di titoli in uscita, dall’altra alla contrazione di vendite e di lettori. Eccezione positiva è costituita dall’editoria per bambini e ragazzi che, dal rapporto sullo stato dell’arte per l’anno 2014, cresce sia per i titoli prodotti che per la quota di mercato, che conquista.

Tanti titoli dunque e tante proposte. In questo quadro possiamo distinguere in modo sintetico quattro famiglie rispetto al modo di approcciarsi al tema della differenza e disabilità.

La prima è composta da quei libri che trattano la differenza in modo ampio, facendo riferimento a tutti quegli elementi che nel mondo riportano alla presenza delle differenze, dalla natura, ai colori, agli aspetti fisici. Questo è un approccio che allarga la visuale permettendo di riferirsi alle tante specificità che attraversano la società come, ad esempio, ai bambini stranieri, portatori di una diversità da non cancellare ma da accogliere e scoprire.

La seconda è rappresentata da quelle storie che in modo mediato introducono alle differenze presenti nelle comunità, da quella familiare, quella amicale fino a quella più generale relativa alla società in cui si vive. Esempio tipico sono le storie che hanno per protagonisti animali che per le loro caratteristiche fisiche e caratteriali ben si prestano a evidenziare come la diversità sia costitutiva di ogni situazione del vivere insieme. Avremo quindi un draghetto che non sputa fuoco, un lupo gentile, un coniglio con un orecchio pendente, un camaleonte alla ricerca di un colore fisso oppure un orco piccolissimo e un folletto gigante. Attraverso un percorso di ricerca della propria identità, che solitamente prevede l’allontanamento dal gruppo o il tentativo di modificare le proprie caratteristiche fisiche, l’escluso arriva ad accettare la propria diversità e a farsi riconoscere dagli altri nella propria unicità, portando, di conseguenza, un cambiamento anche nel contesto di appartenenza.

Della terza famiglia fanno parte quei libri che scelgono, invece, di parlare di disabilità in modo esplicito e che spesso, presentano come protagonisti bambini/e, ragazzi/e con una disabilità precisa in un contesto di vita reale.

La quarta famiglia, infine, è composta da libri che, in modo artistico e metaforico, permettono di riflettere più che sulla diversità esterna su quella interna, provando a farci mettere in contatto con le paure e i desideri, facce della nostra identità che vengono messe in gioco nell’incontro con l’altro, con il diverso, con il fuori dal consueto.

Punti di attenzione nella scelta di libri che raccontano la diversità e la disabilità

In questi anni in cui abbiamo pensato e proposto il libro come ponte fra le esperienze, abbiamo incontrato tanti insegnanti, educatrici ed educatori ma anche genitori e nonni.

Insieme abbiamo letto e guardato i libri, ragionando su cosa scegliere e come proporre ai più giovani, attraverso le storie, un’occasione di incontro con aspetti della vita con cui non è facile convivere, che spesso mettono in difficoltà gli adulti prima ancora che i bambini.

Da questi incontri sono emersi alcuni punti di attenzione, indicazioni che possono orientare la scelta e che qualificano il libro come un’opportunità di incontro non solo fra le persone e le storie diverse ma anche tra parti differenti di noi stessi.

Questi punti di attenzione ci indirizzano verso:

– un libro che non abbia un intento dichiaratamente educativo, che non voglia programmaticamente insegnare qualcosa;

– un libro bello e ben curato, espressione di una progettazione attenta dietro al prodotto;

– un libro avvincente e attrattivo, perché è dentro il legame del piacere e della curiosità che possono passare tanti altri significati;

– un libro in cui la disabilità e la differenza non siano presentate come unica chiave d’accesso per incontrare i protagonisti e addentrarsi nella storia. La disabilità, come altri aspetti esistenziali, è un dato forte e non eliminabile, che va accostato a tutte le altre caratteristiche che raccontano le persone e le situazioni;

– un libro che non cada nel meccanismo della compensazione della difficoltà o del limite per cui un protagonista con disabilità o in difficoltà viene raccontato anche con capacità superiori o caratteristiche etiche super positive.

Un libro, insomma, simile a un ponte che avvicina le dimensioni emotive più difficili come la paura, il disagio, l’imbarazzo sempre presenti quando si affronta la diversità e la disabilità.

Può capitare che gli adulti precludano l’accesso ai bambini, specialmente a quelli più piccoli, a determinati libri proprio per questi contenuti emotivi profondi che hanno a che fare con la tristezza, la rabbia, il senso di abbandono e di solitudine.

Sono emozioni importanti, difficili da maneggiare ma vitali, componenti essenziali dell’esistere. A noi è parso più volte che la censura posta all’accesso a questi libri derivi dall’ambivalenza di sensazioni che dalla pagina nascono e che toccano prima di tutto gli adulti, messi a contatto con parole e immagini che forano la cortina difensiva e che, per questo, provocano inquietudine e spaesamento, sentimenti che raramente abbiniamo alla lettura di una storia per bambini. Piuttosto che rinunciare preventivamente a proporre ai bambini questi libri, scelta che nasce in relazione a ciò che essi provocano in noi adulti, ci convince l’idea di percorrere insieme, adulti e bambini, lo spazio della lettura, spazio in cui possono trovare accoglienza e condivisione emozioni e pensieri anche e soprattutto quelli più duri e ingombranti.

(1) Come Hans ritrovò le gambe. Immagini di handicap nella letteratura infantile, ricerca a cura di Francesca Lazzarato. Relazione presentata al convegno “Il bambino fuorigioco”, Incontri internazionali di Castiglioncello, Comune di Rosignano Marittimo, Coordinamento genitori democratici, aprile 1991.

L’articolo rielabora i contenuti delle relazioni presentate nel percorso formativo “Libri come ponti. Storie, libri, narrazioni per raccontare la diversità e la disabilità” rivolto ad educatrici e insegnanti, servizi educativi Cooperativa Labirinto e Comune di Fano, aprile-giugno 2014

Libri proposti nel percorso alle educatrici e insegnanti:

Eric Battut, Oh che uovo!, Bohem Press, Trieste, 2005

Mandana Sadat, Oltre l’albero, Artebambini, Bazzano (BO), 2004

Jçzef Wilkon, C’è cavallo e cavallo, Arka, Milano, 1997

Isabella Christina Felline, Animali di versi, uovonero, Crema (CR), 2011

Polly Dunbar, Perché non parli?, Mondadori, Milano, 2008

Suzy Lee, Mirror, Corraini, Mantova, 2003

Antonella Abbatiello, La cosa più importante, Fatatrac, Casalecchio di Reno (BO), 1998

Jeanne Willis, Tony Ross, Questa è Susanna, Mondadori, Milano, 2000

Virginia Fleming, Floyd Cooper, Sii amorevole con Eddie Lee, Giannino Stoppani, Bologna, 2001

Beatrice Alemagna, I cinque Malfatti, Topipittori, Milano, 2014

Isabelle Carrier, Il pentolino di Antonino, Kite, Piazzola sul Brenta (PD), 2011

Nicola Cinquetti, Il dono della farfalla, Lapis, Roma, 2001

Marco Berrettoni Carrara, Chiara Carrer, È non è, Kalandraka, Firenze, 2010

Beatrice Alemagna, Nel paese delle pulcette, Phaidon, Milano, 2009

Continua a leggere:
Categorie: Monografia