{"id":1017,"date":"2010-11-29T12:33:43","date_gmt":"2010-11-29T12:33:43","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1017"},"modified":"2010-11-29T12:33:43","modified_gmt":"2010-11-29T12:33:43","slug":"l-integrazione-prima-della-legge-un-caso-felice---superabile-novembre-2010---2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1017","title":{"rendered":"L&#8217;integrazione prima della legge: un caso felice &#8211; Superabile, Novembre 2010 &#8211; 2"},"content":{"rendered":"<p class=\"rteleft\">Nel numero di luglio-agosto 2010 <a href=\"http:\/\/www.unacitta.it\/newsite\/index.asp\">&quot;Una Citt&agrave;&quot;<\/a> (rivista che consiglio vivamente, online e cartacea) ha pubblicato un&#8217;intervista di Barbara Bertoncin a Martina Gerosa, architetto urbanista milanese, ricercatrice Linear, nonch&eacute; cara amica del Centro documentazione handicap di Bologna, con il quale in pi&ugrave; occasioni ha avuto modo di collaborare. L&#8217;intervista &egrave; molto interessante, attenta a tenere in piedi e mettere in rapporto tra loro molte questioni e piani diversi, ma non indipendenti, n&eacute; trascurabile. Si tratta anche di un&#8217;intervista molto dolce, ma lasciamo correre perch&eacute; queste sono considerazioni&#8230; poco professionali.<\/p>\n<p class=\"rteleft\">A ottobre il sito Education 2.0 ha <a href=\"http:\/\/www.educationduepuntozero.it\/racconti-ed-esperienze\/pagella-prima-dell-integrazione-scolastica-3074493950.shtml\">pubblicato un mio contributo<\/a> che, in sintesi, parlava dell&#8217;integrazione prima della legge sull&#8217;integrazione attraverso il racconto dei miei primi anni di studio, per certi versi un&#8217;esperienza paradigmatica, per altri, invece, poco rappresentativa. Anche Martina, nell&#8217;intervista, fa un riferimento alla sua esperienza scolastica pre-&lsquo;77 e, per proseguire il discorso da angolazioni diverse, mi faceva piacere riportare le sue parole. Se nel mio caso si parla di una situazione fortunata e agiata che ho avuto la buona sorte di vivere pur in una <em>classe differenziata<\/em> (ma, appunto, per uno nella mia situazione ce n&#8217;erano tanti che ne hanno vissute di molto peggiori e discriminanti, e poi comunque ho goduto del passaggio dall&#8217;una all&#8217;altra scuola), nel caso di Martina si tratta del lato opposto (<em>&quot;the dark side&#8230;&quot;<\/em>), di coloro che sono stati inseriti, prima che la legge lo prevedesse, nella <em>scuola di tutti<\/em> (quindi un altro tipo di <em>integrazione prima dell&#8217;integrazione<\/em>), ma anche le fatiche, gli aggiustamenti reciproci che questo ha comportato in un contesto impreparato (come rischia a volte di essere ancora oggi, a maggior ragione se alla scuola il governo rinuncia cos&igrave; volentieri).<\/p>\n<p class=\"rteleft\">Ecco il racconto di Martina:<\/p>\n<p class=\"rteleft\"><em>&quot;<\/em>Sono nata dopo solo sei mesi e tre settimane di gestazione e sono rimasta in un&#8217;incubatrice per pi&ugrave; di due mesi. All&#8217;epoca i medici avevano detto ai miei genitori che avevo un&#8217;alta probabilit&agrave; di non farcela. Per cui alla fine il fatto che fossi &quot;miracolosamente&quot; sopravvissuta e anche apparentemente in piena salute &egrave; stato per i miei motivo di grande gioia per molto tempo. Tuttavia gi&agrave; durante i miei primi tre anni di vita, loro avevano notato che c&#8217;era qualcosa che non andava, che talvolta non rispondevo ai richiami. La pediatra per&ograve; li rassicurava ed essendo colei che, ai loro occhi, mi aveva salvato la vita, i miei genitori si fidavano ciecamente. Lei ripeteva che era perch&eacute; mia madre &egrave; tedesca e mio padre italiano: &quot;Non preoccupatevi, la bambina imparer&agrave; a parlare, &egrave; solo per via del bilinguismo, datele tempo che parler&agrave;&quot;. E invece un bel niente. Fu solo quando avevo circa tre anni e mezzo che scoprirono che avevo una sordit&agrave; molto grave.<\/p>\n<p class=\"rteleft\">(&#8230;) La logopedia (il metodo allora si basava su cartoncini su cui c&#8217;era un&#8217;immagine e, sotto, il nome della cosa rappresentata e questo induceva automaticamente un bambino ad apprendere leggendo) per me fu veramente un gioco, anche perch&eacute; i miei genitori realizzarono loro stessi questi cartoncini. Ricordo questa cartella gialla e rossa che avevo scelto io stessa con dentro tutti questi cartoncini, su cui i miei genitori incollavano immagini che trovavano su riviste e sotto in bella calligrafia ci scrivevano la parola. Li conservo tuttora come una delle cose pi&ugrave; preziose che ho. Anche perch&eacute; li facevano di notte: di giorno avevano ben altro da fare! La diagnosi di ipoacusia infatti era arrivata alla vigilia della nascita dei miei due fratelli gemelli! Ricordo che c&#8217;era quest&#8217;ora magica in cui mia mamma mi invitava a seguirla nella mia cameretta, chiudevamo la porta alle nostre spalle e cominciavamo a lavorare. &Egrave; cos&igrave; che ho imparato a parlare e a leggere. I libri sono diventati molto presto dei compagni di viaggio. La notte ricordo che accendevo la lucina sopra il mio letto e tiravo fuori i libri che mettevo di fianco al materasso e cominciavo a leggere, cos&igrave; tutto quello che non mi arrivava bene, attraverso la via acustica (all&#8217;epoca obiettivamente facevo fatica a seguire i discorsi dei compagni, tante parole scivolavano via), arrivava attraverso la parola scritta. All&#8217;inizio chiaramente erano libri semplici per i bambini, con poche parole, come i famosissimi libri di Attilio e Karen.<\/p>\n<p class=\"rteleft\">I miei genitori scelsero di inserirmi nella scuola di tutti, anche se la famosa legge per l&#8217;integrazione doveva ancora essere emanata e a rigore avrei dovuto frequentare le scuole &quot;speciali&quot;. Fin dall&#8217;asilo, e poi alla scuola elementare ho avuto la fortuna di trovare insegnanti volenterosi e desiderosi di accogliermi nelle loro classi come gli altri bambini. &Egrave; stata una decisione che ha comportato anche un certo carico di fatica, mia, degli insegnanti, dei miei compagni. E per&ograve; si &egrave; rivelata strategica. Anche grazie a una compagna che fin dagli anni della scuola materna e poi ancora alle elementari &egrave; stata qualcosa di pi&ugrave; di un&#8217;amica del cuore. Io non avevo l&#8217;insegnante di sostegno, ma avevo Maria Laura che, nel baccano della classe, mi ripeteva quello che la maestra aveva appena finito di dire, che mi faceva vedere il suo quaderno&#8230;<\/p>\n<p class=\"rteleft\">Cos&igrave; alle medie c&#8217;erano sempre compagni o compagne che mi passavano gli appunti, in modo che a casa potessi copiarli o fotocopiarli. In occasione di una vacanza alcune amiche addirittura mi trascrissero a mano i testi delle canzoni dei cantautori allora in voga, cos&igrave; quando ci mettevamo ad ascoltare musica insieme, anch&#8217;io potevo seguire le canzoni.<\/p>\n<p class=\"rteleft\">I miei primi apparecchi erano retroauricolari, mi facevano discriminare le parole, che per&ograve; (l&#8217;ho scoperto dopo) avevano un suono metallico, artificiale. Comunque mi consentivano di comunicare, comprendere i discorsi. Certo, in classe dovevo sempre essere in prima fila, nel primo banco, approssimarmi a chi parlava e a volte chiedere all&#8217;interlocutore di parlare senza mangiarsi le parole o non volgendomi le spalle, ma standomi di fronte, e non in controluce. Per fortuna mi &egrave; stata donata una vista da falco, che ha compensato il deficit uditivo perch&eacute; anche a distanza riuscivo a leggere le labbra. Io per comunicare ancora oggi devo fermarmi ed entrare in relazione con l&#8217;altro, devo incrociare il suo sguardo. Un amico con un problema di udito, un giorno mi ha detto: &lsquo;Con noi, con problemi di udito, non si pu&ograve; far finta&#8217;, e penso che qualcosa di vero ci sia in questa affermazione&quot;.<\/p>\n<p class=\"rteleft\">Vi invito a scrivermi e a raccontare altri gesti di integrazione &quot;prima della legge&quot; di cui siate stati protagonisti o beneficiari, a scuola e altrove. Scrivete a <a href=\"mailto:claudio@accaparlante.it\">claudio@accaparlante.it<\/a> o cercando il mio profilo su Facebook.<\/p>\n<p class=\"rteleft\">Claudio Imprudente<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel numero di luglio-agosto 2010 &quot;Una Citt&agrave;&quot; (rivista che consiglio vivamente, online e cartacea) ha pubblicato un&#8217;intervista di Barbara Bertoncin a Martina Gerosa, architetto urbanista milanese, ricercatrice Linear, nonch&eacute; cara amica del Centro documentazione handicap di Bologna, con il quale in pi&ugrave; occasioni ha avuto modo di collaborare.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[],"tags":[3605,3607],"edizioni":[],"autori":[2592],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3712],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1017"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1017"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1017\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1017"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1017"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1017"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=1017"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=1017"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=1017"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=1017"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=1017"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=1017"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}