{"id":102,"date":"2009-11-04T17:04:37","date_gmt":"2009-11-04T17:04:37","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=102"},"modified":"2025-11-21T10:27:58","modified_gmt":"2025-11-21T09:27:58","slug":"specialmente-allenatori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=102","title":{"rendered":"Specialmente allenatori"},"content":{"rendered":"<p>Di Giovanni Preiti<\/p>\n<p>Secondo voi quali sono le difficolt\u00e0 che s\u2019incontrano allenando a una disciplina sportiva una persona disabile o un gruppo di disabili? Questa \u00e8 una domanda che faccio nei corsi di formazione<!--break--> per diventare istruttori di attivit\u00e0 sportive per disabili. Ecco le risposte che mi vengono date: rapporti con i genitori, conoscenza tecnica approfondita della disciplina, conoscenza degli attrezzi e ausili per praticare la disciplina, disponibilit\u00e0 di manuali tecnici, ruolo di educatore-istruttore e problematiche connesse, conoscenza dei singoli atleti e delle loro problematiche e quindi dei loro limiti psico-fisici, allenare contemporaneamente atleti con caratteristiche diverse sia fisiche sia psicologiche, rapporti con i genitori (questo lo scrivo due volte perch\u00e9 \u00e8 un problema molto grande, che vale doppio, dato l\u2019importante legame dovuto alla situazione di bisogno), problemi di organizzazione dell\u2019attivit\u00e0, trovare collaboratori e strutture adatte, stimolare e motivare gli atleti, organizzare attivit\u00e0 con altri gruppi, ecc. Dopo aver scritto questo elenco su una lavagna chiedo invece quali siano le difficolt\u00e0 nell\u2019allenare un gruppo \u201cnormale\u201d e, sorpresa delle sorprese, l\u2019elenco delle difficolt\u00e0 \u00e8 molto simile al primo. Questo non vuol dire che sia proprio tutto uguale, sicuramente alcune difficolt\u00e0 nel caso delle persone con deficit sono amplificate e le conoscenze devono essere maggiormente approfondite (e trovare dei manuali documentativi in proposito \u00e8 veramente molto pi\u00f9 difficile visto che in Italia ce ne sono pochissimi!).<br \/>\nAttualmente esistono innumerevoli realt\u00e0 che si occupano di formazione: Associazioni, Enti di promozione, Federazioni, Universit\u00e0; capire quali siano quelli pi\u00f9 attendibili, pi\u00f9 qualificati e pi\u00f9 utili non \u00e8 semplice.<br \/>\nCon la legge 15 luglio 2003 relativa alla costituzione del Comitato Italiano Paralimpico, il C.I.P. diventa l\u2019unico organo di riferimento a livello nazionale: secondo l\u2019art. 2, comma h, del suo statuto (\u201cCompiti, funzioni e finalit\u00e0 del C.I.P.\u201d) il C.I.P. coordina e gestisce l\u2019attivit\u00e0 di formazione e aggiornamento dei quadri tecnici e dirigenziali e didattico-corsuale in generale per persone disabili, collaborando specificatamente in tal senso con gli uffici e strutture del C.O.N.I. competenti, con il M.I.U.R. (Ministero dell\u2019Istruzione, Universit\u00e0, Ricerca), gli I.U.S.M. (Istituto Universitario di Scienze Motorie) e le Universit\u00e0.<br \/>\nIn verit\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec semplice, ancora siamo lontani da questo, perch\u00e9 attualmente sono poche le realt\u00e0 dove l\u2019organizzazione formativa ha radici ben salde. Spesso la formazione su attivit\u00e0 sportive per disabili \u00e8 affidata alla volont\u00e0 degli istruttori di acquisirla. Questi ultimi non provengono certamente dalle facolt\u00e0 di scienze motorie, mentre pi\u00f9 facilmente possono essere amici, obiettori di coscienza, volontari delle Associazioni, istruttori di altre discipline che vengono per caso a contatto con gruppi sportivi o atleti disabili, che magari frequentano lo stesso impianto sportivo e che si allenano l\u2019ora dopo, oppure atleti che a fine carriera diventano tecnici.<br \/>\nCon questo non voglio dire che non ci siano allenatori formati in modo giusto o incapaci, voglio solo dire che fino a oggi ha avuto pi\u00f9 peso la volont\u00e0 rispetto all\u2019organizzazione.<br \/>\nUn buon allenatore deve proporzionare le difficolt\u00e0 alle capacit\u00e0 dell\u2019atleta, non annoiare mai, stimolare le attivit\u00e0 cambiando gli esercizi, essere paziente, conoscere bene le persone con cui ha a che fare, ascoltare tutti e poi decidere da solo, insegnare ed educare attraverso lo sport, ma anche imparare dallo sport. Ricordarsi che dopo lo sport c\u2019\u00e8 la vita quotidiana, con le sue difficolt\u00e0, e un successo nello sport pu\u00f2 favorire il superamento di un ostacolo quotidiano, senza scordarsi per\u00f2 che una delusione pu\u00f2 fare l\u2019inverso.<br \/>\nOggi la televisione offre ai nostri atleti, e mi riferisco soprattutto a quelli pi\u00f9 giovani, un\u2019immagine carismatica del campione da imitare, che lo porta a identificarsi in lui, allontanandolo dalle problematiche della sua realt\u00e0: l\u2019allenatore deve essere l\u00ec a \u201criportarlo sulla terra\u201d.<br \/>\nQuesti sono discorsi che valgono per qualsiasi istruttore, sia per disabili che per <em>normali<\/em>;\u00e8 per questo che vorrei che non si pensasse a un allenatore speciale, a uno che debba conoscere cose \u201cmarziane\u201d per avere a che fare con <em>quelli l\u00ec,<\/em> a corsi speciali da sostenere per stare in palestra o in piscina, o sul prato o sulla pista da sci con quei <em>ragazzi speciali, <\/em>ma a qualcuno con le giuste conoscenze per fare le cose normalmente come fanno tutti; diverse perch\u00e9 le attivit\u00e0 sono diverse (come se un istruttore di ping pong volesse insegnare ai ragazzi ad andare a cavallo).<br \/>\nMi ricordo che parecchi anni fa, quando ero molto giovane e gi\u00e0 allenavo un gruppo di ragazzi in carrozzina, e i miei colleghi mi dicevano: \u201cMa come fai? Sei bravissimo!\u201d, e io rispondevo che facevo esattamente come loro, ed era veramente cos\u00ec. Non bisogna essere degli sprovveduti, naturalmente, per seguire queste attivit\u00e0, ed \u00e8 sicuramente importante formarsi a educare con lo sport. Cos\u00ec come \u00e8 bene che nessuno s\u2019improvvisi allenatore, ma non bisogna pensare che nel caso dei disabili sia pi\u00f9 difficile prendere una decisione, o aver paura che questa sia sbagliata; pu\u00f2 capitare e comunque nell\u2019incertezza la regola del buon senso \u00e8 sempre quella pi\u00f9 giusta.<br \/>\nLo sport \u00e8 un modo positivo per migliorare la nostra vita, e oggi \u00e8 soprattutto in mano alla televisione e ai giornali, ma per fortuna \u00e8 anche in mano a coloro che ce lo insegnano. Fatene un buon uso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo voi quali sono le difficolt\u00e0 che s\u2019incontrano  allenando a una disciplina sportiva una persona disabile o un gruppo di  disabili? 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