{"id":1025,"date":"2010-12-20T15:21:51","date_gmt":"2010-12-20T15:21:51","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1025"},"modified":"2010-12-20T15:21:51","modified_gmt":"2010-12-20T15:21:51","slug":"il-rapporto-del-censis-il-desiderio-la-scuola---superabile-dicembre-2010---2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1025","title":{"rendered":"Il Rapporto del Censis, il desiderio, la scuola &#8211; Superabile, dicembre 2010 &#8211; 2"},"content":{"rendered":"<p class=\"rteleft\">Il 3 dicembre scorso il Censis ha diffuso il suo 44&deg; Rapporto sulla situazione sociale del nostro Paese. A prescindere dalle personali opinioni riguardo alla credibilit&agrave; ed alla capacit&agrave; descrittiva e profetica delle scienze statistiche e sociologiche, il Censis, quantomeno negli ultimi anni, fornisce delle chiavi di lettura molto interessanti e, per certi versi, inquietanti. Spesso, per&ograve;, l&#8217;inquietudine pu&ograve; essere un sentimento che spinge alla reazione, piuttosto che ad una stasi inerme. Ricordo che il Rapporto dello scorso anno aveva utilizzato l&#8217;immagine quasi dantesca della &quot;mucillagine&quot; per raccontare in modo vivido la condizione dell&#8217;Italia e degli italiani. Chi ha esperienze della materia non far&agrave; difficolt&agrave; a capire il senso metaforico di quella associazione applicato ad un organismo sociale, statuale, economico e culturale. Il Rapporto 2010, che ricorre in modo evidente ad un linguaggio psicanalitico, ci descrive come una societ&agrave; &laquo;pericolosamente segnata dal vuoto&raquo;, che produce ed &egrave; vittima di un &laquo;egoismo autoreferenziale e narcisistico&raquo;, che ci ha resi insicuri, fiacchi e in preda a &laquo;pulsioni sregolate&raquo;. Un popolo, ancora, statico, bloccato, &laquo;senza profondit&agrave; di memoria e futuro&raquo;.<\/p>\n<p class=\"rteleft\">Qualche dato e poi un passo indietro, verso un punto del Rapporto che mi ha colpito in modo particolare: sulle famiglie gravano sempre pi&ugrave; compiti e costi assistenziali onerosi e impegnativi, in particolare rispetto alle situazioni di non autosufficienza e disabilit&agrave;; quasi 2.500.000 giovani, tra i 15 e i 34 anni d&#8217;et&agrave;, non studiano, non lavorano e nemmeno pi&ugrave; cercano un impiego (un dato che, spero, stimoli una riflessione pi&ugrave; profonda rispetto a quella, fatta propria anche da personalit&agrave; politiche importanti e &quot;autorevoli&quot;, per la quale questi sarebbero tutti bamboccioni viziati. Mi sembra che le cifre testimonino una difficolt&agrave; che &egrave; anche sistematica); il 40% dei nuclei familiari sostiene di non avere la capacit&agrave; di produrre risparmi, impiegando tutto quello che guadagna per fronteggiare le spese correnti mensili; a fronte di un&#8217;economia al palo, che fa difficolt&agrave; a reinventarsi e soffre forse pi&ugrave; che altrove le condizioni critiche mondiali, cresce abbondantemente (+5,2%) l&#8217;economia che si crea dall&#8217;evasione e dall&#8217;elusione fiscale, cos&igrave; come &egrave; in crescita anche il numero di Comuni che hanno visto e sub&igrave;to l&#8217;infiltrazione di attivit&agrave; tipiche della criminalit&agrave; organizzata (passano da 610 a 672 e raccolgono il 22,3% della popolazione italiana. In pratica &egrave; interessato al fenomeno, direttamente o indirettamente, quasi &frac14; degli italiani). Da ultimo, il Censis individua una controtendenza positiva: &laquo;il 71% degli italiani ritiene che la scelta di dare pi&ugrave; poteri al governo e\/o al suo capo non sia adeguata per risolvere i problemi del Paese&raquo; e ritiene che &laquo;bisogna partire dal basso, accrescendo le capacit&agrave;, la preparazione, la coscienza dei singoli&raquo;, ma senza che questo si confonda con un soggettivismo di stampo berlusconiano. Piuttosto che assuma i tratti di una responsabilit&agrave; diffusa.<\/p>\n<p class=\"rteleft\">Ma il punto molto significativo, a mio avviso, &egrave; che, secondo il Censis, &laquo;manca la materia prima su cui lavorare, il desiderio&raquo;. Questa si conserverebbe in chi &egrave; pi&ugrave; aperto al mondo e in chi &egrave; propenso a &laquo;fare comunit&agrave;, nei borghi, nei paesi&raquo; (per quanto, come scriveva qualche giorno fa Andrea Bagni (Il Manifesto, 3 dicembre 2010), il termine &quot;comunitario&quot; comporti il rischio di &laquo;comunit&agrave; chiuse, di appartenenze assolute, di guide gerarchiche, di religioni sacralizzate, separate dall&#8217;umano&raquo;). Ma per ricostruire la capacit&agrave; di desiderare (il termine desiderio, peraltro, &egrave; di difficile gestione, passibile come &egrave; di interpretazioni assai contraddittorie e incompatibili, le derive pi&ugrave; pericolose essendo la pretesa di un godimento immediato e il legame morboso ad oggetti in realt&agrave; mai, appunto, desiderati), ecco, per ricostruire la capacit&agrave; di desiderare un ruolo fondamentale dovrebbero averlo e, in realt&agrave; ce lo hanno gi&agrave; e ancora, la scuola e l&#8217;educazione. E&#8217; attraverso il sapere, in tutte le sue sfumature, che passa la capacit&agrave; di immaginare, di costruire immaginari, di avvertire mancanze, di innovare, di sviluppare competenze (e non solo prestazioni) ed una capacit&agrave; creativa, libera, desiderante, in grado di smarcarsi da appiattimento e appagamento, altre due caratteristiche nazionali evidenziate dal Censis. Insomma, un luogo dove il desiderio possa essere al tempo stesso &quot;formato&quot; e &quot;alimentato&quot;. Ed &egrave;, la scuola, anche l&#8217;ambito in cui mantenere e potenziare una &laquo;politicit&agrave; delle relazioni orizzontali&raquo;, citando ancora il complesso e puntuale articolo di Bagni. Un aspetto da non sottovalutare se alla tensione desiderante si vuol dare, come sarebbe opportuno, una dimensione collettiva e un&#8217;attenzione costante all&#8217;altro da noi.<\/p>\n<p class=\"rteleft\">Sono giorni in cui su questi temi si sta giocando una partita importantissima, causa di tensioni (ahim&egrave;, anche strumentali) tra forze politiche e tra queste e soggetti esterni di vario tipo e che rivendicano cose diverse, non coincidenti (rettori, insegnanti e, soprattutto ricercatori e studenti). Segno che l&#8217;importanza della posta in gioco &egrave; riconosciuta da tutti. Ed ha un valore che va ben oltre quello dell&#8217;insegnamento scolastico e universitario, allargandosi all&#8217;idea che abbiamo del presente e del modello di societ&agrave; che auspichiamo per il futuro.<\/p>\n<p class=\"rteleft\">Scrivete come sempre a <a href=\"mailto:claudio@accaparlante.it\"><strong><font color=\"#595984\">claudio@accaparlante.it<\/font><\/strong><\/a> o cercate il mio profilo su Facebook.<\/p>\n<p class=\"rteleft\">Claudio Imprudente<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 3 dicembre scorso il Censis ha diffuso il suo 44&deg; Rapporto sulla situazione sociale del nostro Paese. A prescindere dalle personali opinioni riguardo alla credibilit&agrave; ed alla capacit&agrave; descrittiva e profetica delle scienze statistiche e sociologiche, il Censis, quantomeno negli ultimi anni, fornisce delle chiavi di lettura molto interessanti e, per certi versi, inquietanti. 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