{"id":1030,"date":"2011-01-17T15:01:56","date_gmt":"2011-01-17T15:01:56","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1030"},"modified":"2011-01-17T15:01:56","modified_gmt":"2011-01-17T15:01:56","slug":"meno-sostegno-pi-inclusione---il-messaggero-di-sant-antonio-gennaio-2011","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1030","title":{"rendered":"Meno sostegno pi\u00f9 inclusione &#8211; Il Messaggero di Sant&#8217;Antonio, gennaio 2011"},"content":{"rendered":"<p class=\"rteleft\">Di questi tempi, quando scarico la posta, vengo giustamente bersagliato da comunicati stampa sulla carenza di insegnanti di sostegno e sulla ritrosia dei docenti a svolgere questo ruolo. Pi&ugrave; volte io stesso mi sono espresso sull&rsquo;argomento.<br \/>\nOggi, per&ograve;, mi vorrei soffermare su un aspetto complementare, non ponendomi in un rapporto oppositivo. L&rsquo;idea era quella di pubblicare le lettere della mamma di una bimba Down in procinto di iscriversi alla scuola dell&rsquo;infanzia, con la quale ho intrapreso una corrispondenza molto intensa, ma la difficolt&agrave; a estrapolare delle parti sacrificandone altre mi impedisce di farlo. La questione ruota attorno all&rsquo;eccessivo automatismo col quale si avvia l&rsquo;ingranaggio &laquo;inclusione-necessit&agrave; dell&rsquo;insegnante di sostegno&raquo; in qualsiasi ordine di studi.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&Egrave; indubbio che tra l&rsquo;esperienza, la conoscenza e la frequentazione assidua, concreta delle cose e delle persone e la presa in carico da parte di un&rsquo;istituzione (scolastica, sanitaria&#8230;) c&rsquo;&egrave; uno scarto incolmabile. Senza voler offendere la professionalit&agrave; e l&rsquo;umanit&agrave; di nessuno, man mano che ci spostiamo dall&rsquo;ambito genitoriale-famigliare a quello sanitario-istituzionale ci si avvia su un piano inclinato che scivola dal rapporto con una persona al rapporto con un utente, se non con un numero.<br \/>\nQuesti meccanismi sono per certi versi naturali, in particolare se pensati in relazione al funzionamento di strutture complesse come la scuola e la sanit&agrave;. Ma la &laquo;necessaria&raquo; semplificazione comporta anche la mancanza di un&rsquo;analisi sottile e davvero ritagliata sulla persona. Ammettiamolo pure: violato il meccanismo una volta, il pericolo &egrave; quello del caos, anche nel caso di eventuali eccezioni nei confronti di uno studente con disabilit&agrave;: il timore, oltre a derivare dal rapporto col diverso, deriva cio&egrave; dal rischio (vero o presunto) che, se si apre una breccia, niente poi sar&agrave; gestibile, riconoscibile, affidabile. Peraltro le cose sono difficilmente gestibili, o vengono maneggiate con poca professionalit&agrave; e\/o con pochi mezzi e risorse, gi&agrave; in questo contesto di leggi, analisi, teorie.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\nIn relazione ad alcune tipologie di deficit, &egrave; assurdo che gi&agrave; alla scuola dell&rsquo;infanzia venga considerata imprescindibile per il bambino una figura di sostegno. In quell&rsquo;ordine scolastico si lavora su aspetti e funzioni tali che, salvo alcuni casi, davvero non si vede perch&eacute; aggiungere un insegnante che, anche involontariamente, forse per il semplice fatto di essere l&igrave;, determina un disequilibrio e, cosa pi&ugrave; grave, un distacco sensibile tra un bambino con disabilit&agrave; e i suoi compagni. Proprio in un periodo in cui le eventuali differenze &laquo;funzionali&raquo; non si manifestano in modo cos&igrave; evidente e in cui i compagni di classe normodotati saranno molto pi&ugrave; sereni con (e utili a) quello disabile di quanto possa fare qualsiasi figura adulta. Onnipresente o discreta. Infatti, ogni professione d&rsquo;aiuto se da una parte sostiene, dall&rsquo;altra rischia di etichettare e trasmettere messaggi di deficit e inadeguatezza: una sintesi tra i due &egrave; difficile da realizzare. Occorrerebbe una maggiore attenzione al contesto e una minor attenzione al &laquo;testo&raquo; (che sarebbe il bimbo disabile): &egrave; un lavoro pi&ugrave; lungo e complesso della &laquo;reazione&raquo; assistenziale, medica e di sostegno; ma, ripeto, teniamo sempre presente che &egrave; con un&rsquo;istituzione che si ha a che fare, di necessit&agrave; pi&ugrave; rigida. Sono &laquo;discorsi tetraedrici&raquo; che andrebbero affrontati &laquo;una faccia alla volta&raquo;, senza per questo perdere la visione d&rsquo;insieme. Sarebbe molto importante far circolare le idee, senza che nessuno &ndash; perch&eacute; non ce ne sarebbe ragione &ndash; si senta offeso o chiamato in causa o sminuito nel suo ruolo. Come sempre, potete utilizzare la mia mail (<a href=\"mailto:claudio@accaparlante.it\">claudio@accaparlante.it<\/a>) o il mio profilo di <em>Facebook <\/em>per condividere esperienze, riflessioni, dubbi, certezze.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di questi tempi, quando scarico la posta, vengo giustamente bersagliato da comunicati stampa sulla carenza di insegnanti di sostegno e sulla ritrosia dei docenti a svolgere questo ruolo. 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