{"id":1044,"date":"2011-03-07T13:38:46","date_gmt":"2011-03-07T13:38:46","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1044"},"modified":"2011-03-07T13:38:46","modified_gmt":"2011-03-07T13:38:46","slug":"il-peso-specifico-dell-handicap---il-messaggero-di-sant-antonio-marzo-2011","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1044","title":{"rendered":"Il peso specifico dell&#8217;handicap &#8211; Il Messaggero di Sant&#8217;Antonio, Marzo 2011"},"content":{"rendered":"<p>Ho scritto pi&ugrave; volte che il Vangelo ha un solo modo per continuare a respirare: essere letto, interpretato, penetrato. &Egrave; qui che risiede la sua forza: nella capacit&agrave; di resistere <em>al<\/em> e <em>nel <\/em>tempo, non &laquo;sempre uguale a se stesso&raquo;. Il Vangelo apre inaspettati stimoli di riflessione capaci, in quanto tali, di &laquo;cambiare&raquo; in parte lo stesso testo di partenza rivelandone di volta in volta significati altri. Il Vangelo &egrave; contemporaneamente &laquo;fuori dalle nostre mani&raquo; e &laquo;nelle nostre mani&raquo;, cio&egrave; nella disponibilit&agrave; dei nostri ragionamenti&hellip; o pennelli. Mi spiego. Ho visitato poche settimane fa, presso la Raccolta Lercaro di Bologna, la mostra &laquo;Attraverso le tenebre. Goya, Battaglia, Samor&igrave;&raquo;, riflessione attorno alla realt&agrave; del male. In particolare mi hanno colpito le opere di Samor&igrave;, una rivisitazione della <em>Via Crucis<\/em>. Se l&rsquo;arte del pittore emiliano-romagnolo &egrave; abitualmente una sorta di &laquo;corpo a corpo&raquo; con il sacro, a prescindere dal fatto che egli sia credente o meno, in questo caso il confronto pare diretto, immediato, e il risultato &egrave; un potenziamento del &laquo;gi&agrave; letto&raquo;, un suo aggiornamento anche emotivo.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\nUna delle stazioni della <em>Via Crucis <\/em>racconta il passaggio della croce da Ges&ugrave; a Simone di Cirene. I Vangeli non si dilungano molto su questa figura, non aggiungono dettagli salienti, n&eacute; raccontano di un dialogo diretto o di un confronto tra Ges&ugrave; e Simone. Anzi, quest&rsquo;ultimo (descritto solo come &laquo;proveniente dalla campagna&raquo; e &laquo;padre di Alessandro e Rufo&raquo;) non si propone in prima persona, viene &laquo;costretto&raquo; a portare la croce di Ges&ugrave;. Ma noi, da credenti &laquo;ostinati&raquo;, riusciamo a leggere nelle righe vuote e troviamo una volont&agrave; anche laddove essa non &egrave; esplicitata. Perch&eacute; gli evangelisti fanno riferimento a questo personaggio senza inquadrare meglio la sua presenza? Perch&eacute; raccontare che Ges&ugrave; non &egrave; riuscito a trasportare fino al G&ograve;lgota la sua croce da solo, trascurando poi ogni dettaglio della persona cui &egrave; stato imposto l&rsquo;aiuto? Svista narrativa degli evangelisti? Scarsa attenzione di chi ha deciso che i Vangeli canonici dovessero essere quelli? Dubitando di queste interpretazioni minimaliste, il cenno a Simone serve a dare alla dimensione umana del divino un senso di condivisione, di partecipazione. Dio &egrave; con noi, ma non &egrave; una vicinanza &laquo;a costo zero&raquo;, n&eacute; Dio vuole che sia tale. Non &egrave; una concessione; &egrave;, piuttosto, un invito al cambiamento e alla crescita.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\nC&rsquo;&egrave; poi un elemento in pi&ugrave;: nel momento in cui di Ges&ugrave; viene posta in risalto l&rsquo;umanit&agrave;, ecco che emerge con forza la necessit&agrave; di condividere, di spartire il peso specifico delle cose. Di quale cosa, nel contesto in questione? Della croce, del destino, dell&rsquo;handicap. Al di l&agrave; dell&rsquo;esattezza fisica del termine, mi &egrave; sempre piaciuto pensare che l&rsquo;handicap (molto pi&ugrave; del deficit) abbia un peso specifico e che questo sia variabile, non dato. Perch&eacute; questo passaggio dal dato all&rsquo;indefinito possa avvenire, occorre che la gravit&agrave; sia distribuita. Non &egrave; solo un modo per condividere la fatica derivante da una situazione (la situazione di handicap), ma per condividerne il portato, le prospettive di consapevolezza che essa pu&ograve; aprire. Nel momento in cui divido il peso, ecco che aumento la capacit&agrave; di &laquo;rivelare&raquo; le cose. Non condivido unicamente la fatica, ma la condizione in cui la fatica mi pone. Distribuire non ha solo l&rsquo;obiettivo &ndash; egoistico o mosso dalla necessit&agrave; &ndash; di alleggerire, quindi di sottrarre, ma anche quello di condividere in termini di crescita, di disvelamento. Si rinuncia a una parte di peso per distribuire la consapevolezza alla quale il peso porta. Si legano, cos&igrave;, azione e riflessione, condivisione e progresso, singolo e comunit&agrave;. Scrivete a (e condividete con) <a href=\"mailto:claudio@accaparlante.it\"><font color=\"#84a6cc\">claudio@accaparlante.it <\/font><\/a>o al mio profilo di <em>Facebook.<\/em><br \/>\n&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho scritto pi&ugrave; volte che il Vangelo ha un solo modo per continuare a respirare: essere letto, interpretato, penetrato. &Egrave; qui che risiede la sua forza: nella capacit&agrave; di resistere al e nel tempo, non &laquo;sempre uguale a se stesso&raquo;. 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