{"id":1052,"date":"2011-03-21T12:05:12","date_gmt":"2011-03-21T12:05:12","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1052"},"modified":"2011-03-21T12:05:12","modified_gmt":"2011-03-21T12:05:12","slug":"cara-integrazione-ti-rispondo-con-inclusione-e-sostegno---superabile-marzo-2011---2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1052","title":{"rendered":"Cara integrazione ti rispondo&#8230;con inclusione e sostegno &#8211; Superabile, marzo 2011 &#8211; 2"},"content":{"rendered":"<p>I bambini disabili sono sempre discriminati a scuola? Qual &egrave; il vero ruolo degli insegnanti di sostegno nelle classi miste? Botta e risposta tra Claudio Imprudente e un maestro sul problema della scuola<\/p>\n<p>Egregio sig. Claudio Imprudente, le scrivo perch&eacute; ho avuto il (dis)piacere di leggere il suo articolo sul &quot;Messaggero di Sant&#8217;Antonio&quot; di gennaio. (&#8230;)Vorrei spiegarle perch&eacute;, secondo me, la sua &egrave; una visione alquanto miope di quella che &egrave; davvero la realt&agrave; dei fatti. (&#8230;) Il campo dell&#8217;integrazione scolastica deve necessariamente prevedere interventi mirati, attraverso progetti e politiche quotidiane che coinvolgono tutto il personale operante nella scuola, ma anche gli Enti territoriali e le famiglie (&#8230;). Probabilmente la sua &egrave; una concezione datata del ruolo, secondo la quale il\/la maestro\/a di sostegno &egrave; una persona, pi&ugrave; o meno preparata (&#8230;) che &egrave; pagata per assistere un solo bambino disabile al quale dovr&agrave; trasmettere una serie di acquisizioni di base; con modalit&agrave; del tutto differenti rispetto a quelle utilizzate per il resto della classe; anzi meglio se lo faccia, concretamente, fuori dalla classe&#8230;Credo che questa non sia la sua visione d&#8217;insieme, ma, per scongiurare tali luoghi comuni, devo citare la legislazione scolastica che parla non di insegnante di sostegno del bambino, bens&igrave; di insegnante di sostegno della classe; della quale detiene la contitolarit&agrave; con gli altri insegnanti. Insegnare ad apprendere, insegnare a vivere, insegnare a convivere: per raggiungere tali obiettivi la scuola &egrave; uno strumento determinante, ma non solo per chi &egrave; in difficolt&agrave;, in quanto questi sono obiettivi formativi di ogni essere umano e risultano pi&ugrave; facilmente raggiungibili in presenza di una situazione di handicap, che rappresenta un&#8217;esperienza altamente formativa, che l&#8217;insegnante di sostegno si appresta a mediare, affinch&eacute; la &quot;diversit&agrave;&quot; non venga vissuta e interpretata come &quot;differenza&quot; ma come unicit&agrave;!(&#8230;) La invito a visitare le mie classi, a seguire una mia giornata lavorativa: potr&agrave; capire veramente che per me il bambino con disabilit&agrave; &egrave;, prima di tutto, un bambino, con gli stessi e identici bisogni e diritti di tutti gli altri. Solo dopo viene la sua disabilit&agrave;! E che il mio non &egrave; un grigio rapporto con un semplice &quot;utente&quot; o addirittura con un anonimo &quot;numero&quot;&#8230;! Luigi Marchese<\/p>\n<p>Egregio sig. Luigi Marchese,<\/p>\n<p>sono pienamente d&#8217;accordo con quanto riporta nella sua lettera e non vedo una contraddizione insanabile tra il contenuto dei suoi pensieri e i miei. Conosco i dati legislativi ed esperienziali che lei mi ricorda; devo precisare, per&ograve;, che sono il destinatario di tantissime lettere in cui viene messo in risalto il divario tra le prescrizioni normative e la realt&agrave; dei fatti, per cui quello che dovrebbe essere il ruolo dell&#8217;insegnante di sostegno non trova possibilit&agrave; di applicazione pratica secondo quanto previsto dalla legge. Con tutto quello che questo gap comporta sia per l&#8217;insegnante di sostegno, sia per l&#8217;alunno e la classe &quot;sostenuti&quot;. Stesso discorso per la collaborazione tra insegnanti, enti, famiglie: se questa fosse effettiva e diffusa, non ci sarebbe niente da dire, ma &egrave; certo che la situazione sia davvero questa? Come prima, dalle parole delle persone con cui mi capita di intrattenere rapporti epistolari e dagli incontri che la mia attivit&agrave; di formatore mi permette di avere, mi arrivano informazioni non proprio rassicuranti. Se sulle premesse e sul modo di intendere il ruolo dell&#8217;insegnante di sostegno siamo d&#8217;accordo, divergiamo su un punto, ovvero sul peso che diamo allo scarto tra realt&agrave; e &quot;teoria&quot;, &quot;legge&quot;. Quanto alla questione del &quot;numero&quot;, nell&#8217;articolo non si intendeva dire che il rapporto dell&#8217;insegnante di sostegno con l&#8217;alunno disabile sia in genere distaccato, freddo, ma che esiste una differenza innata tra il rapporto extrascolastico e quello che pu&ograve; applicare l&#8217;istituzione al singolo, ancora prima che inizi la relazione tra alunno e docente. Infatti la sig.ra Trombetta non lamentava una relazione malsana tra sua figlia e l&#8217;insegnante, ma, ancor prima, la difficolt&agrave; a sottoporre all&#8217;attenzione istituzionale la sua richiesta. In tutto questo non c&#8217;entra niente la professionalit&agrave; (e il ruolo previsto dalla legge) dell&#8217;insegnante di sostegno, n&eacute; si intendeva sostenere che l&#8217;assegnazione di un insegnante di sostegno sia l&#8217;applicazione di un&#8217;etichetta sul bambino disabile o che porti all&#8217;oscuramento delle abilit&agrave; e alla sottolineatura del deficit. La mia riflessione si esercitava sulla legittimit&agrave; della richiesta della sig.ra Trombetta, sulle conseguenze che l&#8217;accettazione della stessa, e del principio che la sottende, comporterebbe e al miglioramento, in termini di integrazione, che potrebbe garantire.<\/p>\n<p>Il confronto non si arresta: scrivete a <a href=\"mailto:claudio@accaparlante.it\">claudio@accaparlante.it<\/a> o sul mio profilo di Facebook.<\/p>\n<p>Claudio Imprudente<\/p>\n<p>Caro sig. Imprudente,<\/p>\n<p>innanzitutto la ringrazio per l&#8217;attenzione e il tempo che mi sta dedicando e colgo l&#8217;occasione per scusarmi qualora il tono della mia lettera precedente le fosse sembrato un tantino &quot;duro&quot;: non era quella la mia volont&agrave;; men che meno farlo verso chi, come lei, sulla tematica del rispetto della diversit&agrave; non solo ha competenze, ma &egrave; un esempio di vita&#8230;! Se a volte mi spingo un po&#8217; &quot;sopra le righe&quot; &egrave; perch&eacute; sono veramente innamorato della mia professione e ogni giorno mi spendo affinch&eacute; anche ai miei bambini arrivi forte il riflesso della mia intensa passione. Come lei ben sapr&agrave; quella degli insegnanti &egrave; una categoria , purtroppo, spesso bistrattata e snobbata (di sicuro non da persone come lei) e questo mi addolora molto.<br \/>\nAl tempo stesso, tuttavia, devo ammettere che se ci&ograve; accade &egrave; anche un po&#8217; <br \/>\ncolpa nostra, o meglio di tutto un cattivo funzionamento e raccordo tra diversi anelli amministrativi, di difficili coordinamenti tra vari enti ed istituzioni: <br \/>\ninsomma concordo a pieno sulle sue perplessit&agrave; sul divario tra &quot;teoria&quot; e &quot;pratica&quot;. Potrei portarle tutta una serie di esempi di &quot;mala gestione&quot; di situazioni che orbitano attorno all&#8217;handicap: vedi i GLH (gruppi di lavoro per l&#8217;handicap) dove, durante l&#8217;anno scolastico, le varie componenti e tutte le figure educative che si occupano del bambino si incontrano e dovrebbero confrontarsi e delineare le strategie educativo-didattiche pi&ugrave; idonee rispetto alla sua problematica. Uso il condizionale perch&eacute; spesso le figure medico- professionali che intervengono (solitamente neuropsichiatri infantili o psicologi) anzich&eacute; dare indicazioni pi&ugrave; precise, con un taglio clinico della problematica e quindi suggerire all&#8217;insegnante metodologie da poter utilizzare, si limitano ad ascoltare le nostre relazioni sulle diverse situazioni, registrare gli &quot;umori&quot; della famiglia del bambino e andar via, senza fornirci strumenti concreti e spendibili nella nostra relazione con il fanciullo. O ancora la compilazione dei P.D.F. (profilo dinamico funzionale) un documento ove si registrano le difficolt&agrave; legate a ciascun area (sensoriale, psico-motorie, mnestica, linguistica, ecc.) e si indicano le strategie da adottare per il futuro. Tale documento, come sicuramente lei ben sapr&agrave;, dovrebbe essere redatto (PER LEGGE!) da tutte le &quot;parti in causa&quot;: genitori, insegnanti (di sostegno e non), specialista dell&#8217;ASL, operatori scolastici che eventualmente intervengono (assistenti educativi, ecc.), eventuali terapisti dell&#8217;extra scuola (logopedisti, psicomotricisti, ecc.). Ho usato nuovamente il condizionale, perch&eacute; la trasposizione reale di tale situazione vede (quasi sistematicamente) solo ed esclusivamente l&#8217;insegnante di sostegno &quot;relegato&quot; a tale impegno nonostante, alla fine, tutti le componenti vi appongono la propria firma &#8230;! Personalmente non ho problemi e timori &quot;reverenziali&quot; a confrontarmi con documentazioni dove si approfondiscono molte tematiche quasi a livello medico, visto che (e non lo dico per falsa modestia ) ho una formazione, per cos&igrave; dire, abbastanza &quot;robusta&quot; che mi consente di avere conoscenze e di far fronte anche a situazioni che vanno al di l&agrave; del campo strettamente professionale dell&#8217;insegnante di sostegno; ma molti colleghi che non posseggono tali acquisizioni (e non sono obbligati a farlo) si ritrovano in una situazione di difficolt&agrave; creata, a monte, dal mancato rispetto di una chiara norma legislativa.<br \/>\nInsomma, caro sig. Imprudente, questo nostro chiarimento ci ha fatto scoprire di convergere su molti punti; anche perch&eacute; sarei un&#8217;ipocrita se dipingessi solo una realt&agrave; rosea e felice: questi problemi sono oggettivamente riscontrabili e sotto gli occhi di tutti. Per&ograve;, come ormai avr&agrave; ben capito, mi piace evidenziare anche le &quot;cose che funzionano&quot;, soprattutto quelle legate al lavoro dell&#8217;insegnante, e ritengo giusto farlo proprio per evitare che a far notizia siano solo le storture e le negativit&agrave;, mentre non si dia rilievo a chi, ogni giorno fa (bene) il suo dovere.<br \/>\nE&#8217; per questo che, prima di salutarla, le racconter&ograve; brevemente una storia personale che va annoverata di sicuro tra le cose belle e positive intrinseche al mondo della scuola.<br \/>\nL&#8217;anno (scolastico) scorso ebbi la fortuna di approdare in quella che &egrave; ancora oggi la mia attuale scuola (dico fortuna perch&eacute; &egrave; davvero una bella realt&agrave;, dove si lavora bene anche grazie alle doti del nostro Dirigente). E&#8217; un circolo didattico molto grande e comprende tre plessi diversi: io itinero su due. Uno di questi sorge in una zona della citt&agrave; considerata socialmente a rischio. La classe in cui avrei dovuto operare era una terza, composta da 19 alunni ognuno dei quali aveva alle spalle una situazione familiare delicatissima. Per loro la scuola era (ed &egrave;) il tempo e lo spazio in cui hanno e si riconoscono come identit&agrave;: fuori di l&igrave;, nelle loro case, quei bambini devono far fronte, quotidianamente, a problematiche da adulti&#8230;!<br \/>\nTanto era stato fatto, fin l&igrave;, dalle mie colleghe curriculari per creare un&#8217; omogeneit&agrave; e degli equilibri che spesso venivano minati dagli umori dei bambini per le difficolt&agrave; che lasciavano in famiglia prima di entrare a scuola la mattina. In questo contesto era stato segnalato (l&#8217;anno precedente) un caso di dislessia e disgrafia: dopo le visite dell&#8217;ASL locale e l&#8217;accettazione della problematica da parte dei genitori, ad Alex ( il nome del bambino che seguo) &egrave; stato concesso il sostegno. Il bambino aveva un attaccamento affettivo molto forte verso la figura materna, la quale, tra l&#8217;altro, non aveva &quot;metabolizzato&quot; a pieno la difficolt&agrave; del figlio: pur percependo che si trattasse solo di una problematica legata alla letto-scrittura, la viveva come una &quot;macchia&quot; che rendeva il suo bambino (intelligentissimo) &quot;diverso&quot; dagli altri. Prima dell&#8217; inizio della scuola, perci&ograve;, convocai pi&ugrave; volte i genitori di Alex, con i quali ebbi degli incontri a scopo &quot;distensivo&quot;, per far s&igrave; che elaborassero (soprattutto la madre) al meglio la situazione del proprio figlio: spiegai loro che la dislessia non &egrave; un deficit ma un disordine qualitativo, che &egrave; una problematica che investe limitatamente alcune funzionalit&agrave;, dalla quale si migliora (seppur non si &quot;guarisce&quot;) e con la quale si convive tranquillamente, senza che essa vada ad inficiare aree cognitive particolari e soprattutto senza che (se affrontata con la giusta modalit&agrave;) impedisca e comprometta un buon andamento scolastico e un&#8217;affermazione culturale e lavorativa del soggetto dislessico (d&#8217;altronde anche Einstein era dislessico&#8230;).<br \/>\nSe forse avevo portato a casa un primo risultato, e cio&egrave; quello di tranquillizzare i genitori (per lo meno la mamma aveva smesso di piangere quando pronunciava la parola &quot;dislessia&quot;&#8230;!), ora c&#8217;era da vincere la partita pi&ugrave; importante: evitare che Alex soffrisse il peso di questa nuova figura che l&#8217;avrebbe dovuto accompagnare.<br \/>\nLui &egrave;, infatti, un bambino molto sensibile, introverso, gi&agrave; cosciente delle sue difficolt&agrave; nella letto-scrittura e sofferente nel confronto con i compagni: capire di avere un insegnante di sostegno avrebbe avuto solo come risultato quello di una chiusura ulteriore in se stesso e con la sua problematica, accentuando ai suoi occhi il divario tra lui e i suoi compagni di classe. Se dai primi giorni di scuola, io mi fossi seduto costantemente affianco a lui, non avrei fatto altro che destabilizzarlo ulteriormente.<br \/>\nPer questo, in pieno accordo e sintonia con le colleghe di classe, sono stato presentato ai bambini come un nuovo maestro che era l&igrave; per aiutare e stare insieme a tutti gli alunni. Naturalmente, per confermare ai loro occhi tale impostazione, ho attivato una serie di strategie: ad esempio girare continuamente tra i banchi e soffermarmi su chiunque ne avesse bisogno; introdurre insieme alla collega di turno, argomenti di italiano, matematica, storia, ecc, o addirittura spiegare e interrogare solamente io in alcune circostanze; quando decidevo di dover fare dei lavori specifici e individuali per Alex, organizzavo dei piccoli lavori di gruppo o comunque lo portavo fuori dalla classe sempre insieme a qualche altro bambino; ecc.<br \/>\nInsomma, per non dilungarmi troppo, ancora oggi, dopo due anni, nessun bambino ha intuito o ha mai affermato che io sono l&#8217;insegnante di sostegno di Alex: tutti si sono legati tanto a me e mi ritengono il &quot;loro maestro&quot;.<br \/>\nAlex, da par suo, &egrave; migliorato tantissimo, non solo dal punto di vista della letto-scrittura, ma anche sull&#8217;aspetto emotivo: si &egrave; aperto molto di pi&ugrave; con compagni e insegnanti, soffrendo meno il suo disagio interiore.<\/p>\n<p>In tutto questo, la mia gratificazione pi&ugrave; grande, oltre naturalmente ai progressi di Alex, &egrave; quella di poter espletare a pieno la vera natura e funzione del mio ruolo: essere l&#8217;insegnante di sostegno non del singolo bambino ma della classe!<\/p>\n<p>Ringraziandola per il tempo e l&#8217;attenzione che vorr&agrave; dedicarmi e soprattutto per lo spazio che ha deciso di concedere gi&agrave; alla mia precedente lettera, le dico che, qualora avr&agrave; voglia di proseguire in qualche modo questa nostra corrispondenza, sar&ograve; lieto di raccontarle altre storie che, sicuramente, fanno bene alla realt&agrave; scolastica e danno giusto spessore e valore alla mia categoria.<\/p>\n<p>Cari saluti. <br \/>\nLuigi Marchese<\/p>\n<p>(Pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.superabile.it\">www.superabile.it<\/a> il 18 marzo 2011)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I bambini disabili sono sempre discriminati a scuola? 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