{"id":1056,"date":"2011-03-28T14:24:17","date_gmt":"2011-03-28T14:24:17","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1056"},"modified":"2025-11-10T12:06:24","modified_gmt":"2025-11-10T11:06:24","slug":"reinventare-il-mondo-a-cavallo-don-chisciotte-tra-l-identit-spagnola-e-gli-squarci-di-modernit","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1056","title":{"rendered":"Reinventare il mondo a cavallo: Don Chisciotte tra l\u2019identit\u00e0 spagnola e gli squarci di modernit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>di Massimiliano Rubbi<\/p>\n<p>\u00c8 uno dei personaggi immortali della letteratura mondiale, e l\u2019opera che lo ritrae \u00e8 stata definita dai critici il primo romanzo moderno. Don Chisciotte \u00e8 una figura la cui comprensione piena ancor oggi sfida i lettori, e una delle ragioni \u00e8 che il \u201cnobile fantasioso\u201d si trova a cavallo di due dimensioni apparentemente inconciliabili. Da un lato, il personaggio di Miguel de Cervantes raffigura l\u2019essenza della Spagna, o a voler essere precisi della Castiglia, in un\u2019identit\u00e0 tra letteratura e natura (di un popolo) che forse nessuna altra nazione pu\u00f2 vantare \u2013 chi di voi si sente rappresentato da Renzo Tramaglino? D\u2019altro canto, per\u00f2, la follia di Don Chisciotte esprime qualcosa di universale, che per\u00f2 sfugge continuamente alla descrizione, in un libro che, come ha scritto Harold Bloom, \u201c\u00e8 uno specchio che riflette i propri lettori\u201d.<\/p>\n<p><strong>Un eroe spagnolo<\/strong><br \/>\nUna polemica ricorrente nel dibattito culturale spagnolo \u00e8 riassumibile nell\u2019opposizione \u201cSpagna eterna\u201d \u2013 \u201cSpagna composita\u201d. Uno Stato composto di 17 regioni autonome e fiere della propria diversit\u00e0, ma anche l\u2019unico Paese europeo in cui, almeno fino a qualche anno fa, si insegnava a scuola ai bambini come le popolazioni preromane della penisola fossero gi\u00e0 \u201cspagnoli\u201d. La soluzione pi\u00f9 spesso prospettata a questo dilemma \u00e8 che l\u2019identit\u00e0 spagnola si costruisca nella Reconquista, la fase storica che si estende dall\u2019VIII al XV secolo in cui la penisola iberica \u00e8 segnata dalla coesistenza, tutt\u2019altro che pacifica, di regni cristiani e musulmani, fino alla cacciata dei mori da Granada nel 1492.<br \/>\nLa Spagna, in questa prospettiva, si identifica con una sorte che per otto secoli la vede difendere in armi l\u2019Europa dall\u2019avanzata islamica. Il simbolo dell\u2019essere spagnoli diventa cos\u00ec il cavaliere cristiano, senza paura e animato da una fede sconfinata \u2013 un\u2019identit\u00e0 in cui l\u2019ascesi religiosa, che pure trover\u00e0 le sue vette sempre in Spagna nei secoli a venire, \u00e8 pi\u00f9 che temperata da una grande fiducia nelle capacit\u00e0 dell\u2019uomo. Un\u2019icona della cultura spagnola \u00e8 del resto il Cid Campeador, un mercenario realmente vissuto nel XI secolo che nella leggenda, mosso dalla fede nel re e in Dio (e molto meno dai denari, rispetto alla ricostruzione storica) diviene l\u2019eroe capace di sopportare ogni umiliazione e di riconquistare alla cristianit\u00e0 Valencia.<br \/>\nPartendo da questo contesto culturale, Cervantes costruisce un cavaliere che pu\u00f2 rinverdire i fasti della sua tradizione solo in un mondo da lui stesso immaginato, ma che in esso fa sfoggio degli stessi valori di quella tradizione, dall\u2019abnegazione al senso della giustizia \u2013 valori che Don Chisciotte tenta ripetutamente di instillare nel suo scudiero Sancio Panza, attraverso ragionamenti il cui buon senso delinea un netto contrasto, a volte espressamente marcato, rispetto all\u2019illusione in cui vive. Al tempo stesso, la follia di Don Chisciotte \u00e8 filtrata dai secoli di letteratura cavalleresca che lui stesso ha divorato, e anche per questo il suo movimento non \u00e8 guidato da uno scopo finale preciso come poteva essere, nella storia, la difesa e la cacciata dei Saraceni, quanto piuttosto dalla necessit\u00e0 di trovare nuove avventure in cui misurare se stesso. Ariosto non \u00e8 passato invano, anche se in Cervantes il cavaliere non cerca qualcosa che ha perso e desidera ritrovare (come Orlando Angelica, o Ferra\u00f9 il suo elmo), ma trova nel vasto orizzonte di Castiglia e nei suoi astuti e curiosi abitanti gli elementi cui, sia pure nella trasfigurazione immaginaria, \u00e8 indissolubilmente legato.<br \/>\nPer questi motivi Don Chisciotte riesce a rappresentare quant\u2019altri (reali o fittizi) mai la storia e l\u2019identit\u00e0 del proprio popolo, filtrandone la tradizione in una rielaborazione a molti livelli che tuttavia si compone fluida nell\u2019ironia bonaria del suo narratore.<\/p>\n<p><strong>La rivincita della grotta<\/strong><br \/>\nFosse tutto qui, il Chisciotte sarebbe la riuscitissima espressione di uno spirito nazionale: un risultato certo eccezionale, ma senza l\u2019attitudine a essere un classico e ancor meno a segnare uno spartiacque nella storia del romanzo mondiale. Per capirne l\u2019universalit\u00e0 dobbiamo quindi guardare alla follia di Don Chisciotte, alla sua diversit\u00e0 che solo la fine pu\u00f2 eliminare (solo sul letto di morte, e a prezzo di un rinnegamento di identit\u00e0, riconoscer\u00e0: \u201cPoc\u2019anzi fui pazzo, ed ora sono savio, fui don Chisciotte della Mancia, ed ora non sono altro che Alfonso Chisciano il Buono\u201d).<br \/>\nNelle due parti del libro, separate da dieci anni di distanza, la relazione dei personaggi con Don Chisciotte varia sensibilmente. Nella prima parte si alternano lo stupore di chi ne incrocia casualmente la via e il tentativo di ricondurlo al senno dei suoi amici, il curato e il barbiere (il medico e l\u2019infermiere?), che arrivano a bruciarne i libri di cavalleria per tentare, invano, di eliminare la causa della sua mania.<br \/>\nNella seconda parte del libro, invece, la follia di Chisciotte \u00e8 un dato accettato, anche perch\u00e9 nota a tutti coloro che hanno letto il primo volume delle sue vicende (anche in questo surreale sfoggio di meta-letteratura sta la modernit\u00e0 del testo). Di qui le burle che molti ordiscono ai danni del cavaliere, mettendolo volutamente in situazioni in cui il contrasto tra realt\u00e0 e fissazione illusoria genera la comicit\u00e0, che trovano il culmine nelle complesse messe in scena allestite dal Duca e dalla Duchessa, che ospitano Don Chisciotte a questo solo scopo. Anche il curato e il barbiere scendono sul piano della follia, e per riportare a casa l\u2019amico fanno s\u00ec che il baccelliere Sansone Carrasco lo sfidi a duello, fingendosi \u201cCavaliere degli Specchi\u201d e facendogli promettere che se perder\u00e0 rinuncer\u00e0 alla cavalleria errante (ma solo il secondo duello riuscir\u00e0 nell\u2019intento). La pazzia di Chisciotte, oggetto di derisione, di fatto domina il mondo, e come tutte le signorie finisce per generare incongruenze con il reale \u2013 tutta questa parte del libro \u00e8 infatti segnata dalla percezione di Don Chisciotte di essere \u201cincantato\u201d, dopo che Sancio gli ha spacciato per Dulcinea una contadina trovata per caso fuori dal Toboso.<br \/>\nInsomma, proprio quando il mondo pare divenuto il palcoscenico per le imprese del cavaliere, lui inizia a notare le sfrangiature dei fondali. Anche per questo l\u2019episodio chiave risulta quello della grotta di Montesinos, quando Don Chisciotte decide di calarsi in un antro in cui nessuno ha mai osato scendere. Al suo ritorno, il suo mirabolante racconto del palazzo incantato e del compito, che gli compete, di liberarlo dalla magia, non pu\u00f2 essere contestato da Sancio, e nemmeno da Cervantes, il quale, pur marcando le distanze dall\u2019esposizione del cavaliere (\u201cstupefacenti cose che per la loro assurdit\u00e0 e enormit\u00e0 fanno s\u00ec che quest\u2019avventura sia ritenuta apocrifa\u201d), si guarda bene dal rivelare cosa sia realmente avvenuto nella grotta. Ritorna perci\u00f2 il contrasto apparentemente insanabile che Sancio cos\u00ec esprime: \u201cCome mai pu\u00f2 egli darsi che un uomo che sa dire tante e s\u00ec buone cose come quelle che ha ora dette il mio padrone, vada poi raccontando di aver veduti quegl\u2019impossibili spropositi della grotta di Montesinos?\u201d<br \/>\nLa monomania di Don Chisciotte emerge qui come quello che \u00e8 sempre stata: il tentativo di dare un ordine al mondo \u2013 appunto, un ordine e uno solo, che quando si allinea alla sapienza del mondo appare buon senso, mentre quando se ne distacca risulta pazzia. Quando, nell\u2019incontro con la falsa Dulcinea, si aprono crepe nell\u2019ordine della \u201ccavalleria errante\u201d, la grotta offre l\u2019occasione per instaurare il nuovo ordine dell\u2019\u201cincantamento\u201d, perfettamente coerente nella letteratura cavalleresca con il primo, e che segner\u00e0 tutte le avventure seguenti (e le successive canzonature). Ma l\u2019ambientazione dell\u2019episodio non pu\u00f2 che richiamare alla mente, seppure con una ambigua inversione, uno dei testi fondativi della civilt\u00e0 occidentale: il mito della caverna di Platone, e in particolare l\u2019esito secondo cui l\u2019uomo che guarda fuori dalla caverna sar\u00e0 deriso e minacciato dai compagni quando tenter\u00e0 di convincerli a uscirne per vedere \u201clo splendore del vero\u201d, e tuttavia non potr\u00e0 pi\u00f9 limitarsi alla comprensione delle ombre. Il rischio che il cavaliere della Mancia corre pi\u00f9 volte di essere pestato a morte da coloro con cui viene a contatto sembrerebbe la versione picaresca di questo eterno contrasto tra chi guarda lontano e chi riesce a guardarsi solo le punte di piedi troppo piantati sulla terra.<\/p>\n<p><strong>Romance e romanticismo<\/strong><br \/>\nLa lettura romantica del Don Chisciotte lo interpret\u00f2 come un eroe in grado di riscattare la mediocrit\u00e0 del mondo in cui vive, fatto di locandieri avidi e contadine volgari, tramite la propria immaginazione che rimanda ad alti ideali (mentre Sancio, in contrapposizione, rappresentava il simbolo della bassezza). La pazzia, nella mentalit\u00e0 romantica, \u00e8 del resto il grimaldello con cui superare l\u2019esistente e dunque il sale del vero artista, che attraverso la propria irrazionalit\u00e0 marca la distanza dal mondo borghese in cui \u00e8 condannato a vivere.<br \/>\nLa critica pi\u00f9 recente, a partire da Miguel de Unamuno, ha ampiamente rivisto questa lettura schematica del capolavoro di Cervantes, ma qualche elemento ne va forse conservato. In senso pi\u00f9 moderno, il fascino di Don Chisciotte sta nella sua capacit\u00e0, di fronte al senso di insoddisfazione per una vita inerte da piccolo nobile di campagna, di costruire una terza via tra il cambiare il mondo e l\u2019accettarlo cos\u00ec com\u2019\u00e8: ricostruire il mondo con la propria fantasia, accettando di giocare fino in fondo il proprio ruolo in quel mondo. In un senso ancor pi\u00f9 moderno, d\u2019altronde, il testo di Cervantes segna la rottura del rapporto della letteratura con la realt\u00e0 e la frantumazione dei punti di vista (cos\u00ec Michel Foucault): se \u00e8 cos\u00ec, ha ancora senso parlare di \u201cmondo\u201d, e di \u201csaper stare al mondo\u201d come discrimine tra la normalit\u00e0 e la follia? A 400 anni dalla sua stesura, il discorso sulla diversit\u00e0, la follia e la realt\u00e0 di Don Chisciotte della Mancia \u00e8 non solo attualissimo, ma ancora in larga parte da scrivere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&Egrave; uno dei personaggi immortali della letteratura mondiale, e l&rsquo;opera che lo ritrae &egrave; stata definita dai critici il primo romanzo moderno. 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