{"id":108,"date":"2009-11-04T17:04:38","date_gmt":"2009-11-04T17:04:38","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=108"},"modified":"2025-11-21T10:09:44","modified_gmt":"2025-11-21T09:09:44","slug":"bambini-imparate-a-fare-le-cose-difficili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=108","title":{"rendered":"8. Bambini, imparate a fare le cose difficili"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\">Di Andrea Canevaro<\/p>\n<p>Nel 2003 l\u2019Assessorato alle Politiche Sociali, immigrazione, progetto Giovani e Cooperazione internazionale della Regione Emilia Romagna ha promosso una ricerca sulla qualit\u00e0<!--break--> dell\u2019integrazione delle persone disabili nelle strutture educative e scolastiche, condotta dalla Rete dei Centri di Documentazione Integrazione della stessa regione.<br \/>\nNella prefazione al testo che raccoglie i risultati della ricerca, Bambini, imparate a fare le cose difficili. Alunni disabili e integrazione scolastica di qualit\u00e0, Andrea Canevaro riflette sul nodo cruciale della costruzione di rapporti fra le famiglie e le strutture educative e scolastiche, rapporti che passano dall\u2019ascolto e scambio di informazioni per aprirsi anche a possibili prospettive di compartecipazione nel\/del processo di integrazione.<br \/>\nLa ricerca si avvia proprio con un\u2019attenzione alle richieste delle famiglie e quindi alla possibilit\u00e0 che attraverso le famiglie delle persone disabili, e non solo, si legga una domanda e si leggano anche le risorse presenti nelle famiglie. Iniziare una riflessione e una ricerca mettendo al primo posto le famiglie crediamo sia un\u2019indicazione precisa di un modo di intendere l\u2019integrazione. Quest\u2019ultima non si realizza unicamente con le tecniche (vedremo quanto questo aspetto sia presente e necessario e possa essere ancora incrementato), ma richiede anche possibilit\u00e0 di collegamento con le competenze non professionali, con le reti sociali, che iniziano dalle famiglie.<br \/>\n\u00c8 interessante capire che cosa accade quando un familiare entra in contatto con le strutture educative e che cosa porta come attesa ma anche, purtroppo, come possibile frustrazione.\u00a0 Potendo registrare solo la voce dei familiari, dovremmo non considerarla un assoluto; dai familiari, per\u00f2, sappiamo che le prime informazioni sono di grande importanza \u2013 non lo scopriamo con questa ricerca, ma lo ribadiamo \u2013 e abbiamo l\u2019impressione che sulle prime informazioni ci sia ancora molto da lavorare. \u00c8 un lavoro che vorremmo si svolgesse all\u2019insegna della nuova classificazione internazionale del Funzionamento della Disabilit\u00e0 e della Salute, ovvero dell\u2019ICF (questo \u00e8 l\u2019acronimo nella dizione anglofona), come proposta e sostenuta dall\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0, ovvero OMS.<br \/>\nCi interessa richiamare questo aspetto perch\u00e9 riteniamo che dalle prime informazioni possa nascere una dinamica di valorizzazione delle capacit\u00e0 di funzionamento di un soggetto disabile, e quindi la possibilit\u00e0 di circoscrivere le disabilit\u00e0 secondo i contesti e di non farle diventare l\u2019assoluto di un individuo. Abbiamo questa preoccupazione perch\u00e9 riteniamo che sia difficile \u2013 anche se nell\u2019esperienza si registra pi\u00f9 spesso di quanto sia nella coscienza \u2013 capire che una persona disabile non \u00e8 tale in assoluto, ma in rapporto ai contesti in cui vive, o le viene richiesto di vivere, e secondo certi stili.<br \/>\nEd \u00e8 da quella prima informazione che pu\u00f2 nascere il partenariato, ovvero una capacit\u00e0 di viversi come risorsa reciproca da parte dei familiari, degli educatori e delle educatrici, insegnanti e tecnici: risorsa reciproca in un accompagnamento, con la possibilit\u00e0 di raccogliere informazioni valorizzanti e quindi non solo segnali di limiti, di impossibilit\u00e0 e di incapacit\u00e0 ma anche le piccole e grandi scoperte di come poter migliorare quel funzionamento, anche se il termine potrebbe essere criticato perch\u00e9 sembra che si parli di una macchina e invece si parla di individui.<br \/>\nDalle prime informazioni e dal partenariato bisogna ricavare alcuni elementi che sono leggibili nella ricerca: la possibilit\u00e0 che una famiglia si rivolga al nido e si avvii cos\u00ec una collaborazione con una struttura esterna, \u00e8 accompagnata da qualcosa che viene chiamato anche in un punto della ricerca senso di colpa. Crediamo che si possa fare una distinzione tra due elementi che possono costituire il senso di colpa: uno riguarda la considerazione di rivolgersi al nido per sottrarsi, in qualche modo, al proprio dovere genitoriale e quindi sentendosi carenti di capacit\u00e0, di tempo, di forza, di energia per sostenere a pieno il ruolo genitoriale negli anni che precedono la scolarit\u00e0. L\u2019altro \u00e8 che, come familiari, ci si domanda quanto sia opportuno rivelare, mostrare, il proprio figlio, o figlia, disabile e quanto invece non sia opportuno risparmiare a quella creatura l\u2019impatto del confronto con i coetanei normali.<br \/>\nC\u2019\u00e8 in qualcuno anche la speranza che il tempo permetta di aggiustare qualche cosa. La possibilit\u00e0 che ci siano dei sensi di colpa, permette di far procedere il <em>partenariato<\/em> a partire dall\u2019idea \u2013 e l\u2019abbiamo spesso espressa \u2013 che nei genitori debba esserci una considerazione di accettazione ma accompagnata da una ribellione all\u2019handicap.<br \/>\nIl concetto di relazione d\u2019aiuto \u00e8 entrato nella pedagogia della scuola. Alcuni studiosi (Dupuy-Walker e Dupuis, 1991) hanno individuato due punti, esaminando i diversi stili d\u2019aiuto in ambito scolastico:<br \/>\n&#8211; i processi che attivano cambiamenti significativi sono realizzati da persone con qualit\u00e0 di comunicazione interpersonale indicati come \u201ccondizioni facilitanti\u201d: empatia, calore, autenticit\u00e0;<br \/>\n&#8211; le persone d\u2019aiuto hanno ruoli significativi, come insegnanti non precari, operatori sociali con anni di esperienza, che possono essere decisivi per la crescita della personalit\u00e0 o per il suo deterioramento.<br \/>\nE la relazione d\u2019aiuto si collega al concetto e pi\u00f9 ancora alle pratiche di empowerment, come capacit\u00e0 di prendere in mano il proprio destino, di mobilitarsi a partire dalle proprie risorse.<br \/>\nAbbiamo spesso fatto una distinzione tra un deficit, un dato da considerare irreversibile quindi da apprendere lentamente e pazientemente a vivere per tutta una vita, e gli handicap, mancanze, difficolt\u00e0, ostacoli che bisogna imparare ad aggirare, a superare, ad abbattere. Su questo crediamo che sia necessario coinvolgere le famiglie. \u00c8 giusto che le famiglie si ribellino agli handicap. Se la ribellione esiga pazienza o impeto dipender\u00e0 dalle situazioni e anche dai temperamenti, dalla cultura, dalle opportunit\u00e0, da ci\u00f2 che sta anche attorno a una famiglia; ma sicuramente bisogna cercare di reagire all\u2019handicap, e non accettare.<br \/>\nQuell\u2019accettazione che veniva proclamata molte volte da tecnici, in passato, non la ritroviamo, e questo ci fa molto piacere, nella ricerca che abbiamo la possibilit\u00e0 di leggere. Abbiamo per\u00f2 la necessit\u00e0 di rimarcare quanto viene espresso da alcuni dei familiari e anche dalle educatrici della prima infanzia: molte volte non vi \u00e8 un vero e proprio modo di stabilire una collaborazione quanto uno scambio di informazioni; viene sottolineato questo aspetto che sembra essere limitato, non sembra uno scambio che porta a una buona cooperazione ma una modalit\u00e0 di stabilire e mantenere delle distanze.<br \/>\n\u00c8 positivo il fatto che ci sia uno scambio di informazioni, e avremmo potuto anche trovare una denuncia di assenza. Non avendola trovata, speriamo che questo non sia un limite della ricerca ma sia un dato di realt\u00e0. Vorremmo per\u00f2 immaginare che al di l\u00e0 di queste indicazioni precise in chiave positiva, vi siano anche le richieste di maggiori informazioni, di una capacit\u00e0 di stabilire dei rapporti di informazione molto pi\u00f9 attivi, dinamici e di permettere la costruzione di competenze complesse. Da parte dei familiari come da parte delle educatrici della prima infanzia vi sono le competenze del quotidiano e sono importanti, ed \u00e8 importante che abbiano la possibilit\u00e0 di avere il <em>partenariato<\/em> che dicevamo da parte dei tecnici.<br \/>\nLa ricerca ci mostra una situazione che francamente ci aspettavamo peggiore; occorre comunque vigilare sempre affinch\u00e9 la difficolt\u00e0 economica presunta o dichiarata dai servizi non arretri le capacit\u00e0 di collaborazione, non riduca le possibilit\u00e0 di stabilire dei contatti anche solo di informazione. Ma riteniamo che, sulla prima infanzia, il quadro che esce dalla ricerca contenga qualche elemento di rassicurazione.<br \/>\nScopriamo che ancora \u00e8 necessario riflettere, operare perch\u00e9 non vi sia una dicotomizzazione tra gli aspetti relazionali e gli aspetti cognitivi. \u00c8 la possibilit\u00e0 che vi sia, attraverso l\u2019azione dei coetanei in una dinamica di reciprocit\u00e0, una possibilit\u00e0 di sviluppo di capacit\u00e0 cognitive, imitative, con la possibilit\u00e0 che ci siano stimoli che proprio la vita tra coetanei produce; che ci siano una certa quantit\u00e0 di mediatori, in parte previsti e in parte no: alcuni previsti da chi ha delle responsabilit\u00e0 educative, e altri scoperti ed emersi dal gruppo dei coetanei che vive nella stessa situazione.<br \/>\nAlcuni studiosi (Albanese, Migliorini, Pietrocola, 2000) hanno potuto constatare che la concezione dell\u2019intelligenza degli insegnanti \u00e8 caratterizzata secondo due ampie prospettive e credenze: innatista e costruttivista.<br \/>\nInteressante \u00e8 considerare come viene percepito l\u2019errore nelle due prospettive. In quella innatista, l\u2019errore \u00e8 l\u2019indicatore di un\u2019incompetenza intrinseca dell\u2019allievo. Nella prospettiva costruttivista, \u00e8 indicatore di una fase superabile del processo di apprendimento. Ne deriva che la prospettiva innatista fa scarso riferimento al concetto di metacognizione; e la prospettiva costruttivista, magari anche senza servirsi del termine metacognizione, ne utilizza le funzioni: la pianificazione, la previsione, la guida, il controllo dei risultati, il mantenimento e la generalizzazione delle strategie.<br \/>\nIn linea di massima, \u00e8 chiaro che la prospettiva costruttivista \u00e8 pi\u00f9 adatta all\u2019integrazione, o sviluppo inclusivo. In questa prospettiva, la ricerca dei mediatori \u00e8 aperta. \u201cSi pu\u00f2 parlare di partecipazione periferica legittimata perch\u00e9 ogni membro della comunit\u00e0, dal meno esperto e, metaforicamente, periferico al pi\u00f9 competente e centrale, gode di uguali diritti di appartenenza a esse, alle sue pratiche, ai suoi discorsi e alle sue risorse umane e tecnologiche. In tali comunit\u00e0, i costruttivisti sociali individuano, secondo la terminologia di Vygotskij, zone multiple di sviluppo personale, in grado di promuovere i talenti individuali, espliciti e impliciti\u201d (Albanese, Migliorini, Pietrocola, 2000, p. 150).<br \/>\nLa possibilit\u00e0 \u00e8 che ci sia quella fiducia ingenua che porta a dire che tra i bambini c\u2019\u00e8 sempre un buon rapporto. \u00c8 vero fino a un certo punto; bambini e bambine risentono e sono condizionati dal clima che gli adulti creano, e se il clima fosse fortemente competitivo e discriminatorio \u2013 cosa che non registriamo nella ricerca \u2013 ci sarebbe da pensare che i bambini e le bambine siano a loro volta capaci di costruire competitivit\u00e0 discriminatoria e quindi emarginazione. Questo non risulta. \u00c8 un elemento fondamentale per capire quanto i mediatori diventino importanti nella strutturazione di tempo e di spazio. Crediamo quindi che sia necessario capire quanto i rituali, che sono pi\u00f9 facili da scoprire nella scuola dell\u2019infanzia che nei percorsi della scuola dell\u2019obbligo e superiore, diventino un modo di ancorare l\u2019integrazione a possibilit\u00e0 di stare assieme finalizzate; non stare assieme senza nessuna meta, ma per imparare, per capirsi, per comunicare, quindi per stabilire anche delle relazioni tecniche con i saperi, che possono essere tecniche incarnate, inserite nella quotidianit\u00e0 della vita.<\/p>\n<p>Tratto da: CDH Bologna e CDH Modena (a cura), Bambini, imparate a fare le cose difficili. Alunni disabili e integrazione scolastica di qualit\u00e0, Trento, Erickson, 2003.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel  2003 l\u2019Assessorato alle Politiche Sociali, immigrazione, progetto Giovani e  Cooperazione internazionale della Regione Emilia Romagna ha promosso una  ricerca sulla qualit\u00e0<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3592,3605],"edizioni":[44],"autori":[2660],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3698],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/108"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=108"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/108\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5355,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/108\/revisions\/5355"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=108"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=108"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=108"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=108"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=108"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=108"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=108"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=108"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=108"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}