{"id":1087,"date":"2011-06-29T11:12:00","date_gmt":"2011-06-29T11:12:00","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1087"},"modified":"2025-10-15T11:55:19","modified_gmt":"2025-10-15T09:55:19","slug":"lettere-al-direttore-1-1-1-1-1-1-1-1-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1087","title":{"rendered":"Lettere al direttore"},"content":{"rendered":"<p>Risponde Cluadio Imprudente<\/p>\n<p>Caro Claudio,<br \/>\nseduzione, allora? Ma certo! Martina ti aveva inoltrato il mio post al forum della Sotis, vero?<br \/>\nNon male l\u2019immagine della frutta. Partecipo anch\u2019io al gioco: per me, scelgo la zucca. \u00c8 un frutto dal colore caldo, ma non vistoso; apparentemente anonima e un po\u2019 dimessa, ha la propriet\u00e0 alimentare e culinaria di essere un ingrediente ottimo se abbinato ad altri, dei quali esalta e trasforma il gusto; \u00e8 multiforme e flessibile, ma la riconosci sempre; rimane inconfondibile, e d\u00e0 un\u2019impronta speciale ai piatti con cui \u00e8 preparata. Si sposa ai sapori salati e a quelli dolci, alla cannella come all\u2019alloro, alla noce moscata e all\u2019amaretto. Per palati raffinati&#8230; come io mi pregio di essere, modestamente. \ud83d\ude42 Ciao, noce!<br \/>\nUn saluto dalla zucca Paola<\/p>\n<p>Cara Paola, pochi giorni fa, nel recarmi a Padova per un convegno sui trent\u2019anni dalla Legge 517\/77 sulla integrazione scolastica, sono passato da Ferrara. Ferrara, quanti ricordi! Mia mamma, infatti era di questa piccola chicca di citt\u00e0. L\u2019unica citt\u00e0 in Italia dove ci sono pi\u00f9 biciclette che macchine, la citt\u00e0 con pi\u00f9 \u201cerre\u201d e meno frenesia. La piazza Estense \u00e8 dominata da un castello che farebbe invidia anche a quello della Walt Disney. Ma la cosa pi\u00f9 affascinante del castello \u00e8 il fossato d\u2019acqua che pullula di pesci rossi, grazie alle briciole che i bambini si divertono a gettare loro. Quando scende la sera il castello \u00e8 pervaso da un\u2019atmosfera romantica, e diventa un ottimo scenario per una cenetta a due. Non si pu\u00f2 fare a meno di ordinare un piatto tipico ferrarese, i tortelloni di zucca, con il loro gusto dolce misto al sapore speziato di noce moscata. Parafrasando Pupo: \u201cTortello profumato dolce un po\u2019 speziato, il tortello profumato\u201d. Ma che buoni! \u00c8 proprio vero che in quel contesto la zucca diventa molto seduttiva. E questo rafforza una riflessione che ho fatto anche nel mio libro C\u2019\u00e8 ancora inchiostro nel Calamaio! (Edizioni Erickson, 2006): e cio\u00e8 che la seduzione \u00e8 una questione di contesto. Mi autocito: \u201c\u00c8 questo il segreto [della seduzione]: anche nel mondo della disabilit\u00e0 \u00e8 necessario uno sforzo per modificare i contesti e far emergere quel potenziale seduttivo che in altre circostanze risulta oscurato o inesistente. Uno sforzo che coinvolge non solo i disabili ma anche tutti coloro che convivono con la disabilit\u00e0 e ne sono interessati a livello familiare, lavorativo e di gruppo sociale\u201d. Insomma, a seconda del contesto la zucca pu\u00f2 essere sinonimo di poca intelligenza, ma anche di grande seduzione. E che dire, fatti una cenetta al lume di\u2026 zucca.<\/p>\n<p>Ciao Claudio,<br \/>\nsono una \u201cgiovane\u201d lettrice del Messaggero di Sant\u2019Antonio.<br \/>\nDa quando ho cominciato a leggere i tuoi articoli ho assaporato il gusto della riflessione che purtroppo \u2013 da tanto tempo \u2013 nessuna lettura giornalistica mi dava. Quindi voglio ringraziarti di vero cuore per la tua umilt\u00e0 e sapienza, qualit\u00e0 che insieme formano la SAGGEZZA. Spero che nel Messaggero del prossimo anno io possa continuare a leggere i tuoi articoli, magari trovandoli prima delle rubriche per la casa!<br \/>\nBuon lavoro, Rosa<\/p>\n<p>Oh Rosa,<br \/>\ncome puoi immaginare, nella gestione delle mie rubriche ho bisogno dell\u2019aiuto di un fedele collaboratore che scriva ci\u00f2 che io detto attraverso la mia lavagnetta. Non appena ho scelto la tua e-mail per la rubrica \u201cLettere al direttore\u201d, il volto della mia collaboratrice, carino e serio, si \u00e8 trasformato in un ghigno fantozziano. Il fatto \u00e8 che dopo quasi un anno di lavoro insieme ha imparato a conoscermi, e sa che prima di giungere alla stesura finale di un articolo, che ai lettori sembrer\u00e0 piuttosto acuto e intelligente, c\u2019\u00e8 un retroscena fatto di battute a volte stupide, frasi senza senso, elenchi di sinonimi e contrari, ricerche su internet, barzellette, citazioni da film, comici e canzoni, luoghi comuni&#8230; Insomma, dietro a ogni pezzo c\u2019\u00e8 un cocktail di risate, per lo meno fino a che non sopraggiunge un\u2019illuminazione, e allora l\u2019articolo prende corpo e consistenza. Cos\u00ec le mie \u201cperle di saggezza\u201d, come dici tu, nascono in realt\u00e0 dal nulla, dalla creativit\u00e0 che si sviluppa dalla interazione con chi sta lavorando con me in quel momento, da notizie che hanno stuzzicato la mia fantasia e, ovviamente, dalle riflessioni che voi lettori scegliete di condividere con me. Dice il saggio: chi \u00e8 l\u2019ultimo&#8230; chiuda la porta.<\/p>\n<p>Caro Claudio<br \/>\nil nuovo anno non \u00e8 iniziato nel migliore dei modi riguardo alla cultura e alla disabilit\u00e0, la quale ha subito nel giro di pochi giorni un paio di scosse regressive impressionanti\u2026 la prima riguarda la notizia linguistica di una nuova parola, coniata da poco e per fortuna ancora non tanto diffusa\u2026 ma il dato \u00e8 preoccupante perch\u00e9 la lingua, o meglio, il nostro linguaggio rappresenta la nostra visione del mondo, esprime le nostre emozioni i nostri sentimenti le nostre paure\u2026 e la parola coniata ha molto a che fare con la paura\u2026 il termine \u00e8 \u201chandifobia\u201d e indica la paura di rapportarsi con la disabilit\u00e0 o anche la paura di essere soggetto a una disabilit\u00e0 (anche solo a livello di pensiero)\u2026 dunque il dato certo \u00e8 che la disabilit\u00e0 fa ancora paura\u2026 e questo a dispetto della tanto blaterata e \u2013 dico io \u2013 immaginifica apertura della cultura alle istanze integrative e di accoglienza&#8230; una volta mi \u00e8 capitato di leggere i risultati di una ricerca sociologica fatta pare nel 2002\u2026 i risultati evidenziavano una netta discrepanza tra le posizioni dichiarate, le affermazioni di principio, e le resistenze inconsce che determinano i comportamenti&#8230; ecco. questo scarto sta alla base della formazione della parola \u201chandifobia\u201d: a livello formale tutti si conformano al buonismo politicamente corretto, a livello informale per\u00f2 operano quelle resistenze inconsce che sovvertono le posizioni dichiarate\u2026 Dunque l\u2019handicap fa ancora paura&#8230; questo assunto \u00e8 alla base della seconda scossa che ha subito la cultura della disabilit\u00e0 che noi tanto faticosamente abbiamo contribuito a diffondere\u2026 l\u2019handicap fa cos\u00ec tanto paura da indurre i genitori (?) di una ragazza disabile americana a intraprendere una complicata terapia genetica che inibisce lo sviluppo evolutivo naturale&#8230; cos\u00ec grazie a questo trattamento di eugenetica avremmo una \u201ceterna bambina\u201d\u2026 ma questo \u00e8 progresso? ma quando era il nazismo a fare trattamenti scientifici di questo genere sempre sui disabili, la cosa era deprecabile e abominevole&#8230; Adesso che \u00e8 la grande civilt\u00e0 democratica americana a fare queste cose, si tratta di un progresso scientifico\u2026 no, Claudio\u2026 questo \u00e8 il trionfo del nichilismo che porta al regresso affettivo\u2026 per me \u00e8 inconcepibile questo impoverimento affettivo della nostra civilt\u00e0\u2026 non siamo in grado di provare affetto neanche per un figlio, si ha paura delle conseguenze che la disabilit\u00e0 pu\u00f2 comportare e prendiamo la decisione di comodo di eliminare la disabilit\u00e0, e non affrontare di petto la situazione, chiamare i problemi per nome, diffondere una cultura solidale\u2026 questo per me \u00e8 bieca rinuncia alla vita\u2026<br \/>\nCiao Claudio e, mai come in questa occasione \u00e8 valido il tuo saluto: \u201cBuona Vita\u201d<\/p>\n<p>Questa tua lettera mi offre l\u2019occasione di parlare di un argomento che da un lato mi \u00e8 molto caro mentre dall\u2019altro \u00e8 davvero \u201cscottante\u201d.<br \/>\nL\u2019handifobia, la paura del diverso, le paure in generale hanno bisogno di essere chiamate per nome: se il nemico \u00e8 sconosciuto non lo si pu\u00f2 combattere, \u00e8 solo riconoscendolo che ci si pu\u00f2 armare per sconfiggerlo. Questa tua lettera mi fa venire in mente un pezzo di un capitolo del mio ultimo libro: C\u2019\u00e8 ancora inchiostro nel Calamaio!, che fa proprio al caso nostro riguardo a questo argomento. Nel capitolo \u201cPirati e Corsari\u201d mi sono soffermato sulla differenza fra le due categorie: i pirati sono i predoni del mare, ovvero quelli che operano senza una legge precisa, con il solo scopo di arricchirsi; i corsari invece erano autorizzati a depredare il nemico da uno stato o da un sovrano, potevano quindi considerarsi dei combattenti regolari. Nel nostro viaggio per raggiungere il tesoro nascosto che \u00e8 l\u2019integrazione dobbiamo affrontare tutte le insidie nascoste del mare: i corsari altro non sono che le nostre sovrastrutture, i preconcetti e i pregiudizi sedimentatisi nella nostra cultura, mentre i pirati rappresentano le nostre chiusure individuali, le nostre paure e il nostro imbarazzo di fronte a realt\u00e0 che ci spaventano e ci turbano. I corsari e i pirati ci ostacolano nel raggiungimento del tesoro, ci attaccano e ci minacciano, rallentano il nostro cammino in modo spesso subdolo, nascondendo la bandiera nera che li identifica. Sono come le nostre paure che possono paralizzarci improvvisamente o restare latenti dentro di noi. Restare in balia delle paure vuol dire rinnegare la vita, annichilirsi, produrre morte: ecco a cosa fa riferimento il teschio sulla bandiera nera! Ma allora come fare per arrivare indenni al tesoro? Esiste un solo modo: chiamare i pirati con il loro nome, che significa prenderne coscienza e fronteggiarli. Se scopriamo che un pirata si chiama Francis Drake, immediatamente la paura che nutriamo nei suoi confronti inizia a scemare. Se qualcuno mi guarda e prova imbarazzo senza riuscire a dare un nome a questa sensazione il suo disagio diventa invincibile. Se un insegnante non trova il modo di valorizzare le capacit\u00e0 di un alunno la situazione diventa insostenibile per entrambi. L\u2019educatore \u00e8 colui che chiama e insegna agli altri a chiamare le cose con il loro nome. Navigando nel mare dell\u2019educazione si possono sconfiggere pirati e corsari. Certo, il mare dell\u2019educazione non \u00e8 sempre calmo, anzi! A volte \u00e8 agitato da burrasche e venti furiosi, ma non dobbiamo temerlo: un vero educatore si fa cullare dalle onde e non si lascia sopraffare dall\u2019ansia. Solo compiendo questo percorso di riconoscimento delle nostre paure, se impediamo a pirati e corsari di depredarci, possiamo finalmente raggiungere il nostro prezioso scrigno.<br \/>\nChe altro dire\u2026 Adesso sta a ognuno di noi aprire questo prezioso scrigno e condividere il tesoro dell\u2019integrazione anche con quelli che non comprendono il senso profondo di questa traversata. Vento in poppa a tutti!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caro Claudio,<br \/>\nseduzione, allora? Ma certo! 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