{"id":1090,"date":"2011-06-29T11:29:22","date_gmt":"2011-06-29T11:29:22","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1090"},"modified":"2025-10-27T12:12:30","modified_gmt":"2025-10-27T11:12:30","slug":"incontrare-le-storie-incontrare-le-persone-l-incontro-con-la-persona-disabile-in-classe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1090","title":{"rendered":"Incontrare le storie, incontrare le persone: l&#8217;incontro con la persona disabile in classe"},"content":{"rendered":"<p>Di Giovanna Di Pasquale<\/p>\n<p>L\u2019uomo \u00e8 un nodo di storie<br \/>\n(P. Bischel)<\/p>\n<p>Le riflessioni che troverete in queste pagine fanno riferimento al lavoro sperimentato nel gruppo di approfondimento tematico su incontrare le storie, incontrare le persone, realizzato all\u2019interno delle due giornate di studio&amp;gioco \u201cStorie di Calamai e altre Creature Straordinarie. Disabili come educatori nell\u2019esperienza di integrazione a scuola\u201d, svoltesi il 24 e 25 novembre 2006 presso l\u2019Ex Convento di Santa Cristina a Bologna.<br \/>\nLe rappresentazioni interne e sociali della disabilit\u00e0: le \u201cstorie\u201d che abbiamo dentro<br \/>\nQuest\u2019occasione di incontro e riflessione, nata intorno all\u2019esperienza del Progetto Calamaio vuole affrontare e, per quanto possibile nel tempo che ci \u00e8 dato, approfondire un aspetto centrale nell\u2019esperienza di educazione, animazione, formazione \u201calla diversit\u00e0\u201d che in questi vent\u2019anni il Centro Documentazione Handicap ha realizzato: il protagonismo della persona disabile e l\u2019assunzione di un ruolo diretto attraverso l\u2019uso della propria persona come vero e proprio strumento educativo.<br \/>\nIl fuoco dei contributi che sono stati portati durante il percorso di preparazione del laboratorio e dei pensieri che andiamo oggi a condividere sta nella convinzione che nel nostro lavoro e nella nostra vita siamo tutti impegnati a costruire una nuova e diversa immagine interna e sociale della persona con disabilit\u00e0.<br \/>\n\u00c8 questa una grande rivoluzione. Come gi\u00e0 ricordava Carlo Lepri nel suo intervento sul tema della costruzione dell\u2019identit\u00e0 adulta nella persona disabile: \u201cStiamo costruendo un\u2019immagine nuova della persona disabile, un\u2019immagine che in qualche modo la rappresenta come una persona, che ha innanzi tutto dei bisogni di normalit\u00e0, prima che dei bisogni speciali, di riabilitazione\u201d.<br \/>\nIl processo di cambiamento delle immagini mentali e sociali contiene in s\u00e9 le potenzialit\u00e0 per un cambiamento significativo e stabile anche del ruolo delle persone disabili e pone le premesse per l\u2019acquisizione del ruolo sociale riconosciuto.<br \/>\nSono infatti queste immagini che presiedono e anticipano, almeno dentro di noi, l\u2019incontro diretto con la persona reale. Abbiamo gi\u00e0 incontrato le persone ancora prima di averle davanti.<br \/>\nLe rappresentazioni interne e sociali della disabilit\u00e0, le \u201cstorie\u201d che gi\u00e0 possediamo delle persone disabili influiscono e per molti aspetti condizionano l\u2019esperienza di conoscenza diretta.<br \/>\nSempre, comunque, l\u2019incontro passa attraverso il filtro dello sguardo interno, frutto di un percorso che non \u00e8 solo rielaborato dai singoli ma agganciato fortemente alle strutture sociali e storiche dentro cui i singoli vivono.<br \/>\nL\u2019immagine interiore e culturale della persona disabile \u00e8 ci\u00f2 che \u201cpesa\u201d dentro di noi nel giudizio-aspettativa dell\u2019altro e sull\u2019altro. Diventare maggiormente consapevoli di ci\u00f2 permette di padroneggiare meglio questa dimensione interiore che per le sue implicazioni emotive agisce spesso sotto pelle in modo coinvolgente e, spesso, improvviso.<br \/>\nL\u2019incontro diretto con la persona disabile<br \/>\nAbbiamo visto anche nella plenaria del convegno che l\u2019incontro con la persona disabile viene utilizzato come un vero e proprio strumento educativo nel progetto Calamaio.<br \/>\nVogliamo riprendere questa idea e rileggerla insieme per considerarne il valore e il rischio che come per tutti gli strumenti in educazione coesistono. \u00c8 allora importante chiedersi: che tipo di \u201cprotagonismo\u201dvogliamo realizzare?<br \/>\nUn protagonismo che \u00e8 segno di testimonianza. Non modello pedagogico di come si fa a convivere con il deficit, ma presenza che \u00e8 disponibile a uno svelamento alcune volte anche di ci\u00f2 che non \u00e8 facile da dire. Racconta Stefania Baiesi, animatrice disabile del progetto Calamaio: \u201cCome ti sei sentita la prima volta che sei entrata in classe? Non sapevo come comportarmi mi sentivo a disagio, molto a disagio, doppio disagio. Da una parte mi sentivo a disagio proprio come fanno i bambini, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, non avevo idea di come sarebbe andata; ero nervosa e preoccupata perch\u00e9 sono dovuta andare a scatola chiusa, non avevo la bench\u00e9 minima idea di cosa sarei andata a dire. Di quello che sarei andate a fare. Durante tutto l\u2019incontro vi era un\u2019altra domanda che mi continuava a girare per la testa: che tipo di domande mi avrebbero fatto i bambini?<br \/>\nCome ho fatto poi a far fronte a questo tipo di domanda? Prima osservando, poi cercando di ascoltare, tentando di immaginare e di capire quello che avevo da dire ai ragazzi, quindi in base a questo ho capito e ho trovato le risposte che cercavo\u201d.<br \/>\nNell\u2019incontro con una persona c\u2019\u00e8 l\u2019incontro con la sua storia, con le sue storie.<br \/>\nUn protagonismo che diventa racconto di unicit\u00e0 e coralit\u00e0 a un tempo.<br \/>\nLo strumento biografico \u00e8 potente proprio quando riesce a coniugare l\u2019esposizione del proprio mondo interiore con la volont\u00e0 di mettersi in comunicazione con il mondo esterno, rendendo visibile l\u2019identit\u00e0 della persona. \u00c8 questa un tipo di visibilit\u00e0 ben diversa da quella mediatica: tanto quest\u2019ultima recide i legami con il contesto per vivere di vita propria e si impone come protagonismo assoluto, quanto l\u2019altra si alimenta di connessioni silenziose, di percorsi pi\u00f9 sotterranei che arrivano in superficie dopo aver subito un profondo lavorio.<br \/>\nSi entra in classe<br \/>\nIl laboratorio \u00e8 stata anche l\u2019occasione per far conoscere e condividere il percorso di lavoro realizzato da Malvena Bengasini con i bambini della sua classe, 5 A della scuola \u201cLambruschini\u201d di Perugia. Il progetto ha coinvolto, oltre agli alunni, anche i docenti della classe, i docenti del Circolo e la cittadinanza attraverso la realizzazione di un convegno finale dal titolo \u201cViaggio nel mondo della diversit\u00e0 tra favole e realt\u00e0\u201d.<\/p>\n<p><strong>Struttura e articolazione dell\u2019esperienza<\/strong><br \/>\nLettura in classe dei libri per bambini dell\u2019autore disabile Claudio Imprudente: Re 33 e i suoi 33 bottoni d\u2019oro e Il principe del lago.<br \/>\nConfronto e riflessioni in gruppo.<br \/>\nCorrispondenza con l\u2019autore.<br \/>\nRielaborazione di ciascun bambino nel proprio \u201cQuaderno del Cuore\u201d (strumento aperto di registrazione, lettura, relativamente a emozioni e stati d\u2019animo).<br \/>\nAnche noi autori: invenzione, in piccoli gruppi, di storie sui pregiudizi (collaborazione volontari Croce Rossa).<br \/>\nL\u2019autore in classe: un incontro\u2026 \u201cImprudente\u201d.<br \/>\nConvegno pomeridiano \u201cViaggio nel mondo della diversit\u00e0 tra favole e realt\u00e0\u201d con la partecipazione dei bambini e dell\u2019associazione \u201cChefs in smoking\u201d per festeggiare i 20 anni del \u201cProgetto Calamaio\u201d.<\/p>\n<p><strong>Gli obiettivi<\/strong><br \/>\nFavorire una maggiore conoscenza di se stessi e degli altri.<br \/>\nAssumere la consapevolezza che ogni individuo \u00e8 diverso dall\u2019altro in quanto unico, speciale e irripetibile.<br \/>\nFavorire una riflessione critica su uguaglianza, diversit\u00e0 e giustizia.<br \/>\nCogliere ricchezza e potenzialit\u00e0 nella differenza.<br \/>\nRiflettere criticamente sul concetto di pregiudizio.<br \/>\nAssumere consapevolezza dell\u2019importanza dell\u2019aiuto reciproco e della solidariet\u00e0.<br \/>\nSensibilizzare il contesto verso il mondo del volontariato e verso la tematica della diversit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>La metodologia in classe<\/strong><br \/>\nModello nell\u2019ottica sistemico-istituzionale:<br \/>\n\u2022 attenzione alla risposta e alla proposta dei bambini<br \/>\n\u2022 flessibilit\u00e0 e riorganizzazione<br \/>\n\u2022 apertura agli \u201cimprevisti attesi\u201d<br \/>\n\u2022 modulazioni e aggiustamenti in itinere<br \/>\n\u2022 lavoro di gruppo, cooperazione<br \/>\n\u2022 bambino soggetto attivo<br \/>\n\u2022 coinvolgimento delle famiglie<\/p>\n<p><strong>Collaborazione con il\u201cProgetto Calamaio\u201d. Perch\u00e9?<\/strong><br \/>\nLa scelta \u00e8 nata dalla convinzione che la specificit\u00e0 del \u201cProgetto Calamaio\u201d, il suo essere ideato, progettato e in parte gestito da persone disabili, sia elemento particolarmente efficace per veicolare la Cultura dell\u2019Integrazione.<br \/>\n\u00c8 la diversit\u00e0 stessa che testimonia in maniera concreta, immediata, forte il valore e le potenzialit\u00e0 che custodisce in s\u00e9, che pu\u00f2 intaccare stereotipi e pregiudizi, spesso consolidati dallo sguardo troppo distratto, superficiale, veloce della \u201cnormalit\u00e0\u201d.<br \/>\nI bambini e genitori non erano al corrente della situazione fisica di Claudio Imprudente, l\u2019autore del libro letto in classe. Attraverso conversazioni, confronto, riflessioni sul concetto di \u201cpre-giudizio\u201d, l\u2019incontro diretto con Imprudente ha smascherato la differenza sostanziale tra parole e fatti, tra teoria e pratica. Ha messo bambini e adulti di fronte ai propri pregiudizi.<br \/>\nOgni bambino ha intrapreso lo stesso viaggio di Giangi, il protagonista de Il Principe del lago, un viaggio di conoscenza verso se stessi e verso l\u2019altro, che ha aiutato ciascuno a superare le proprie difficolt\u00e0, timori, paure che la diversit\u00e0 di Claudio ha inizialmente suscitato.<\/p>\n<p><strong>Cosa ha contribuito alla riuscita del progetto?<\/strong><br \/>\nA livello organizzativo:<br \/>\nla disponibilit\u00e0 e i contatti frequenti con la referente del \u201cProgetto Calamaio\u201d di Bologna; l\u2019assoluta sinergia e collaborazione tra docenti, associazione di volontariato e referente Cesvol del progetto \u201cVolontariato e scuola\u201d.<br \/>\nA livello educativo-formativo:<br \/>\nil clima relazionale che si \u00e8 creato nel gruppo; il forte entusiasmo che ha animato docenti, bambini e volontari; la scelta delle insegnanti di non mettere al corrente bambini e genitori della condizione fisica dell\u2019autore.<br \/>\n(Il laboratorio \u201cIncontrare le storie, incontrare le persone: l\u2019incontro con la persona disabile in classe\u201d \u00e8 stato coordinato da Giovanna Di Pasquale, Stefania Baiesi, Malvena Bengalini).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&rsquo;uomo &egrave; un nodo di storie<br \/>\n(P. 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