{"id":1091,"date":"2011-06-29T11:38:11","date_gmt":"2011-06-29T11:38:11","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1091"},"modified":"2025-10-15T11:58:24","modified_gmt":"2025-10-15T09:58:24","slug":"la-diversabilit-che-piace-o-pu-piacere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1091","title":{"rendered":"La diversabilit\u00e0 che piace. O pu\u00f2 piacere"},"content":{"rendered":"<p>Di Alessandra Pederzoli<\/p>\n<p>Giunto ormai al terzo appuntamento lo Spazio Calamaio dedicato ai laboratori che hanno impegnato la mattina del 24 novembre, secondo dei due giorni di convegno \u201cStorie di Calamai e di altre creature straordinarie: disabili come educatori nell\u2019esperienza di integrazione a scuola\u201d, in occasione del ventennale del Progetto Calamaio a Bologna. Tra gli altri uno di questi laboratori \u00e8 stato dedicato al mondo dell\u2019informazione e comunicazione con il titolo \u201cCamerini, trucchi di scena: la diversabilit\u00e0 che piace\u201d, condotto da Claudio Imprudente, Flavia Corradetti e Alessandra Pederzoli con la partecipazione di Nelson Bova, giornalista del Tg3 regionale, ideatore e curatore della rubrica \u201cAbilhandicap\u201d diventata poi \u201cSociet\u00e0 solidale\u201d.<br \/>\nSul filo dei contenuti che hanno accompagnato i momenti di animazione e riflessione su vent\u2019anni di attivit\u00e0 nella scuola e nelle realt\u00e0 associative, anche il laboratorio sulla comunicazione, uno dei momenti di approfondimento tematico, ha guardato il rapporto tra mass media e disabilit\u00e0 sempre nell\u2019ottica di favorire l\u2019affermarsi di un atteggiamento culturale capace di vedere la persona disabile non come oggetto passivo di assistenza ma come soggetto attivo nella societ\u00e0 e nella storia, promotore di cultura e cambiamenti.<br \/>\nQuesto ha significato prendere in esame una situazione esistente e smembrarla non per coglierne le negativit\u00e0 e le carenze, ma piuttosto per mettere in atto una selezione e un approfondimento che invece andasse a vedere quegli esempi positivi, scoprirne i punti di forza e le strategie. Da qui la scelta di coinvolgere anche Nelson Bova che da anni lavora nel settore delle comunicazioni di massa, e che ha ideato la rubrica che fino a poco tempo fa aveva cadenza settimanale (prima il sabato poi il marted\u00ec), \u201cAbilhandicap\u201d, di cui oltre a essere ideatore \u00e8 stato anche curatore. Una figura che ha aiutato nell\u2019analisi di alcune dinamiche che hanno caratterizzato, e tuttora caratterizzano, questo difficile e ancora problematico rapporto tra media e disabilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Ma io sono bello o sono brutto?<br \/>\n<\/strong>Un inizio di laboratorio, se vogliamo, non tradizionale: la proiezione di uno spezzone video in cui i due comici di Zelig, Ale e Franz, seduti sul loro palcoscenico e non sulla solita panchina, discutono sul significato della parola diversabile, tentando ironiche definizioni per concludere rilanciando la palla a chi per primo l\u2019ha lanciata, chiedendo a Claudio: \u201cMa\u2026 Claudio\u2026 per te noi siamo belli o siamo brutti?\u201d.<br \/>\nUna battuta che provoca un rovesciamento di medaglia. Dopo aver condotto una gag in cui i contenuti ruotavano intorno al significato di un termine riservato a una categoria di persone, i due comici con una semplice domanda si includono nella categoria e probabilmente generano una confusione tra chi deve stare dentro e chi deve stare fuori: quel ribaltamento che provoca il sorriso.<br \/>\nClaudio Imprudente coglie la provocazione e, rispondendo, accoglie i partecipanti al laboratorio e introduce, in poche parole, i contenuti della mattinata. Un titolo enigmatico, da un lato, che non lascia bene intendere a quale obiettivo voglia tendere. E allora una domanda pu\u00f2 aiutare per essere meglio introdotti nel vivo del laboratorio: come pu\u00f2 piacere la diversabilit\u00e0?<br \/>\nGi\u00e0, perch\u00e9 se qualcosa diventa oggetto di una comunicazione di massa, deve essere interessante quindi, in modo pi\u00f9 riduttivo, deve \u201cpiacere\u201d; oppure deve fare notizia per rientrare in quei contenitori che fanno pi\u00f9 specificatamente informazione. Ale e Franz hanno portato un esempio che rientra probabilmente pi\u00f9 nel primo caso, Nelson Bova porta esempi della seconda specie, evidentemente.<br \/>\nQuindi questa disabilit\u00e0 per piacere, ed essere interessante, deve allargarsi per generare un ribaltamento di prospettiva. In modo un po\u2019 diverso e con modalit\u00e0 certamente pi\u00f9 giornalistiche, ma non troppo, anche il contributo portato da Bova va in questa direzione.<\/p>\n<p><strong>Mettersi nei panni di<br \/>\n<\/strong>Un altro video. Questa volta \u00e8 Vito il protagonista della puntata di \u201cAbilhandicap\u201d: uno spazio non dedicato a raccontare grandi imprese di persone disabili o appuntamenti particolari che coinvolgono associazioni, istituzioni o quant\u2019altro ci si aspetta sia oggetto di una rubrica di tipo giornalistico. \u00c8 Vito che si siede su una carrozzina per entrare in un appartamento che finge essere casa della figlia studentessa universitaria. La ragazza saluta il padre e va a lezione, lasciando a lui in carrozzina il compito di preparare il pranzo. All\u2019uscita della ragazza, Vito incontra tutte le difficolt\u00e0 che questo ambiente domestico impone e vi si scontra. Altezza dei pensili della cucina, difficolt\u00e0 a inserirsi al di sotto del piano di cottura, impossibilit\u00e0 di spostare la pentola dal fuoco al lavello\u2026 Insomma questo padre non riesce a cuocere nemmeno un piatto di pasta. E la puntata finisce su un primo piano dell\u2019attore.<br \/>\nNon occorre aggiungere molte parole di commento e la \u201cscenetta\u201d di questo padre in carrozzina pu\u00f2 bastare da s\u00e9 a comunicare contenuti al largo pubblico che, in questo caso, \u00e8 quello della televisione.<br \/>\nUn esempio di televisione certamente positiva perch\u00e9 mette in atto una delle strategie vincenti per parlare di disabilit\u00e0: il \u201cmettersi nei panni di\u201d. Il vivere la condizione della disabilit\u00e0 e mostrarla con gli occhi di chi non la vive nella propria quotidianit\u00e0: Vito solo sedendosi sulla carrozzina pu\u00f2 riconoscere quegli ostacoli che invece fanno parte in pieno della vita di tutti i giorni della persona disabile e, cos\u00ec facendo li rimanda al pubblico. I telespettatori, per la maggioranza, si identificano con Vito che disabile non \u00e8 e con lui vivono quel processo di immedesimazione. Probabilmente se a dover cucinare quel piatto di pasta fosse un disabile \u201cvero\u201d, il messaggio non passerebbe nello stesso modo e con la stessa efficacia.<\/p>\n<p><strong>Racconti di vita?<br \/>\n<\/strong>Bova va a avanti e sceglie espressamente di mostrare come anche questa strategia sia il frutto di anni di lavoro e di un percorso compiuto anche dai media per riscoprire un modo per comunicare la disabilit\u00e0. Lo fa mostrando una delle prime puntate della sua rubrica e va indietro negli anni. \u00c8 il racconto di una giornata trascorsa a casa di una persona disabile: una disabilit\u00e0 acquisita raccontata attraverso le immagini e il racconto del protagonista accompagnato dalla moglie. Il taglio assolutamente diverso, quello dell\u2019intervista e del racconto di vita: certamente capace di mostrare una situazione al pubblico ma con tutti i limiti che il \u201cracconto di vita\u201d porta con s\u00e9. Quello che vediamo nella puntata, ben fatta e priva di toni pietistici o buonisti, \u00e8 la condizione di questa persona. Quasi un \u201cproblema suo\u201d. Non diventa interessante proprio perch\u00e9 manca la possibilit\u00e0 del pubblico di identificarsi con questo racconto. Rimane solo un racconto.<br \/>\nUn modo per facilitare questa identificazione del pubblico pu\u00f2 essere anche il mostrare un problema non come un problema di pochi ma come una questione che riguarda tutti. Le barriere architettoniche, per esempio, se mostrate come un ostacolo per la persona disabile rimane un problema di una cerchia ristretta di persone, se mostrate invece come un potenziale appesantimento della vita di tutti, certamente diventano interessanti per tutti. Sempre nell\u2019ottica che la vita facilitata alla persona disabile \u00e8 una vita pi\u00f9 facile e qualitativamente migliore per tutti.<\/p>\n<p><strong>Ostacoli fisici e ostacoli nella relazione<br \/>\n<\/strong>Un viaggio alla ricerca di barriere non di carattere materiale \u00e8 quello mostrato con gli spezzoni tratti da una puntata di Screensaver, trasmissione di Rai 3 ideata e condotta da Federico Taddia, andata in onda il 5 dicembre 2003 a chiusura dell\u2019anno Europeo delle Persone con Disabilit\u00e0. Anche qui non si racconta la vita di nessuno e non si denunciano diritti negati o barriere alla vita quotidiana. Ma si mostra una giornata vissuta a Bologna con le telecamere nascoste, in cui si \u00e8 andati cercando l\u2019incontro delle persone con la disabilit\u00e0. L\u2019incontro diretto: provare un paio di scarpe, prenotare un pranzo di nozze, comperare le fedi, intervistare adolescenti con domande provocatorie per stimolare la loro creativit\u00e0. Le barriere eventualmente mostrate sono di tipo culturale e mostrano talvolta una difficolt\u00e0 che, in tutti questi casi, non \u00e8 della persona disabile ma di chi invece \u00e8 chiamato a mettersi in relazione con lei.<br \/>\nAncora una volta si mostra una prospettiva rovesciata: \u00e8 l\u2019imbarazzo della commessa che deve inginocchiarsi a mettere un paio di scarpe a Claudio in carrozzina, \u00e8 la difficolt\u00e0 del ragazzo che deve decidere se quella di Claudio sia una sfida o una \u201csfiga\u201d, a essere oggetto di questa comunicazione che arriva sullo schermo.<br \/>\nUna chiusura di laboratorio che, guardando al lavoro compiuto e a quanto mostrato e commentato, riassume sinteticamente alcuni punti forti di una comunicazione sulla disabilit\u00e0 che sia vincente e soprattutto efficace. Nessun diritto da rivendicare, nessuna arrabbiatura o tristezza di una vita riservata a pochi. Una disabilit\u00e0 che non \u00e8 da pensarsi sempre e necessariamente come un oggetto di comunicazione, non \u201cun parlare di\u201d, ma come un punto di vista da cui guardare il mondo, un \u201cparlare attraverso\u201d. E questo vale per le immagini, le parole, le musiche e i colori. Di qualunque comunicazione si parli, sia essa di massa ma anche no.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giunto ormai al terzo appuntamento lo Spazio Calamaio dedicato ai laboratori che hanno impegnato la mattina del 24 novembre, secondo dei due giorni di convegno &ldquo;Storie di Calamai e di altre creature straordinarie: disabili come educatori nell&rsquo;esperienza di integrazione a scuola&rdquo;, in occasione del ventennale del Progetto Calamaio a Bologna.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3764],"tags":[3608,3591,3607,3612],"edizioni":[106],"autori":[306],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1091"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1091"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1091\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4936,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1091\/revisions\/4936"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1091"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1091"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1091"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=1091"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=1091"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=1091"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=1091"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=1091"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=1091"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}