{"id":111,"date":"2009-11-04T17:04:39","date_gmt":"2009-11-04T17:04:39","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=111"},"modified":"2025-11-21T09:59:00","modified_gmt":"2025-11-21T08:59:00","slug":"un-progetto-di-accoglienza-il-gioco-dei-nomi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=111","title":{"rendered":"5. Un progetto di accoglienza: il gioco dei nomi"},"content":{"rendered":"<p>M. ha tre anni, \u00e8 inserito in una sezione eterogenea di scuola dell\u2019infanzia. Presenta difficolt\u00e0 di comunicazione e di relazione. Si esprime prevalentemente a gesti. Nel suo repertorio linguistico<!--break--> sono presenti suoni vocalici e sillabici. Produce determinate espressioni interpretabili come approssimazione di parole e frasi, comprensibili a chi lo conosce bene. I rari enunciati spontanei e su sollecitazione risultano ripetitivi ed ecolalici.<br \/>\nIl progetto \u201cAccoglienza\u201d \u00e8 stato rivolto a tutti i bambini della sezione. Sono state informate dell\u2019esperienza la neuropsichiatra e la logopedista che seguono il bambino, senza venire direttamente coinvolte nel progetto.<br \/>\nL\u2019obiettivo su cui si \u00e8 lavorato \u00e8 stato il raggiungimento della capacit\u00e0 di pronunciare il proprio nome e rispondere alla domanda: \u201cCome ti chiami?\u201d<br \/>\nM. percepisce il proprio nome; si volta verso chi lo chiama ma non pronuncia il suo nome. Si mostra schivo a socializzare, soprattutto con i compagni. Gioca da solo, accanto a insegnanti e bambini, il pi\u00f9 delle volte con un tamburello e un telefono giocattolo.<br \/>\nLe sue modalit\u00e0 di gioco sono ripetitive; spesso si isola, il contatto di sguardo \u00e8 sfuggente. L\u2019interlocutore privilegiato \u00e8 l\u2019adulto: il bambino accetta di stare seduto sulle ginocchia delle insegnanti durante il momento della conversazione e sulla seggiolina durante lo svolgimento di giochi collettivi, ma non partecipa e spesso volge le spalle al gruppo.<br \/>\nConsiderato che mostrava interesse per il tamburello e che, tramite questo, era in grado di modificare in positivo determinati comportamenti, gli insegnanti hanno pensato di partire dall\u2019utilizzo di questo oggetto per attivare i giochi di accoglienza\/riaccoglienza, rivolti sia ai bambini nuovi arrivati, come M., sia ai bambini gi\u00e0 frequentanti. L\u2019intento era quello di veicolare messaggi di \u201cbenvenuti\u201d e \u201cbentornati\u201d a tutti, bambini e adulti, e in particolare di incoraggiare, facilitare e gratificare l\u2019avvicinamento di M. al gruppo sezione e viceversa.<br \/>\nA tal scopo l\u2019insegnante di sostegno, in collaborazione con le colleghe curricolari, ha proposto il GIOCO DEI NOMI:<br \/>\n&#8211; presentarsi al telefono giocattolo (\u2026pronto, io mi chiamo\u2026): M. porta il ricevitore all\u2019orecchio ma non dice niente;<br \/>\n&#8211; concerto dei nomi (scandire a bassa voce e poi a voce molto alta e viceversa i nomi di tutti i bambini): il bambino osserva e sorride timidamente;<br \/>\n&#8211; uso del tamburello: percuotere il tamburello con le mani o con il percussore, produrre un suono libero, ognuno il suo suono e far seguire il nome. Pausa. Stare in silenzio per breve tempo, anche a occhi chiusi. Si viene a creare un contesto divertente e distensivo. M. entra nel gioco; percuote il tamburello traendone un suono appena percettibile e sussurra il suo nome. \u00c8 gioia per tutti. Le insegnanti lo gratificano con un vibrante \u201cBravo!\u201d. M. sorride apertamente e si autoapplaude.<br \/>\nConsiderata la risposta positiva, questo gioco viene inserito nelle attivit\u00e0 di routine al mattino. Continuando a valorizzare e vivacizzare l\u2019esperienza (apporto di varianti a carattere psicomotorio, sempre con l\u2019uso di strumenti musicali a percussione, creazione di un piccolo set con gli stessi), il bambino \u00e8 riuscito a ripetere con pronuncia chiara e a voce alta il suo nome, quello di alcuni compagni e delle insegnanti. Il gruppo lo ha gratificato con abbracci e festosi applausi.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza ha avuto luogo nell\u2019anno scolastico 2001\/2002 presso la scuola dell\u2019infanzia \u201cA. Frank\u201d, di S. Polo di Torrile (PR), insegnanti Severina Boschi e Guglielmina Da Re, dirigente scolastico Gianni Gaulli.<br \/>\nLa documentazione dell\u2019esperienza \u00e8 stata pubblicata in:<br \/>\nChiara Dall\u2019Asta (a cura di), Integrazione possibile. Documentazione di esperienze nella scuola,<br \/>\nCollana I quaderni delle esperienze n.1\/ nov. 2002 Centro Provinciale di Documentazione per l\u2019Integrazione scolastica, lavorativa, sociale, Parma.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>M. ha tre anni, \u00e8 inserito in una sezione eterogenea di  scuola dell\u2019infanzia. Presenta difficolt\u00e0 di comunicazione e di relazione. Si  esprime prevalentemente a gesti. 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