{"id":1119,"date":"2011-07-06T11:58:53","date_gmt":"2011-07-06T11:58:53","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1119"},"modified":"2025-10-29T11:24:00","modified_gmt":"2025-10-29T10:24:00","slug":"quel-che-serve-un-handicap-ben-visibile-a-occhio-nudo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1119","title":{"rendered":"Quel che serve \u00e8 un &#8220;handicap ben visibile a occhio nudo&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Di Alessandra Pederzoli<\/p>\n<p>Un concorso di bellezza in tv. Fin qui niente di strano. Un concorso di bellezza che \u00e8 un reality show le cui protagoniste sono ragazze disabili. \u00c8 il grande successo della tv Olandese, capace di raccogliere il 25% dello share televisivo nel 2006. Ma non solo: un format acquistato da altri stati che nel 2007 ne faranno produzioni simili. La prossima annunciata sar\u00e0 la televisione Britannica, che ha gi\u00e0 dato notizia sul \u201cTimes\u201d e sulla cui ambita conduzione gi\u00e0 si vocifera; poi a seguire quella francese, tedesca e statunitense. Si tratta di \u201cMiss Ability\u201d e a sfilare sono s\u00ec ragazze in costume da bagno ma, condizione fondamentale per essere accettate dal programma, \u201ccon un handicap visibile a occhio nudo\u201d. Condizione non di poco conto per capire che stiamo parlando di un reality quantomeno originale e curioso. Sono dodici le partecipanti, belle donne e belle ragazze, in carrozzina o con stampelle, che vestono abiti di alta moda e vivono ospiti in alberghi lussuosi e molto costosi, luoghi da favola. Ciascuna di loro \u00e8 protagonista di un breve cortometraggio nel quale racconta la propria vita per narrare come sono state affrontate, e poi superate, le difficolt\u00e0. Una breve messa in scena che rende quasi cinematografica la vita di queste ragazze che devono poi essere votate da un pubblico di spettatori che, sulla base della visione di questi corti, scelgono e selezionano quelle che sono rimaste in gara, fino a proclamarne una come vincitrice assoluta. Il pubblico giudica proprio in base a questi filmati per valutare non solo chi ha raccontato meglio la sua storia ma anche chi si \u00e8 dimostrata pi\u00f9 forte e saggia nell\u2019affrontare le traversie della vita. Opinabile poi se un cortometraggio sia in grado di rendere la forza con la quale una persona affronta e supera le difficolt\u00e0 della vita. Del resto questo \u00e8 il mezzo televisivo e questo lo strumento messo nelle mani del pubblico votante, non certo la conoscenza diretta e approfondita delle storie di queste dodici vite di donne disabili.<br \/>\nIl programma per\u00f2 si \u00e8 rivelato un enorme successo, \u00e8 stato ampiamente seguito e ha raccolto grandemente il favore del pubblico, nonostante le numerose critiche negative di esperti televisivi e non solo. Accuse di sfruttamento dell\u2019immagine della disabilit\u00e0 a fini esclusivamente commerciali: donne belle ma disabili, utilizzate per fare share. Diverso \u00e8 lo scopo proclamato dagli autori del programma che, invece, sostengono come obiettivo primario quello di valorizzare al massimo le ragazze per mettere in evidenza il loro entusiasmo e per far entrare la gente comune in contatto con la realt\u00e0 che un disabile vive ogni giorno. In questa direzione va anche lo slogan del programma che si legge dalla brochure di presentazione: \u201cNon avete mai sentito un fischio contro una donna in carrozzella? Non avete mai ascoltato un buu verso una bambina cieca. Se la risposta \u00e8 no, questo programma, che rompe le barriere del moralismo e del politicamente corretto, vi mostrer\u00e0 il modo per mettere fine a tutto questo\u201d. Con questo slogan e con altre motivazioni dunque i produttori si difendono dalle molteplici critiche arrivate da pi\u00f9 parti sostenendo appunto che il format del programma protegga l\u2019immagine dei disabili, per far sentire queste persone assolutamente normali. Azzardano i produttori e vanno oltre per motivare il loro intento di voler mostrare l\u2019ottimismo delle persone disabili. \u201cSpesso i disabili sono considerati patetici e sono compatiti da tutti. \u2018Miss Ability\u2019 invece mostra che i disabili, a differenza delle persone senza problemi fisici, sono sempre ottimisti. Essi cercano di superare le loro paure, pensano positivo e desiderano essere trattati come tutte le persone di questo mondo\u201d.<br \/>\nDunque, vediamo: dodici belle donne disabili sfilano in costume in un concorso di bellezza, vivono ospiti negli alberghi pi\u00f9 lussuosi e costosi dell\u2019Olanda prima e della Gran Bretagna prossimamente, girano dei cortometraggi per raccontare la propria vita (ma soprattutto per avere il voto del pubblico) e questo \u00e8 il racconto della loro vita quotidiana, per andare ad abbattere i pregiudizi della gente normale che non conosce la disabilit\u00e0. Questo in poche parole l\u2019intento dichiarato. Difficile poi trovare fondamento a queste affermazioni soprattutto quando si pensa che la quotidianit\u00e0 \u00e8 ben altra. E non solo per quelle dodici ragazze che belle sono e disabili pure ma in questo caso \u00e8 la seconda caratteristica che vince sulla prima. Una quotidianit\u00e0 falsata. Ma questa \u00e8 la televisione probabilmente, e non le si pu\u00f2 certo chiedere di essere reale nonostante la falsa copertura del reality. La realt\u00e0, lo sappiamo tutti, \u00e8 ben altra. L\u2019occhio della telecamera, per quanto sia bravo il regista, per quanto voglia essere osservatore silenzioso, non pu\u00f2 essere presenza discreta a cui nessuno d\u00e0 peso. Un occhio che non guarda ma osserva seppur negli ingranaggi meccanici e ora, digitali: osserva perch\u00e9 interpreta; osserva perch\u00e9 seleziona ci\u00f2 che si vede da ci\u00f2 che non si vede e non si fa vedere. Sorgono alcuni leciti dubbi dunque intorno al dichiarato intento di far vedere attraverso lo schermo la vita reale di queste ragazze. Evidentemente poco passa di quella realt\u00e0 e di quella quotidianit\u00e0.<br \/>\nInsomma sembra si tratti di un tentativo di spettacolarizzazione della disabilit\u00e0 che probabilmente ha poco a che fare con il reale e che non lavora certo a favore della conoscenza della persona disabile o della disabilit\u00e0 pi\u00f9 in generale. Sappiamo come proprio la conoscenza sia un elemento fondamentale per abbattere pregiudizi, per costruire relazioni all\u2019interno della societ\u00e0. Quando conosciamo qualcosa ci fa meno paura e, se ne siamo meno spaventati, ci risulta pi\u00f9 facile aprire all\u2019incontro. Questo \u00e8 vero in generale: si pensi a quando non conosciamo una persona, difficilmente ci sentiremo a nostro agio se non rompiamo il ghiaccio e non cerchiamo di conoscerla. E quell\u2019imbarazzo diminuir\u00e0 sempre di pi\u00f9 man mano che la conoscenza e la relazione si approfondisce. Questo \u00e8 vero a maggior ragione per tutta una serie di situazioni che spaventano di pi\u00f9 perch\u00e9 devianti dalla norma, come pu\u00f2 essere la persona disabile che mette a disagio, o l\u2019extracomunitario o il barbone o chiunque sia troppo diverso.<br \/>\nQuello che fa \u201cMiss Ability\u201d per\u00f2 \u00e8 creare uno spazio piuttosto parallelo che con la realt\u00e0 dei fatti ha ben poco a che vedere. E sembra quasi un passo indietro rispetto alle conquiste che il mondo della comunicazione di massa aveva, e in parte sta ancora compiendo, nell\u2019ambito della disabilit\u00e0. Sembra di essere ritornati alla persona disabile come \u201cfenomeno da baraccone\u201d che attira il pubblico e fa share, ma che sembra abbia poco da dire, in realt\u00e0. Si dice che uno degli obiettivi di una comunicazione positiva sia il fatto che sia la persona stessa a raccontarsi; \u00e8 la persona che, disabile o non disabile che sia, assume la responsabilit\u00e0 di ci\u00f2 che porta sullo schermo, senza andare per\u00f2 a caccia di voti.<br \/>\nUna vita di conquiste che diventa un racconto per raccogliere un voto. Un cortometraggio e un costume da bagno per tenere sul video gli occhi del telespettatore che, con il telefono in mano pronto per votare, sta a guardare incuriosito. E ci\u00f2 che incuriosisce, checch\u00e9 ne dicano gli autori, non \u00e8 tanto la vita combattuta di questa gente ma \u00e8 proprio la stranezza della trovata televisiva e la curiosit\u00e0 di un mondo diverso che entra in scena. Ma questa, cari autori, non \u00e8 la quotidianit\u00e0 e tanto meno \u00e8 capace di rendere la normalit\u00e0 di queste dodici belle ragazze, la cui bellezza, che dire se ne voglia, passa certo in secondo piano. Perch\u00e9 in quel contenitore sono prima di tutto delle disabili che possono anche essere miss ma\u2026l\u2019importante \u00e8 che abbiano \u201cun handicap ben visibile a occhio nudo\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un concorso di bellezza in tv. Fin qui niente di strano. Un concorso di bellezza che &egrave; un reality show le cui protagoniste sono ragazze disabili. &Egrave; il grande successo della tv Olandese, capace di raccogliere il 25% dello share televisivo nel 2006. Ma non solo: un format acquistato da altri stati che nel 2007 ne faranno produzioni simili. 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