{"id":112,"date":"2009-11-04T17:04:39","date_gmt":"2009-11-04T17:04:39","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=112"},"modified":"2025-11-21T09:56:57","modified_gmt":"2025-11-21T08:56:57","slug":"diario-di-un-incontro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=112","title":{"rendered":"4. Diario di un incontro"},"content":{"rendered":"<p><strong>Presentazione<br \/>\n<\/strong>Questa esperienza, vissuta all\u2019asilo nido \u201cAstamblan\u201d di via Guarnaschelli a Piacenza, e descritta dal personale educatore, vuole essere una testimonianza della fattiva<!--break--> collaborazione tra Enti diversi per uno scopo umano e sociale molto alto: connettere il mondo sconosciuto e solitario di due bambini con grave disabilit\u00e0. Ci\u00f2 ha voluto dire comunicare con chi ci sta vicino, provare e suscitare emozioni, rivolgere sguardi, comprendersi.<br \/>\nIl racconto che segue \u00e8 caratterizzato dalla tenacia delle educatrici, dalla riflessione educativa quotidiana e soprattutto dalla ricchezza di suggerimenti professionali che ogni operatore nella sua specificit\u00e0 ha messo a disposizione.<br \/>\nQuesto piccolo opuscolo infine \u00e8 rivolto a chi ha la curiosit\u00e0 e la voglia di mettersi in gioco professionalmente ogni qualvolta incontra sulla propria strada bambini in difficolt\u00e0.<br \/>\nUfficio Infanzia, Servizio Formazione, Comune di Piacenza, ottobre 2002.<\/p>\n<p><strong>Le educatrici: il nostro racconto<\/strong><br \/>\n<strong>Primo anno<br \/>\n<\/strong>Come ogni inizio di anno scolastico ci siamo organizzate per accogliere i bambini della nuova sezione lattanti.<br \/>\nTutto sembrava procedere per il meglio e avevamo cominciato a superare le ansie dell\u2019inserimento. Eravamo arrivate all\u2019inizio di ottobre con dieci bambini gi\u00e0 inseriti, ce ne restavano ancora cinque e poi il momento pi\u00f9 critico dell\u2019anno sarebbe passato.<br \/>\nA met\u00e0 ottobre, una telefonata dall\u2019ufficio, del tutto imprevista, ci informa che avremmo dovuto inserire due fratelli gemelli. Tutte e tre ci siamo guardate in viso e le nostre ansie si sono di nuove manifestate: come saranno?<br \/>\nUn\u2019altra telefonata ci informava della riunione con il neuropsichiatra che ci avrebbe spiegato la situazione dei bambini.<br \/>\nArriva sabato mattina, ore 8.15, noi educatrici siamo sedute nella stanza del neuropsichiatra che, molto tranquillamente, ci illustra la situazione.<br \/>\nDue fratelli gemelli hanno uno sviluppo ritardato rispetto ai bambini della loro et\u00e0. Provengono da una famiglia disagiata, non in grado di stimolare i bambini. La madre ha qualche problema di relazione con gli altri, \u00e8 una mamma da prendere con le \u201cmollette\u201d.<br \/>\nAlle ore 10.15 la riunione \u00e8 finita, noi educatrici ci chiediamo: come facciamo?<br \/>\nDopo qualche giorno ci siamo riunite, davanti a un\u2019incertezza cos\u00ec forte il nostro stato d\u2019animo era quello di senso di panico, pensavamo di non avere gli strumenti per affrontare la situazione.<br \/>\nDa che parte cominciamo? Tutte e tre ci siamo messe in discussione e abbiamo analizzato le nostre capacit\u00e0. Dopo qualche riflessione ci siamo messe d\u2019accordo su chi doveva trattare con la madre: la persona pi\u00f9 accomodante.<br \/>\nArriva il fatidico giorno dell\u2019entrata dei bambini al nido; la situazione si \u00e8 presentata subito pi\u00f9 problematica del previsto. Infatti mentre noi eravamo convinte di poter inserire un bambino alla volta e di riuscire ad avere una mediazione con la madre, \u00e8 avvenuto che i bambini sono rimasti entrambi fino alle ore 15.30 mentre la madre \u00e8 uscita immediatamente.<br \/>\nNella sezione si \u00e8 creata una situazione pesante, non tanto per i bambini inseriti ma per le educatrici che, contrariamente a quanto avviene nell\u2019inserimento, non sapevano nulla delle abitudini alimentari, dei ritmi del sonno, della routine quotidiana dei due bambini. Finalmente arrivano le 15.30, i bambini vanno a casa e noi ci riuniamo per fare il punto della situazione.<br \/>\nCome ci organizziamo? Mettiamo a punto le prime linee di intervento:<br \/>\nDobbiamo farci conoscere e conoscere i bambini. Come? Decidiamo che \u00e8 necessario stabilire un rapporto di tipo individuale. Due educatrici si sarebbero occupate di M. e V. e la terza educatrice e l\u2019insegnante d\u2019appoggio degli altri bambini. In alcuni momenti, soprattutto il pasto, abbiamo coinvolto anche personale ausiliario, ma in modo che le due figure di riferimento dei bambini avessero la possibilit\u00e0 di occuparsi solo di loro.<br \/>\nIl nostro intento \u00e8 quello di far star bene i due bambini al nido, insieme agli altri. A questo scopo abbiamo pensato che un bambino sta bene al nido se si sente circondato d\u2019affetto. Come si fa per dimostrare affetto ai bambini? Si tengono in braccio, si coccolano, ci si fa toccare, ci si parla, si presta attenzione a ogni loro minima risposta: avevamo stabilito un rapporto di contenimento fisico. Nel frattempo ci siamo rese conto che, comunque, il rapporto con la madre doveva esserci. L\u2019educatrice incaricata di tenere rapporti con la madre aveva continuato a mantenere il rapporto privilegiato; la scelta si \u00e8 dimostrata valida perch\u00e9 la mamma in qualsiasi situazione si riferiva a lei: chiedeva consigli su come vestire, dare le pappe, portare i bambini al nido, in caso di malattia chiedeva quali erano i medicinali, quanto tempo doveva tenerli a casa, raccontava le sue ansie, i suoi problemi. L\u2019educatrice, in pratica, ha sostenuto e mediato l\u2019instaurarsi di una relazione anche con le altre due colleghe.<br \/>\nQuando i bambini hanno manifestato un certo adattamento al nido, ci siamo rese conto che dovevano essere stimolati anche in altri modi. Avevamo notato che facevano fatica a stare seduti, a mantenere la posizione, non prendevano in mano i giochi ed erano sempre molto rigidi, soprattutto. Ci siamo cos\u00ec accordate per mettere a punto un piano di intervento: finora i nostri criteri di valutazione erano sempre rapportati alla normalit\u00e0, per questo \u00e8 stato molto difficile capire come comportarsi. Dopo esserci confrontate abbiamo deciso di usare il buon senso dato dalla nostra professionalit\u00e0, cos\u00ec siamo intervenute.<br \/>\nPer aiutare i bambini a stare seduti abbiamo usato cuscinoni morbidi che, gradualmente abbiamo poi tolto. Quando sono arrivati al nido, i bambini stavano solo coricati in posizione supina; attraverso rotolamenti, manipolazioni varie, abbiamo cercato di portarli dalla posizione coricata a quella seduta. Per combattere la rigidit\u00e0 e l\u2019assenza di prensione (i bambini tenevano i pugni chiusi e non toccavano nulla), abbiamo giocato molto con il corpo sul tappeto: facevamo bicicletta, giocavamo a remare, facevamo la pasta.<br \/>\nPossiamo sottolineare che, pur avendo atteggiamenti diversi sulle modalit\u00e0 di intervento (una educatrice preferiva metterli sul tappeto e manipolarli molto, l\u2019altra si chiedeva se ci\u00f2 non fosse \u201cscioccante\u201d), siamo sempre riuscite a discutere e a rispettare le une le motivazioni delle altre.<br \/>\nIn questi momenti ci siamo rese conto di quanto sia importante cercare occasioni di confronto fra di noi, da cui poter far scaturire armonia e opportunit\u00e0 di crescita.<br \/>\nA fine febbraio siamo riuscite a confrontarci con una persona esperta presente al nido una volta la settimana: la psicomotricista mandata dall\u2019AUSL. La psicomotricista ci rincuor\u00f2 ritenendo valido il nostro intervento e dandoci alcuni suggerimenti per migliorarlo.<br \/>\nNel frattempo l\u2019ufficio ci aveva assegnato una quarta educatrice in servizio dalle ore 8.30 alle ore 12.30.<br \/>\nCon il supporto di queste due persone la situazione, in sezione, era cambiata e i bambini se ne sono resi conto. L\u2019accettazione delle persone nuove \u00e8 avvenuta in modo diverso: l\u2019educatrice \u00e8 stata accettata gradualmente da tutto il gruppo; la psicomotricista, che veniva una volta la settimana, ha avuto pi\u00f9 difficolt\u00e0 (soprattutto V. ha impiegato pi\u00f9 tempo ad accettarla), anche perch\u00e9 faceva lavorare i due fratelli in un gruppo molto piccolo, al massimo di altri due bambini.<br \/>\nLa relazione con gli altri bambini \u00e8 avvenuta lentamente: in un primo momento i bambini manifestavano paura ritirandosi fisicamente su se stessi. Abbiamo perci\u00f2 preso l\u2019abitudine di dividere in uno o due gruppi l\u2019intera sezione, inserendo un bambino in ciascun gruppo perch\u00e9 c\u2019eravamo accorte che si condizionavano a vicenda. Nella tranquillit\u00e0 del piccolo gruppo i bambini erano facilitati a relazionarsi con gli altri, li guardavano, li toccavano e si lasciavano toccare, addirittura salivano loro sopra perch\u00e9 volevano sentirli fisicamente.<br \/>\nQuesta situazione creava qualche problema nel piccolo gruppo, gli altri bambini si sentivano aggrediti. Davanti a questa manifestazione di apparente aggressivit\u00e0 abbiamo pensato di usare quello che noi abbiamo definito \u201cmetodo dolce\u201d. Questo metodo consiste nel tenerli in braccio accarezzandoli, facendoci toccare e accarezzare guidando le loro mani.<br \/>\nAbbiamo usato anche il momento del pasto come avvio alla socializzazione.<br \/>\nDa un rapporto individuale siamo arrivati a un rapporto un educatore due bambini. Ci\u00f2 ha consentito ai bambini di accorgersi del compagno. Primo perch\u00e9 erano seduti insieme a tavola, secondo perch\u00e9 il cucchiaio non era uno conseguente all\u2019altro ma c\u2019era il tempo di mettere le mani nel piatto. Da qui \u00e8 cominciata la manipolazione, si \u00e8 sviluppata la relazione con gli altri bambini superando cos\u00ec l\u2019apparente aggressivit\u00e0 che aveva creato un po\u2019 d\u2019ansia, soprattutto per uno dei due fratelli.<br \/>\nOsservando questi atteggiamenti ci siamo rallegrate perch\u00e9 abbiamo pensato di essere sulla strada giusta: era quasi un anno che aspettavamo i primi risultati.<br \/>\nInfatti ormai eravamo alla fine dell\u2019anno scolastico e i bambini avevano fatto anche altri progressi: riuscivano a passare dalla situazione seduta a quella eretta, sperimentando l\u2019equilibrio e cominciavano a camminare con l\u2019aiuto della mano dell\u2019adulto.<br \/>\nQuello che ci preoccupava maggiormente in questo periodo era l\u2019atteggiamento ripetitivo e la rigidit\u00e0 fisica di uno dei due fratelli. Bisognava ogni volta intervenire in modo da creare situazioni e contesti diversi in cui il bambino imparasse a esprimersi in modo differente.<br \/>\nUn altro problema era quello di non aver ancora raggiunto la fase della lallazione.<br \/>\nOrmai l\u2019anno scolastico era terminato ed eravamo coscienti che questi nostri interrogativi ce li saremmo ritrovati l\u2019anno successivo. Facendo il punto della situazione ci siamo accorte che ci sorprendevamo spesso a osservare i bambini con alterni sentimenti: a volte compiacendoci, a volte demoralizzandoci, comunque sempre valutando il loro progresso e i nostri modi diversi di leggere la realt\u00e0 della sezione. Grazie a loro erano migliorati il confronto fra di noi, la disponibilit\u00e0 al colloquio con la famiglia e l\u2019atteggiamento anche nei confronti degli altri bambini.<\/p>\n<p><strong>Secondo anno<\/strong><br \/>\nSono finite le vacanze estive e inizia il nuovo anno scolastico. Prima di affrontare le problematiche relative alla relazione con i bambini, dobbiamo premettere che il nostro trio, dopo tanti anni, era cambiato: l\u2019educatrice che aveva tenuto i rapporti con la famiglia era stata trasferita per motivi di salute. Ci siamo chieste se questo fatto avrebbe inciso sulla sezione, soprattutto considerando che dovevamo costruire una relazione nuova con un\u2019altra insegnante.<br \/>\nComunque sono stati ripresi e affrontati gli interrogativi che ci eravamo poste alla fine dell\u2019anno scolastico precedente. Eravamo ansiose di vedere i bambini e il loro comportamento dopo tre mesi di lontananza dal nido. Ci riconosceranno come figure di riferimento? Avranno imparato a parlare a comunicare? Riconosceranno l\u2019ambiente nido?<br \/>\nIl 2 settembre i bambini hanno ricominciato insieme a tutti gli altri. Dopo qualche giorno ci siamo rese conto che non avevano dimenticato nulla di ci\u00f2 che erano riusciti a conquistare prima di rimanere a casa; tuttavia i problemi restavano sempre tanti: non parlavano, non camminavano, non avevano in pratica fatto nessuna nuova conquista.<br \/>\nCi siamo rese conto che avremmo dovuto fare velocemente il punto della situazione e trovare delle strategie per affrontare questi problemi, uno alla volta, pur osservandoli nel loro insieme.<br \/>\nInnanzi tutto il primo obiettivo era quello di far loro raggiungere una certa autonomia motoria. Ci siamo confrontate con la psicomotricista e abbiamo operato attraverso:<br \/>\n&#8211; l\u2019uso del triciclo, che stimolava i bambini all\u2019equilibrio, alla posizione seduta, al controllo e al coordinamento delle braccia e delle gambe;<br \/>\n&#8211; l\u2019uso di giochi da spingere per raggiungere il coordinamento braccia-gambe nello spazio;<br \/>\n&#8211; l\u2019uso del pallone come stimolo al movimento del camminare.<\/p>\n<p>Una situazione educativa per loro stimolante, priva di ripetitivit\u00e0, era costituita dalla musica e dal canto.<br \/>\nI loro occhi, spesso assenti, si animavano e l\u2019atteggiamento del corpo era meno rigido, seguivano anche gesti pi\u00f9 elementari come il battito delle mani.<br \/>\nUn\u2019altra attivit\u00e0 molto coinvolgente per i due bambini \u00e8 stata il laboratorio di burattini. In particolare l\u2019animazione. Nel momento in cui l\u2019insegnante ha estratto il burattino e lo ha animato, i loro occhi sono diventati particolarmente attenti, cosa che non avevano mai fatto, e il loro sentimento di gioia e di allegria si \u00e8 manifestato intero per la prima volta.<br \/>\nM. batteva felice le mani, V. muoveva in continuazione tutto il corpo, senza la solida rigidit\u00e0, e rideva; ambedue non hanno mostrato n\u00e9 paura n\u00e9 diffidenza nei confronti del burattino, anzi si sono avvicinati entusiasti, si sono lasciati toccare e lo hanno toccato.<br \/>\nTutto questo ci ha entusiasmato e ci ha reso consapevoli del fatto che qualcosa, dentro di loro, si era acceso. Eravamo sulla buona strada? Un altro atteggiamento che ci ha lasciato perplesse era \u201cil non pianto\u201d dei bambini, sia come reazione fisica al dolore fisico, sia come manifestazione di disagio o di richiesta di aiuto.<br \/>\nCi siamo chieste allora che tipo di rapporti c\u2019erano con gli altri componenti della famiglia; il pianto \u00e8 una richiesta di relazione, potrebbe essere che il \u201cnon pianto\u201d esprima una mancata relazione?<br \/>\nQuesta domanda ce la siamo posta perch\u00e9, parlando con la madre ci siamo rese conto di quanta difficolt\u00e0 aveva nel rapportarsi e nel relazionarsi con i figli.<br \/>\nAbbiamo allora provato a \u201cintervenire\u201d sulla madre: \u201cQuando esci dalla sezione salutali, quando li prendi in braccio guardali in volto, hanno bisogno di molte coccole\u201d.<br \/>\nCon il passare del tempo questi messaggi sono stati recepiti quasi completamente.<br \/>\nEravamo per\u00f2 alla fine dell\u2019anno scolastico e, pur essendo piuttosto soddisfatte del percorso fatto, eravamo anche consapevoli di quanta strada restasse ancora da fare.<\/p>\n<p><strong>Terzo anno<br \/>\n<\/strong>I bambini, nonostante abbiano tre anni, resteranno al nido un altro anno, su indicazione dell\u2019\u00e9quipe medica. I cambiamenti che li aspettano sono molto grandi: cambiano completamente sezione e per circa un mese rimane una sola figura di riferimento dell\u2019anno precedente.<br \/>\nQuesta situazione ha portato un grande disagio che V. in particolare manifestava piangendo, alternando al pianto il frequente dondolio o sull\u2019altalena o sul cavallino a dondolo.<br \/>\nQuesta situazione dondolio rappresenta per V. motivo di sicurezza e consolazione. M. invece si \u00e8 subito reinserito al nido come gli altri bambini nell\u2019arco di due o tre giorni.<br \/>\nIn questi primi giorni abbiamo lasciato che esplorasse la nuova situazione a modo suo lasciandolo consolare con il dondolio che abbiamo cercato pian piano di limitare.<br \/>\nDa queste prime osservazioni abbiamo pensato che, quest\u2019anno, il nostro intervento dovesse improntarsi innanzi tutto sul consolidamento delle abilit\u00e0 acquisite e poi sullo sviluppo delle potenzialit\u00e0 di ciascun bambino per facilitare il passaggio alla scuola materna.<br \/>\nAnche quest\u2019anno una buona relazione affettiva fra bambini e adulti \u00e8 la chiave di volta che permette di entrare nel loro mondo.<br \/>\nCon il passare del tempo l\u2019azione di contenimento si manifesta in un doppio fronte: da un lato deve essere stretta nel momento in cui pretendiamo concentrazione e attenzione, dall\u2019altro lato l\u2019azione si deve allargare nel momento in cui i bambini si sentono in difficolt\u00e0, non riescono a risolvere da soli una situazione e con lo sguardo, l\u2019atteggiamento corporeo e qualche suono richiamano la nostra attenzione.<br \/>\nUn\u2019attivit\u00e0 specifica che ha aiutato i bambini, oltre che a socializzare, a perfezionare le conoscenze tattili, \u00e8 stato il percorso tattile: il lavoro si \u00e8 svolto a piccoli gruppi ed \u00e8 stato ripetuto per alcuni giorni consecutivi.<br \/>\nInizialmente M. e V. non erano interessati al gioco proposto, solo quando l\u2019educatrice ha pensato di togliere loro le scarpe e le calze e li ha invitati a fare il percorso hanno cominciato a interessarsi gradualmente al gioco, scoprendo le varie sensazioni tattili e dimostrando preferenze per alcune.<br \/>\nQueste attivit\u00e0 hanno migliorato, secondo noi, lo stile di relazione fra M. e V. e gli altri bambini, soprattutto M. sta imparando a fare i conti con ci\u00f2 che sta fuori di s\u00e9, sta imparando ad aspettare il proprio turno, sta imparando ad aspettare il piatto nel momento del pasto, sta imparando a uscire insieme agli altri bambini dalla sezione, sta imparando che esistono dei tempi da rispettare. Tutto questo ha comportato e sta comportando un notevole dispendio di energie sia nostre sia sue.<br \/>\nOramai siamo alla fine dell\u2019anno scolastico e anche alla conclusione di un ciclo fondamentale per i bambini.<br \/>\nCi rendiamo conto che ora hanno ciascuno una propria personalit\u00e0 e nell\u2019arco dei tre anni hanno sviluppato un proprio percorso di conoscenza e acquisito una propria identit\u00e0, ponendo le basi per la loro crescita futura.<br \/>\nQuesto ciclo \u00e8 stato fondamentale anche per noi educatrici che, alternando momenti di disagio o sensazioni di incapacit\u00e0, impegno nella ricerca e nel confronto, abbiamo cercato di raggiungere ci\u00f2 che \u00e8 diverso, di crescere sia umanamente che professionalmente, di metterci in discussione e quindi di confrontarci in continuazione fra di noi e con persone al di fuori del nido.<br \/>\nAbbiamo infatti cercato di creare intorno ai bambini e alla loro famiglia una rete di aiuti che comprendevano oltre a noi educatrici anche l\u2019intervento della psicomotricista e del neuropsichiatra, dell\u2019assistente sociale, dell\u2019assistente sanitaria e della pediatra, per tutto ci\u00f2 che comportava la quotidianit\u00e0 e l\u2019aiuto esterno al nido.<br \/>\nCos\u00ec, grazie a questi bambini, abbiamo scoperto che lavorare in \u00e9quipe con persone di altre strutture ci ha fornito l\u2019occasione per confrontarci e conoscere altre realt\u00e0 che, comunque, erano direttamente partecipi del vissuto dei bambini.<br \/>\nPer noi \u00e8 stata un\u2019occasione molto stimolante e forse unica.<\/p>\n<p>Il diario dell\u2019esperienza educativa \u00e8 stato realizzato dalle educatrici dell\u2019asilo nido \u201cAstamblam\u201d di via Guarnaschelli, Piacenza: Domenica Bellissimo e Paola Cortimiglia.<br \/>\nAlla realizzazione del percorso educativo hanno partecipato altre educatrici di sezione: Dora Manfrinati, Romina Pavesi e Maria Scali e due educatrici di sostegno, Barbara Gentili e Rosaria Gagliano.<br \/>\nLa realizzazione dell\u2019opuscolo \u00e8 stata curata dall\u2019Ufficio Infanzia del Servizio Formazione del Comune di Piacenza.<br \/>\nCoordinamento pedagogico: Luigi Squeri, Donatella Zanangeli.<br \/>\nSi ringraziano per la fattiva collaborazione:<br \/>\nDott. P. Vampirelli \u2013 Neuropsichiatra dell\u2019AUSL, Dott. M. Polledri \u2013 Neuropsichiatra infantile AUSL, L. Poggi \u2013 Psicomotricista AUSL, I. Fossati \u2013 Assistente sociale AUSL.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PresentazioneQuesta esperienza, vissuta all\u2019asilo nido \u201cAstamblan\u201d di via  Guarnaschelli a Piacenza, e descritta dal personale educatore, vuole essere una  testimonianza della fattiva<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3593,3605,3607],"edizioni":[44],"autori":[4012],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3698],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/112"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=112"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/112\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5347,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/112\/revisions\/5347"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=112"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=112"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=112"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=112"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=112"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=112"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=112"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=112"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=112"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}