{"id":1124,"date":"2011-07-06T12:22:57","date_gmt":"2011-07-06T12:22:57","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1124"},"modified":"2025-10-20T11:26:11","modified_gmt":"2025-10-20T09:26:11","slug":"la-creativit-divergente-detergente-e-salvagente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1124","title":{"rendered":"La creativit\u00e0 divergente, detergente e&#8230; salvagente"},"content":{"rendered":"<p>Di Roberto Ghezzo<\/p>\n<p>Eccoci finalmente al quarto appuntamento dello Spazio Calamaio dedicato ai laboratori realizzati durante il convegno \u201cStorie di Calamai e di altre creature straordinarie: disabili come educatori nell\u2019esperienza di integrazione a scuola\u201d, in occasione del ventennale del Progetto Calamaio a Bologna.<br \/>\nIl mio laboratorio era dedicato alla creativit\u00e0 e il pensiero divergente, partendo dalla constatazione che il primo atto creativo alla base degli incontri che svolgiamo in classe \u00e8 quello di scollegare il termine handicap dall\u2019universo abituale nel quale lo troviamo inserito, sia attraverso una sua ridefinizione con l\u2019aiuto di contesti diversi (come la fiaba e il gioco), sia attraverso lo specifico del Progetto Calamaio, ovvero l\u2019incontro diretto con la persona con deficit, che si sperimenta in quanto animatore con disabilit\u00e0 e diversabilit\u00e0.<br \/>\nUn giochino all\u2019uopo, del quale per intrisa cattiveria non daremo la soluzione ma che \u00e8 abbastanza celebre e che potrete trovare ad esempio nel libro Change di Watzlawick (edizioni Astrolabio), \u00e8 il seguente:<\/p>\n<p><strong>. . .<br \/>\n. . .<br \/>\n. . .<\/strong><\/p>\n<p>Connettere tutti i 9 punti con solo 4 linee rette senza staccare la penna dal foglio.<\/p>\n<p>La difficolt\u00e0 principale in questo gioco deriva dal fatto che questi 9 punti ci appaiono come un quadrato. In effetti noi vediamo un quadrato formato da 9 punti, non vediamo i 9 punti presi singolarmente. La percezione del problema, l\u2019immagine che ce ne facciamo gi\u00e0 inficia profondamente il nostro tentativo di trovare una soluzione. Prendiamo questo quadrato di 9 punti come una metafora dell\u2019handicap: se cercheremo di superare o risolvere questo problema tracciando linee all\u2019interno del quadrato (come ci porta il nostro naturale modo di pensare) non riusciremo mai a trovare la soluzione. La parola handicap \u00e8 una parola impoverita perch\u00e9 collegata troppo spesso solo a se stessa (ai disabili, ai loro famigliari, agli operatori del settore, all\u2019insegnante di sostegno, ecc.). \u00c8 una parola povera di vita perch\u00e9 collegata quasi esclusivamente a un sapere tecnico, scientifico, specifico (medico, pedagogico, psicologico, ecc.). L\u2019unico modo di risolvere il problema dei 9 punti \u00e8 di uscire dal quadrato, scoprire che in effetti non abbiamo di fronte un quadrato ma solo 9 punti, scoprire che il quadrato \u00e8 solo un modo di vedere i 9 punti.<br \/>\nUna volta abbiamo proposto il problema dei 9 punti in una scuola media e una ragazza ha detto: \u201cForse per risolverlo bisogna fare perno sui punti immaginari!\u201d e subito dopo ha risolto il problema. \u00c8 proprio qui il segreto, fare perno su punti immaginari esterni al quadrato, sforzarsi di immaginare questi punti, produrre una nuova immagine di handicap. Fare cio\u00e8 perno sulla nostra creativit\u00e0, perch\u00e9 una caratteristica essenziale dell\u2019atto creativo \u00e8 proprio quella di uscire dagli schemi cui il pensiero abitudinario ci imbriglia.<br \/>\nLa soluzione \u00e8 data dal muovere le linee partendo dal quadrato ma uscendone, ad esempio scoprendo che la parola handicap ha molto a che fare con lo sport, anzi nasce proprio come parola sportiva (pare che la mano\u2013hand sul berretto\u2013cap fosse il modo di dare uno svantaggio a un fantino pi\u00f9 vincente degli altri). Se facciamo attenzione, si scopre cos\u00ec che ogni gioco al suo interno ha un handicap, una difficolt\u00e0, che \u00e8 conseguente al nostro rapporto con le regole del gioco.<br \/>\nLa creativit\u00e0 quindi sta tutta nel definire nuove regole, adattandole ai limiti delle persone, che rendano possibile l\u2019obiettivo-fine di ogni attivit\u00e0 ludica, ovvero <em>giocare divertendosi<\/em>. Nei laboratori dove proponiamo il giochino dei 9 punti, quando dopo alcuni minuti tutti sono gi\u00e0 alle prese con la ricerca spasmodica della soluzione, le scarabocchiature e lo stress, il conduttore dell\u2019animazione propone: \u201cVolete un aiutino?\u201d. Molti dicono di s\u00ec ma molti dicono di no\u2026 Ragionare sul perch\u00e9 accade questo \u00e8 molto importante. Molti non vogliono essere aiutati perch\u00e9 non sarebbe pi\u00f9 divertente, vogliono farcela da soli, sentono cio\u00e8 che possono farcela e che saranno ricompensati dalla soddisfazione di aver superato la difficolt\u00e0, cio\u00e8 l\u2019handicap, in cui consiste il sale di questo gioco, come quello di tutti i giochi. Non esistono infatti giochi che non abbiano una qualche difficolt\u00e0-handicap al loro interno. Nel calcio, ad esempio, la porta non \u00e8 larga trenta metri (sarebbe troppo facile mettere la palla dentro, ci sarebbe troppo poco handicap) e nemmeno \u00e8 di un metro, difesa magari da due portieri (sarebbe troppo difficile metterla dentro, ci sarebbe troppo handicap). L\u2019handicap \u00e8 come il sale per la minestra: senza non avrebbe sapore, troppo la renderebbe immangiabile. Il segreto \u00e8 dosare il sale, dosare la difficolt\u00e0, dosare l\u2019handicap: solo cos\u00ec possiamo giocare divertendoci. Il divertimento nasce da un equilibrio tra successi e insuccessi, tra difficolt\u00e0 e superamento della difficolt\u00e0. Il divertimento nasce nello spazio compreso tra due momenti di un ipotetico segmento, in cui a un capo sta \u201ctroppo handicap\u201d e dall\u2019altro \u201cpochissimo handicap\u201d: nel primo caso non possiamo giocare, nel secondo non ha senso giocare. Nel primo caso, troppo handicap, la difficolt\u00e0 impedisce lo scopo stesso del gioco (nel calcio \u00e8 metter la palla dentro e quindi, con una porta larga un metro e due portieri, tutte le partite probabilmente finirebbero in parit\u00e0!). Nel secondo caso, pochissimo handicap, sarebbe troppo facile raggiungere l\u2019obiettivo del gioco e quindi non ci sarebbe divertimento (con una porta larga 30 metri, tutti farebbero gol a ogni tiro, e di conseguenza la partita sarebbe continuamente interrotta dalla ripresa del gioco a met\u00e0 campo, non si potrebbe capire il valore n\u00e9 dei portieri n\u00e9 dei giocatori, e in definitiva il risultato finale della partita dipenderebbe pi\u00f9 dalla casualit\u00e0 che dal valore delle due squadre in campo).<br \/>\nIn questo senso la parola handicap ha due accezioni: una negativa e l\u2019altra positiva. La negativa \u00e8 quella per cui l\u2019handicap \u00e8 sostanzialmente lo svantaggio causato dalla presenza di un deficit che rende pi\u00f9 difficile il rapporto con l\u2019ambiente: in questo senso l\u2019handicap va ridotto, bisogna lavorare per diminuirlo. Ad esempio, le barriere architettoniche vanno abbattute, il che tra l\u2019altro, crea un mondo pi\u00f9 a misura per tutti, perch\u00e9 le persone a ridotta mobilit\u00e0 che si troverebbero avvantaggiate da un ascensore largo o un bagno accessibile, non sono solo quelle con deficit, ma anche le persone anziane, le mamme con il passeggino, il manager con la valigia da viaggio, ecc.<br \/>\nNella seconda accezione, invece, scopriamo che l\u2019handicap ha anche una dimensione positiva se riusciamo a creare un sistema di regole di gioco per cui sia possibile divertirsi. Se si gioca e non ci si diverte, qualcosa non va\u2026 Magari basterebbe ridefinire le regole che non sono adeguate e non pensare che siamo noi a non essere adeguati.<br \/>\nDiversit\u00e0 e divertimento hanno la stessa radice latina, devertere, cio\u00e8 percorrere altre strade, volgere lo sguardo altrove: questa concezione di handicap, per cui lo consideriamo essenziale al divertimento, ci porta al centro quindi del pensiero divergente, ovvero del pensiero creativo. Ecco perch\u00e9 l\u2019handicap in s\u00e9, come il sale in s\u00e9, non \u00e8 il punto da mettere a fuoco, non \u00e8 un alimento, non ci interessa, ma \u00e8 invece essenziale nel suo essere in rapporto con le regole di ogni gioco. Condividiamo cio\u00e8 la percezione dei pi\u00f9 che non si interessano all\u2019handicap in quanto tale. \u00c8 giusto cos\u00ec. Ma invece di lamentarsi di questo e di operare con il pensiero convergente proponendo spazi dove si parla in termini medici e specialistici del mondo dell\u2019handicap, invece di proporre l\u2019ennesimo spazio chiuso, l\u2019ennesima giornata del disabile, l\u2019operazione pi\u00f9 creativa che possiamo fare \u00e8 smarcarci da questo ricadere nel quadrato (anche se qualche volta purtroppo sono i disabili, le famiglie stesse o gli specialisti a fare quadrato). Il senso dei nostri incontri nelle scuole \u00e8 scoprire e svelare la creativit\u00e0 che viene liberata dall\u2019interazione tra l\u2019handicap e il grande gioco della vita (nella quale siamo sempre pedoni, come dice Mongo nel film Mezzogiorno e mezzo di fuoco di Mel Brooks, e chi non conosce la battuta si vada a vedere il film, essenziale a mio avviso nella formazione di qualsiasi persona si occupi di educazione e animazione).<br \/>\nLa divergenza del Calamaio \u00e8 anche quella degli occhi di Ben Turpin, lo strabismo che fa ridere, di chi sa considerarsi con autoironia, che \u00e8 l\u2019arma pi\u00f9 vincente che abbiamo quando parliamo agli studenti. Ci possiamo ispirare ad esempi altissimi di autoironia come quelli che si trovano nella cultura yiddish (si veda al proposito il libro edito da Piemme e curato da Moni Ovadia Cos\u00ec giovane e gi\u00e0 ebreo, una serie esilarante di storielline yiddish raccolte da M. A. Ouaknin e D. Roetnem). Attraverso un modo di porsi diretto, l\u2019animatore con deficit si presenta come una persona che appunto anima, propone dei giochi, fa divertire\u2026 al di l\u00e0 del suo deficit stesso. In genere non si distingue tra la persona e il deficit di cui \u00e8 portatrice. Il Progetto Calamaio invece nasce nell\u2019incontro tra un animatore e gli studenti di una classe, nel quale il deficit, la carrozzina, la lavagnetta per comunicare sono s\u00ec presenti ma non sono il tema pi\u00f9 importante dell\u2019incontro. \u201cQuando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito\u201d dice un proverbio orientale. Il tema che pi\u00f9 ci interessa non \u00e8 il deficit (questo s\u00ec di una categoria di persone) ma \u00e8 appunto l\u2019handicap, gli strumenti creativi per ridurlo o per valorizzarlo attraverso una ridefinizione delle regole, il tema vero \u00e8 l\u2019handicap di tutti, anche quello dei normodotati gravi, ovvero l\u2019imbarazzo e le incomprensioni che nascono dalla non conoscenza della diversit\u00e0.<br \/>\nQuello che interessa non \u00e8 quindi attirare l\u2019attenzione degli studenti su una categoria protetta (il che farebbe pensare alla Lipu), ma quello di vedere come la crisi che il deficit produce in qualsiasi sistema di regole codificato e tendenzialmente statico, pu\u00f2 essere rigenerativa, divertente, sana\u2026 Scoprire che Claudio non parla ma comunica lo stesso con il metodo della lavagnetta trasparente pu\u00f2 far nascere una serie di pensieri che ci interessa molto limitatamente. Ad esempio: \u201cGuarda che cosa si pu\u00f2 fare (per i disabili) con gli ausili (per i disabili)! Che forza d\u2019animo che ha avuto Claudio! Che sensibilit\u00e0 e intelligenza!\u201d. Molto pi\u00f9 significativo \u00e8 scoprire assieme ai ragazzi che si pu\u00f2 comunicare anche senza parlare, che ci vuole una buona dose di allenamento e di creativit\u00e0, che non \u00e8 notoriamente utile solo alle categorie protette, ma a tutti gli esseri umani.<br \/>\nIl Calamaio in questi vent\u2019anni ha dunque scoperto di essere strabico, senza macchia e senza paura nelle tempeste della vita, utile a tutti, perch\u00e9 \u00e8 creativo, divergente, detergente e salvagente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Eccoci finalmente al quarto appuntamento dello Spazio Calamaio dedicato ai laboratori realizzati durante il convegno &ldquo;Storie di Calamai e di altre creature straordinarie: disabili come educatori nell&rsquo;esperienza di integrazione a scuola&rdquo;, in occasione del ventennale del Progetto Calamaio a Bologna. <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3764],"tags":[3586,3610,4017],"edizioni":[107],"autori":[296],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1124"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1124"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1124\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4974,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1124\/revisions\/4974"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1124"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1124"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1124"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=1124"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=1124"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=1124"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=1124"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=1124"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=1124"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}