{"id":1129,"date":"2011-07-06T12:44:06","date_gmt":"2011-07-06T12:44:06","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1129"},"modified":"2025-10-20T11:33:10","modified_gmt":"2025-10-20T09:33:10","slug":"il-mito-del-buon-disabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1129","title":{"rendered":"Il mito del &#8220;buon disabile&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Di Stefano Toschi<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 dei frequenti episodi di bullismo delle cronache recenti, parallelamente, e forse per reazione, va alimentandosi una visione falsamente buonista dell\u2019handicap, che finisce spesso col rivelarsi deleteria per le persone con deficit.<br \/>\nPer esempio nel cinema capita spesso di osservare questa percezione piuttosto edulcorata. Facendo una piccola ricerca su internet, si nota subito la quantit\u00e0 di titoli che vedono fra i protagonisti soggetti con qualche disabilit\u00e0, soprattutto sensoriale o psichica. Ma poche sono le commedie che trattano questo argomento, i pi\u00f9 sono film drammatici che insistono sulle condizioni di svantaggio dei soggetti disabili e sulle difficolt\u00e0 che la loro debolezza comporta. Come nel Settecento esisteva il \u201cmito del buon selvaggio\u201d, cos\u00ec oggi esiste il \u201cmito del buon disabile\u201d. Quest\u2019ultimo sembra essere una sorta di santo nell\u2019immaginario collettivo, che non pu\u00f2 fare nulla di male o che, comunque, non risponde direttamente delle sue azioni se, per esempio, ha qualche handicap mentale. Ma il fatto che chi \u00e8 immobile in carrozzina o in un letto non abbia libert\u00e0 di azione, non significa che non abbia pensieri sbagliati o che, potendo, non farebbe qualcosa di male. Racconter\u00f2 al riguardo un piccolo aneddoto: mi trovavo a Loreto in compagnia di mia madre quando due anziane signore si sono avvicinate con un\u2019espressione eloquente a met\u00e0 fra la compassione e la tenerezza. Dopo avermi salutato con il tono di chi parla a un bambino di cinque anni, hanno cominciato a toccarmi, pi\u00f9 o meno come si fa con la reliquia di Sant\u2019Antonio da Padova, dicendo che volevano portare con s\u00e9 un po\u2019 della mia santit\u00e0, perch\u00e9 sicuramente io godevo di una considerazione particolare da parte del buon Dio e avrei concesso loro, per intercessione, qualche grazia! Insomma, neanche Padre Pio gode di tanta fiducia! Se avessi saputo prima di avere a disposizione questo \u201ccanale privilegiato\u201d ne avrei sicuramente approfittato per qualche piccola richiesta personale, o per dispensare grazie ai bisognosi! Scherzi a parte, non \u00e8 da sottovalutare questo \u201cmito del buon selvaggio\u201d in versione del \u201cbuon handicappato\u201d: infatti, il primo veniva usato, in epoca coloniale, per coprire i maltrattamenti e le vessazioni di cui erano vittime gli indigeni del Nuovo Mondo.<br \/>\nL\u2019incontro col diverso \u00e8 sempre ambivalente: se da un lato il confronto intimorisce, dall\u2019altro ci si figura una persona immobile in una carrozzina al pari di un \u201cselvaggio\u201d fermo allo stato di natura, innocente e non sottoposto alle diverse cause di corruzione dell\u2019uomo che vive in societ\u00e0. Spesso ci sono persone e correnti politiche che, apparentemente, si battono per i diritti dei \u201cdiversi\u201d, per poi magari sostenere idee abortiste o a favore dell\u2019eutanasia, quindi che colpiscono i pi\u00f9 deboli fra i deboli, perch\u00e9 totalmente indifesi. Ecco allora di nuovo la contraddittoriet\u00e0 dei tempi delle grandi scoperte geografiche: da un lato si promuove il mito del diverso come pi\u00f9 felice nella sua invidiabile e incorrotta innocenza, dall\u2019altro si cerca in tutti i modi di \u201ccivilizzarlo\u201d, portando quella corruzione del progresso che non aveva apparentemente subito prima.<br \/>\nAnche il cinema offre la stessa visione buonista del \u201cselvaggio \u2013 handicappato\u201d: quest\u2019ultimo \u00e8 sempre presentato in uno stato di natura, in una situazione di innocenza incorrotta. Poi, i cosiddetti \u201cnormali\u201d intervengono e macchiano il candore del \u201cdiverso\u201d. Quasi tutti i film sull\u2019argomento presentano in maniera simile il soggetto disabile, sia che abbia qualche deficit fisico, sia mentale. L\u2019incontro con la normalit\u00e0 sconvolge gli equilibri, e il disabile diventa, a seconda dei casi, vittima o carnefice, mai equilibrato o saggio, e neppure realmente cattivo. Tutte le azioni che, nella pellicola, il disabile compie, sono giustificate dalla sua impossibilit\u00e0 di fondo a \u201cpeccare\u201d, o a fare del male volontariamente, o a essere ritenuto totalmente colpevole del proprio operato.<br \/>\nDiffusa \u00e8 l\u2019idea che l\u2019innocenza dipenda anche dall\u2019immobilit\u00e0 fisica o culturale, che fa rimanere le persone come bambini. A me, per esempio, \u00e8 capitato non solo di essere creduto molto pi\u00f9 giovane di quanto io non sia in realt\u00e0, ma addirittura che mi scambiassero per il figlio di un mio collaboratore, pi\u00f9 giovane di me di vent\u2019anni! Inoltre, si tende sempre a dare del tu alle persone disabili, e in generale a coloro che appaiono in condizione di debolezza e inferiorit\u00e0: per esempio, spesso le persone anziane si sentono chiamare \u201cnonno\u201d anche da perfetti sconosciuti, nei negozi come negli ospedali o per strada. Tendenzialmente il \u201ctu\u201d si usa per simpatia ma, se usato fra due adulti che non si conoscono, senza esplicito consenso di uno dei due, sottolinea un rapporto percepito come non paritario. Nel caso degli adulti con deficit, essi vengono sempre chiamati \u201cragazzi\u201d, anche quando hanno cinquant\u2019anni, proprio come i selvaggi, che a nessuno verrebbe in mente di chiamare \u201csignore\u201d! L\u2019appellativo \u201cragazzi\u201d usato per le persone con disabilit\u00e0 \u00e8 diventato quasi un luogo comune: anche gli ospiti dei centri, delle comunit\u00e0 o simili vengono sempre, genericamente definiti \u201ci Ragazzi\u201d, e talvolta sono proprio i loro stessi genitori che tendono a mantenere il figlio disabile in questa sorta di eterna fanciullezza, in un limbo in cui le potenzialit\u00e0, anche se limitate, di autonomia della persona disabile vengono azzerate, dato che i genitori si sentono pi\u00f9 tranquilli nel seguire personalmente il proprio figlio. Frequentemente, anche nel caso di giovani perfettamente normali, si vivono con eccessiva apprensione le manifestazioni di indipendenza dei propri figli, talvolta limitandone le scelte e l\u2019autonomia. A maggior ragione, dunque, i genitori dei ragazzi disabili tendono a essere iper protettivi, e il fatto di mantenerli sempre \u201cragazzi\u201d, anche solo a parole, d\u00e0 loro l\u2019idea di poterli meglio proteggere. Addirittura, \u00e8 di non molto tempo fa la notizia di due professionisti americani che hanno sottoposto la figlia disabile di nome Ashley a una serie di interventi e trattamenti ormonali per mantenerla per sempre bambina nel corpo, come lo \u00e8 nella mente. Questo \u00e8 stato fatto soprattutto per poterla meglio gestire dal punto di vista dell\u2019assistenza, quindi con una motivazione fondamentalmente egoistica. Tuttavia, essi hanno giustificato la loro decisione proprio sostenendo di voler proteggere la piccola Ashley dai pericoli che il mondo esterno riserva alle giovani donne e dai fastidi che si sarebbero aggiunti con la pubert\u00e0 al suo gi\u00e0 sofferente corpicino. Anche molti genitori di figli perfettamente normali li chiamano \u201cil mio bambino\u201d anche a cinquant\u2019anni, e questo nomignolo affettuoso in realt\u00e0 influisce sulla percezione di s\u00e9 e sulla psiche dei soggetti, regalando la convinzione di essere davvero ancora bisognosi dell\u2019aiuto della mamma, o comunque di essere legittimati a ricorrere ad aiuti esterni di fronte a ogni minima difficolt\u00e0.<br \/>\nAbbiamo paragonato la visione attuale dell\u2019handicap a un \u201cmito\u201d. La funzione del mito dovrebbe essere quella di spiegare, in termini pi\u00f9 facilmente comprensibili, realt\u00e0 complesse riguardanti l\u2019uomo e il mondo che lo circonda. L\u2019handicap stesso, con la sua \u201ctrasparenza\u201d, pu\u00f2 svolgere una funzione simile, quella di rendere evidenti limiti e caratteristiche della natura umana, palesandoli come sotto una lente di ingrandimento, rendendoli pi\u00f9 chiari, proprio perch\u00e9 l\u2019handicap non pu\u00f2 nascondersi, a differenza delle mancanze dei cosiddetti \u201cnormali\u201d, che spesso vengono celate molto abilmente agli occhi degli altri. Nell\u2019antichit\u00e0 classica, i poeti usavano il mito per dare risposte agli interrogativi fondamentali dell\u2019uomo (anima, mondo, Dio, ecc.), e raccontavano favole che spiegassero concetti elevati anche ai semplici. I primi filosofi ionici basarono il loro pensiero filosofico sulla critica prepotente di questo sistema, affermando che solo la scienza, la filosofia, potesse dare risposte vere a questi grandi interrogativi, mentre i poeti, con i loro miti, confondevano le idee alle persone comuni, ingannandole sulla realt\u00e0 delle cose, mescolando fantasia e verit\u00e0. Platone, poi, restitu\u00ec dignit\u00e0 al mito, utilizzandolo come strumento didattico per eccellenza. Pi\u00f9 tardi, il Ges\u00f9 dei Vangeli si esprimer\u00e0 spesso per mezzo di parabole, proprio per far arrivare il suo messaggio a tutti. Ecco perch\u00e9 la sua \u201ctrasparenza\u201d rende il disabile, buono o cattivo che sia, un \u201cmito\u201d vivente&#8230; in senso (non solo) pedagogico!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al di l&agrave; dei frequenti episodi di bullismo delle cronache recenti, parallelamente, e forse per reazione, va alimentandosi una visione falsamente buonista dell&rsquo;handicap, che finisce spesso col rivelarsi deleteria per le persone con deficit.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3764],"tags":[3962,3591,3607],"edizioni":[107],"autori":[2027],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1129"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1129"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1129\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4980,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1129\/revisions\/4980"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1129"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1129"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1129"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=1129"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=1129"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=1129"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=1129"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=1129"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=1129"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}