{"id":1131,"date":"2011-07-06T12:53:23","date_gmt":"2011-07-06T12:53:23","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1131"},"modified":"2025-10-20T11:34:19","modified_gmt":"2025-10-20T09:34:19","slug":"il-leone-e-la-zebra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1131","title":{"rendered":"Il leone e la zebra"},"content":{"rendered":"<p>Di Roberto Ghezzo<\/p>\n<p>Parecchi anni fa ho visto un documentario sulla vita animale nella savana, uno di quei classici documentari che ogni tanto fa bene guardare perch\u00e9 si vede un mondo pre-umano, come se l\u2019uomo non fosse mai vissuto su questo pianeta (il che a conti fatti sarebbe stato meglio per tutti gli altri esseri viventi, dato che sono tantissime le specie che si stanno estinguendo a causa della nostra acuta intelligenza). Il documentario descriveva le varie tattiche che molti erbivori mettono in pratica per difendersi dai predatori: una di queste \u00e8 tipica delle zebre. La fatidica domanda che ci chiediamo dalle scuole elementari \u2013 \u201cMa perch\u00e9 le zebre sono juventine? Perch\u00e9 sono a strisce bianche e nere?\u201d \u2013 finalmente ha una risposta. Attraverso la selezione naturale, le zebre hanno sviluppato il loro caratteristico manto per essere meno individuabili dai predatori e per un motivo semplice e molto interessante. Quando il leone di turno scatta dietro a un branco, il fatto di vedere passare decine di zebre tutte uguali, centinaia di righe bianche e nere in movimento, gli fa perdere la concentrazione, non riesce cio\u00e8 a concentrarsi su una zebra in particolare&#8230; per cui finisce quasi subito per spomparsi e lasciar perdere&#8230; almeno qualche volta. Se non c\u2019\u00e8 una zebra che abbia una qualche particolarit\u00e0, che sia ad esempio pi\u00f9 isolata dal branco, o resti indietro perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 lenta, per il leone \u00e8 difficile fissare le sue energie su una in particolare e alla fine questa tecnica di fuggi-fuggi di massa, di confusione di massa funziona.<br \/>\n\u00c8 molto interessante questo meccanismo psicologico, ed \u00e8 lo stesso, credo, di quello che accade quando consideriamo le ingiustizie su questo pianeta: nel loro insieme ci sembrano una massa indistinta e il nostro possibile apporto per trovare una soluzione sembra veramente una goccia nel mare. Migliaia di bambini muoiono ogni giorno per fame, ma questo fatto non emerge nemmeno pi\u00f9 da questa massa indistinta: come si dice, non fa notizia. Qualcosa qua e l\u00e0 emerge, quando fa rumore, per poi quasi subito inabissarsi nell\u2019oblio. Oggi sono i tragici fatti che accadano in Birmania, gli stessi che abbiamo visto nel 1989 sulla piazza di Tien An Men. Ma ancora il Darfur, il Tibet, l\u2019Iraq&#8230; e via cos\u00ec finch\u00e9 la nostra attenzione si perde, si spompa, per magari approdare a cose pi\u00f9 terra terra, alle quali alla fine applichiamo una attenzione maggiore, come il rigore non dato (come al solito) proprio alla Juventus.<\/p>\n<p><strong>Numeri come zebre<\/strong><br \/>\nPrendo in mano un numero della rivista \u201cAmici dei lebbrosi\u201d (per l\u2019esattezza il n. 7\/8 di quest\u2019anno), organo dell\u2019AIFO, la ONG degli amici di Raoul Follerau. Ci trovo un articolo di Giampiero Griffo che ci informa che: \u201cLe persone con disabilit\u00e0 sono circa 650 milioni e l\u201982% di loro vive in paesi in cerca di sviluppo. Il 98% di queste persone non ha accesso ai servizi riabilitativi. Nel mondo pi\u00f9 dell\u201985% delle persone con disabilit\u00e0 non ha un impiego e solo il 2% dei minori ha una educazione formale\u201d.<br \/>\nCosa di prova a leggere una cosa del genere? 650 milioni? Sono circa un decimo della popolazione mondiale! A leggere questi numeri ci si sconforta, si \u00e8 presi da una sorta di apatia e di rigetto. Anche perch\u00e9 \u00e8 evidente che nel Sud del mondo la disabilit\u00e0 non \u00e8 frutto del caso, non \u00e8 frutto di processi che non sono ancora sotto il nostro controllo. Anzi. A differenza della maggior parte dei casi che si presentano nei nostri paesi, nel Sud del mondo la disabilit\u00e0 \u00e8 frutto di ingiustizia. Si stima che il 50% delle disabilit\u00e0 sono prevenibili e direttamente causate dalla povert\u00e0. Fame, malnutrizione, disabilit\u00e0 e povert\u00e0 sono legate; la malnutrizione causa circa il 20% delle lesioni. Ma come se non bastasse ci sono anche poveri di serie A e poveri di serie B. Leggiamo infatti poco pi\u00f9 avanti: \u201cLa condizione di disabilit\u00e0 \u00e8 causa ed effetto di povert\u00e0 perch\u00e9 le persone con disabilit\u00e0 sono soggette a discriminazioni e a mancanza di pari opportunit\u00e0 che limitano la loro partecipazione sociale e violano i loro diritti. La visione negativa che la societ\u00e0 trasferisce sulle persone con disabilit\u00e0 produce un fortissimo stigma sociale che ha conseguenze nella vita economica, culturale, politica e sociale. In caso di guerra, di catastrofi naturali e umane le persone con disabilit\u00e0 sono le prime a patire le terribili conseguenze delle emergenze, spesso con la morte e la mancanza di attenzione alla loro condizione. Per questo le persone con disabilit\u00e0 rappresentano i pi\u00f9 esclusi fra gli esclusi, i pi\u00f9 discriminati fra i discriminati, i pi\u00f9 poveri tra i poveri\u201d.<br \/>\nPovert\u00e0 e disabilit\u00e0 sono strettamente correlate ed entrambe sono frutto di una ingiustizia di fondo, quella che vede una non distribuzione della ricchezza tra gli abitanti di questo pianeta. La Banca Mondiale stima che le persone con disabilit\u00e0 sono comprese tra il 20% dei pi\u00f9 poveri dei poveri.<br \/>\nLa disabilit\u00e0 riguarda non solo gli individui ma anche le loro famiglie e le comunit\u00e0. Si ritiene che la vita del 25% della popolazione nella regione Asiatica sia influenzata dalla disabilit\u00e0.<br \/>\nIl leone a questo punto si ferma. Quando si parte con l\u2019intento di colpire preciso, di essere efficaci, di dare una zampata alle ingiustizie, anche le buone intenzioni di fronte a questo disastro restano sconcertate, non si sa da dove partire. La massa di milioni di poveri resta l\u00ec, indistinta, imprecisa e il senso di impotenza ci invade.<\/p>\n<p><strong>Da azione a relazione<\/strong><br \/>\nMa nello stesso numero di \u201cAmici dei lebbrosi\u201d, troviamo una via di uscita dallo stallo. Troviamo una risposta. L\u2019AIFO \u00e8 una ONG che \u00e8 riuscita a mettere in piedi tantissimi progetti di aiuto basati su quella che viene chiamata la Riabilitazione su Base Comunitaria, partendo cio\u00e8 dalla consapevolezza che l\u2019unico modo di operare un cambiamento in positivo \u00e8 fare leva sulla comunit\u00e0. Non serve tanto costruire un ospedale nel deserto ma \u00e8 molto pi\u00f9 efficace dare la formazione e gli strumenti per la riabilitazione innanzitutto ai disabili stessi, alle loro famiglie, agli insegnanti del villaggio, agli operatori sociali che vivono l\u00ec.<br \/>\nDai milioni di poveri, dalla massa indistinta di disabili, attraverso la finestra della rivista \u201cAmici dei lebbrosi\u201d emergono invece delle storie, delle persone, dei volti, come quello di Pupala Satyavati, una ragazza che \u00e8 riuscita a vincere la lebbra. Veniamo a sapere della possibilit\u00e0 di creare gemellaggi come quello tra la scuola primaria di Dolceacqua (IM) e la scuola Naye Asha in India. Oppure ancora troviamo esperienze concrete come quella straordinaria dei \u201cTambores do Tocantins\u201d, di Porto Nacional in Brasile, che quest\u2019anno hanno fatto una tourn\u00e9e proprio qui in Italia e che sono nati con lo scopo di contribuire alla preservazione delle tradizioni brasiliane, particolarmente nell\u2019area della percussione. Si sono cos\u00ec resi accessibili a bambini, giovani e adolescenti il contatto e la conoscenza delle proprie radici musicali attraverso la riscoperta delle tecniche di costruzione degli strumenti, salvando dalla scomparsa alcuni di questi, come il tamburo di Rabo o Roncador, il tambor de barro.<br \/>\nNon pi\u00f9 una massa grigia e indistinta ma persone e volti, colori e storie.<br \/>\nIl grande salto si fa poi quando dalla logica dell\u2019azione passiamo a quella della relazione, e anche la logica dell\u2019aiuto diventa un\u2019altra. Non \u00e8 pi\u00f9 la logica del leone che aggredisce e colpisce. Nella relazione avviene uno scambio e il gioco delle parti non \u00e8 pi\u00f9 a senso unico, si ribalta. Anche i numeri cambiano: la relazione si pu\u00f2 avere solo con poche persone. Don Milani, che pure era un uomo dal cuore aperto, diceva che non si pu\u00f2 amare pi\u00f9 di 40 persone! L\u2019aver cura, dice il teologo brasiliano Leonardo Boff, \u00e8 quello che ci rende umani, \u00e8 la cifra del nostro essere. Individualmente possiamo aver cura solo di poche persone, la relazione avviene solo con chi ha un volto, la relazione si d\u00e0 tra persone che hanno deciso di fare un cammino insieme. Madre Teresa di Calcutta, a chi le chiedeva qual era la persona pi\u00f9 importante della sua vita, ha risposto: \u201cQuella che ho davanti in questo momento\u201d. Non serve quindi andare a cercare tanto in l\u00e0, ognuno di noi incontra persone ed \u00e8 a partire da queste persone cui abbiamo iniziato a voler bene che possiamo attuare un cambiamento. \u00c8 come dire che il vero cambiamento parte da noi stessi, in quanto ci lasciamo cambiare dalle persone che abbiamo incontrato. Paulo Freire diceva: \u201cNessuno libera nessuno. Nessuno si libera da solo. Ci liberiamo insieme nella comunione\u201d. La risposta \u00e8 nell\u2019essere comunit\u00e0, abbandonando la logica del primo mondo che come un leone vuole colpire la zebra, vuole arrivare in un paese del Sud del mondo e cambiarlo in meglio, senza avviare un confronto con la comunit\u00e0 e in questo confronto ridisegnare i propri obiettivi e atteggiamenti. Max Robson, un educatore brasiliano di Vila Esperan\u00e7a, che \u00e8 uno dei tanti progetti aiutati da AIFO, lo ha detto bene durante un incontro in una scuola elementare di Casalecchio di Reno (BO): \u201cNon ci sono bambini poveri e bambini ricchi. Ci sono solo bambini ricchi, alcuni dei quali poveri di soldi\u201d. Aiutare vuol dire quindi scoprire questa ricchezza, viverla insieme, scoprire che, per dirla sempre con le parole di Robson, la persona non \u00e8 il problema ma la soluzione del problema.<br \/>\nC\u2019\u00e8 sicuramente un livello politico sul quale dobbiamo fare pressione perch\u00e9 ci sia un cambiamento di attenzione e prospettiva. Basti pensare che perfino le attivit\u00e0 di cooperazione internazionale allo sviluppo non si occupano delle persone con disabilit\u00e0 (una ricerca ha fatto emergere che nei paesi della Unione europea solo il 2-5% dei fondi \u00e8 destinato a progetti sulla disabilit\u00e0).<br \/>\nMa c\u2019\u00e8 un altro livello, ed \u00e8 alla portata di tutti noi. La domanda allora non deve essere pi\u00f9: \u201cCosa fare e come farlo?\u201d \u2013 ma dovrebbe essere: \u201cSono disposto a incontrare l\u2019altro e a fare un cammino di strada insieme a lui?\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parecchi anni fa ho visto un documentario sulla vita animale nella savana, uno di quei classici documentari che ogni tanto fa bene guardare perch&eacute; si vede un mondo pre-umano, come se l&rsquo;uomo non fosse mai vissuto su questo pianeta (il che a conti fatti sarebbe stato meglio per tutti gli altri esseri viventi, dato che sono tantissime le specie che si stanno estinguendo a causa della nostra acuta intelligenza). Il documentario descriveva le varie tattiche che molti erbivori mettono in pratica per difendersi dai predatori: una di queste &egrave; tipica delle zebre.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3764],"tags":[3609],"edizioni":[107],"autori":[296],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1131"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1131"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1131\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4983,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1131\/revisions\/4983"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1131"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1131"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1131"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=1131"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=1131"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=1131"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=1131"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=1131"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=1131"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}