{"id":1138,"date":"2011-07-07T12:26:32","date_gmt":"2011-07-07T12:26:32","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1138"},"modified":"2025-10-29T11:18:11","modified_gmt":"2025-10-29T10:18:11","slug":"lettere-al-direttore-1-1-1-1-1-1-1-1-1-1-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1138","title":{"rendered":"Lettere al direttore"},"content":{"rendered":"<p>Risponde Claudio Imprudente\u00a0<em><br \/>\n<\/em><br \/>\nCiao Claudio,<br \/>\nti scrivo per salutarti. Sono stata a un incontro organizzato da te e dai tuoi colleghi, i primi dello scorso novembre, vicino Vicenza. Volevo avvicinarmi e salutarti, ma gi\u00e0 eri sufficientemente preso da altre persone.<br \/>\nIo conosco te, ma tu non conosci me&#8230; questa non \u00e8 una bella cosa. Mi chiamo Roberta, ho 29 anni e vivo a Catania. Mi trovavo a Vicenza perch\u00e9 sto frequentando il corso di abilitazione per il sostegno alla Ca\u2019 Foscari a Venezia.<br \/>\nCome 2\u00b0 lavoro insegno, gi\u00e0 da due anni, Italiano e Latino nei licei; come primo lavoro sono imprenditrice&#8230; di una societ\u00e0 di formazione post-laurea. Non l\u2019ho fondata io, ma ci lavoro da 4 anni, e pochi mesi fa ne sono diventata socia (eh eh che soddisfazione.. \ud83d\ude42<br \/>\nPrima ti dico il secondo lavoro e dopo il primo&#8230; che cosa strana&#8230; forse perch\u00e9 te li ho detti nell\u2019ordine di importanza che questi mestieri hanno per me.<br \/>\nTi scrivo perch\u00e9 per me \u00e8 stato un piacere conoscerti, e dato che Tutto, proprio Tutto, secondo me parte dalla Comunicazione, avevo il piacere di dirtelo (poi mi \u00e8 tornato in mente di salutarti perch\u00e9 poco fa stavo sbirciando sul sito di accaparlante..!)<br \/>\nA te come va?<br \/>\nImmagino sempre impegnato tra le varie cose che segui.<br \/>\nTi mando un caro saluto. Buon lavoro&#8230; e spero che tu mi risponda.<br \/>\nRoberta<\/p>\n<p>Cara Roberta,<br \/>\nnelle notti tempestose, quando la pioggia si mischia alla grandine e picchia sulle mie finestre, faccio sempre lo stesso incubo: mi trovo tra i banchi della scuola superiore, ed entra l\u2019arcigna professoressa di latino, coi suoi occhiali simil-tartaruga al collo. Si siede alla cattedra, e senza nemmeno guardare la classe, scorre col dito artritico il registro. Sto in apnea per non farmi notare, ma non funziona, perch\u00e9 lei a un certo punto dice: \u201cImprudente! Mi declini il verbo leg?re al tempo perfetto\u201d. Sono atterrito, ma ho passato tutta la Domenica a studiare, non ho nemmeno sentito \u201cTutto il calcio minuto per minuto\u201d, e quindi sono preparato. Faccio per rispondere, e guardo verso la mia lavagnetta trasparente, ma lei nemmeno mi guarda. Dice: \u201cAllora? Vedo che non si \u00e8 preparato\u2026\u201d. Mi agito nel banco, vorrei che si alzasse per venire a leggere la mia risposta, ma lei niente. A questo punto del sogno mi sveglio sempre, in un bagno di sudore, mentre la grandine continua a battere sulla mia finestra. Ho soprannominato questo incubo ricorrente \u201cL\u2019incomunicabilit\u00e0 nella comunicazione\u201d. La questione \u00e8: la comunicazione a senso unico, \u00e8 vera comunicazione? Quella professoressa stava realmente comunicando con me? Per farlo avrebbe quanto meno dovuto guardarmi, avvicinarsi, leggere la mia lavagna. Invece lei pretendeva che io comunicassi con lei sullo stesso piano, senza tener conto di quello che era il mio modo di comunicare. Questo per dire che il comunicare cambia a seconda dei mezzi che ciascuno ha a disposizione. Un bravo comunicatore \u00e8 colui che sa spostarsi su piani di comunicazione sempre differenti, ricordandosi sempre che la comunicazione \u00e8 biunivoca.<br \/>\nE che dire\u2026 bevete tanto lattino, che vi fa bene.<br \/>\nClaudio Imprudente<\/p>\n<p>Carissimo Claudio,<br \/>\nprendo spunto dalla conferenza che abbiamo tenuto insieme a Cuneo per riflettere sul ruolo che hanno i genitori per promuovere l\u2019integrazione dei figli diversabili nella collettivit\u00e0.<br \/>\nI genitori sono coloro che meglio di qualsiasi altra persona conoscono la loro prole. Studiamo e scriviamo proprio per validare scientificamente le narrazioni dei percorsi educativi dei genitori. Facciamo in modo che vengano chiamati nelle scuole, nelle ASL come formatori. Prima una presentazione scientifica in modo che le narrazioni vengano ascoltate con lo stesso rispetto con il quale vengono ascoltati gli esperti (non sono sfoghi o testimonianze ma percorsi scientifici) e poi i genitori narrano. Come Centro Nazionale raccogliamo le narrazioni, le facciamo pubblicare dalla rivista \u201cHandicap&amp;Scuola\u201d e poi organizziamo Corsi di aggiornamento e Convegni in modo che le scuole e le ASL e i Comuni imparino dalle narrazioni dei genitori.<br \/>\nIn Toscana il Centro Servizi per il volontariato (CESVOT) ha appena pubblicato tramite l\u2019Associazione Sesto Senso di Siena con Gianni Scopelliti una raccolta di percorsi educativi dei genitori che speriamo vengano utilizzati come formazione dei volontari che si occuperanno dei nostri ragazzi. Cos\u00ec anche L\u2019AIPD di Pisa Livorno con Enrico Barone ha pubblicato nel 2004 una raccolta di narrazioni. Nel 2001 qui a Torino, dove \u00e8 nata la Pedagogia dei Genitori, \u00e8 stata pubblicata una raccolta di narrazioni. Tra poco ne uscir\u00e0 un\u2019altra con esperienze italiane e straniere.<br \/>\nAugusta e Riziero Zucchi<\/p>\n<p>Cari Augusta e Riziero,<br \/>\nche piacere risentirvi! A proposito dei racconti dei genitori, lo sapete che cosa mi diceva sempre mio padre? \u201cVal\u00e0 Claudio che hai visto un bel mondo!\u201d. Questa frase di mio padre \u00e8 stata un ritornello per la mia adolescenza: me la ripeteva almeno due volte al giorno. Forse lui non conosceva il vero significato di quello che diceva, o forse vedeva oltre\u2026 Ma proviamo a esaminare la frase: \u201cVal\u00e0 Claudio\u201d \u00e8 una tipica espressione di sdrammatizzazione della situazione (pu\u00f2 essere applicata alle pi\u00f9 varie\u2026) quindi sono stato educato a sdrammatizzare. Sdrammatizzare a mio avviso \u00e8 il sale di una relazione fra genitori e figli, specialmente se il figlio \u00e8 diversamente abile. Mio padre non era n\u00e9 pedagogista n\u00e9 psicologo, ma ogni volta che pronunciava quella frase mi iniettava ironia pura a piccole dosi. Ma continuiamo l\u2019analisi. \u201cChe hai visto\u201d: qui \u00e8 chiaro come mio padre mi faceva vedere, fare esperienza, mi portava dappertutto: mare, montagna, citt\u00e0\u2026 Con lui ho viaggiato moltissimo, insomma ho percepito che non si vergognava di me, e questo mi ha educato a non avere io stesso vergogna. Altro che pillole di autostima! Ci tengo a sottolineare che tutto questo non \u00e8 per nulla scontato: ho tanti esempi davanti agli occhi di padri che causa la difficolt\u00e0 hanno delegato alla madre il rapporto con il figlio. Io ho quindi avuto il grosso vantaggio rispetto ad altri di respirare aria di alleanza fra mio padre e mia madre: un\u2019alleanza che non \u00e8 altro che la \u201cpedagogia della fiducia\u201d, teoria che il professor Riziero Zucchi porta avanti da molti anni.<br \/>\n\u201cUn bel mondo\u201d: qui sembra esserci l\u2019intoppo: ma come fa un disabile a vedere un bel mondo? \u00c8 un paradosso! L\u2019educazione al paradosso \u00e8 una carta vincente perch\u00e9 \u00e8 un continuo uscire fuori dagli schemi, dai preconcetti e dai pregiudizi. Devo confessarvi che mio padre, assieme a mia madre, mi hanno un po\u2019 \u201cdrogato\u201d nel senso che oltre alle iniezioni di ironia, ricevevo anche dosi di positivit\u00e0: tutti questi ingredienti sono racchiusi in una ricetta chiamata \u201cVal\u00e0 Claudio che hai visto un bel mondo\u201d che mi ha permesso di vedere le mie prospettive non pi\u00f9 in bianco e nero ma finalmente a colori! Questa \u00e8 una ricetta che vale per tutti: basta cambiare nome; perci\u00f2 tirate fuori il ricettario (non le ricette di Suor Germana) e appuntatevi questa frase: \u201cVal\u00e0 nomedichivolete che hai visto un bel mondo!\u201d. Ma voi, lo fate vedere un bel mondo ai vostri figli?<br \/>\nCon affetto,<br \/>\nClaudio.<\/p>\n<p>Ciao Claudio carissimo,<br \/>\nti segnaliamo un\u2019iniziativa che ti vede coinvolto (seppur come citazione!): stanno organizzando Comune di Cagliari \u201cuna giornata per i disabili\u201d la terrificante festa al luna park (cos\u00ec almeno un giorno le persone con disabilit\u00e0 possono divertirsi!): tu ci ricameresti su uno dei tuoi teatrini o meglio qualche barzelletta!<br \/>\nInsomma, c\u2019\u00e8 di mezzo nell\u2019organizzazione anche la consulta comunale delle associazioni di cui facciamo parte (ahinoi, \u00e8 tutta da costruire perch\u00e9 non funziona per niente), siamo gli unici a esserci opposti con fermezza, come facciamo ormai tutti gli anni (si, sono recidivi) per tutti i motivi che conosci e che condividiamo<br \/>\nSai quale \u00e8 lo slogan del volantino? una tua frase!!!! te la riporto integralmente (poi ti faccio scannerizzare l\u2019invito cos\u00ec lo vedi con i tuoi occhi).<br \/>\nChi ha detto che sono disabile?<br \/>\nCi sono ricchezze intatte e potenzialit\u00e0 infinite dentro noi cosidetti &#8220;handy\u201d.<br \/>\nVoi &#8220;normali&#8221; non le potete capire e nemmeno lontanamente intuire<br \/>\nClaudio Imprudente<br \/>\nMa l\u2019ultima frase l\u2019hai mai detta???????<br \/>\nMah, facci sapere.<br \/>\nUn abbraccio e a prestissimo<br \/>\nFrancesca per l\u2019Abc<br \/>\nP.s. w la zuppa gallurese!<\/p>\n<p>Aloa Francesca,<br \/>\nche bello il Luna Park! Chiss\u00e0 poi perch\u00e9 si chiama \u201cLuna\u201d Park? Si potrebbe chiamare anche Sole Park, Fiore Park\u2026 ma questo mi sa tanto di Disabile Park. Ho sempre desiderato di sparare ai barattoli di latta, vincere i pesciolini rossi e strafogarmi di zucchero filato. Ma ci saranno tutte queste cose in un parco di divertimenti per disabili? Come sar\u00e0 fatto? Proviamo a immaginarlo!<br \/>\nFra i vari stand non potr\u00e0 assolutamente mancare lo \u201cscaccia la talpa col martello\u201d, ma la testa non sar\u00e0 di talpa\u2026 bens\u00ec di bambini Down che sbucano all\u2019improvviso e fanno delle belle pernacchione rumorose! Per le montagne russe il risparmio sar\u00e0 evidente: non c\u2019\u00e8 alcun bisogno di vagoni: si mettono i disabili in fila e si attaccano le carrozzelle direttamente alla rotaia! Almeno che servano a qualcosa queste ruote! Peccato che non tutti abbiano una cintura\u2026 beh, pazienza! Non si pu\u00f2 mica pensare a tutto! Ma il gioco che preferisco in assoluto \u00e8 \u201csparare al disabile che sfreccia in carrozzina\u201d: da dietro al bancone devi prendere bene la mira\u2026 la parte pi\u00f9 divertente \u00e8 quando riesci a forargli le ruote: se riescono a non cadere rovinosamente, perdono velocit\u00e0 e bloccano la fila con una serie di tamponamenti a catena, poi una volta fermi hai tutto il tempo di stenderli con calma! E la casa degli orrori? Carrozzine indemoniate che investono gli educatori, un enorme disabile tipo Polifemo (dopotutto aveva un occhio solo\u2026) che si dimena e urla, oppure disabili di cera che si animano improvvisamente e ti alitano in faccia, cani per ciechi che diventano mannari e si mangiano il disabile! Sarebbe davvero un\u2019idea originale, non trovi?<br \/>\nIn ogni caso io non ho mai detto quella frase che compare sul volantino. Mi spendo a parlare di integrazione e ti pare che possa fare una distinzione fra noi \u201cgli handy pieni di ricchezza\u201d e voi \u201ci normali che non capite\u201d? Devo confessare che leggendo questa frase mi sono sentito un po\u2019 una specie di fenomeno da baraccone\u2026 ma questa \u00e8 un\u2019altra storia! A proposito, quanto facciamo pagare il biglietto d\u2019ingresso?<br \/>\nAloa!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ciao Claudio,<br \/>\nti scrivo per salutarti. Sono stata a un incontro organizzato da te e dai tuoi colleghi, i primi dello scorso novembre, vicino Vicenza. Volevo avvicinarmi e salutarti, ma gi&agrave; eri sufficientemente preso da altre persone.<br \/>\nIo conosco te, ma tu non conosci me&#8230; questa non &egrave; una bella cosa. Mi chiamo Roberta, ho 29 anni e vivo a Catania. 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