{"id":1143,"date":"2011-07-11T14:36:23","date_gmt":"2011-07-11T14:36:23","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1143"},"modified":"2025-10-13T11:39:00","modified_gmt":"2025-10-13T09:39:00","slug":"spazio-calamaio-il-bello-che-esce-dalla-danza-ti-fa-diventare-bello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1143","title":{"rendered":"Il bello che esce dalla danza ti fa diventare bello"},"content":{"rendered":"<p>A cura di Roberto Ghezzo<\/p>\n<p>Intervista a Paola Palmi, coreografa e direttrice dell\u2019associazione \u201cLavori in corso\u201d di Bologna<br \/>\nGi\u00e0 da qualche anno stai realizzando degli spettacoli di danza che inizialmente erano dei saggi di fine anno del laboratorio con il gruppo di ballerini Down, e mano a mano stanno diventando dei veri e propri spettacoli. Iniziate anche a fare delle tourn\u00e9e&#8230;<br \/>\nLa cosa importante \u00e8 che loro acquisiscano pian piano padronanza dello strumento, di come si agisce in scena, di come controllare e gestire l\u2019emozione di stare in scena. La gioia di entrare in scena, gi\u00e0 dal primo spettacolo, era tale che mi scappavano dentro in palcoscenico. Ho dovuto chiedere a due educatrici che non erano danzatrici di contenerli. All\u2019inizio la gioia era tale che non consideravano il gruppo e il lavoro. Adesso sono serissimi, sono professionali.<\/p>\n<p><!--break--><\/p>\n<p><strong>Tu quindi lavori molto sulla consapevolezza di essere danzatori, di rispettare dei tempi, dei riti, le entrate, le uscite&#8230;<\/strong><br \/>\nL\u2019obiettivo e il grande sogno sarebbe quello di creare una compagnia con loro, che possa lavorare a livello professionale perch\u00e9 se lo meritano, sono diventati bravi. Con una compagnia hai tutto il tempo necessario, tutta la tranquillit\u00e0, senza ritagliare del tempo a qualcos\u2019altro, ma dire \u201cquello \u00e8 il mio lavoro\u201d. Penso che alla fine l\u2019esecuzione sarebbe professionale. Io ho sempre lavorato con in testa quella meta. Vorrei creare un gruppo di ballerini Down ma misto, con ballerini Down sempre pi\u00f9 autonomi, che possono ballare da soli o assieme ad altri ballerini.<br \/>\nIn quest\u2019ultimo spettacolo il pezzo tra Giovanni, un ballerino Down, e Jessica \u00e8 stato emozionante. Jessica mi ha confidato alla fine di non aver mai danzato cos\u00ec con nessun ballerino.<br \/>\nIo seguo degli altri gruppi di normodotati [ride] che per certi versi sono indietro anni luce, anche solo come rispetto del lavoro. Questo credo di essere riuscita a passarglielo. Io con loro lavoro come in qualsiasi altro corso che faccio. Non ho mai fatto distinzione. Chiaro che ci vuole un po\u2019 pi\u00f9 di tempo per la questione della memoria dei movimenti, della comprensione. Rispetto al lavoro uso con loro un linguaggio un pochino pi\u00f9 semplice, per\u00f2 sempre tecnico: di energia, di ascolto, dell\u2019energia che passa da una persona all\u2019altra&#8230; e quindi non \u00e8 subito diretto. Richiede da parte loro una elaborazione, che per\u00f2 passa attraverso il lavoro. Verbalizzi s\u00ec, ma anche lavori e verbalizzi, verbalizzi e lavori. Vedo che ci sono stati ottimi risultati.<\/p>\n<p><strong>Vedo che ogni ballerino ha un suo modo di muoversi personale. Il gesto parte da un\u2019improvvisazione loro?<\/strong><br \/>\nIl gesto parte sempre da improvvisazioni che fanno loro. Io lo correggo, aggiusto, elaboriamo insieme. La prima traccia di lavoro \u00e8 un\u2019improvvisazione, a volte libera perch\u00e9 cos\u00ec capisco che tipo di energia hanno in quel giorno l\u00ec, perch\u00e9 mica tutti i giorni sono uguali, e a volte invece facciamo una improvvisazione con tema che \u00e8 un gradino avanti. La musica \u00e8 fondamentale.<\/p>\n<p><strong>Spesso le persone Down hanno dei gesti stereotipati. Influenzano secondo te la loro danza?<\/strong><br \/>\nDurante le pause dal lavoro s\u00ec, ma non vengono fuori nella danza. La tendenza a ripetersi nell\u2019improvvisazione libera c\u2019\u00e8\u2026 ma questo accade a tutti. Io cerco di portarli a lavorare anche in altre direzioni. Sono partita dal valorizzare quello che di pi\u00f9 bello veniva fuori da loro, in tutti i sensi, non solo esteticamente ma da quello che \u00e8 sincero e vero. Pian piano stiamo andando a costruire delle cose che sono un po\u2019 distanti da loro perch\u00e9 \u00e8 giusto e naturale. Parti da te, dal tuo mondo e pian piano ti allontani per cercare, sempre con il tuo approccio, per\u00f2 per cercare altro. In quest\u2019ultimo spettacolo volevo entrare un po\u2019 di pi\u00f9 in quello che emoziona, perch\u00e9 hanno una et\u00e0 che \u00e8 quella delle grandi emozioni, che scoppia il cuore, che piangono all\u2019improvviso. Tendenzialmente si cerca sempre di comunicare una visione serena, una dimensione gioiosa, che loro possiedono\u2026ma c\u2019\u00e8 anch\u2019il rovescio della medaglia. C\u2019\u00e8 l\u2019aggressivit\u00e0, ci sono le violenze che subiscono. Volevo scavare un po\u2019 l\u00ec.<\/p>\n<p><strong>Noto che negli spettacoli ci sono musiche leggere, come Farfalle di Modugno. Ma in genere inizi lo spettacolo con un pezzo bello tosto, tragico, ad esempio quel tema, di Bach credo, che si sente anche nel film Barry Lindon di Kubrick.<\/strong><br \/>\n\u00c8 un gioco che faccio io. Lo spettatore va catturato subito, va tenuto l\u00ec&#8230; poi la tensione si pu\u00f2 allentare e sbloccare un po\u2019, ma poi si deve richiudere con un finale poetico, forte, intenso. All\u2019interno ci possono essere momenti pi\u00f9 delicati: in uno spettacolo \u00e8 difficile mantenere sempre una tensione, ci sono dei momenti che cadono, e allora \u00e8 meglio che ci\u00f2 accada all\u2019interno. Solitamente poi uno si ricorda l\u2019inizio e la fine di uno spettacolo.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 fai questo lavoro?<\/strong><br \/>\nPerch\u00e9 fondamentalmente mi piace esplorare l\u2019essere umano e mi sono ritrovata attraverso questo percorso di danzatrice, a coreografare e dirigere gruppi, a sperimentare vie parallele come lo shiatsu, lo yoga. L\u2019incontro con questo gruppo di ragazzini mi permette di continuare l\u2019esplorazione dell\u2019essere umano e la danza \u00e8 uno strumento per tirare fuori il meglio.<\/p>\n<p><strong>Come si sposa questa ricerca con la bellezza?<\/strong><br \/>\nTutto ci\u00f2 che \u00e8 vero e sincero \u00e8 bello, qualunque forma abbia. Il bello che esce dalla danza ti fa diventare bello anche se esteticamente non sei un Adone. Ti illumini, non so come dire&#8230; Quando riesci a tirar fuori quella gioia chiunque diventa bello, bellissimo. Questa \u00e8 la potenza dell\u2019arte e, per l\u2019esperienza che ho sia con la disabilit\u00e0, che non, rimane dentro di te tantissimo, ti d\u00e0 fiducia, ti fa crescere, ti fa trovare la tua strada. Ho incrociato tanti giovani e ognuno ha trovato la sua strada. Al di l\u00e0 del prodotto artistico, c\u2019\u00e8 il bisogno creativo di canalizzare l\u2019energia in quello.<br \/>\nLa cosa che mi dispiace \u00e8 che non sono bravissima a valorizzare tutto il nostro lavoro, ma forse venderlo \u00e8 un\u2019altra professione, ci sono quelli che riescono a farlo. Assieme al gruppo dei ragazzi Down dell\u2019associazione Ceps di Bologna abbiamo fatto degli spettacoli: se ci fosse pi\u00f9 risonanza sarebbe importante per loro e per tutti. I ragazzi delle scuole dovrebbero vederli; gli adulti e gli operatori vanno bene, danno fiducia, per\u00f2 secondo me dovrebbero vederli i coetanei. Farebbe capire ai ragazzi quante potenzialit\u00e0 ognuno di noi possiede. Questa diversit\u00e0 \u00e8 la diversit\u00e0. Punto. Non \u00e8 un\u2019inferiorit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Ti esprimo adesso un pensiero-domanda un po\u2019 contorto perch\u00e9 non mi \u00e8 chiaro nemmeno in testa. Il diverso esprime bellezza, d\u2019accordo, ma secondo te \u00e8 possibile per un Down farsi accettare esclusivamente come ballerino e non come ballerino Down? Ti chiedo questo perch\u00e9 \u00e8 difficile disgiungere le due immagini, derivanti dall\u2019essere ballerino e dall\u2019essere Down. Un ballerino Down danza in un modo che lo espone al pubblico in una maniera particolare e speciale.<\/strong><br \/>\nLo stereotipo del ballerino \u00e8 quello che vediamo in televisione\u2026 ma spesso in televisione siamo abbastanza lontani da tutto quello che \u00e8 cultura e arte. Alla fine la bellezza nasce dall\u2019essere totalmente in quello che stai facendo. Se ci credi, se quel gesto \u00e8 intenso e vero, allora perdi l\u2019immagine del Down, del brutto, del grasso, dell\u2019alto, del basso, del magro&#8230; vedi tutt\u2019altra cosa. \u00c8 quella la bellezza: non consiste esclusivamente nel riuscire a tirare la gamba fino a qui o girare su se stessi venti volte. Poi se c\u2019\u00e8 anche questo, va bene, tanto meglio, il virtuosismo non fa mai male. Ma la danza \u00e8 arte, non ginnastica, non \u00e8 dimostrare quanto posso saltare o girare, non \u00e8 dimostrare quanto il mio corpo sia agile e snello e mi permette di fare questo o quell\u2019altro. L\u2019arte \u00e8 altra cosa, all\u2019arte interessa di che cosa carichi questo gesto, questo movimento, che qualit\u00e0 di energia emana. Se c\u2019\u00e8 un corpo fatto in un certo modo meglio, ma, ripeto, alla fine non te ne accorgi. Se il gesto \u00e8 potente, sincero, perdi i confini, ti arriva totalmente l\u2019emozione, al di l\u00e0 del fatto se sei Down. Pi\u00f9 persone che hanno assistito allo spettacolo mi han detto che se non lo avessero saputo che i ballerini erano Down non se ne sarebbero accorti.<br \/>\nAlcuni di questi ballerini stanno crescendo, stanno migliorando. Poi c\u2019\u00e8 da dire che loro sono di una generosit\u00e0 che ti sfinisce, ti stanca, richiede molta attenzione, molto tempo. \u00c8 come se sempre loro avessero i nervi a fior di pelle. Tutto quello che arriva loro lo sentono, lo avvertono, lo incamerano. Secondo me non hanno filtri. Per quanto riguarda il lavoro sul corpo, la danza, ma anche le altre discipline, ha a che fare con il fattore mentale (che non va confuso con il razionale). Come agisce la mente sul corpo \u00e8 fondamentale perch\u00e9 tante e tante volte blocca la persona. Ci sono il giudizio, le paure, e ce ne sono di contorte. I ballerini Down hanno fisicamente una disponibilit\u00e0 e un desiderio di esprimersi enormi, perch\u00e9 forse gli risulta pi\u00f9 facile. Il fattore mentale \u00e8 molto meno potente ma non solo a livello cognitivo, \u00e8 meno presente e quindi sono pi\u00f9 liberi, sono pi\u00f9 disponibili, si fanno trasportare subito. Nei ritiri-vacanze che abbiamo vissuto insieme la cosa divertente \u00e8 che loro non si fermano mai, improvvisano continuamente, loro sono gi\u00e0 l\u00ec&#8230; cosa che in un\u2019altra situazione, dove c\u2019\u00e8 la \u201cnormalit\u00e0\u201d, non esiste: uno si vergogna, si blocca&#8230;<\/p>\n<p><strong>Per\u00f2 l\u2019arte \u00e8 anche controllo.<\/strong><br \/>\nInfatti pian piano loro stanno acquisendo questo controllo, per\u00f2 hanno anche questa libert\u00e0, io la chiamo un non-filtro del mentale, per cui ti danno tantissimo, sono aperti.<\/p>\n<p><strong>Tu proponi una disciplina?<\/strong><br \/>\nIo sono molto severa e quando si lavora si lavora tutti assieme. Quest\u2019anno ho fatto un esperimento: loro conducono il riscaldamento. C\u2019era questa idea di far condurre le lezioni ad alcuni di loro verso un gruppo di studenti. Giovanni Brischetta e Chiara Lizzi lo fanno con i bambini della scuola materna.<br \/>\nOgnuno di loro, a turno, guida, d\u00e0 agli altri le indicazioni. Si riscaldano e lavorano in gruppo, tutti devono seguire la persona che in quel momento danza, anche chi sta seduto a guardare fa parte del lavoro. Chi sta lavorando ha bisogno dell\u2019energia di tutto il gruppo. Si sentono gruppo.<\/p>\n<p><strong>Com\u2019\u00e8 che entrano ed escono in scena? C\u2019\u00e8 un ordine? Chi dirige l\u2019entrata?<\/strong><br \/>\nLo decido io, ma chi guida le entrate e le uscite sono sempre pi\u00f9 spesso loro. Alcuni si ricordano la scaletta meglio di noi, dietro le quinte sono diventati bravissimi.<\/p>\n<p><strong>Arriva sempre il momento in cui l\u2019allenatore di una squadra di calcio deve decidere se far giocare tutti o vincere la partita facendo giocare solo i migliori. Tu cosa scegli?<\/strong><br \/>\nFaccio giocare tutti. Ma stiamo parlando di una cosa in evoluzione. \u00c8 chiaro che il punto di vista creativo, il risultato artistico \u00e8 un mio bisogno, una mia necessit\u00e0. Per\u00f2, come poi anche con altri gruppi, sono bene cosciente del lavoro che ci sta in parallelo. Cerco di portare avanti tutte e due. Si vede il risultato nel tempo.<br \/>\nSe manca l\u2019energia cerco di farla saltare fuori. Nella costruzione dello spettacolo d\u00f2 a tutti la possibilit\u00e0 di esserci ma nell\u2019ultimo spettacolo ho tolto dei pezzi perch\u00e9 ho imparato a dire di no. \u00c8<br \/>\nsuccesso che dopo tanto spiegare e stimolare due ragazzine non mi rispondevano. Alla fine ho detto loro: \u201c Ragazze, o me lo fate come ve lo sto chiedendo o cambio\u201d. E in effetti ho cambiato.<br \/>\nSon convinta anche che per fare un buon lavoro da un punto di vista artistico l\u2019armonia di gruppo sia importante e non si crea con la competizione. Un pochino, sana, per\u00f2 \u00e8 giusto che ci sia. In questo gruppo non c\u2019\u00e8 invidia, per fortuna, si aiutano tra loro, sono molto di sostegno l\u2019uno con l\u2019altro. Ci\u00f2 dipende molto da chi conduce, dipende molto da come fai tu passare le cose. Cerco di portare avanti sia la partecipazione che il risultato artistico, ma non \u00e8 facile far comprendere alcune scelte per esempio ai genitori o ai miei collaboratori. Quello di parlare con i genitori senza alimentare tensioni \u00e8 per me un lavoro difficile, non sono quella che accoglie, e infatti in questo mi faccio aiutare da una mia collaboratrice, Sabrina Monaco, che sa farlo meglio di me. Io ho pi\u00f9 una visione di trattarli nel lavoro come tutti gli altri<\/p>\n<p><strong>Cosa ne pensi della attuale e molto in voga terapizzazione dell\u2019arte?Non ti pare che sia una sorta di semplificazione e che rimandi a una visione troppo \u201cottimistica\u201d della realt\u00e0?<\/strong><br \/>\nIo detesto l\u2019art- theraphy, ho anche dei pregiudizi. Penso cio\u00e8 che l\u2019arte in s\u00e9 e per s\u00e9 ha gi\u00e0 questo compito di portare a evolverti. Costruirci sopra delle piccole o grandi strutture, mi sembra di racchiudere, di chiudere un canale: l\u2019arte \u00e8 libert\u00e0.<\/p>\n<p><strong>In scena mi sembra che ci siano principalmente tre modalit\u00e0 di ballo: in una c\u2019\u00e8 un ballerino normodotato che fa da specchio all\u2019altro Down, come a ricordargli i gesti da fare; poi c\u2019\u00e8 una modalit\u00e0 mista in cui la danza del ballerino Down e quella del normodotato si intrecciano ma ognuna \u00e8 autonoma; infine alcune volte i Down danzano totalmente da soli.<\/strong><br \/>\nIn questo ultimo gruppo in cui ho lavorato non sono arrivati tutti allo stesso livello. \u00c8 evidente che chi \u00e8 arrivato solo l\u2019anno scorso fa pi\u00f9 fatica. Poi c\u2019\u00e8 anche il carattere da tener presente: \u00e8 importante trovare le sintonie, capire quali sono due energie che si compensano. Se si riesce a far lavorare tutti con tutti \u00e8 un\u2019occasione di arricchimento, ma per qualcuno alla gestione di una sequenza strutturata non ci siamo ancora arrivati. Altri sono migliorati tantissimo.<br \/>\nVorrei portare in giro lo spettacolo ma siamo in tanti e siamo costosi. Stiamo progettando di individuare due o tre danzatori Down, se serve, all\u2019occasione, per fare una tourn\u00e9e. Magari non sono tutti disponibili e non \u00e8 detto che tutti possano entrare.<br \/>\nVorrei per\u00f2 uscire dal solito giro delle associazioni. Quello che vorrei fare \u00e8 s\u00ec rendere al pubblico un lavoro che c\u2019\u00e8 dietro, sulla disabilit\u00e0, ma non solo sul canale della disabilit\u00e0. C\u2019\u00e8 un festival delle abilit\u00e0 differenti a Carpi ma ancora non siamo riusciti a entrarci. Vorrei per\u00f2 trovare anche altre situazioni-festival. La mia convinzione \u00e8 che l\u2019arte dovrebbe essere portata nelle strade. Bisogna riportare la danza al popolo.<\/p>\n<p><strong>Ho chiesto anche a Giovanni Brischetta, un danzatore Down, di parlarci del suo lavoro con Paola Palmi. Ecco cosa ha scritto di getto.<br \/>\n<\/strong><em>I<\/em>o Giovanni Brischetta esprimo il mio corpo nella danza e cerco di creare una forma ideale per mettere all\u2019ordine tutta la mia grinta e talento con tanta buona volont\u00e0 e determinazione e anche energia per poi farla vedere a tutto il pubblico quando comincia lo spettacolo.<br \/>\nDurante le prove sudiamo cos\u00ec tanto perch\u00e9 a forza di lavorare mettiamo tutto il nostro impegno su Paola e grazie a Paola abbiamo imparato ad ascoltarla e mettere in pratica tutte le nostre conoscenze e abitudini di livello didattico visivo e tecnico.<br \/>\nQueste forme di creazioni fanno in modo di vedere il fascino di un uomo che sa danzare e soprattutto sa improvvisare nei pezzi singoli oppure nei pezzi misti.<br \/>\nSe volete sapere nello specifico c\u2019\u00e8 il vostro coreografo che vi sa rispondere alle vostre domande.<br \/>\nIo sono molto bravo a creare le atmosfere e coreografie e cerco di mettere la volont\u00e0 cos\u00ec grande nel nostro progetto danza.<br \/>\nIl mio comportamento nella danza sta cercando di fare capire che la buona attenzione \u00e8 dentro.<br \/>\nLa mia anima vuole che io devo improvvisare ancora perch\u00e9 il mio spirito \u00e8 ancora pronto deciso e determinato per mettere l\u2019ultimo sforzo in me stesso e la cosa pi\u00f9 importante \u00e8 quella di resistere fino in fondo e di guardare dentro al mio cuore in profondit\u00e0.<br \/>\nGiovanni Brischetta<\/p>\n<p>Per saperne di pi\u00f9:<br \/>\ncontattare Paola Palmi, cellulare 338\/843.63.57<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Paola Palmi, coreografa e direttrice dell&rsquo;associazione &ldquo;Lavori in corso&rdquo; di Bologna<br \/>\nGi&agrave; da qualche anno stai realizzando degli spettacoli di danza che inizialmente erano dei saggi di fine anno del laboratorio con il gruppo di ballerini Down, e mano a mano stanno diventando dei veri e propri spettacoli. 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