{"id":1144,"date":"2011-07-11T14:43:19","date_gmt":"2011-07-11T14:43:19","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1144"},"modified":"2025-10-13T11:40:14","modified_gmt":"2025-10-13T09:40:14","slug":"informazione-sociale-quando-la-disabilit-non-annunciata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1144","title":{"rendered":"Quando la disabilit\u00e0 non \u00e8 annunciata"},"content":{"rendered":"<p>Di Valeria Alpi<\/p>\n<p>La scorsa stagione cinematografica \u00e8 stata contraddistinta da un film italiano che ha vissuto un grande successo di critica e di pubblico. Il film \u00e8 La ragazza del lago, di Andrea Molaioli, liberamente tratto dal romanzo Lo sguardo di uno sconosciuto della scrittrice norvegese Karin Fossum. Esistendo gi\u00e0 su \u201cHP-Accaparlante\u201d una rubrica di cinema, non si vuole, parlando di informazione sociale, descrivere il film in senso stretto. Merita attenzione, invece, il modo in cui, del film, si \u00e8 parlato attraverso i mass media. Trattandosi di un film giallo, ovviamente gli articoli di giornale apparsi nei giorni successivi alle prime proiezioni, e anche le varie recensioni che ancora oggi si trovano su Internet nei maggiori siti dedicati al cinema, non potevano e non possono svelare completamente la trama. Prendiamo due articoli come esempi.<br \/>\nRoberto Nepoti, su \u201cla Repubblica\u201d del 14 settembre 2007, scriveva: \u201cUn giallo che ha da dirci molto di pi\u00f9 sui delitti della provincia italiana dei cento servizi televisivi sull\u2019ennesimo, \u2018inspiegabile\u2019 delitto di paese. In una localit\u00e0 di montagna, il corpo di una bella fanciulla \u00e8 ritrovato ai bordi di un lago. I primi sospetti cadono sul fidanzato; ma per il commissario Sanzio, poliziotto taciturno e tormentato appena trasferito al Nord, le cose non sono cos\u00ec semplici. Soprattutto quando si apprende che la giovane aveva una neoplasia cerebrale e che un bimbo, affidato alla sua custodia, \u00e8 morto in circostanze mai chiarite. Si intravedono ombre prestigiose dietro le immagini del film di Andrea Molaioli, gi\u00e0 collaboratore di Nanni Moretti: quella di Friedrich D\u00fcrrenmatt, soprattutto per il soggetto; quella di Georges Simenon, per la rappresentazione della provincia e dei suoi sepolcri imbiancati. Per\u00f2 il merito de La ragazza del lago \u00e8 di non imitare nessuno; personaggi e ambienti sono molto italiani, molto contemporanei nel loro egoismo, nell\u2019indifferenza, nel potenziale di violenza verso i pi\u00f9 deboli e indifesi. Cos\u00ec, i presunti mostri si rivelano innocenti, scambiandosi il ruolo con la parte perbene, agiata e rispettata, della comunit\u00e0\u201d.<br \/>\nSu \u201cIl Messaggero\u201d del 3 settembre 2007, Leonardo Jattarelli commentava: \u201cUn caso misterioso, una scomparsa, poi il ritrovamento del cadavere di una ragazza sulla sponda di un lago in un piccolo paese del Friuli. Uno dei tanti gialli insanguinati ai quali la cronaca ci ha abituati e dei quali i media si nutrono ogni giorno, con voyeurismo spesso, con accanimento. In La ragazza del lago, film d\u2019esordio di Andrea Molaioli applaudito in concorso alla Settimana della critica ieri alla Mostra del cinema, ci\u00f2 che manca \u00e8 invece proprio il contorno mediatico e la pellicola prende il sapore di certi racconti alla Simenon. ] Una storia con diversi sottinsiemi (quello su tutti del rapporto tra il commissario e una moglie in crisi) e che in qualche modo, come sottolinea Servillo, rappresenta una sfida personale: [\u2026] \u2018Volevo restituire il disorientamento nei riguardi delle responsabilit\u00e0 familiari, il pudore di fronte a certi fatti tragici evitando lo show dei sentimenti cui siamo stati abituati dallo scandalismo mediatico. Uno dei pregi del film \u00e8 proprio che evita di sbattere il mostro in prima pagina. Qui l\u2019umanit\u00e0 vince su tutto\u2019\u201d.<br \/>\nArticoli tutto sommato simili, generici, e nello stesso tempo allettanti per andare a vedere il film. Un film presentato, lo ripetiamo, come film appartenente al genere giallo. Anche il tam tam che circolava in quei mesi tra i vari spettatori si soffermava solo sul fatto che si trattava di un giallo molto ben riuscito, con un ottimo cast.<br \/>\nDevo ammettere che non amo particolarmente il genere giallo, ma sono contenta di essere andata al cinema a vedere questo film con le aspettative di un film giallo. In questo modo tutto quello che ho visto \u00e8 stata una sorpresa: non sar\u00f2 certo io a svelare la trama se per caso qualcuno ancora il film non l\u2019ha visto, ma la storia \u00e8 costellata di personaggi disabili, che spesso non intervengono neppure nelle vicende dell\u2019omicidio, e restano solo come contorno generico per caratterizzare i vari personaggi. C\u2019\u00e8 il pazzo del paese, c\u2019\u00e8 il padre del pazzo che \u00e8 in carrozzina, c\u2019\u00e8 la moglie del commissario che ha una malattia degenerativa, c\u2019\u00e8 la vittima che ha una neoplasia che l\u2019avrebbe portata all\u2019invalidit\u00e0, c\u2019\u00e8 lo stesso commissario che ha una dermatite atipica che gli procura vari handicap\u2026 E c\u2019\u00e8 una famiglia, che con assoluta sobriet\u00e0 mostra quanto \u00e8 difficile a volte convivere con la disabilit\u00e0.<br \/>\nLa disabilit\u00e0 \u00e8 quindi trattata non in contesti dedicati alla disabilit\u00e0, ma semplicemente come fattore che pu\u00f2 esistere in alcune famiglie di un paese o di una citt\u00e0, senza che per questo la vicenda venga necessariamente a intrecciarsi con essa. Esemplare, tra tutte, la scena in cui il commissario chiede all\u2019uomo in carrozzina se il furgone \u00e8 il suo, e l\u2019uomo risponde: \u201cCerto! Non ha visto che \u00e8 adattato con i comandi di guida al volante?\u201d. Esemplare perch\u00e9 viene finalmente reso pubblico che anche la persona in carrozzina pu\u00f2 guidare, e che esiste una patente speciale con degli adattamenti per chi ha qualche deficit, e che questi adattamenti non sono poi cos\u00ec introvabili o fuori dal mondo. Il tutto raccontato in maniera perfettamente normale, come se a qualsiasi altro \u201cnormodotato\u201d in qualsiasi altro film giallo o film generico venisse chiesto: \u201c\u00c8 sua quella macchina?\u201d.<br \/>\nMa la cosa bella \u00e8 che i mass media, nei vari mesi, non hanno mai descritto quanta disabilit\u00e0 ci fosse nel film. L\u2019essere inserito nel genere giallo ha preservato il film da tutto il pietismo o eroismo che contraddistingue i commenti di film sulla disabilit\u00e0. Se si sa gi\u00e0 che si va a vedere un film sulla disabilit\u00e0, si \u00e8 gi\u00e0 portati a vedere il tutto con occhi diversi. Quando invece la disabilit\u00e0 non \u00e8 annunciata, essa entra in scena in maniera talmente sobria che non si rimane turbati dalla diversit\u00e0. O impietositi da essa. O costretti a pensare: \u201cPer\u00f2! Che coraggio\u201d. E la cosa ancora pi\u00f9 bella \u00e8 che quando la disabilit\u00e0 in un film non \u00e8 annunciata, \u00e8 proprio la volta che la disabilit\u00e0 \u00e8 raccontata bene.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scorsa stagione cinematografica &egrave; stata contraddistinta da un film italiano che ha vissuto un grande successo di critica e di pubblico. Il film &egrave; La ragazza del lago, di Andrea Molaioli, liberamente tratto dal romanzo Lo sguardo di uno sconosciuto della scrittrice norvegese Karin Fossum. Esistendo gi&agrave; su &ldquo;HP-Accaparlante&rdquo; una rubrica di cinema, non si vuole, parlando di informazione sociale, descrivere il film in senso stretto. 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