{"id":1145,"date":"2011-07-11T14:53:22","date_gmt":"2011-07-11T14:53:22","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1145"},"modified":"2025-10-13T11:41:32","modified_gmt":"2025-10-13T09:41:32","slug":"donne-con-le-gonne-lavoro-identit-di-genere-disabilit-quando-le-donne-si-raccontano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1145","title":{"rendered":"Lavoro, identit\u00e0 di genere, disabilit\u00e0: quando le donne si raccontano"},"content":{"rendered":"<p>Di Annalisa Bolognesi<\/p>\n<p>Non \u00e8 semplice parlare di lavoro oggi. O meglio, non \u00e8 semplice farlo senza risultare ripetitivi e forse anche un po\u2019 pessimisti. Allo stesso modo forse pu\u00f2 apparire superfluo ribadire che le donne sono oggi una delle categorie pi\u00f9 colpite da un mondo del lavoro sempre pi\u00f9 caratterizzato da precariet\u00e0 e frammentazione, e lo sono non solo per residui di stereotipi passati che vedono la donna come \u201cl\u2019angelo del focolare\u201d, ma per veri e propri ostacoli pratici: come la difficolt\u00e0, per chi ha un lavoro atipico, di avere dei figli e restare a casa dal lavoro per lungo tempo non retribuita, oppure di conciliare ritmi lavorativi sempre pi\u00f9 incalzanti con la necessit\u00e0 di occuparsi della casa e della famiglia.<br \/>\nPartendo da queste, o analoghe, riflessioni ho iniziato ad accostarmi al tema \u201cdonne disabili e lavoro\u201d. Subito mi sono chiesta se in questo nuovo universo lavorativo, caotico e frammentato, le donne disabili avessero pi\u00f9 difficolt\u00e0 rispetto agli uomini con analoghe disabilit\u00e0 o rispetto alle altre donne.<br \/>\nDi primo acchito le mie risposte sono state negative. \u00c8 certamente vero che le persone disabili sul lavoro possono incorrere in tantissime problematiche, dall\u2019impossibilit\u00e0 di svolgere determinate mansioni, alla frequente inaccessibilit\u00e0 dei luoghi di lavoro e dei mezzi pubblici per recarvisi, alle obiezioni di superiori e colleghi nei confronti di chi, per esigenze fisiche, \u00e8 costretto a usufruire di permessi o di periodi pi\u00f9 frequenti e lunghi di malattia\u2026 Ma nessuna di queste difficolt\u00e0 mi \u00e8 sembrata peculiare delle donne disabili rispetto agli uomini disabili.<br \/>\nAncor pi\u00f9 paradossale mi \u00e8 apparso il confronto con le donne senza disabilit\u00e0. Siccome la legge 68\/99 (\u201cNorme per il diritto al lavoro dei disabili\u201d), come molti sapranno, impone alle aziende di assumere con contratti a termine o a tempo indeterminato determinate quote di persone disabili (che varia in base al numero di dipendenti), le donne disabili mi sono sembrate meno vittime della sempre pi\u00f9 diffusa precariet\u00e0 che caratterizza il nostro mondo del lavoro, proprio perch\u00e9, grazie alle vigenti normative, una volta trovato lavoro, riescono ad aver contratti pi\u00f9 sicuri, che le tutelano maggiormente in situazioni di malattia o maternit\u00e0.<br \/>\nMa \u00e8 veramente tutto cos\u00ec semplice come appare?<br \/>\nPer scoprirlo sar\u00e0 necessario prendere in esame almeno parte dell\u2019ancor oggi piuttosto scarso materiale disponibile.<\/p>\n<p><!--break--><\/p>\n<p><strong>I dati disponibili<\/strong><br \/>\nEsaminando i dati puramente quantitativi risulta difficile, se non addirittura impossibile, condurre ricerche esaustive. Gli unici di cui possiamo disporre sono infatti quelli, peraltro non sempre divisi per genere, relativi agli avviamenti lavorativi effettuati tramite i Servizi Provinciali di Collocamento Mirato. Questi dati, oltre a essere piuttosto parziali (riguardano infatti solamente le persone che hanno trovato lavoro dopo essersi iscritte a questo servizio), non offrono ovviamente alcuna informazione relativa alla qualit\u00e0 dell\u2019inserimento, alla tipologia di incarichi in cui vengono impiegate le donne e alle peculiarit\u00e0 del lavoro femminile rispetto a quello maschile.<br \/>\nGli studi di tipo qualitativo, pur non fornendoci informazioni di tipo statistico, possono invece offrire maggiori spunti di riflessione. In questo senso appare certamente interessante la recente ricerca \u201cDonne, disabilit\u00e0 e lavoro\u201d, promossa dalla sezione bolognese della UILDM (Unione Italiana Distrofia Muscolare) e dall\u2019Ufficio Consigliere di Parit\u00e0 della Provincia di Bologna.<br \/>\nLo studio, che ha visto protagoniste circa 50 donne con disabilit\u00e0 motoria, di diversa et\u00e0, residenti nella provincia di Bologna, si \u00e8 proposto di esplorare l\u2019universo lavorativo delle donne disabili attraverso interviste approfondite, in cui le intervistate hanno avuto la possibilit\u00e0 di parlare di s\u00e9, delle proprie esperienze, delle soddisfazioni, delle difficolt\u00e0, della percezione della propria identit\u00e0 nel mondo del lavoro. Quello che \u00e8 emerso non sono certamente dati esaustivi che ci consentano di spiegare con precisione le peculiari problematiche che una donna disabile riscontra sul lavoro, ma un universo variegato fatto di storie e di esperienze di vita, che pur avendo diversi punti di contatto, sono uniche e differenti, e che, proprio per la loro variet\u00e0, ci forniscono numerosi spunti di riflessione e chiavi di lettura per affrontare questo tema e, magari, fare da base a nuove ricerche future.<\/p>\n<p><strong>Quando le donne si raccontano\u2026<\/strong><br \/>\nSicuramente, come appare dalla ricerca, un problema che frequentemente investe le donne disabili \u00e8 quello che potremo definire della \u201cconciliazione dei tempi\u201d. Spesso le donne sono infatti costrette a enormi sforzi per conciliare i tempi di lavoro con i tempi per la cura della casa, della famiglia, dei figli, e anche, non meno importante, per la cura di s\u00e9. Chiaramente questo problema si fa ancora pi\u00f9 forte per le donne disabili lavoratrici, che devono fare i conti, fra l\u2019altro, con i limiti dovuti al proprio deficit, che pu\u00f2 comportare alcune difficolt\u00e0 pratiche nel prendersi cura dei figli e della casa, nonch\u00e9 la necessit\u00e0 di dedicare maggior tempo al riposo, a terapie e a cure mediche.<br \/>\nMa non c\u2019\u00e8 solo questo. Accanto a questi ostacoli esistono una serie di problematiche derivanti dal ruolo che la donna ricopre nella nostra societ\u00e0 e, conseguentemente, nel mondo del lavoro. S\u00ec, certo, rispetto agli anni passati molte cose sono cambiate e sono sempre di pi\u00f9 le donne che scelgono di lavorare, che fanno l\u2019universit\u00e0, che fanno strada; ma ancora oggi esiste nel nostro Paese una enorme e documentata disparit\u00e0 di trattamento sul posto di lavoro, nella retribuzione, nella rappresentanza in tutte le cariche istituzionali, nei consigli direttivi, nei vertici di qualsiasi carriera, persino in quegli ambiti lavorativi costituiti in grande maggioranza da donne.<br \/>\nPer non parlare dei media e dei modelli sociali dominanti, che impongono ancor oggi un\u2019immagine della donna \u2013 sia fuori che all\u2019interno del campo lavorativo \u2013 basata sulla bellezza, il fascino, la forza; come afferma infatti una delle ragazze intervistate dalla UILDM descrivendo la propria esperienza nel mondo del lavoro: \u201cViviamo in un mondo dove l\u2019apparire \u00e8 importante, quindi se non sei bella, alta, bionda, occhi azzurri, e non hai i canoni degli stilisti di 48 chili, gi\u00e0 non vali niente quando sei normale, figuriamoci se sei in carrozzina. Tu gi\u00e0 fai fatica a trovare dirigenti, professioniste donne, figuriamoci se poi hanno qualche problema!\u201d. Parole che con semplice efficacia mostrano pienamente come, nella nostra attuale struttura sociale, agiscano ancor oggi stereotipi e modelli, che possono investire, sul piano lavorativo e non solo, sia le donne che le persone disabili, colpendo doppiamente le donne con disabilit\u00e0.<br \/>\nAppare quindi chiaro come tutto questo possa influire sulla vita lavorativa della donna disabile, forse non tanto in termini di assunzione e di ricerca del lavoro, ma per quanto riguarda la possibilit\u00e0 di fare carriera, di trovare un impiego che piaccia e che valorizzi esperienze e titoli di studio conseguiti. Come emerge dalla stessa ricerca, infatti, moltissime donne, pur avendo elevate conoscenze e competenze, sono state assunte da aziende solo per adempiere alle quote imposte dalla legge, senza che venissero riposte in loro grandi aspettative o che fossero messe in luce le loro capacit\u00e0. \u201cHo notato la sorpresa quando ho fatto cose meglio di altri, quindi se c\u2019\u00e8 sorpresa vuol dire che all\u2019inizio c\u2019\u00e8 bassa aspettativa\u201d, sostiene infatti un\u2019altra delle intervistate.<br \/>\nD\u2019altra parte dal momento che il lavoro rappresenta, sia per le donne, che per le persone disabili, un\u2019enorme fonte di <em>empowerment<\/em>, appare chiaro come per una donna disabile esso assuma una \u201cdoppia importanza\u201d, e come sia quindi necessario per ognuna, non soltanto lavorare, ma anche avere un impiego che gratifichi e soddisfi.<br \/>\nInsomma, dopo queste riflessioni ci si potrebbe chiedere se esistano davvero delle concrete differenze tra uomini e donne disabili nell\u2019ambito dell\u2019inserimento lavorativo, oppure se piuttosto le donne disabili, in quanto donne e in quanto persone disabili, siano vittime di una doppia discriminazione che, investendo tutte le sfere della loro vita, colpisce anche quella del lavoro.<br \/>\n\u00c8 una domanda aperta, che ancor oggi merita molte risposte, ricerche, pensieri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non &egrave; semplice parlare di lavoro oggi. 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