{"id":1149,"date":"2011-07-11T15:32:48","date_gmt":"2011-07-11T15:32:48","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1149"},"modified":"2025-10-13T11:47:33","modified_gmt":"2025-10-13T09:47:33","slug":"beati-noi-la-vita-gioco-e-i-giochi-aiutano-a-vivere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1149","title":{"rendered":"La vita \u00e8 gioco&#8230; e i giochi aiutano a vivere"},"content":{"rendered":"<p>Di Stefano Toschi<\/p>\n<p>\u00c8 recente la notizia della comparsa sul mercato di un bambolotto con lineamenti e caratteristiche fisiche che riproducono quelli di un neonato Down. Esso \u00e8 stato messo in vendita da un\u2019azienda che si ripropone di donare, per ogni bambola venduta, un contributo a un\u2019associazione che si occupa delle problematiche legate a tale sindrome. Questa notizia ha dato seguito a una serie di reazioni contrastanti, alcune favorevoli, la maggior parte critiche. I detrattori sostengono che una simile iniziativa abbia il solo scopo di lucrare sulla situazione di deficit delle persone affette da sindrome di Down. In effetti, l\u2019immissione di un nuovo giocattolo sul mercato fa sempre seguito a un\u2019accurata valutazione economica e di marketing, quindi pi\u00f9 che al suo valore educativo i produttori puntano a ben altro valore. Inoltre, la concorrenza oggi \u00e8 spietata, dunque ci si inventa di tutto per aggiudicarsi una fetta di mercato.<br \/>\nTuttavia, questa iniziativa non \u00e8 del tutto una novit\u00e0. Gi\u00e0 una decina di anni fa la bambola pi\u00f9 famosa al mondo, la Barbie, era stata prodotta nella versione in carrozzina. Non era questo per\u00f2 il primo passo della bambola in questione nel mondo della diversit\u00e0: gi\u00e0 da tempo esistevano Barbie multirazziali. Ci\u00f2 \u00e8 davvero particolare se si pensa a tutte le critiche che essa si \u00e8 attirata nel corso degli anni, soprattutto da parte delle femministe, che riconoscevano in quei canoni estetici di irraggiungibile perfezione per una donna in carne e ossa un\u2019istigazione all\u2019omologazione, alla distorsione della realt\u00e0, ai disturbi alimentari delle giovanissime, al riferimento a modelli sbagliati, prettamente esteriori. In effetti, per una ragazzina afroamericana, per esempio, non doveva essere piacevole giocare tenendo fra le mani tale bellezza teutonica, in cui sicuramente non poteva rispecchiarsi, cosa che invece i bambini fanno normalmente quando giocano.<br \/>\nIl passo ulteriore si \u00e8 compiuto, per l\u2019appunto, quando \u00e8 stata data la possibilit\u00e0 di riconoscersi nella loro bambola preferita anche alle bambine costrette in carrozzina. Giocare sempre con tali esemplari di bambole superdotate certamente non permetteva grande compartecipazione emotiva alle ragazzine con deficit: se gi\u00e0 questo modello creava problemi alle giovanissime cosiddette normali, figurarsi a chi mai si sarebbe potuta permettere di indossare vestiti simili a quelli del guardaroba eccezionale della Barbie, o di fare lunghe cavalcate con Ken, o di compiere tutte quelle attivit\u00e0 che, nei loro giochi, le bambine fanno svolgere alle loro bambole. Ecco invece che, con la comparsa della Barbie in carrozzina, che seguiva quelle di varie bambole impegnate nelle pi\u00f9 diverse professioni, l\u2019alter ego in pura plastica poteva davvero rispecchiare l\u2019immagine esteriore di una particolare fetta di acquirenti. L\u2019utilit\u00e0 di questa bambola ha scatenato diverse obiezioni, se non altro per il fatto che, di solito, si gioca con Barbie perfette proprio perch\u00e9 si vorrebbe essere cos\u00ec, si fanno vivere loro avventure che si sogna di poter davvero provare un giorno: non a caso, le bambine inventano sempre storie a lieto fine, fanno prendere alla loro bambola il the con le amiche come vedono fare alle mamme, fanno loro frequentare palestre, negozi di lusso, indossare abiti da favola, vivere appassionanti storie d\u2019amore che immancabilmente si concludono con un bel matrimonio! Anche in tempi pi\u00f9 moderni ci\u00f2 avviene, sebbene sia mutato il modo di vivere queste avventure di fantasia. Ora i sogni delle ragazzine non vengono incarnati da una bambola di plastica, bens\u00ec da un sofisticato avatar virtuale che vive una Second Life ben pi\u00f9 sofisticata di quella costruita dalla sola fantasia di una bambina di qualche anno fa. I doppi virtuali vivono avventure in un mondo digitale cos\u00ec complesso, da diventare quasi una seconda realt\u00e0, che lascia ben poco spazio all\u2019immaginazione. Questa virtualit\u00e0 \u00e8 frutto s\u00ec di fantasie dei protagonisti, ma tali immaginazioni vengono cos\u00ec ben rappresentate da questo mondo parallelo, in tutti gli aspetti, da creare vere doppie vite, in cui sfogare spesso istinti repressi nella vita reale, che possono sfociare nel patologico. Insomma, nulla a che vedere con le avventure fantastiche della Barbie, che non erano vissute come una seconda vita immaginaria, ma piuttosto auspicate dalle bambine, che si creavano non un presente alternativo, ma una speranza in un futuro da sogno.<br \/>\nTutto questo per spiegare che, se anche la bambina in carrozzina poteva giocare con una bambola \u201cnormale\u201d su cui riversare speranze e aspettative, che pure sarebbero il pi\u00f9 delle volte andate deluse, tutt\u2019altra cosa era far vivere avventure ugualmente da favola a una Barbie in carrozzina come lei! S\u00ec, perch\u00e9 lo stesso shopping sfrenato e lo stesso matrimonio da favola, ma vissuto da una bambola nelle stesse condizioni, diventavano una speranza quasi palpabile. Molto particolare \u00e8 la storia di una bambina costretta sulla carrozzina, la quale amava molto giocare con le bambole, vestirle, pettinarle, ma invidiava le amichette che potevano davvero vivere le avventure che ideavano per le loro beniamine, mentre lei, con la sua carrozzina, era molto limitata. Poi, sua mamma trov\u00f2 e le regal\u00f2 per un Natale la Barbie in carrozzina, appena uscita sul mercato in edizione limitata, con giunture snodabili perch\u00e9 potesse stare ben seduta, ma con tutte le altre caratteristiche comuni alle Barbie normali. La bambina allora si mise a giocare con la bambola, ma non facendole vivere chiss\u00e0 quali fantastiche avventure, bens\u00ec facendole imitare i gesti che infinite volte lei stessa aveva ripetuto nel fare le sue terapie riabilitative. Dopo alcune settimane di gioco cos\u00ec impostato, la bambina chiam\u00f2 la mamma dicendole che era accaduto un miracolo, e le mostr\u00f2 la Barbie, cui aveva raddrizzato le giunture mobili, tenuta in piedi diritta, che veniva da lei fatta camminare, correre, saltare. La bambina disse alla mamma che tutta la terapia che aveva fatto fare alla bambola era servita a farla camminare di nuovo, che le sue gambe si erano raddrizzate e stava ora ritta in piedi come tutte le altre Barbie. E davvero la bambina era felice, questo era un chiaro segnale che coltivava la speranza di riuscire un giorno, grazie alla terapia, a camminare, come era riuscita a fare con la sua Barbie.<br \/>\nEcco, tutto ci\u00f2 rischia di diventare una mera operazione di marketing, che banalizza l\u2019handicap e lucra sulla disabilit\u00e0. Un gioco non pu\u00f2 certo bastare a educare alla diversit\u00e0: si pensi che nelle pi\u00f9 famose squadre di calcio buona parte dei giocatori sono di colore, ma gli ultr\u00e0 sono quasi tutti razzisti convinti. Questo significa che, senza educazione, l\u2019esempio a volte conta ben poco, ma significa anche che, come un personaggio molto famoso fa dimenticare le sue \u201cdiversit\u00e0\u201d (se \u00e8 nero, cieco, malato, ecc.), perch\u00e9 diventa una figura familiare, cos\u00ec una cosa consueta per un bambino, come pu\u00f2 essere un gioco, diminuisce se non annulla la sua percezione del diverso. Succede anche a chi ha amici disabili: se sono vere amicizie, dopo un po\u2019, pur rimanendo presenti i bisogni fisici della persona e dunque le necessit\u00e0 assistenziali, l\u2019amico non pensa pi\u00f9 al deficit dell\u2019altro, diventa una semplice caratteristica fisica.<br \/>\nLe parole \u201cgioco\u201d ed \u201ceducazione\u201d hanno, nel greco, una radice comune: paid\u00eca e paid\u00e8ia. Il gioco, infatti, dovrebbe essere la principale attivit\u00e0 dei bambini, proprio perch\u00e9 \u00e8 l\u2019approccio fondamentale per apprendere le cose, per capire i meccanismi complessi del mondo che li circonda. La simulazione della realt\u00e0 attraverso il gioco \u00e8 fondamentale per l\u2019apprendimento, lo sviluppo delle capacit\u00e0 di problem solving, la comprensione del reale: giocare con i soldatini fa capire cosa significa il gioco di squadra, la fiducia nei compagni, ma anche le difficolt\u00e0 della vita, la necessit\u00e0 di pensare strategie, espedienti, vie di fuga. Oggi al posto dei soldatini di piombo ci sono i videogiochi, sicuramente pi\u00f9 violenti, con immagini e situazioni cruente molto realistiche, spesso inadatte a dei ragazzi (tralasciamo in questa sede l\u2019annosa discussione sugli effetti sulla psiche dei giovani della violenza di alcuni videogiochi), ma che spesso simulano situazioni in cui \u00e8 necessario adoperare tutte le proprie capacit\u00e0 di problem solving, di trovare strategie, di pensare velocemente alla risoluzione di problemi complessi. Queste simulazioni, del gioco virtuale come di quello reale, educano ad affrontare le situazioni pi\u00f9 diverse della vita vera: non a caso, prima o poi, tutte le bambine giocano a fare la mamma o la sorella maggiore o la maestra delle bambole, i maschietti a fare i piloti, gli astronauti, i calciatori, ecc. Dunque, giocare a fare la mamma di una bambola con le caratteristiche proprie di chi \u00e8 affetto da sindrome di Down far\u00e0 s\u00ec che, da grandi, le diversit\u00e0 saranno un po\u2019 pi\u00f9 familiari e, si sa, quello che si impara da piccoli rimane nella personalit\u00e0 e non si dimentica pi\u00f9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&Egrave; recente la notizia della comparsa sul mercato di un bambolotto con lineamenti e caratteristiche fisiche che riproducono quelli di un neonato Down. 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