{"id":1150,"date":"2011-07-11T15:37:57","date_gmt":"2011-07-11T15:37:57","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1150"},"modified":"2025-10-13T11:49:18","modified_gmt":"2025-10-13T09:49:18","slug":"lo-sguardo-del-sud-papango","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1150","title":{"rendered":"Papango"},"content":{"rendered":"<p>Di Marcello Anastasio, animatore e formatore di eventi culturali, con esperienze anche in Sudafrica e Madagascar<\/p>\n<p>Oggi il vento del mattino si \u00e8 levato pi\u00f9 forte a scuotere i tetti di lamiera delle case. I battenti rimasti aperti sbattono ora in un senso ora nell\u2019altro. Abbiamo appuntamento con i due giovani ingegneri italiani per raccogliere il materiale progettuale che hanno elaborato. Prima per\u00f2 Fran\u00e7ois mi ha chiesto di accompagnarlo alla fattoria per parlare con la gente del villaggio e mettere a posto la questione dei campi confinanti (uno dei quali \u00e8 andato a fuoco).<br \/>\nIn questo periodo le famiglie che hanno soldi organizzano le riesumazioni dei parenti defunti. Durante i riti della riesumazione tutta la gente del villaggio e molta gente di passaggio partecipa ai festeggiamenti, alcune volte per tre o quattro giorni consecutivi. L\u2019occasione di onorare i morti (che sono i veri proprietari della terra) \u00e8 anche l\u2019occasione per rendere grazie per la possibilit\u00e0 di vivere e lavorare nella terra degli avi. Nelle notti scorse si \u00e8 danzato e bevuto molto nel villaggio vicino alla fattoria in cui Tsinjo Lavitra (Sguardo Oltre), l\u2019associazione di Fran\u00e7ois Ratzimbazafy, sperimenta nuove forme di coltivazione. La tecnica introdotta da Fran\u00e7ois consiste nell\u2019arare e vangare bene i terreni in pendenza prima della stagione delle piogge e mantenerli umidi e areati tramite una spessa copertura di erba secca capace di assorbire le piogge o l\u2019umidit\u00e0 della notte e di impedire il dilavamento e la perdita di suolo. Sono molti i terreni che sono stati coperti con i fasci di erba secca e i villaggi circostanti che coltivano la terra solo col sistema tradizionale a terrazze non riescono a comprendere certe novit\u00e0 per cui provano scetticismo misto a invidia.<br \/>\nLe colline di Amboitsarabe sono situate ad alta quota e si aprono su una vasta pianura alluvionale a oltre millequattrocento metri di altitudine. La pianura \u00e8 una immensa risaia inaridita in cui si vedono solo alcuni quadratini coltivati, quelli in cui le abbondanti piogge dell\u2019anno scorso sono restate. Il vento orientale ci accompagna mentre ci alziamo, ci laviamo e ci vestiamo; i miei abiti hanno cambiato di colore in soli tre giorni. Prendiamo la 4&#215;4, per andare alla fattoria. Porto con me il necessario per la prima doccia che potr\u00f2 fare al ritorno dai Fratelli Maristi, se c\u2019\u00e8 tempo. \u00c8 stato un piccolo ricatto nei confronti di Fran\u00e7ois, messo in atto da me come scherzosa partecipazione agli itinerari complicati di ogni giorno. La strada la conosco, sale e scende per le colline, \u00e8 come una traccia tagliata col coltello in una torta al cacao. I chiaroscuri dall\u2019argilla paiono dipendere dalla mano del pasticcere, dalla temperatura del forno. Il sole \u00e8 caldo, l\u2019inverno sta per finire; alte, sospinte da un vento imponente, si osservano grandi nuvole cariche d\u2019acqua passare veloci per andare a scaricarsi lontano, forse in Kenya, chiss\u00e0. A terra le brezze del mattino si smorzano, il polverone alzato dalle grandi ruote della vettura ricade come farina di frumento e zafferano.<br \/>\nDi fianco alla macchina, sull\u2019incasso d\u2019argilla che scorre a destra o a sinistra, molte scene si rappresentano. Una donna, fasciata da un pareo tradizionale viola e rosa, carica di secchi e bidoni, sta andando alla fontanella a prendere l\u2019acqua. Un anziano signore sistema su diversi sassi castelletti di candide bacchette di eucalipto da vendere come esche per il braciere. Una bambina accompagna due oche al pantano, un\u2019altra, davanti alla sua piccolissima casa di tre metri per quattro, guarda i fratelli mentre sventola il fornello a carbone con un pezzo di scatola di cartone. \u00c8 un gran fervere di gesti semplici, di attivit\u00e0 automatiche d\u2019ogni giorno. Cos\u00ec un ragazzetto sistema i sacchi di carbone a tripode sul bordo della strada e una bambinetta, che vista di sfuggita dal finestrino sembrerebbe sua sorella, sposta un gruppo di gallinelle legate insieme per i piedi. La macchina incede lentamente a causa dei solchi scavati nell\u2019argilla del fondo stradale dalle piogge dello scorso anno e questo mi permette una visione quasi da film. Una giovane occhialuta dalla camicia candida si avvicina per salutare: \u00e8 una studentessa di quando Fran\u00e7ois insegnava, ora ha messo su un ristorante e un\u2019agenzia immobiliare. Mi domando come abbia fatto a mantenere la sua camicetta bianca a quel modo, senza nemmeno un velo di polvere rossa. La periferia diventa campagna piena e i bambini visti qua e l\u00e0 dal finestrino, pascolano zeb\u00f9 bianchi e neri. La vallata si apre e il campo bruciato risalta sul fianco della collina come un marchio sulla pelle consunta di un vecchio animale portato al macello. Una volta scesi ci viene incontro il guardiano, un ometto minuscolo col cappello in mano, implorante. Non s\u2019\u00e8 accorto, dice, dell\u2019incendio se non quando era ormai impossibile da spegnere. Col guardiano percorrendo i bordi secchi delle risaie ci spostiamo al villaggetto di case di terra e mattoni ocra in cui si vede gi\u00e0 una certa agitazione. Un signore con un cappello europeo e tre denti ci riceve gentilissimo. Fran\u00e7ois mi indica e comincia a parlare stretto, scandendo e mostrando i denti e indicando il campo bruciato e poi ancora una volta me. Penso mi stia presentando come il finanziatore occidentale cui deve render conto dei danni provocati dal fuoco. Chiede rispetto Fran\u00e7ois per quel che fa e considerazione. Subito intorno a noi c\u2019\u00e8 tutto il paese. Uomini, donne, bambine, bambini, ragazzi, vecchi, tutti. Gente che stava lavandosi ed \u00e8 giunta insaponata o che dormiva ed \u00e8 stata svegliata da quel discorso sul fuoco, sui danni, sulla denuncia alla gendarmeria, sul risarcimento in danaro o in lavoro. Non avevano dato nessuna importanza a quella paglia sul campo, \u00e8 normale alla fine della stagione arida vedere bruciare l\u2019erba secca nei campi. Le parole di Fran\u00e7ois sono chiare: occorre rifondere, ripagare il danno. Tutto il villaggio sembra aver scoperto oggi l\u2019esistenza di un altro pianeta, di un mondo sconosciuto e arcano in cui dell\u2019altra gente fa cose nuove, inconsuete, a loro insaputa. Negli sguardi di quella gente paura e perplessit\u00e0 verso gli sconosciuti intrusi venuti a pretendere cambiamento.<br \/>\nIl giorno inizia presto ad Antsirab\u00e9, il vento ha gi\u00e0 invertito la rotta, ora dobbiamo tornare al cantiere. Dallo specchietto retrovisore, come in quadretto naif, le persone alte quasi come le case stanno in piedi a guardarci proprio come le avevamo lasciate, immobili.<br \/>\nLungo la strada di ritorno, verso la doccia, la polvere rossa si leva costringendoci a socchiudere i finestrini. \u201c<em>Andao!<\/em>\u201d dice Fran\u00e7ois: \u201cAvanti! Bisogna andare avanti\u201d, mi traduce. La polvere, penso in un lampo, la polvere qui non esisteva! Qui doveva essere tutta foresta! La polvere \u00e8 l\u2019unico regalo dei colonizzatori al Madagascar. La polvere \u00e8 ci\u00f2 che resta delle foreste pluviali bruciate massicciamente dai francesi. L\u2019unica cosa portata qui dall\u2019Europa e che qui prima non c\u2019era.<br \/>\nSopra un terrapieno d\u2019argilla color aragosta, avvolto da una folata di vento, un bimbo dai capelli rasati guarda in alto al filo sospinto dal vento.<br \/>\n\u201cCome si dice?\u201d domando.<br \/>\n\u201c<em>Papango<\/em>\u201d \u2013 risponde Fran\u00e7ois \u2013 \u201cricordati che la \u2018o\u2019 si legge \u2018ou\u2019.<br \/>\n\u201cAllora papangou e andaou, \u00e8 giusto?\u201d.<br \/>\nIl ragazzino uscito dalla nuvola di argilla rossa tende ancora il filo del suo aquilone: \u201c<em>Andao! Andao!<\/em>\u201d \u2013 sembra dire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi il vento del mattino si &egrave; levato pi&ugrave; forte a scuotere i tetti di lamiera delle case. I battenti rimasti aperti sbattono ora in un senso ora nell&rsquo;altro. Abbiamo appuntamento con i due giovani ingegneri italiani per raccogliere il materiale progettuale che hanno elaborato. 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