{"id":1154,"date":"2011-07-12T11:24:33","date_gmt":"2011-07-12T11:24:33","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1154"},"modified":"2025-10-13T12:25:08","modified_gmt":"2025-10-13T10:25:08","slug":"europa-europa-happy-together-le-prospettive-dei-centri-diurni-in-un-regno-unito-che-invecchia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1154","title":{"rendered":"Happy together? Le prospettive dei centri diurni in un Regno Unito che invecchia"},"content":{"rendered":"<p>Di Massimiliano Rubbi<\/p>\n<p>Negli ultimi anni, e ancor pi\u00f9 negli ultimi mesi, siti giornalistici e blog britannici hanno riportato riduzioni nei servizi sociali ad anziani e adulti con difficolt\u00e0 di apprendimento da parte di diversi enti locali. Riportando l\u2019attacco di un articolo pubblicato dal \u201cGuardian\u201d il 22 novembre 2007, \u201cquasi i tre quarti delle autorit\u00e0 locali in Inghilterra stanno razionando i servizi sociali per escludere decine di migliaia di persone vulnerabili dall\u2019aiuto rispetto a funzioni fondamentali della vita quotidiana\u201d. Dal momento che, come vedremo, la tendenza \u00e8 a ridurre i servizi rivolti agli utenti con bisogni meno marcati, le prime strutture a \u201csaltare\u201d sono spesso i centri diurni o comunque i servizi a carattere meno intensivo. Al di l\u00e0 delle proteste per il venir meno di possibilit\u00e0 locali di integrazione, i tagli si collocano all\u2019interno di un dibattito articolato, e non ancora concluso ma comunque avviato dalle autorit\u00e0 britanniche, su come consentire una dignitosa coesione sociale a una popolazione in inesorabile invecchiamento e dunque di fronte a costi crescenti.<\/p>\n<p><strong>Una scala scivolosa<br \/>\n<\/strong>L\u2019articolo del \u201cGuardian\u201d delinea a livello nazionale con quali modalit\u00e0 vengono effettuate le riduzioni di servizi. I bisogni dei singoli utenti anziani e disabili vengono classificati su una scala a quattro gradini: \u201cbassi\u201d, \u201cmoderati\u201d, \u201csostanziali\u201d e \u201ccritici\u201d. Secondo il quotidiano, che cita la CSCI (Commission for Sociale Care Inspection \u2013 una commissione indipendente governativa di indagine sulle politiche sociali), il 73% degli enti locali stava considerando l\u2019ipotesi di ridurre l\u2019erogazione dei servizi ai soli utenti con bisogni almeno \u201csostanziali\u201d, e almeno 3 autorit\u00e0 locali (che complessivamente coprono quasi mezzo milione di abitanti) erano intenzionate a limitare i servizi a chi ha bisogni \u201ccritici\u201d, ossia persone in pericolo di vita o a serio rischio di abuso o abbandono. Il distretto londinese di Harrow ha addirittura difeso davanti alla Corte Suprema questa scelta, ma ha dovuto soccombere nel dicembre 2007; la pronuncia giudiziale evidenzia come eccessive restrizioni violino l\u2019obbligo legislativo di eliminare la discriminazione contro le persone con disabilit\u00e0, ma non mette in discussione (come alcune associazioni di tutela richiedono) il sistema complessivo dei \u201ccriteri di eleggibilit\u00e0\u201d che definiscono e limitano l\u2019accesso ai servizi in base ai bisogni.<br \/>\nQuando in una famiglia non ci sono abbastanza soldi, si iniziano a tagliare le spese voluttuarie, piuttosto che provare a spendere meno su tutto. La scelta compiuta dai consigli locali a corto di fondi, che concentrano le proprie spese su chi ha le massime necessit\u00e0 sacrificando gli utenti in situazione meno grave, non risulta quindi a prima vista irragionevole. Tuttavia, l\u2019abbandono dei servizi a minor intensit\u00e0 porta con s\u00e9 un rilevante paradosso.<br \/>\nMencap \u00e8 un\u2019associazione di rappresentanza delle persone con disabilit\u00e0 mentali, tra le pi\u00f9 attive nel monitorare la questione dei tagli ai servizi; Sam Heath, responsabile del suo ufficio stampa, rileva come riducendo i servizi per gli utenti meno gravi \u201ci consigli locali non si danno una mano, perch\u00e9 sembrano dimenticarsi di investire in servizi che ridurranno i costi successivi, come investire nel portare le persone con disabilit\u00e0 mentali all\u2019impiego o a servizi di basso livello per impedire alle persone di avere bisogno di servizi di alto livello e alto costo\u201d. Date le premesse, una delle tipologie di servizi pi\u00f9 a rischio di chiusura sono i centri diurni: Heath afferma invece che questi \u201csono molto popolari e molto importanti. Sono spesso l\u2019unico momento in cui questo gruppo di utenti lascia la propria casa [\u2026] Fornire semplicemente un centro diurno non \u00e8 sufficiente; c\u2019\u00e8 anche bisogno che ci sia un\u2019attivit\u00e0 significativa. Per esempio, a Merton, dove le persone che prima stavano sedute a non fare nulla nei centri diurni hanno cominciato a prendere parte a un corso d\u2019arte (artigianato, visite mensili a gallerie d\u2019arte, ecc.) e\/o a un caff\u00e8 gestito da persone con disabilit\u00e0 mentali. Il risultato per coloro che partecipano \u00e8 stato incredibile \u2013 migliore concentrazione, miglior comportamento. Un altro uomo che conosco fondamentalmente era abituato a stare seduto al suo computer senza fare nulla e senza lasciare mai la sua stanza. Un centro diurno con un programma piuttosto ambizioso ha portato un reale cambiamento nella sua vita \u2013 ora \u00e8 sposato e ha un lavoro!\u201d. Tagliare i servizi per le persone con bisogni minori rischia quindi di rendere tali bisogni insopprimibili nel tempo, e dunque i comuni, nel perseguire un risparmio immediato, potrebbero tagliare il ramo su cui stanno seduti.<br \/>\nUn altro elemento destabilizzante \u00e8 costituito dal fatto che la gravit\u00e0 dei bisogni dell\u2019utente non \u00e8 un dato univoco, ma il frutto di una valutazione passibile di discrezionalit\u00e0 da parte degli operatori sociali. In effetti, l\u2019attribuzione a una delle quattro categorie di cui si \u00e8 detto \u00e8 regolata a livello nazionale dalle FACS \u2013 Fair Access to Care Services, un insieme di linee guida stabilite dal sistema sanitario nazionale. A dispetto di questo, per\u00f2, Denise Platt, presidentessa della citata CSCI, ammette che \u201cchi ottiene o non ottiene aiuto varia non solo tra, ma anche entro lo stesso ambito locale. In pratica, i criteri possono essere interpretati in modi diversi dallo staff locale\u201d. Heath conferma come a Mencap \u201cnon piace concentrarsi troppo sui criteri, perch\u00e9 il modo in cui i comuni interpretano e forniscono i servizi significa che molti dei \u2018comuni sostanziali\u2019 sono peggiori di quelli \u2018non meno di critici\u2019\u201d.<br \/>\nLa necessit\u00e0 di tagliare, per una prevedibile eterogeneit\u00e0 dei fini, ha comunque contribuito alla positiva tendenza dalla residenzialit\u00e0\/istituzionalizzazione dei servizi alla vita indipendente. Heath sintetizza la storia recente dell\u2019assistenza affermando che in passato la maggior parte delle persone con una pi\u00f9 profonda disabilit\u00e0 cognitiva viveva in ospedali segregati gestiti dal NHS (servizio sanitario nazionale inglese). Tutti tranne uno ora sono stati chiusi (e quell\u2019uno sta chiudendo), bench\u00e9 rimangano alcuni \u2018Campus NHS\u2019 (e anch\u2019essi stanno chiudendo). La maggior parte delle persone fu spostata in sistemazioni residenziali (alcune abbastanza grandi, ma per lo pi\u00f9 con circa una dozzina di persone all\u2019interno). Anche queste stanno chiudendo, in misura minore, e quante pi\u00f9 persone possibile sono incoraggiate e\/o aiutate a vivere indipendentemente \u2013 o almeno in sistemazioni \u201cdi rifugio\u201d (il proprio appartamento in un edificio costruito per garantire assistenza). Resta comunque ambiguo quanto questo invito all\u2019indipendenza sia di comodo: \u201cI centri diurni stanno chiudendo in tutto il Paese. A volte questo \u00e8 nascosto come \u2018modernizzazione per consentire alle persone di scegliere i servizi\u2019 \u2013 in realt\u00e0 si tratta di risparmiare denaro\u201d, conclude Heath.<\/p>\n<p><strong>Un futuro plumbeo?<br \/>\n<\/strong>Finora, per brevit\u00e0, ho sempre descritto le restrizioni ai servizi come \u201ctagli\u201d; ci\u00f2 che inquieta \u00e8 che la definizione non \u00e8 corretta. Infatti, le spese per il welfare in Gran Bretagna segnano nel tempo un incremento nemmeno trascurabile, ma i costi generali dello stesso crescono pi\u00f9 velocemente (per le maggiori necessit\u00e0 di formazione, i salari pi\u00f9 dignitosi degli operatori, l\u2019aumento di costi vivi come la benzina\u2026), e soprattutto cresce vertiginosamente il numero di utenti potenziali dei servizi, principalmente per l\u2019invecchiamento demografico generale. Il rapporto 2006-07 della CSCI sulla cura sociale in Inghilterra (disponibile su www.csci.org.uk, sezione \u201cAbout us\u201d \u2013 \u201cPublications\u201d) fornisce preziose statistiche in merito, e ad esempio chiarisce che tra il 1997 e il 2006 le persone che hanno ricevuto assistenza domiciliare sono calate da 479.000 a 358.000, ma il numero totale di ore \u00e8 cresciuto perch\u00e9 \u00e8 lievitato il numero medio di ore ricevute \u2013 a causa della tendenza a servire solo gli utenti pi\u00f9 gravi, ma anche per il loro autonomo incremento legato alla pi\u00f9 alta aspettativa di vita (in generale e per le persone con disabilit\u00e0). Come dimostra un sondaggio curato dall\u2019associazione Age Concern nell\u2019aprile 2008, il problema di un decoroso invecchiamento sembra del resto molto sentito dalla popolazione britannica, indipendentemente dal proprio livello di reddito (e dunque dalla presumibile possibilit\u00e0 di garantirselo da s\u00e9), ma senza grandi aspettative: 4 persone su 10 non sono fiduciose che nella propria vecchiaia saranno trattate in maniera rispettosa e dignitosa.<br \/>\nIl costo del mantenimento della qualit\u00e0 e dell\u2019ampiezza degli attuali servizi riscontra una crescita non sostenibile nel tempo, e di qui gli sforzi di contenimento, che per\u00f2, come abbiamo visto, non obbediscono a una razionalit\u00e0 complessiva. Per questo, nel maggio 2008 il Segretario di Stato alla Salute britannico Alan Johnson ha lanciato un\u2019istruttoria pubblica della durata di sei mesi sul futuro dei servizi di cura e sostegno. Partendo dal presupposto che nel corso di 20 anni si prevede un aumento del 50% del costo per le provvidenze economiche alle persone disabili, e che la spesa per i servizi sociali agli adulti potrebbe triplicare in termini reali entro il 2041, il ministero ha allestito un sito web \u00a0in cui \u00e8 possibile esprimere le proprie opinioni sul futuro dei servizi sociali, e ha avviato in alcune contee un progetto sperimentale da 39 milioni di euro per l\u2019uso di tecnologie a distanza (telecontrollo, telesorveglianza sanitaria) nella cura di persone con bisogni sociosanitari complessi.<br \/>\nAnche se gli esiti sono tutti da definire, il dibattito sul futuro del welfare di fronte all\u2019invecchiamento in Gran Bretagna sembra dunque avviato, e condivisa la necessit\u00e0 di una sua riforma in prospettiva (mentre in Italia le proposte di Fondo per la non autosufficienza stentano ad affermarsi, e non hanno comunque una significativa visione che abbracci il corso dei prossimi decenni). Intanto, per\u00f2, i centri diurni chiudono, stretti nella tenaglia tra l\u2019opportunit\u00e0 di mantenere i servizi a favore degli utenti pi\u00f9 gravi o non sostenuti a livello familiare e la gi\u00e0 discussa prospettiva della vita indipendente. L\u2019elemento che sembra sfuggire all\u2019ordine del discorso, i cui cardini sono la scelta individuale e la sostenibilit\u00e0 economica, \u00e8 il bisogno di socialit\u00e0: bisogno non misurabile, ma aspetto essenziale dell\u2019umanit\u00e0 del servizio fornito (almeno se l\u2019uomo \u00e8 \u201canimale sociale\u201d\u2026); bisogno le cui risposte, tra l\u2019altro, sarebbe forse possibile reinventare in forme meno economicamente gravose di quelle che conosciamo, senza per questo lasciarle alla episodica buona volont\u00e0 di singoli gruppi di auto-aiuto od organizzazioni volontarie. La caccia alle idee \u00e8 aperta: quale sar\u00e0 il centro diurno del XXI secolo?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi anni, e ancor pi&ugrave; negli ultimi mesi, siti giornalistici e blog britannici hanno riportato riduzioni nei servizi sociali ad anziani e adulti con difficolt&agrave; di apprendimento da parte di diversi enti locali. 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