{"id":1157,"date":"2011-07-12T12:31:11","date_gmt":"2011-07-12T12:31:11","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1157"},"modified":"2025-10-13T12:31:22","modified_gmt":"2025-10-13T10:31:22","slug":"il-magico-alvermann-il-segno-una-metafora-meravigliosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1157","title":{"rendered":"Il segno \u00e8 una metafora meravigliosa"},"content":{"rendered":"<p><em>A<\/em> cura di Valeria Alpi<\/p>\n<p>Il corpo \u00e8 per l\u2019artista un Teatro di Operazioni, l\u2019ambito di una ricerca, un modello sempre a portata di mano e a buon mercato, un Robot, l\u2019avvio d\u2019una investigazione, la verifica del gesto, il veicolo dell\u2019Arte e le arti altre. Perci\u00f2, io NON amo il mio corpo in quanto di serie A, ma per la tenerezza che mi fa quando mi saluta denutrito un mattino allo specchio che non mi guardavo da molto tempo. I muscoli, drappeggiati come veline sulle ossa.<br \/>\nIl giorno dopo l\u2019espressione del mio corpo \u00e8 cambiata, totemica, o vetro senza speranze, ma mai pi\u00f9 giovane come una volta, a meno di non condurre una vita sostanziosa, che mi ingrassa psicologicamente e sottende salute, ma mi inurbana la faccia, questo s\u00ec.<br \/>\nQuando disegno un corpo, io disegno o il mio antenato Arcadio Paz, o un corpo degradato, o migliorato, o flamenchizzato, o insensualito, ma sempre il mio corpo.<br \/>\nNelle occasioni sociali convinco il mio corpo a sembrare meno alto e se ci sono delle ragazze ballo e mi dimeno per attirare la loro attenzione. Ma i miei veri grandi ammiratori sono i miei amici maschi con i quali il gioco delle valutazioni sullo stato delle cose nel corpo \u00e8 schermaglia molto amata nell\u2019ovunque ritrovarsi.<br \/>\nMi apprezzo di pi\u00f9 vestitissimo ma tendo a finire in mutande al primo gioco della bottiglia, o al primo accenno di caldo.<br \/>\nBelle ho le mani, per le quali aborro lavori pesanti o pericolosi.<br \/>\nE le spalle. La carnagione invernale \u00e8 colore dell\u2019olio d\u2019oliva, d\u2019estate un india molto scuro. Nel complesso sono sempre un pelo sotto peso e anche sotto tono, c\u2019\u00e8 da dire che il corpo tutto \u00e8 sotto sequestro.<br \/>\n(Brano tratto da Andrea Pazienza [a cura di Vincenzo Mollica], Paz, Torino, Einaudi, 1997, pp. 149-150)<\/p>\n<p>Un giorno stavo riordinando la mia camera, e tra i mucchi di foglietti sparsi con vecchi appunti di cose da fare e gi\u00e0 realizzate o forse mai veramente realizzate, ho trovato un foglio dove, in una data x, avevo ricopiato una frase di Andrea Pazienza: \u201cIl segno \u00e8 una metafora meravigliosa\u201d. La memoria \u00e8 subito corsa a quell\u2019anno di Universit\u00e0 in cui ebbi la fortuna di conoscere i fumetti del Paz, e fu empatia immediata. Con un po\u2019 di nostalgia, ho ripreso in mano il catalogo di una mostra antologica che nel 1997 Bologna dedic\u00f2 a uno dei suoi pi\u00f9 celebri fumettisti (o forse bisognerebbe dire che uno dei pi\u00f9 celebri fumettisti dedic\u00f2 molti anni a Bologna pur non essendo un bolognese doc). C\u2019era un Pazienza inedito in quella mostra, una persona che aveva fatto non tanto del fumetto quanto della capacit\u00e0 espressiva di usare forme e colori una sintesi di comunicazione sociale sugli anni \u201970 e \u201980.<br \/>\nQuel giorno, il giorno del ritrovamento del foglio con la frase, era il 16 giugno 2008 e appresi dai mass media di l\u00ec a poche ore che ricorreva l\u2019anniversario della morte di Andrea Pazienza: 16 giugno 1988. Vent\u2019anni, e come ogni cifra che termina con uno zero, \u00e8 d\u2019obbligo la commemorazione a opera dei pi\u00f9. Ammetto che mi ha un po\u2019 sorpreso ritrovarmi a pensare al Paz proprio nel giorno esatto dell\u2019anniversario della sua morte, ma ancora pi\u00f9 sorprendente \u00e8 stato scoprire che sul sito di Youtube esiste una quantit\u00e0 piuttosto consistente di filmati di Andrea Pazienza: alcuni in bianco e nero, molti a colori, stralci di interviste, riprese di lui che disegna o dipinge. Il Paz \u00e8 on line, pur essendo scomparso quando Internet era lontanissimo dalle nostre case e dal nostro modo di vivere. E cos\u00ec mi \u00e8 venuta voglia di inserire il Paz anche su \u201cHP-Accaparlante\u201d: lo so, lo so, sembra una forzatura, ma se si leggono con attenzione i suoi fumetti tanti discorsi sulla diversit\u00e0 potrebbero scaturirne. E se si legge con attenzione questo brano che propongo, si pu\u00f2 trovare un parallelismo con la disabilit\u00e0. Certo, il corpo di Andrea Pazienza era sotto sequestro non per motivi di disabilit\u00e0, ma per una vita un po&#8217; disordinata. Ma quella frase, io NON amo il mio corpo in quanto di serie A, ma per la tenerezza che mi fa quando mi saluta denutrito un mattino allo specchio che non mi guardavo da molto tempo, mi fa pensare alla disabilit\u00e0.<br \/>\nSiamo prima di tutto un corpo, fatto in un certo modo, con dei confini fisici ben precisi con i quali esperiamo ci\u00f2 che ci circonda. Molto di ci\u00f2 che siamo come persone deriva anche dal corpo, \u00e8 il corpo il nostro primo \u201cstrumento\u201d di conoscenza della realt\u00e0. Essere estroversi, vivaci, allegri, tristi, depressi, rinchiusi in se stessi, avere fiducia in s\u00e9 e negli altri, sono tutti modi di essere e di agire che ci derivano dall&#8217;avere un corpo fatto in un certo modo o dalla percezione che abbiamo del nostro corpo. Quando su un corpo intervengono dei limiti oggettivi come i deficit, la persona pu\u00f2 per esempio avere meno fiducia in se stessa, o essere un po&#8217; demotivata, o provare un senso di rifiuto per il proprio corpo percepito come non bello perch\u00e9 non simile ai corpi degli altri. La disabilit\u00e0 passa prima di tutto dal corpo, \u00e8 un corpo diverso; e valorizzare ugualmente il proprio corpo, nel senso di dargli comunque un valore per quello che ci fa essere, pu\u00f2 risultare un&#8217;operazione non molto semplice per una persona disabile. Lo stesso guardarsi allo specchio, e piacersi, sembra spesso impossibile. Che poi, quest&#8217;ansia da specchio o il non sentirsi a proprio agio nel proprio corpo o il desiderare un corpo diverso non \u00e8 solo di chi \u00e8 disabile; si tratta di percezioni che accomunano molte persone. Invece \u2013 \u00e0 la Paz \u2013 bisogna amare il proprio corpo non in quanto di serie A, oggettivamente bello e perfetto e piacevole, ma in quanto \u00e8 il nostro corpo, pur denutrito, ossuto, storto, grasso, manchevole&#8230; Dobbiamo provare tenerezza, che non significa compassione. E magari trovarvi alcune cose che ci piacciono molto, anche piccole cose: il sorriso, la forma delle labbra, il taglio degli occhi, le ciglia lunghe, la forma del naso, i capelli, le ginocchia, i piedi&#8230;<br \/>\nBelle ho le mani [&#8230;] E le spalle.<br \/>\nCiao Paz, grazie per il tuo segno<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il corpo &egrave; per l&rsquo;artista un Teatro di Operazioni, l&rsquo;ambito di una ricerca, un modello sempre a portata di mano e a buon mercato, un Robot, l&rsquo;avvio d&rsquo;una investigazione, la verifica del gesto, il veicolo dell&rsquo;Arte e le arti altre. 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