{"id":116,"date":"2009-11-04T17:04:40","date_gmt":"2009-11-04T17:04:40","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=116"},"modified":"2025-11-21T09:39:03","modified_gmt":"2025-11-21T08:39:03","slug":"il-volo-dei-tucani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=116","title":{"rendered":"Il volo dei tucani"},"content":{"rendered":"<p>Pio Campo, educatore a Vila Esperan\u00e7a &#8211; Goias (Brasile)<\/p>\n<p>Credo che\u00a0 molti abbiano assistito al film \u201cIl pianista\u201d. Non so se\u00a0 sia piaciuto o meno. Su\u00a0 di me ha avuto un<!--break--> effetto \u201capnea\u201d. Per tutta la sua durata ho creduto di non poter respirare e\u00a0 mi ha accompagnato il pensiero fisso che\u00a0 quell\u2019orrore faceva parte di una storia non troppo lontana da me. Ripensando alla mia vita ho creduto di poter minimizzare i problemi che mi accompagnano se paragonati allo scandalo vergognoso che una guerra rappresenta. Ma poi, conversando coi miei compagni di vita, siamo giunti alla conclusione che, in realt\u00e0, le guerre nascono all\u2019interno di ogni nostro atteggiamento di chiusura; nodi che creiamo nello spazio che ci circonda, negli affetti malati, nel non fluire di sentimenti di pace. Credo che questo ci responsabilizzi in prima persona sugli eventi bellici che flagellano il mondo e che corriamo il rischio di vivere con una distanza che ci salva dallo spavento di sentirci in qualche modo partecipi. E penso anche che sarebbe opportuno se i Bush sparsi nel mondo avessero la possibilit\u00e0 di incontrare, almeno una volta nella vita, un pianista che facesse riflettere sulle conseguenze di un nodo ben dato intorno al cuore. Noi tutti abbiamo bisogno di note che trasformino l\u2019ambiente in cui viviamo in uno spazio aperto, libero dalla violenza; un campo aperto per l\u2019amore.<br \/>\nScrivo di Lucas, lo chiamer\u00f2 cos\u00ec stasera, che \u00e8 arrivato qui carico dei suoi sei anni di guerra, anni in cui nessun pianista ha suonato per lui. Nel\u00a0 gruppo della prescuola si distingue per una aggressivit\u00e0 disperata. Un giorno, una delle insegnanti della Vila,\u00a0 mi mostra un po\u2019 frastornata i segni di un morso che Lucas le ha inferto nel braccio, facendolo sanguinare. Non \u00e8 la prima volta che succede. In qualsiasi momento in cui cerchiamo di stabilire dei limiti, Lucas si ribella e elargisce\u00a0 aggressioni fisiche ai compagni, insegnanti, a chiunque gli stia vicino. Non \u00e8 l\u2019unico, ma diciamo che lui si contraddistingue per la frequenza degli attacchi. Niente pare interessarlo e il suo unico vanto \u00e8 quello di saper dare pugni in pieno viso, senza alcuna remora. Cerchiamo aiuto in un ente pubblico che dovrebbe fornire\u00a0 assistenza psicologica alle famiglie. Mi dicono che conoscono il suo caso. \u201cSi sa\u201d che Lucas tutti i giorni riceve bastonate e che lo picchiano in pieno volto. Entriamo\u00a0 in contatto con la madre.<br \/>\nAlta e magra, la pelle scura, un viso segnato da una timidezza dura, qualcosa di strano che disegna i lineamenti con un misto di terrore e tenerezza. Mi ascolta con gli occhi bassi e alla fine le chiedo di raccontarmi un po\u2019 la storia del bambino. \u00c8 nato sei anni fa nel Mato Grosso da una storia d\u2019amore con un uomo che lavorava la terra in una fazenda. Amore e povert\u00e0 estrema nutrono i\u00a0 primi due anni di vita del bambino, ma i vermi prolificano tanto dentro la sua pancia da provocargli una serie di disturbi ogni giorno pi\u00f9 violenti. Non ci sono medici n\u00e9 ospedali e lei, la chiameremo Ana, decide di tornare a Goi\u00e1s, la sua terra natale, per farlo curare. Un viaggio che non so dire, senza soldi, distante. Il padre che amava Lucas e che Lucas amava, si perde nei chilometri che li separano. Mai pi\u00f9 lo si rivede, per un motivo cos\u00ec incredibilmente crudo e reale come la mancanza di soldi per il biglietto di autobus. La storia di Ana \u00e8 la storia di tante donne e uomini che, per\u00a0 mancanza di mezzi e per situazioni che si dipanano nel corso dell\u2019esistenza, ricreano famiglia e fuggono dalla solitudine e dal dolore. Ana si unisce a un nuovo compagno, ha due figlie con lui. Lui beve e spende tutto in alcol, \u00e8 violento, duro, arrogante. I fallimenti e le amarezze ricadono sui figli, un circolo senza interruzioni di violenze e fame. Ana mi dice che Lucas dorme tutte le notti in un posto diverso. A volte per terra, a volte sul divano sfondato. Non ha mai avuto un vestito suo, n\u00e9 un giocattolo. Sogna con una stanzetta tutta per lui che vorr\u00e0 un giorno condividere con la sua fidanzata. Rimango in silenzio, non so cosa dire. Mi pare che galleggiamo entrambi, Ana e io, in un mare senza risposte, senza soluzioni. L\u2019apnea ritorna come un vuoto grigio e mi ricordo delle note, del pianista. Le dico se ha tempo, per dieci minuti al giorno, di prendere in braccio Lucas e di baciarlo e fargli delle tenerezze. Mi guarda coi suoi lineamenti in disordine, forse la proposta sembra banale, strana. L\u2019esperienza dell\u2019amore, del contatto fisico di pace, ha sempre toccato le corde della\u00a0 mia anima facendola suonare. La sua musica \u00e8 indimenticabile e marca fedelmente i cambiamenti pi\u00f9 profondi della mia esistenza. Le note da piccolo di mia madre, le note di chi mi accompagna nella vita, le note di Maria Fux nella danza, di Pai Marcos che mi guida nel cammino della spiritualit\u00e0. Tanti nomi che hanno prodotto e producono musica nella mia vita. Mi ricordo di questo e guardo Ana che non sente la musica. Se ne va e so che non ho il potere di imporle i dieci minuti d\u2019amore fra lei e il figlio ma sento che l\u2019intuizione ci pu\u00f2 condurre nella direzione di un incontro con Lucas.<br \/>\nTutti qui alla Vila iniziamo con lui, e con altri piccoli con problemi simili ai suoi, una vera e propria crociata di baci. Lucas resiste all\u2019inizio e mi dice che a lui i baci non piacciono, ma ogni giorno di pi\u00f9 cede alla musica del cuore e si abbandona a una tenerezza senza limiti. I morsi scompaiono, le crisi diminuiscono e lentamente appare un bambino coi ricci, gli occhi dolci e neri senza fine, la pelle scura come quella di Ana. Oggi all\u2019uscita di scuola hanno tardato nel venirlo a prendere e mi si \u00e8 addormentato in braccio, al suono delle note del pianista.<br \/>\nAdesso \u00e8 pronto a iniziare il suo volo, come i tucani che hanno portato qui quasi un anno fa senza penne, appena nati, sequestrati da non so dove e senza un destino certo che non fosse lo zoologico. Li abbiamo tirati su, in un luogo chiuso per proteggerli dai predatori notturni. Un mese fa li ammiravamo nella bellezza del piumaggio adulto, ma abbiamo aperto le porte della grande gabbia per restituirli gradualmente al cielo al quale appartengono. Ho temuto per un po\u2019 che si facessero fregare, che si facessero male, che morissero. Ma loro volano e volano ogni giorno pi\u00f9 in alto. Non se ne vanno mai troppo lontano e non \u00e8 raro vederli appollaiati alle finestre, assistendo alle lezioni. Sarebbe bello se potessero stare sempre da queste parti, ma so che un giorno il bando passer\u00e0 e andranno. Mi rallegra la sensazione incredibile di vederli librare alti nel cielo. Non c\u2019\u00e8 niente di pi\u00f9 meraviglioso che assistere al volo di qualcuno, anche se questo comporta distanza e una certa dose di sofferenza. Non so descrivere. I tucani mi parlano, durante i loro voli, di Lucas e dei suoi compagni. Aspettiamo, noi della Vila, che questi bambini si nutrano e crescano. Questa \u00e8 la nostra funzione con loro. Seminare baci e note musicali, iniziare al volo, stabilire limiti e, a volte, \u201cesser duri ma senza perdere la tenerezza\u201d.<br \/>\nIl volo ci sar\u00e0, come per ciascuno di noi.<br \/>\nI tucani non mentono mai. Con le ali spiegate e il becco colorato del colore del sole ci guardano dall\u2019alto e, ci giurerei, oggi li ho visti sorridere.<\/p>\n<p><strong>Informazioni su Vila Esperan\u00e7a<\/strong><br \/>\nVila Esperan\u00e7a \u00e8 una associazione il cui scopo \u00e8 lavorare sul riscatto e sulla valorizzazione della cultura brasiliana e quindi sulle radici culturali indigene e africane, che sono i due ceppi che compongono, insieme alla razza bianca, la mescolanza che \u00e8 il popolo brasiliano. Ci sono duecento bambini che frequentano assiduamente la Vila. Quello che colpisce \u00e8 il suo essere una scuola a cielo aperto, un labirinto di stradine e sentierini che collegano \u201cl\u2019aula di geometria\u201d (una scalinata composta da figure tridimensionali) al tendone del circo, dalla sala cucina al teatro indigeno, e ad altri posti ancora, sempre immersi nella vegetazione, circondati da \u201ctotem\u201d e da una grande variet\u00e0 di animali. La scuola di Vila Esperan\u00e7a \u00e8 rivolta alla classe povera, ai bambini che vivono nella favela.<\/p>\n<p>Per saperne di pi\u00f9 su Vila Esperan\u00e7a contattare:<br \/>\nCasa della Solidariet\u00e0 &#8211; Rete Radi\u00e8 Resch<br \/>\nVia delle Poggiole 225 &#8211; C.P. 74 &#8211; 51039 Quarrata (Pistoia)<br \/>\nTel. 0573\/75.05.39-71.85.91-71.71.79 &#8211; Fax 0573\/71.85.91<br \/>\ne-mail: <u><a href=\"mailto:a.vermigli@rrrquarrata.it\">a.vermigli@rrrquarrata.it<\/a><\/u><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/index.htm\"><u>www.rrrquarrata.it\/index.htm<\/u><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p> Pio Campo* *educatore a Vila Esperan\u00e7a &#8211; Goias (Brasile)Credo che&nbsp; molti abbiano assistito  al film \u201cIl pianista\u201d. Non so se&nbsp; sia piaciuto o meno. 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