{"id":1171,"date":"2011-07-15T10:26:45","date_gmt":"2011-07-15T10:26:45","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1171"},"modified":"2025-10-13T12:14:09","modified_gmt":"2025-10-13T10:14:09","slug":"progetto-di-vita-il-margine-del-campo-che-diventa-fertile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1171","title":{"rendered":"Il margine del campo che diventa fertile"},"content":{"rendered":"<p>Di Alessandra Pederzoli<\/p>\n<p>Capezzaia \u00e8 il margine inutilizzato e incolto dei campi. Capezzaia \u00e8 anche il nome scelto per una pasta fresca distribuita dalla Coop Tirreno in trentotto punti vendita della regione Lazio. Il margine del campo e la freschezza di questo prodotto sono la sintesi di un progetto della Comunit\u00e0 Capodarco di Roma che da trent\u2019anni si impegna in svariati progetti di integrazione sociale e lavorativa di persone disabili.<br \/>\nIl laboratorio Sociale Produttivo di pasta fresca concretizza proprio un percorso di riabilitazione che coinvolge settantacinque disabili mentali e psichici di et\u00e0 molto varie, comprese tra i venti e i cinquant\u2019anni, che oggi diventa un vero e proprio progetto imprenditoriale. Un progetto che si inserisce in una dimensione di economia etico sociale capace di mettere al centro la persona come soggetto primo da privilegiare e poi il profitto e il guadagno: con questa idea fondamentale si \u00e8 sviluppato il progetto che oggi ha portato la pasta di Capezzaia nei supermercati della grande distribuzione. Un prodotto che sembra dunque contraddistinguersi per il suo coniugare genuinit\u00e0 del prodotto e integrazione delle persone.<br \/>\nNon casuale il nome \u201cpasta di Capezzaia\u201d, teso a sottolineare l\u2019accostamento del margine solitamente incolto e improduttivo del campo e quella parte di societ\u00e0 che non si vede e che silenziosamente viene tenuta ai margini della collettivit\u00e0 e, soprattutto, delle dinamiche dei processi produttivi. Un accostamento che genera un contrasto con la produttivit\u00e0: oggi infatti quel terreno e quella collettivit\u00e0 tenuta ai margini ha dato frutto ed \u00e8 divenuta terra fertile, feconda di buoni frutti e di risultati pi\u00f9 che soddisfacenti. L\u2019inserimento lavorativo delle persone impiegate nel Laboratorio della pasta \u00e8, di fatto, un inserimento a tutti gli effetti, all\u2019interno di un vero e proprio stabilimento industriale nato a Pomezia e finanziato dall\u2019Unicoop Tirreno che grazie alla raccolta dei punti spesa \u00e8 riuscita a collaborare per un totale di centosessantamila euro. Di fatto, trattandosi di una raccolta punti spesa, non solo Coop \u00e8 stata coinvolta in questo percorso di emancipazione socio-lavorativa, ma anche molti consumatori soci e clienti di Coop Tirreno che attraverso l\u2019iniziativa \u201cBasta un gesto\u201d hanno contribuito a sostenere l\u2019attivit\u00e0 del laboratorio, devolvendo i punti non utilizzati per il ritiro dei vari premi o dei buoni sconto, sono andati a incentivare il finanziamento per la Comunit\u00e0 e il suo Laboratorio. Un percorso di emancipazione dunque che vede coinvolti molti personaggi: innanzitutto la Comunit\u00e0 di Capodarco di Roma che ne \u00e8 promotrice, i settantacinque lavoratori, l\u2019Unicoop Tirreno ma anche i consumatori che non solo si ritrovano a poter orientare sulla pasta di Capezzaia le proprie scelte di consumo, ma ne hanno anche promosso la realizzazione e la messa in vendita.<br \/>\nTutto questo mostra quanto sia possibile coniugare una produzione di qualit\u00e0 capace di viaggiare sui circuiti tradizionali della grande distribuzione con l\u2019impiego di quella che viene definita comunemente \u201cmanodopera residua\u201d. Per certi versi, tutto ci\u00f2 \u00e8 a dir poco rivoluzionario. Un passo in avanti compiuto anche dalla Comunit\u00e0 all\u2019interno della quale fino a oggi si sono messi in piedi laboratori artigianali di oggettini e piccoli manufatti che nulla hanno a che vedere con la produzione della pasta che invece ha proprio le caratteristiche del prodotto di largo consumo portato e distribuito nei supermercati. Realizzato inoltre, con tutti i controlli di qualit\u00e0 necessari per l\u2019immissione in commercio. Questo progetto \u201cpasta di Capezzaia\u201d infatti, prendendo spunto dai Laboratori Sociali condotti dalla Comunit\u00e0 a partire dal 2004, viene a fissarsi come momento di passaggio importante nelle pratiche di inserimento lavorativo messe in atto.<br \/>\nTutte le riflessioni circa i miglioramenti della qualit\u00e0 della vita delle persone impiegate in questi Laboratori hanno portato a osare nel progetto di Capezzaia. Una riflessione che va oltre e guarda a quanto i lati positivi riguardino anche i futuri consumatori del prodotto. Chi produce la pasta riesce a sentirsi realmente utile trovando un posto all\u2019interno di un processo produttivo; per chi invece la acquista e la consuma significa rendersi conto della possibilit\u00e0 di coniugare insieme qualit\u00e0 e integrazione, tanto orientare in modo diverso le proprie scelte di consumo.<br \/>\nEcco che i consumatori diventano consumatori critici e i produttori diventano soggetti attivi di un\u2019economia etico-sociale. Un processo, anche questo, che attraverso una dinamica strettamente commerciale, va oltre le categorie e coinvolge tutti, in egual misura, in un processo di cambiamento.<br \/>\nAlla conferenza di presentazione del prodotto, tenutasi a Roma a inizio aprile, hanno partecipato il presidente della Comunit\u00e0 di Capodarco don Vinicio Albanesi, Marco Lami, Presidente di Unicoop Tirreno, Enrico Mentana, giornalista, e l\u2019Assessore regionale alle Politiche Sociali, Anna Coppetelli. \u00c8 il presidente di Unicoop ad allargare un po\u2019 i significati di un\u2019azione come questa che Coop ha deciso di sostenere, per guardare a quanto \u201cla pasta di Capezzaia\u201d smuova un \u201cmoderno concetto di mutualit\u00e0\u201d. Guarda alle richieste sempre diverse e sempre maggiori dei clienti consumatori Coop, che sembrano non accontentarsi pi\u00f9 solo del prodotto buono, o discreto, acquistato a un prezzo basso. Anzi. Il consumatore vuole qualcosa in pi\u00f9 che parte da una richiesta di qualit\u00e0 e di controllo su quella qualit\u00e0, per arrivare a chiedere al supermercato di fornirgli la possibilit\u00e0 di orientare anche criticamente i propri acquisti. Ogni atto di acquisto sembra oggi riflettere bisogni molto diversi dei consumatori: l\u2019acquisto assume sempre di pi\u00f9 una scelta di valore, oltre che la soddisfazione a un bisogno della persona che acquista.<br \/>\nProbabilmente osare e allargare un\u2019esperienza come questa significa farla diventare normale, e solo allargando questo concetto di \u201cnormalit\u00e0\u201d iniziamo a sentirci tutti parte di questo ciclo del prodotto: chi da consumatori, chi da produttori, chi da mediatori per la vendita. E pi\u00f9 diventa una pratica normale e pi\u00f9 incide anche sull\u2019economia che assume sempre pi\u00f9 i toni dell\u2019economia eticamente sostenibile, guardando alle persone e non al soldo. Guardando al prodotto e a chi lo produce. Guardando ai suoi significati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Capezzaia &egrave; il margine inutilizzato e incolto dei campi. Capezzaia &egrave; anche il nome scelto per una pasta fresca distribuita dalla Coop Tirreno in trentotto punti vendita della regione Lazio. 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