{"id":1172,"date":"2011-07-15T10:31:56","date_gmt":"2011-07-15T10:31:56","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1172"},"modified":"2025-10-13T12:36:37","modified_gmt":"2025-10-13T10:36:37","slug":"sul-grande-schermo-la-grammatica-dell-integrazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1172","title":{"rendered":"La grammatica dell&#8217;integrazione"},"content":{"rendered":"<p>Di Luca Giommi<\/p>\n<p>Realizzato all\u2019interno di \u201cE-Vocare\u201d, progetto rivolto a operatori sociali coinvolti in processi di integrazione e riabilitazione e impegnati a rendere possibile la partecipazione sociale delle persone limitate nella possibilit\u00e0 di comunicare, il film Non voltarmi le spalle di Fulvio Wetzl \u00e8, allo stesso tempo, un valido strumento didattico e di sensibilizzazione sulle tematiche legate alle diverse abilit\u00e0 e un lavoro formalmente riuscito. Peraltro, un lavoro didattico che non risulta mai didascalico.<br \/>\nCome spiega Roberto Bombardelli (sceneggiatore della pellicola e insegnante di pedagogia presso l\u2019Istituto \u201cDon Milani-Depero\u201d) questo film nasce dalla convinzione che il mezzo-cinema sappia rispondere appieno a una duplice necessit\u00e0: da un lato, quella di legare insieme e \u201ccontenere\u201d un discorso, una serie di esperienze professionali e formative che, col passare degli anni, rischiavano di risultare frammentarie; dall\u2019altro, quello di fornire un documento, una testimonianza che potesse essere, in seguito e anche da altri, riesaminata, riverificata e, semmai, criticata. Un\u2019idea tutt\u2019altro che statica e acritica del ruolo di docente, per cui riorganizzare la storia (propria e altrui) \u00e8, allo stesso tempo, momento di verifica e strumento per un lavoro (proprio o altrui) futuro.<br \/>\nIl film racconta un\u2019esperienza reale di integrazione scolastica all\u2019interno dello stesso Istituto professionale \u201cDon Milani-Depero\u201d di Rovereto e gli attori sono quasi tutti studenti della scuola, ma senza ricorrere alla forma documentaristica. Anzi, le potenzialit\u00e0 che la finzione offre (l\u2019uso metaforico e allegorico delle immagini, i parallelismi di senso che l\u2019accostamento di sequenze apparentemente autonome pu\u00f2 creare, ecc.) vengono sfruttati a pieno, fino a farne l\u2019elemento caratterizzante del film. Abile ad aprirsi a descrizioni indirette di quanto avviene. A volte, non affrontare il reale con strumenti denotativi \u00e8 un modo per incidere ancora di pi\u00f9 su di esso e per descrivere in profondit\u00e0 lo stato e il movimento di cose e di anime\u2026<br \/>\nDa qui la mise en ab\u00eeme della vicenda del gatto Nuvola, che a livello basso (anche spazialmente) replica le vicende e le difficolt\u00e0 a integrarsi, a \u201critrovarsi\u201d di Anna, ragazza sorda, nella sua nuova classe di Rovereto, nella quale entra ad anno e percorso scolastico gi\u00e0 iniziati. Come il gatto, che fugge di casa perch\u00e9 spaventato da cani che abbaiano in televisione, dapprima \u00e8 guardingo, timoroso e, quindi, aggressivo e solo, cos\u00ec Anna fatica a trovare una sintonia con il mondo esterno, che sembra restio a riadattarsi, a riformularsi, a \u201cfare la sua parte\u201d (cos\u00ec come Anna a fare la sua). Un contesto in cui, come dice nel film l\u2019insegnante di sostegno chiamata per aiutare Anna, la scuola funziona e la realizzazione dei bisogni \u00e8 garantita pi\u00f9 che altrove; ma un contesto che fatica a farsi carico della soddisfazione dei desideri, senza la quale \u201cl\u2019integrazione\u201d \u00e8 una condizione imparziale, \u201cdeficiente\u201d, nominale. Un termine semivuoto, come racconta la sequenza in cui, con l\u2019uso di <em>ralenti <\/em>e velocizzazione di immagini e suoni deformati, ci si fa gioco di una riunione d\u2019\u00e9quipe, in cui i presenti, discutendo delle difficolt\u00e0 che la presenza dell\u2019alunna sorda comporta, utilizzano termini iper-tecnici che, nello sforzo di analizzare scientificamente la realt\u00e0, ne trascurano proprio la dimensione reale, finendo per eluderla.<br \/>\nLa licenza cinematografica viene creativamente sfruttata anche nella sequenza della visita della classe al MART di Rovereto, tra quadri che Anna e l\u2019insegnante di sostegno si divertono a interpretare come allegorie del rapporto conflittuale tra Anna e la classe: in particolare, commentando un quadro di Renato Guttuso e uno di Piet Mondrian.<br \/>\nLa sceneggiatura \u00e8, per\u00f2, attenta a non creare una contrapposizione netta tra normalit\u00e0 e disabilit\u00e0, tra pensiero normale e pensiero \u201cdisabile\u201d: chiamati a svolgere un ragionamento su diversit\u00e0 e disagio a partire da un fatto di cronaca relativo a un cittadino immigrato, i compagni di classe hanno modo di apprezzare le righe scritte da Anna, e di accorgersi di lei quasi per la prima volta; ma vengono lette anche le interessanti composizioni di altri ragazzi. Anna potrebbe essere in una condizione privilegiata per affrontare un tema simile, ma, in verit\u00e0, i pensieri dei ragazzi colgono e approfondiscono, tutti, una parte della verit\u00e0 sul tema. L\u2019approccio alla diversit\u00e0 \u00e8 un approccio che necessita di <em>diversit\u00e0.<br \/>\n<\/em>C\u2019\u00e8, insomma, un\u2019attenzione continua a non contrapporre due mondi, e a sottolineare, piuttosto, la necessit\u00e0 di cercare i momenti di condivisione, il denominatore comune, a unificare nella differenza.<br \/>\nIl film, sottraendosi a un vizio comune a tante produzioni di finzione, ha proprio il pregio di evitare, da un lato, la rappresentazione emblematica della disabilit\u00e0, che astrae la stessa dalle vicissitudini del reale; dall\u2019altro, la rappresentazione di un disabile eccezionale, quello che non si incontra mai nella vita di ogni giorno. Questo permette alla vicenda di sviluppare in modo convincente una delle intenzioni principali di chi ha lavorato al film, quella di ragionare sul desiderio di essere desiderati. Che noi tutti, soggetti desideranti e oggetti di desiderio, esprimiamo.<br \/>\nIl desiderio comporta sempre una compresenza, l\u2019esistenza (anche come ipotesi) di almeno due termini diversi. Sarebbe ottuso e narcisistico desiderare qualcosa che ci assomigli in tutto. Il desiderio comporta, quindi, una relazione tra almeno due entit\u00e0 o soggettivit\u00e0.<br \/>\nQuesta idea di \u201ccomunicazione\u201d torna spesso all\u2019interno della vicenda sotto forma di filastrocca aneddotica, \u201cCiao miao\u201d (con testo di Gianni Rodari), la quale viene presentata per la prima volta all\u2019interno del film con una bella sequenza di primi piani di bocche di un coro che ne emettono (sonoro) e ne \u201carticolano\u201d (visivo) le parole. E c\u2019\u00e8 sempre un gatto di mezzo: Un signore di nome Stanislao,\/ incontr\u00f2 un gatto e gli disse ciao.\/ Il gatto tra s\u00e9 pens\u00f2\/ \u201cChe ignorante per\u00f2! \/Non sa nemmeno dire bene MIAO\u201d. Che riflette bene (e in modo fulmineo) su due aspetti imprescindibili: il riconoscimento reciproco dell\u2019esistenza di codici plurali, diversi e la necessaria bidirezionalit\u00e0 di ogni processo di integrazione-comunicazione.<br \/>\nDa ultimo, una nota tecnica: il film \u00e8 sottotitolato per spettatori non udenti e, in certi punti, per spettatori udenti, dal momento che taluni dialoghi risulterebbero incomprensibili a coloro che non conoscono la lingua dei segni.<br \/>\nQuesto comporta che parti della sceneggiatura compaiano a descrivere con precisione le caratteristiche di alcune scene (ad esempio: \u201cIl telefono squilla\u201d, \u201cVoce in flashback\u201d, \u201cReazione di paura dei ragazzi\u201d) e che, nei dialoghi, i sottotitoli abbiano colori diversi a seconda di che attore-personaggio prende la parola. Il film, quindi, potrebbe essere visto senza il sonoro. A me, a volte, ha ricordato il cinema \u201cmuto\u201d in cui regia, espressivit\u00e0, un modo diverso di recitare ed esprimersi con il corpo e sottotitoli sporadici non solo ovviavano alla mancanza di suoni, ma creavano e rielaboravano codici comunicativi con una grammatica e un lessico propri. Un cinema, quello muto, di natura \u201caccessibile\u201d.<\/p>\n<p><strong>Non voltarmi le spalle<br \/>\n<\/strong>Durata: 71\u2019<br \/>\nDal soggetto \u201cCiao Miao\u201ddi Roberto Bombardelli, Maria Pia Oliviero, Valeria Vaiano, Fulvio Wetzl<br \/>\nRegia: Fulvio Wetzl<br \/>\nSceneggiatura (studenti e studentesse del corso): di Alice Campedelli, Martina Codato, Valentina Copat, Sara Iori, Monica Marino, Valentina Maroni, Francesca Marzadro, Lisa Peder, Luca Pizzini, Valentina Rigo, Serena Secchi, Michele Segatta, Andrea Vanzo, Francesca Vassallo, Silvia Veneri, Elia Vigagni, Roberto Bombardelli, Maria Pia Oliviero, Valeria Vaiano, Fulvio Wetzl<br \/>\nAttrici protagoniste: Stefania Pedrotti (classe quarta del Liceo \u201cAntonio Rosmini\u201d di Rovereto), Valeria Vaiano<br \/>\nAltri interpreti: Gianluigi Fait, Dalila Ragusa, Demetrio Martino, Roberto Pennazzato, Anna Lorenzetti, Maria Pia Oliviero, Roberto Bombardelli, Silvia Pavan, Lucia Agostini, Andrea Codato, Sara Trainotti, Anna Belmonte, Gisella Trainotti; Corale E-Vocare (creata per l\u2019occasione all\u2019interno dell\u2019Istituto e diretta da Silvia Pavan), \u2026 il gatto Max.<br \/>\nMontaggio digitale: Fulvio Wetzl, Nicola Cattani, Elia Bombardelli effettuato presso il laboratorio di montaggio dell\u2019Istituto \u201cDon Dilani-Depero\u201d di Rovereto<br \/>\nLogistica e organizzazione: Maria Pia Oliviero<br \/>\nMusiche di Ravel, Puccini, Musorgskij, Vigagni, Soresina<br \/>\nContributi musicali e vocali: Compagnia cantante \u201cGinguruberu\u201d, Gruppo di ottoni \u201cGli sfiatati\u201d, Gruppo Funky Boutique, Corale E-vocare<br \/>\nIstituto \u201cDon Milani-Depero\u201d: tel. 0464\/48.55.11<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Realizzato all&rsquo;interno di &ldquo;E-Vocare&rdquo;, progetto rivolto a operatori sociali coinvolti in processi di integrazione e riabilitazione e impegnati a rendere possibile la partecipazione sociale delle persone limitate nella possibilit&agrave; di comunicare, il film Non voltarmi le spalle di Fulvio Wetzl &egrave;, allo stesso tempo, un valido strumento didattico e di sensibilizzazione sulle tematiche legate alle diverse abilit&agrave; e un lavoro formalmente riuscito. 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