{"id":1176,"date":"2011-07-15T10:45:47","date_gmt":"2011-07-15T10:45:47","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1176"},"modified":"2025-10-13T12:18:06","modified_gmt":"2025-10-13T10:18:06","slug":"beati-noi-un-salto-di-categoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1176","title":{"rendered":"Un salto di categoria"},"content":{"rendered":"<p>Di Stefano Toschi<\/p>\n<p>Ho seguito con vivo interesse la disputa che si \u00e8 scatenata negli ultimi tempi riguardante l\u2019ammissione o meno del giovane amputato Oscar Pistorius alle Olimpiadi di Pechino 2008. A questo atleta, nato con una grave malformazione alle gambe che non ne permetteva il corretto sviluppo, furono amputati da bambino entrambi gli arti inferiori. Fu una sofferta e coraggiosa decisione dei genitori che avrebbero potuto salvare le sue gambette malformate, costringendolo a una vita in carrozzina. Essi, invece, scelsero la rischiosa via dell\u2019amputazione e fu proprio tale iniziativa che permise al giovane Pistorius di imparare a camminare con l\u2019ausilio di protesi e a rendersi, in questo modo, totalmente indipendente. Non solo: fin da bambino, l\u2019atleta praticava diversi sport, anche quelli di maggior contatto fisico, come il rugby, mostrandosi pi\u00f9 dotato di altri ragazzi che potevano contare sull\u2019uso di gambe \u201cproprie\u201d. Fu un infortunio occorsogli proprio giocando a rugby a gettare le basi per la sua futura fortuna sportiva. Costretto ad abbandonare uno sport cos\u00ec violento e a intraprendere un periodo di riabilitazione, il ragazzo si avvicin\u00f2 all\u2019atletica. Su consiglio di un allenatore, si dot\u00f2 delle prime gambe artificiali in fibra di carbonio, una sorta di prototipo di quelle con cui siamo abituati ormai a vederlo correre oggi. Il giovane Oscar mostr\u00f2 da subito un grande talento, anche se l\u2019allenamento fu duro e difficile: adattarsi alle nuove protesi comport\u00f2 all\u2019inizio effetti collaterali quali la formazione di piaghe ed escoriazioni nel punto di innesto. Inoltre, la mancanza di piedi e polpacci penalizzava, e penalizza tutt\u2019ora nonostante i progressi tecnici delle protesi e fisici dell\u2019atleta, la partenza ai blocchi e la flessibilit\u00e0 fondamentale nelle curve.<br \/>\nFin qui, la storia degli esordi. Veniamo alla cronaca recente. Il giovane si mostra sempre pi\u00f9 dotato, sbaragliando la concorrenza nelle gare per disabili e alle Paralimpiadi. A Roma, nel 2006, chiede di misurarsi in una competizione ufficiale con atleti normodotati, ottenendo buoni risultati. La polemica esplode quando egli fa richiesta di partecipare con atleti \u201cnormali\u201d alle Olimpiadi di Pechino 2008. Tutti i giornali riportano la notizia della battaglia di questo ragazzo talentuoso e determinato, che rivendica la possibilit\u00e0 di misurarsi con atleti dotati di gambe vere. La commissione chiamata a decidere su questa singolare richiesta, dopo lunga riflessione, respinge la petizione, giustificando il rifiuto con una perizia tecnica che illustra come le due leve in carbonio usate dal ragazzo per correre costituiscano addirittura un vantaggio per l\u2019atleta, in quanto la loro flessibilit\u00e0 comporta migliori prestazioni nella corsa e un minor affaticamento muscolare per chi le usa.<br \/>\nEccoci dunque arrivati al paradosso al centro del dibattito. Per la prima volta si sentenzia ufficialmente, con tanto di perizia tecnica, che una disabilit\u00e0 grave costituisce un vantaggio comparato per una persona. Tale perizia non tiene minimamente conto del fatto che le protesi, seppur forse costituiscano un vantaggio nella corsa, siano un handicap notevole alla partenza dai blocchi e nelle curve. Non si considera, inoltre, che, se il miracolo della velocit\u00e0 fosse contenuto nelle protesi e non nella persona che le indossa, tutti gli amputati che le usano dovrebbero registrare tempi record proprio come Pistorius. Insomma, Pistorius non \u00e8 ammesso a gareggiare con atleti normodotati. Ma, discriminazione nella discriminazione, neppure gli amputati lo accettano volentieri come avversario alle Paralimpiadi. Infatti, la quasi totalit\u00e0 degli amputati che gareggiano nella categoria di Pistorius \u00e8 priva di una sola gamba, dunque utilizza una sola protesi di carbonio. Anche questi ultimi sostengono che l\u2019atleta ricavi un vantaggio rispetto a loro nell\u2019avere due protesi di carbonio invece di una. Si deve inoltre considerare che il contesto sportivo in cui si sviluppa tale polemica non \u00e8 certo dei pi\u00f9 limpidi: l\u2019atletica, ultimamente, \u00e8 stata varie volte macchiata da gravi casi di doping da parte di atleti famosi, che erano considerati dai giovani un modello da imitare, mentre davano, invece, esempio di comportamenti dannosi, immorali e anti-sportivi. Eppure, ad atleti dichiaratamente dopati spesso non si toglievano le medaglie vinte, o si permetteva loro di continuare a gareggiare, pur con il legittimo sospetto che i rendimenti stranamente altalenanti fossero dovuti a ben altro che ad alti e bassi della naturale forma fisica. Insomma, non ci si accorge di casi di doping macroscopici, ma ci si rende conto facilmente dei vantaggi dati dalle protesi.<br \/>\nA tal proposito, riportiamo uno stralcio di un\u2019intervista all\u2019allenatore dell\u2019atleta, apparsa su \u201cPanorama\u201d: \u201cChe idea si \u00e8 fatto della polemica sui presunti benefici che Pistorius trarrebbe dalle sue protesi?\u201d. \u201cSono tutte idiozie. Ripeto, all\u2019inizio i suoi tempi erano davvero mediocri. Ora, chi non sa di sport deve capire gli sforzi enormi che Oscar ha dovuto produrre per raggiungere i risultati attuali. In un caso come il suo, ci vogliono ore e ore di allenamento per rendere affini le protesi con il resto del corpo, in particolare i muscoli delle cosce e le anche. La chiave del suo successo sta nel modo con cui \u00e8 riuscito a rendere complice nella corsa due entit\u00e0 corporali totalmente diverse fra loro. Se poi \u00e8 riuscito a dotarsi di protesi tecnologicamente avanzate, tanto meglio\u2026\u201d.<br \/>\nAl di l\u00e0 di tali polemiche che si basano su aspetti meramente tecnici, la cosa che pi\u00f9 colpisce di questo giovane \u00e8 la percezione che ha di se stesso. Egli ha affermato in pi\u00f9 occasioni di non reputarsi handicappato, bens\u00ec solo \u201cuna persona senza gambe\u201d. Questa definizione \u00e8 bellissima e significativa, perch\u00e9, finalmente, l\u2019handicap non \u00e8 considerato una mancanza, un\u2019anomalia ma una caratteristica. Al pari di chi si definisce biondo, alto, magro, cos\u00ec Pistorius afferma di avere, come tutti, varie qualit\u00e0 fisiche, fra cui quella di essere senza gambe. Non \u00e8 malato, non \u00e8 strano, ha solo una peculiarit\u00e0 che non pu\u00f2 nascondere perch\u00e9, a differenza di tanti altri deficit, che tutti abbiamo, questo \u00e8 evidente, \u00e8 pi\u00f9 \u201ctrasparente\u201d. Dunque la \u201cscomodit\u00e0\u201d di questo personaggio non deriva dalla sua battaglia per gareggiare alle Olimpiadi ma dal suo modo di proporre la sua (non) diversit\u00e0. Le persone (sia quelle cosiddette normali, sia quelle con deficit) sono abituate a catalogare chi sta loro di fronte. Si creano degli steccati, delle categorie entro cui inserire chi incontriamo nella vita di tutti i giorni. Si danno delle definizioni, partendo da ci\u00f2 che, secondo noi, meglio caratterizza l\u2019altro. Pistorius \u00e8 un handicappato. Dunque, appartiene alla categoria disabili (sottocategoria: derelitti, sfortunati, anormali, meritevoli di compassione). Pertanto, dovrebbe stare in carrozzina, farsi assistere, stare a casa, al massimo diventare \u201cabile\u201d col computer, o nella pittura, insomma, in qualche attivit\u00e0 in cui, come ogni tanto si sente dire in televisione, qualche povero handicappato ha ottenuto buoni risultati (certo, sempre grazie al fatto che qualcuno lo ha assistito bene). Anche gli amputati a una sola gamba non lo gradiscono come avversario. Pure questi ultimi hanno in mente delle categorie: Pistorius \u00e8 comunque diverso da loro. Egli tenta di saltare al di l\u00e0 di questo steccato, e ci\u00f2 fa paura: sconvolge gli schemi mentali solidi e ben radicati nella nostra societ\u00e0, va oltre il senso comune. Se un atleta normale fosse battuto da un amputato, percepirebbe una tale sconfitta come doppia. Nella mentalit\u00e0 corrente, un handicappato non pu\u00f2 vincere una sfida con un normodotato, a maggior ragione se essa si gioca su un piano fisico. Lo stereotipo del disabile non lo prevede. Pertanto, una sconfitta, in questo caso, comporterebbe non solo maggiore onta e disonore ma anche l\u2019idea di un sovvertimento delle regole, della normalit\u00e0 delle cose, delle etichette con cui classifichiamo il mondo e le persone. Non si pu\u00f2 sopportare la sconfitta da parte di chi dovrebbe sentirsi appellare come \u201cpoverino\u201d, non come \u201cbravo\u201d. Ecco, alle persone normali quel \u201cpoverino\u201d non costa nulla umanamente, nessuna presa di posizione, nessun mettersi in gioco. Al contrario, quel \u201cbravo\u201d \u00e8 innaturale. In tanti si battono oggi contro l\u2019emarginazione dei disabili, per i loro diritti, la loro dignit\u00e0. La medicina si impegna a trovare soluzioni che migliorino la qualit\u00e0 e la quantit\u00e0 della loro vita. Ma viene spontaneo chiedersi a cosa servano tutti questi sforzi se poi, quando un disabile diventa davvero protagonista, si cerca di confinarlo di nuovo nella sua categoria con un banale provvedimento burocratico, con una perizia tecnica. La pigrizia intellettuale e la limitatezza di vedute dei pi\u00f9 si scontra con la forza di volont\u00e0 di un giovane disabile, che ha trovato il coraggio di \u201cfare il salto di categoria\u201d, anzi, data la sua specialit\u00e0, \u00e8 il caso di dire che ha trovato il coraggio di \u201ccorrere al di l\u00e0 delle categorie\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho seguito con vivo interesse la disputa che si &egrave; scatenata negli ultimi tempi riguardante l&rsquo;ammissione o meno del giovane amputato Oscar Pistorius alle Olimpiadi di Pechino 2008. A questo atleta, nato con una grave malformazione alle gambe che non ne permetteva il corretto sviluppo, furono amputati da bambino entrambi gli arti inferiori. 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