{"id":1182,"date":"2011-07-25T11:36:29","date_gmt":"2011-07-25T11:36:29","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1182"},"modified":"2011-07-25T11:36:29","modified_gmt":"2011-07-25T11:36:29","slug":"una-ricerca-che-invita-alla-ricerca---superabile-luglio-2011---1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1182","title":{"rendered":"Una ricerca che invita alla ricerca &#8211; Superabile, luglio 2011 &#8211; 1"},"content":{"rendered":"<p>Raccogliere, elaborare e ricostruire dei dati statistici (con i significati che i &quot;freddi&quot; numeri sottintendono e che vanno, appunto, portati alla luce, ricomposti) non &egrave; un&#8217;operazione semplice. Ancora prima, non sono di facile realizzazione, n&eacute; privi di conseguenze, gli strumenti di indagine di cui ci si dota per esplorare l&#8217;ambito di interesse della ricerca. Il modo in cui si pone una domanda, il fatto che questa dia la possibilit&agrave; di una risposta aperta o meno, il fatto che a raccogliere le risposte sia una persona piuttosto che un modulo silenzioso compilato in solitudine, ecc ecc, ecco, tutti questi fattori hanno un&#8217;influenza importante sull&#8217;esito finale del lavoro, quello che poi raggiunge il pubblico, lo informa, lo influenza. E d&agrave; lui la possibilit&agrave; di criticare quegli stessi dati.<\/p>\n<p>Mi sembrano considerazioni preliminari opportune, per quanto non esaustive. Chi abbia sostenuto un esame di scienze statistiche, per quanto di basso livello, capisce bene quello che intendo dire. E, comunque, farlo presente in un mondo in cui ai sondaggi ci si rivolge e ci si sottopone massicciamente come uno degli strumenti conoscitivi della realt&agrave; che ci circonda, il pi&ugrave; delle volte dando per scontato che siano strumenti neutri di interpretazione del mondo, lo ritengo un gesto deontologicamente adeguato.<\/p>\n<p>Inoltre, i sondaggi non terminano la loro funzione nel momento in cui conosciamo i loro risultati, perch&eacute; in base a questi vengono poi prese decisioni che influiscono sulle nostre vite in maniera pi&ugrave; o meno diretta. Queste riflessioni sono tanto pi&ugrave; vere se riferite a ricerche che interessino soggetti c.d. deboli. In questo caso un minimo di prudenza in pi&ugrave; va indubbiamente preso. Infatti, quasi mai l&#8217;esposizione di una ricerca che riguardi persone con disabilit&agrave; passa liscia e inosservata; il pi&ugrave; delle volte stimola riflessioni critiche, spesso proteste squillanti. E&#8217; successo anche in occasione della presentazione del rapporto di Associazione Treelle, Caritas e Fondazione Giovanni Agnelli su Gli alunni con disabilit&agrave; nella scuola italiana. Bilanci e proposte.<\/p>\n<p>Alcuni dati sono indiscutibili: si assiste ad un costante aumento degli alunni disabili in tutti gli ordini e gradi di studio: dai 138.600 dell&#8217;anno scolastico 2001\/02 si &egrave; passati ai 178.200 del 2005\/06, fino ai 200 mila del 2009\/10: in dieci anni 62 mila unit&agrave; in pi&ugrave; (+45%). L&#8217;incidenza degli alunni disabili sul totale degli studenti italiani cresce dall&#8217;1,59% al 2,24%. Tra gli elementi critici segnalati dal Rapporto e che gi&agrave; si pongono come una &quot;rielaborazione&quot; dei dati raccolti, si devono mettere in rilievo l&#8217;eccessivo e improprio allargamento della legge 104, per cui verrebbero certificati anche alunni che presentano svantaggi che non sarebbero assimilabili ad una disabilit&agrave; e, punto importante, l&#8217;eccessiva rigidit&agrave; con cui verrebbe attivato il rapporto &quot;presenza di una disabilit&agrave;-assegnazione di un insegnante di sostegno&quot;, nodo problematico che si lega a quello che il Rapporto definisce criticamente &laquo;approccio prevalentemente medico&raquo;. Inoltre, sempre stando al lavoro svolto da Treelle, Caritas e Fondazione Agnelli, il posto di insegnante di sostegno verrebbe inteso come &laquo;percorso privilegiato per entrare pi&ugrave; rapidamente in ruolo: e dopo cinque anni si ha diritto a tornare sul posto normale&raquo;. Ancora, gli insegnanti curricolari non sarebbero coinvolti nel processo di integrazione e sarebbero ancora meno formati di quelli che, almeno per alcuni anni, si &quot;dedicano&quot; al sostegno, rispetto alla didattica speciale. Difficoltosi, confusi e macchinosi sarebbero anche i rapporti tra Servizio Sanitario e servizio scolastico, generando cos&igrave; una collaborazione ed un coordinamento scarsi ed inefficaci.<\/p>\n<p>Ho scritto pochi mesi fa in senso critico rispetto all&#8217;equazione &quot;certificazione=sostegno&quot;, &egrave; ovvio che come principio non pu&ograve; trovare applicazione automatica: resto per&ograve; dell&#8217;idea che la figura dell&#8217;insegnante di sostegno possa davvero essere un punto di forza per l&#8217;alunno disabile e per tutti i suoi compagni. Il peso di questa figura, la qualit&agrave; della sua presenza vanno costruiti, caso per caso, ambiente per ambiente. Vanno costruiti, appunto, non sostituiti. Tenendo presente che spesso, e forse questo i dati lo omettono, si assiste ad una mancata attribuzione del sostegno o ad un&#8217;attribuzione con un numero di ore insufficienti a renderlo efficace.<\/p>\n<p>Quando si fa presente che raramente l&#8217;insegnante di sostegno resta &quot;sul&quot; bambino per pi&ugrave; di un anno, ecco, allora occorre lavorare a livello legislativo e amministrativo per garantire una continuit&agrave; che sia in grado di dare senso al sostegno stesso. Detto tra parentesi, il problema della continuit&agrave; riguarda dolorosamente anche gli\/le insegnanti curricolari dei vari ordini di studi. E tra le proposte avanzate dalla ricerca, che per prima individua questo problema, mi sembra che non ci sia traccia di suggerimenti in tal senso.<\/p>\n<p>Quando si sottolinea l&#8217;inadeguata formazione e specializzazione degli insegnanti di sostegno, di nuovo, non &egrave; opportuno ragionare sull&#8217;estinzione di quel ruolo, ma moltiplicare le occasioni formative. Certo, il Centro Risorse Integrazione delineato dalla ricerca potrebbe essere un importante &quot;fornitore&quot; di formazione specializzata, un centro di raccolta di professionalit&agrave; ed esperienze positive da valorizzare e promuovere, ma sono piuttosto scettico sul peso che la ricerca attribuirebbe al Centro stesso, che si configurerebbe come un dispensatore di indicazioni, risorse e figure professionali dall&#8217;alto. Le situazioni vanno, al contrario, valutate e affrontate sempre dal basso. In definitiva, anche se il rapporto di Associazione Treelle, Caritas e Fondazione Giovanni Agnelli tocca tanti altri punti, ritengo che i nodi critici individuati e di cui ho trattato brevemente siano rappresentativi dello stato delle cose attuale, ma che in merito alle soluzioni proposte occorrerebbe una consultazione pi&ugrave; profonda di chi la scuola la vive direttamente ogni giorno ed una valorizzazione maggiore di quanto (e di chi e del modo in cui) gi&agrave; c&#8217;&egrave;. Senza nascondere difficolt&agrave;, punti oscuri, mancanze strutturali e dei singoli docenti. La ricerca ci invita a riflettere e a confrontarci: se volete condividere le vostre proposte e i vostri pareri, scrivete come sempre a <a href=\"mailto:claudio@accaparlante.it\">claudio@accaparlante.it<\/a> o cercate il mio profilo su Facebook. (Claudio Imprudente)<\/p>\n<p>(21 luglio 2011)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Raccogliere, elaborare e ricostruire dei dati statistici (con i significati che i &quot;freddi&quot; numeri sottintendono e che vanno, appunto, portati alla luce, ricomposti) non &egrave; un&#8217;operazione semplice. 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