{"id":1193,"date":"2011-09-13T12:34:58","date_gmt":"2011-09-13T12:34:58","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1193"},"modified":"2025-07-28T11:00:14","modified_gmt":"2025-07-28T09:00:14","slug":"lettere-al-direttore-risponde-claudio-imprudente-1-1-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1193","title":{"rendered":"Lettere al direttore"},"content":{"rendered":"<p>Caro Claudio&#8230; non ho resistito a scriverti quando, in un tuo articolo, ho letto &#8220;note (o pause) in una composizione musicale&#8221;. Ecco! Hai detto bene: chi mai considera la pausa in una composizione musicale? Forse chi suona uno strumento o legge musica: io ho cominciato ad apprezzare le pause oltre che le note di una composizione quando ho scoperto, &#8220;cambiando contesto&#8221;, la mia anima musicista, nascosta o forse sopita per troppi molti anni. Per\u00f2&#8230; c\u2019\u00e8 un per\u00f2, carissimo Claudio! \u00c8 vero che \u00e8 un problema di contesto, ma cambiare contesto significa che anche gli altri, che gi\u00e0 ti conoscevano, devono vederti o ri-vederti nel nuovo contesto. Come si fa? Come possono fare? Come puoi fare? Ti ringrazio di questo scritto, delle parole, della punteggiatura che \u00e8 come una bella pausa musicale! Ti auguro davvero un Natale assolutamente \u201cin-contestuale\u201d e mi auguro di poter dire quanto prima di essere felice come una Pasqua, anche se \u00e8 Natale! Maria Grazia Ponziani, mgp per gli amici.<\/p>\n<p>Cara Maria Grazia,<br \/>\ndevo complimentarmi con te, perch\u00e9 di un articolo piuttosto lungo e che aveva come protagonista del muschio natalizio, ti \u00e8 rimasto impresso proprio il dettaglio della pausa, relegato com\u2019era in un \u201cangolino\u201d\u2026 Non era facile, anzi, era tutt\u2019altro che scontato, ma era un dettaglio al quale tenevo parecchio. Perch\u00e9?<br \/>\nPer due ragioni: intanto perch\u00e9 il silenzio e le pause non sono assenza di comunicazione, n\u00e9 vuoti da riempire necessariamente. Sono invece pi\u00f9 eloquenti delle parole e dei suoni stessi\u2026 Infatti ci imbarazza tantissimo stare in silenzio in presenza di qualcun altro, proprio perch\u00e9 non \u00e8 vero che in quel momento non si dice niente, si dice tanto e, se non siamo abili maneggiatori del \u201cnulla\u201d, pure troppo\u2026 Classico esempio \u00e8 quello dell\u2019ascensore, in cui, a un \u201cpieno\u201d di corpi pigiati corrisponde spesso un \u201cvuoto\u201d di suoni che ci fa sentire scoperti, pi\u00f9 deboli.<br \/>\nNel silenzio, nel vuoto le cose sembrano sfuggirci di mano, abbiamo meno riferimenti. A volte mi sembra che la percezione che abbiamo del buio e del silenzio si assomiglino, anche se essi interpellano sensi diversi.<br \/>\nPeraltro, \u00e8 difficile accettare il silenzio anche quando siamo soli.<br \/>\nIn secondo luogo, come scrivevo nell\u2019articolo, perch\u00e9, anche se non ci pensiamo mai, senza di essi la musica sarebbe un\u2019accozzaglia informe (certo, c\u2019\u00e8 chi ha lavorato artisticamente proprio sull\u2019assenza di pause e vuoti\u2026) e siccome io sono un appassionato ascoltatore di melodie, sempre rendo grazie all\u2019\u201cinvenzione\u201d del silenzio.<br \/>\nMi viene in mente, poi, che anche in altre situazioni il silenzio \u00e8 necessario, o almeno avvertito come tale: esso connota, ad esempio, l\u2019interno di una cattedrale o di un monastero, luoghi in cui il rumore non aumenterebbe, anzi, ridurrebbe l\u2019eloquenza di quella calma.<br \/>\nNon male, per un elemento cos\u00ec sfuggente e fantomatico che faremmo prima a definire per quello che non \u00e8. E si potrebbe continuare, ma l\u2019importante \u00e8 capire che per tutto e per tutti c\u2019\u00e8 spazio e importanza in questo mondo, che la cosa fondamentale \u00e8 riconoscere la bellezza di questa necessit\u00e0 e capire che, se a volte i conti non tornano, il problema non sta nella natura delle cose (se ne hanno una), ma nelle relazioni reciproche che le definiscono, nelle posizioni di tempo e spazio in cui le mettiamo e nel tipo di rapporto che noi riusciamo a instaurare con loro.<br \/>\nE che dire? Non sottraetevi all\u2019arduo compito di imparare a\u2026 stare zitti!<\/p>\n<p>Caro Claudio,<br \/>\nti scrivo una lettera che potrei intitolare \u201cMettere come limite il non limite\u201d.<br \/>\nIl mestiere di genitore non si impara in una scuola di formazione alla genitorialit\u00e0 ed esserlo di un bambino con handicap \u00e8 ancora pi\u00f9 difficile. Non approfondiamo qui le diverse problematiche dell&#8217;handicap e di cosa esso sia in grado di suscitare nell\u2019animo di un genitore. In particolare nel dover gestire il negativo che tali stati d\u2019animo possono determinare sulla personalit\u00e0 del bambino, che ha in s\u00e9 tutta la forza della sua fanciullezza che lo spinge a correre incontro alla vita, con strumenti che non sono proprio come quelli di qualunque altro bambino. Le ore trascorse insieme, quando non sono sovrastate dall\u2019ansia, dalla paura di non farcela, ritrovano un loro svolgersi sereno. I momenti dedicati sono ricchi di dialogo, di parole accompagnate da gesti, da carezze, da contatti affettivi, che rendono ancora pi\u00f9 forte la volont\u00e0 di costruire la vicinanza col bambino.<br \/>\nAccrescono la necessit\u00e0 di accompagnarlo nel percorso dell\u2019esistenza, affinch\u00e9 possa trovare, all\u2019incontro con il mondo esterno, un contatto buono. Il genitore affida alla scuola il proprio figlio, la cosa pi\u00f9 importante, e si preoccupa di trovare in essa un dirigente che faccia la differenza, che abbia voglia e capacit\u00e0 di accettare una sfida. Quel signore sicuramente c\u2019\u00e8, basta cercarlo, forse non si trover\u00e0 nella scuola sotto casa, ma vale la pena scovarlo, se non si vuole correre il rischio di ritrovarsi in una scuola con semplici e demotivati insegnanti. Ci vogliono \u201cmaestri\u201d sufficientemente onesti da addossarsi personalmente il peso delle proprie responsabilit\u00e0, rivestendo a pieno il proprio ruolo, per affrontare cos\u00ec agevolmente il difficile compito affidato. Un ruolo che richiede ed esige comprensione, prudenza, capacit\u00e0 di insegnare e l\u2019impegno a dare buon esempio per condurre il bambino a un contatto sereno col mondo. Il genitore apprezza i sacrifici e riconosce i problemi che gli insegnanti devono affrontare, sa che possono farcela a dare al bambino l\u2019ispirazione giusta per sfruttare appieno il suo potenziale. Se solo insegnassero, oltre alla sociologia, nozioni preziose per i rapporti con gli altri, l\u2019autostima oltre all\u2019ortografia, il senso civico oltre alle scienze, la tolleranza oltre alla grammatica e l\u2019entusiasmo per la conoscenza oltre alla maestria nella materia. Se fossero disponibili a mostrarsi come consulenti, amici, moderatori esperti di dinamiche di gruppo, specialisti in difficolt\u00e0 dell\u2019apprendimento, oratori specializzati in motivazione, oltre che maestri esperti della materia che insegnano. Se solo preparassero le lezioni con creativit\u00e0 e dinamismo in modo da mantenere l\u2019attenzione di un gruppo numeroso, con metodi di insegnamento fatti \u201csu misura\u201d per singoli studenti ognuno con i suoi modi diversi di imparare e difficolt\u00e0 di apprendimento. Certo! Hanno scelto la professione che presenta pi\u00f9 sfide ma anche quella che offre pi\u00f9 soddisfazioni di qualunque altra.<br \/>\nAnche se il loro lavoro non paga granch\u00e9 in termini di denaro, le gratifiche psicologiche ed emotive sono enormi. Si parla della luce negli occhi di uno studente che ha ritrovato la motivazione per studiare, del sorriso che compare quando un concetto impossibile \u00e8 finalmente afferrato, della risata gioiosa di un bambino rifiutato che \u00e8 accettato dal gruppo, dei sorrisi pieni di gratitudine, degli abbracci e dei \u201cgrazie\u201d di genitori riconoscenti, di un biglietto di ringraziamento scritto da uno studente \u201cperduto\u201d che invece decide di continuare e di farcela, della soddisfazione interiore che si prova sapendo di aver fatto la differenza, di aver fatto qualcosa che conta veramente, di aver lasciato un segno indelebile per il futuro, per cos\u00ec tante persone, per cos\u00ec tanto tempo. A volte nella vita, mettere come limite il non limite, induce ad andare avanti oltre l\u2019apparente confine, e scoprire, con gioia, che al di l\u00e0 della lotta tra il bene e il male c\u2019\u00e8 molto di pi\u00f9: C\u2019\u00e8 la vita.<br \/>\nSaluti, Giuseppe Felaco<\/p>\n<p>Caro Giuseppe,<br \/>\nla tua lettera, che riporto per intero, \u00e8 un bombardamento di stimoli, e il \u201cproblema\u201d \u00e8 che condivido tutto quello che scrivi. Per cui mi sono lasciato bombardare con piacere vero\u2026<br \/>\nE che dire? Riprendendo il tuo titolo e tornando a quarant\u2019anni fa: \u201cSiate realisti, chiedete (o sognate) l\u2019impossibile\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caro Claudio&#8230; non ho resistito a scriverti quando, in un tuo articolo, ho letto &quot;note (o pause) in una composizione musicale&quot;. Ecco! Hai detto bene: chi mai considera la pausa in una composizione musicale? 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