{"id":1203,"date":"2011-09-27T10:44:07","date_gmt":"2011-09-27T10:44:07","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1203"},"modified":"2025-07-28T11:09:27","modified_gmt":"2025-07-28T09:09:27","slug":"donne-con-le-gonne-il-mondo-secondo-me","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1203","title":{"rendered":"Il mondo secondo me"},"content":{"rendered":"<p>\u201cConosci te stesso\u201d c\u2019era scritto sul tempio dell\u2019Oracolo di Delfi. E forse \u00e8 proprio questo il nostro compito pi\u00f9 difficile: conoscersi, accettarsi, prendere coscienza dei propri limiti, comprendere che, senza di essi, non saremmo ci\u00f2 che siamo.<br \/>\nQuando poi questi limiti sono fisici, oggettivi, sotto ai propri occhi e a quelli di tutti, questa infinita ricerca si fa ancora pi\u00f9 faticosa e il cammino da percorrere pi\u00f9 tortuoso.<br \/>\nQuelle che ho voluto riportare in questa sede sono proprio alcune riflessioni che tracciano uno di questi percorsi. Il cammino di Laura: una donna, una persona con disabilit\u00e0. Ma anche la storia di ognuno di noi, della nostra ricerca interiore, del progressivo costruirsi delle nostre identit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Il destino<\/strong><br \/>\nEsistono colori che si possono vedere solo con il cuore e ci sono rumori che \u00e8 impossibile sentire solamente con le orecchie.<br \/>\nAvere una malattia genetica degenerativa di tipo sensoriale significa avere un limite fisico oggettivo. \u00c8 quello che in gergo tecnico si definisce un handicap.<br \/>\nMa in che cosa consiste esattamente?<br \/>\nNel mio caso si tratta di una sindrome chiamata Usher che colpisce l\u2019apparato uditivo e quello legato alla vista. In altre parole sono sorda fin dalla nascita e ipovedente dall\u2019et\u00e0 di 19 anni.<br \/>\nEppure eccomi qui.<br \/>\nIn una societ\u00e0 in cui non esistono pi\u00f9 confini: geografici, morali, mentali, dove tutto \u00e8 acquistabile e raggiungibile, la malattia \u00e8 considerata da tutti la peggior esperienza che una persona possa incontrare nella propria vita.<br \/>\nIo invece sono giunta alla conclusione che sia una grande opportunit\u00e0. La malattia rappresenta una possibilit\u00e0 per divenire consapevoli circa se stessi e la reale importanza di tutte le cose che ci circondano. Dobbiamo solo avere la forza di accoglierla come tale. E crederci.<br \/>\nIl rovescio della medaglia, insomma, il rischio, \u00e8 cadere nell\u2019egocentrismo. Ogni malato vede e sente (ironia della sorte) soltanto se stesso. La sua realt\u00e0 \u00e8 la Realt\u00e0. Per questa ragione dovremmo tutti noi uscire dal nostro problema, abbandonare il nostro ego, ed entrare nel mondo.<br \/>\nIo mi ritengo una persona molto fortunata, nonostante tutto. O proprio in virt\u00f9 di questo \u201ctutto\u201d che mi rende unica.<\/p>\n<p><strong>La solitudine<\/strong><br \/>\nMilano. Notte. Fine luglio.<br \/>\nValentina, un\u2019amica, mi confessa la sua incapacit\u00e0 di vivere la solitudine. Sempre fidanzata, sempre in compagnia, incapace di rimanere sola con se stessa per pi\u00f9 di qualche ora. Prigioniera di un agire che si rivela, in realt\u00e0, una vera e propria fuga per evitare di pensare.<br \/>\nIn quel momento mi sono sentita di raccontarle una delle mie pi\u00f9 grandi fortune: la sordit\u00e0. La possibilit\u00e0 che io ho, pi\u00f9 di altri, di isolarmi fisicamente, in modo reale e totale, mi ha permesso di entrare in me stessa e di conoscermi. Anch\u2019io, come tutti, ho avuto paura degli abissi della mia anima, perch\u00e9 sono come paesaggi bellissimi che stordiscono, perch\u00e9 abbagliano come i riflessi dei raggi di sole in piena estate. Diceva Kahlil Gibran (Aforismi. Sabbia e Schiuma, Milano, Mondadori, 1999): \u201cSono un viaggiatore e un navigatore e ogni giorno scopro qualche nuova regione dentro la mia anima\u201d. E in questo compito la solitudine e il silenzio sono ottimi compagni: capaci di creare atmosfere e luoghi per ascoltarsi.<br \/>\nQuando, in solitudine, sentiamo di riuscire a rimanere noi stessi, in quel momento, troviamo la forza di andare per il mondo e sorridere.<\/p>\n<p><strong>La famiglia <\/strong><br \/>\nSono nata unica da una coppia d\u2019amore. I miei genitori, Giorgio e Giovanna, hanno affrontato, grazie a me e a tutti i miei \u201cproblemi\u201d, il loro destino.<br \/>\nLa malattia, specialmente se di natura genetica, scatena l\u2019infinito vortice del senso di colpa:<br \/>\nnei genitori, per non aver saputo donare ai propri figli il bene pi\u00f9 prezioso, la salute, e<br \/>\nnel figlio malato, per non essere perfetto.<br \/>\nSoltanto grazie a un cambiamento di prospettiva possiamo andare oltre questa sensazione di impotenza: se si ribalta il concetto di malattia, arrivando a intenderlo come destino, possibilit\u00e0 e unicit\u00e0, scompare il peso del senso di colpa.<br \/>\nNoi siamo pieni di bellezza, in quanto legati al vero, unici, autentici. Bisogna riconoscere che spesso chi ci sta attorno soffre enormemente pi\u00f9 di noi. I miei genitori non comprendono la pienezza della mia vita e vivono la mia malattia come una mancanza che loro stessi hanno causato.<br \/>\nC\u2019\u00e8 un film bellissimo [\u201cLa meglio giovent\u00f9\u201d, ndr] che si chiude in modo sublime: un padre chiede alla propria figlia se \u00e8 felice. \u201cS\u00ec\u201d, risponde lei. \u201cE allora \u00e8 giunto il momento di essere generosi\u201d.<br \/>\nEcco, noi \u201cmalati\u201ddobbiamo imparare a essere generosi.<\/p>\n<p><strong>La libert\u00e0<\/strong><br \/>\nLungo quasi tutto il corso della mia vita, a momenti alterni, ho desiderato follemente di essere da qualche altra parte, con qualcun altro a fare qualcos\u2019altro. Ero fermamente convinta che, lasciando questa piccola citt\u00e0 di provincia, avrei avuto l\u2019occasione e i mezzi per trovare me stessa e il mio posto nel mondo. Credevo davvero, sinceramente, con tutte le mie forze, che in un altro posto sarei stata finalmente felice. Percepivo il mio io in uno spazio sempre sbagliato e vedevo la mia strada in un \u201caltrove\u201d non ben definito.<br \/>\nPoi ho preso coscienza e, con consapevolezza, ho compreso che la vera domanda da porsi \u00e8: \u201cCosa voglio essere?\u201d.<br \/>\nLa mia, la nostra realizzazione \u00e8 in questo momento, \u00e8 tutto ci\u00f2 che ci permette di apprezzare e godere di questo momento. Tutta la mia vita e il mio essere si realizzano ed esprimono qui e ora: esiste solo questo attimo che tutto racchiude e in cui tutto si compie.<br \/>\nQuando ci sentiamo depressi, sconfitti e svuotati c\u2019\u00e8 una cosa che possiamo fare: fermarci e respirare profondamente, lentamente, cercando di entrare nel nostro respiro, nel nostro dolore, in noi stessi. A quel punto siamo pronti per abbandonare il nostro io ed entrare nel mondo.<br \/>\nLa vita ci sta aspettando.<\/p>\n<p><strong>L\u2019amore<\/strong><br \/>\nDevo ammettere per\u00f2 che non \u00e8 sempre stato cos\u00ec: ho passato anni a inseguire delle emozioni senza penetrarle e viverle. La malattia, scoperta alla soglia dell\u2019et\u00e0 adulta, mi ha permesso, in quanto espediente e scusante, di erigere un muro tra me e l\u2019altro sesso. Ammetto: avevo paura. Paura di amare, di essere amata, di abbandonarmi a un altro che pu\u00f2 tradire, ferire, come in qualche modo ha fatto il mio corpo, il mio destino. Avevo paura di essere rifiutata perch\u00e9, in fondo, io stessa per prima mi rifiutavo.<br \/>\nCos\u00ec per molto tempo ho escluso l\u2019amore dalla mia vita. Era pi\u00f9 facile vivere lamentandomi di essere incompresa, soffrendo, crogiolandomi nelle mie disgrazie, scusandomi di cose di cui non ho colpa. Era pi\u00f9 facile appiccicarmi addosso un handicap e usarlo come scusa per non vivere.<br \/>\nNon accettavo l\u2019amore dell\u2019altro perch\u00e9 non amavo me stessa.<br \/>\nL\u2019amore invece \u00e8 energia pura, che non risponde a nessuna legge fisica o razionale. Non resta che imparare ad accettarlo e abbandonarsi.<br \/>\nOggi ho scoperto, anche grazie ad Alessandro, con cui da due anni condivido tutta la mia vita, che il \u201cproblema\u201d era solo mio e che, anche questo mio atteggiamento, era una forma di egocentrismo. Non possiamo vivere in eterna attesa perch\u00e9 \u00e8 gi\u00e0 questo il migliore dei mondi possibili e siamo solo noi, con tutto il nostro essere, che lo alimentiamo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&ldquo;Conosci te stesso&rdquo; c&rsquo;era scritto sul tempio dell&rsquo;Oracolo di Delfi. E forse &egrave; proprio questo il nostro compito pi&ugrave; difficile: conoscersi, accettarsi, prendere coscienza dei propri limiti, comprendere che, senza di essi, non saremmo ci&ograve; che siamo.<br \/>\nQuando poi questi limiti sono fisici, oggettivi, sotto ai propri occhi e a quelli di tutti, questa infinita ricerca si fa ancora pi&ugrave; faticosa e il cammino da percorrere pi&ugrave; tortuoso. <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3764],"tags":[3607],"edizioni":[113],"autori":[2887,2888],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1203"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1203"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1203\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4004,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1203\/revisions\/4004"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1203"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1203"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1203"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=1203"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=1203"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=1203"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=1203"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=1203"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=1203"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}