{"id":1204,"date":"2011-09-27T10:51:09","date_gmt":"2011-09-27T10:51:09","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1204"},"modified":"2025-07-29T19:23:35","modified_gmt":"2025-07-29T17:23:35","slug":"europa-europa-diversamente-danesi-politiche-per-la-disabilit-in-danimarca-un-altro-mondo-auspicabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1204","title":{"rendered":"Diversamente danesi. Politiche per la disabilit\u00e0 in Danimarca: un altro mondo auspicabile?"},"content":{"rendered":"<p>Nella discussione sui modelli di welfare e di mercato del lavoro, un ruolo di modello (anche se non necessariamente positivo) viene spesso riconosciuto alla Danimarca. La caratteristica principale del modello danese, che solo in parte si uniforma a quello degli altri paesi scandinavi, consiste in una forte sicurezza sociale, sostenuta da un alto livello di tassazione, correlata a un netto orientamento alla vita indipendente e all\u2019attivit\u00e0 lavorativa. Nello specifico del mercato del lavoro, questo sistema si traduce nel concetto di flexicurity: flessibilit\u00e0 della prestazione lavorativa (ovvero vincoli e indennizzi molto bassi al licenziamento), generosi sussidi di disoccupazione collegati per\u00f2 a \u201cpolitiche di attivazione\u201d che impongono l\u2019accettazione di un posto di lavoro non appena esso si renda disponibile \u2013 questi tre elementi sono sovente definiti il \u201ctriangolo d\u2019oro\u201d del modello danese. Il sistema della flexicurity si \u00e8 imposto in Danimarca all\u2019inizio degli anni \u201990, e ha portato a minimizzare la disoccupazione, aumentare la quota di cittadini occupati a livelli da record mondiale (specie per la componente femminile) senza con questo diminuire la coesione e l\u2019inclusione sociale. Il successo di questa esperienza ha portato studiosi e organi politici dell\u2019Unione Europea a proporne l\u2019importazione in altri paesi europei, Italia inclusa, e indirettamente all\u2019analisi del modello sociale danese in riferimento alla politica sociale, tra cui le politiche per le persone con disabilit\u00e0.<br \/>\nIl Centro per le Pari Opportunit\u00e0 per le Persone Disabili (Center for Ligebehandling af Handicappede), costituito nel 1993 dal Parlamento danese con finalit\u00e0 di raccolta e diffusione di informazioni specialistiche, rende disponibili sul proprio sito web alcune pubblicazioni in inglese sui principi fondamentali della politica danese per la disabilit\u00e0. L\u2019analisi dei documenti consente alcune valutazioni generali su come un modello sociale \u201cdi tendenza\u201d funziona nel paese che l\u2019ha inventato, e su quali problematiche potrebbe aprire la sua importazione in contesti nazionali differenti.<\/p>\n<p><strong>Tutto gratis, a cura di tutti<br \/>\n<\/strong>I principi della politica per l\u2019handicap in Danimarca sono individuati diversamente a seconda delle pubblicazioni, ma due punti particolarmente significativi sono comuni. In primo luogo, spicca la totale gratuit\u00e0 di tutte le misure di compensazione, vale a dire gli interventi tesi a garantire pari opportunit\u00e0 alle persone con disabilit\u00e0, eliminandone o riducendone l\u2019handicap: \u00e8 una parte fondamentale della politica danese per l\u2019handicap che la compensazione sia gratuita per l\u2019individuo e sia garantita indipendentemente dal reddito o capitale della persona e della sua famiglia. La fiscalit\u00e0 generale copre integralmente le spese connesse, senza richiedere, come \u00e8 frequente (e molto discusso) in Italia, una \u201ccompartecipazione dell\u2019assistito\u201d o della sua famiglia. Questo principio si traduce, tra l\u2019altro, nel rimborso di tutti gli \u201cextra-costi\u201d che la persona disabile deve sostenere in ragione della propria disabilit\u00e0, laddove non vengano forniti servizi individualizzati (naturalmente gratuiti). Per quei costi che possono solo in parte essere imputati alla disabilit\u00e0, invece, sono previsti contributi monetari parziali, ad esempio su beni durevoli non adattati: una lavatrice, un\u2019asciugatrice o altro materiale di cucina, che non sono costruiti in modo speciale per persone disabili, ma che consentono all\u2019utente di compiere funzioni quotidiane. Il sostegno verso i beni durevoli \u00e8 garantito al 50% del prezzo del prodotto, che quindi diventa propriet\u00e0 dell\u2019utente. Occorre ricordare che in Italia simili sistemi di rimborso parziale si applicano, almeno formalmente, per strumentazioni necessarie in connessione al tipo di disabilit\u00e0 e solo per utenti individuati <em>latu sensu<\/em> in stato di disagio economico; la persona danese con disabilit\u00e0 deve solo preoccuparsi del fatto che \u201cil beneficiario stesso paga qualsiasi riparazione dei beni e anche la loro sostituzione\u201d.<br \/>\nLa gratuit\u00e0 per tutti pu\u00f2 essere compresa meglio avendo presente il secondo principio, quello denominato della \u201cresponsabilit\u00e0 di settore\u201d, sintetizzabile nell\u2019assunto che al fine di ottenere una piena partecipazione nella vita di una comunit\u00e0, tutti i settori devono essere coinvolti e assumere la propria parte della responsabilit\u00e0 che il principio dell\u2019equalizzazione delle opportunit\u00e0 sia raggiunto. Le pari opportunit\u00e0 per la persona disabile non vengono garantite da uno o pi\u00f9 organismi specializzati, afferenti con ogni probabilit\u00e0 all\u2019area socio-sanitaria (la politica per la disabilit\u00e0 non pu\u00f2 essere ridotta a politica sanitaria o politica sociale), ma affidate a tutti gli operatori dei settori che hanno a che fare con l\u2019accessibilit\u00e0 nel suo senso pi\u00f9 ampio: dai trasporti alla costruzione e ristrutturazione abitativa, dalla vendita al dettaglio alle tecnologie dell\u2019informazione. La responsabilit\u00e0 della creazione di un mondo sociale a misura di persona disabile \u00e8 insomma di tutta la societ\u00e0, e non \u00e8 delegabile. Di conseguenza, il gran numero di strutture nazionali che in Danimarca si occupano di disabilit\u00e0 (Consiglio delle Organizzazioni delle Persone Disabili, Consiglio per la Disabilit\u00e0, Centro per le Pari Opportunit\u00e0 per le Persone Disabili, Ombudsman \u2013 Difensore Civico, comitato interministeriale per l\u2019area della disabilit\u00e0) intende garantire la migliore definizione di norme e la fornitura di un supporto tecnico per la loro applicazione da parte di tutti, e il ruolo dell\u2019associazionismo di settore risulta, almeno idealmente, consultivo pi\u00f9 che di gestione e cura diretta di servizi. Diventa pertanto pi\u00f9 comprensibile la <em>ratio<\/em> della gratuit\u00e0 indifferenziata nella fornitura dei servizi a compensazione: pu\u00f2 apparirci ingiusta (e rimane comunque generosa), ma \u00e8 coerente con l\u2019idea delle pari opportunit\u00e0 come premessa di un corretto vivere sociale, la cui attuazione \u00e8 sulle spalle di tutti, tramite il sistema fiscale ma non solo.<\/p>\n<p><strong>\u201cUn paradiso con alcuni serpenti\u201d<br \/>\n<\/strong>Un mondo perfetto, dunque? Naturalmente no, innanzitutto perch\u00e9 quanto citato costituisce solo in parte un sistema consolidato di diritti esigibili, e per il resto un modello cui tendere a partire da situazioni non ideali. Per fare un esempio molto concreto, la scelta del dottore \u00e8 spesso soggetta ad alcune limitazioni se il paziente utilizza una carrozzina. Ben pochi medici di base hanno adattato il proprio studio in modo da renderlo fisicamente accessibile. Al di l\u00e0 della inevitabile discrepanza tra essere e dover-essere, per\u00f2, nel \u201cmodello danese\u201d si possono individuare alcuni difetti, in parte connessi alla sua stessa genesi, su cui importatori troppo frettolosi dovrebbero riflettere. In questo, utili spunti forniscono gli studi del CARMA, il centro di ricerca sul mercato del lavoro dell\u2019Universit\u00e0 di Aalborg.<br \/>\nUn primo enorme problema \u00e8 quello della sostenibilit\u00e0 economica nel tempo. A causa dell\u2019invecchiamento della popolazione, della riduzione tendenziale degli orari di lavoro e anche delle aspettative crescenti sui sistemi di welfare (difficilmente si rinuncia volentieri a conquiste sociali gi\u00e0 ottenute), il bilancio di tali sistemi \u00e8 in sostanziale deficit: i dati ufficiali attestano che nel corso di una vita, ogni danese ricever\u00e0 pi\u00f9 benefici e servizi dal settore pubblico di quanto contribuisca in tasse. Questo nel Paese con la pi\u00f9 alta pressione fiscale del mondo (tassazione sul reddito media intorno al 47%, aliquote marginali fino al 63%), e dopo che i governi liberal-conservatori in carica dal 2001 hanno invano cercato di ridurre tale pressione fiscale di fronte a spese crescenti. La riforma fiscale approvata nel maggio 2009 appare tesa a spostare il carico fiscale (ad esempio dai redditi ai versamenti pensionistici) senza ridurlo complessivamente in maniera radicale, ma una \u201cresa dei conti\u201d, che riallinei il peso del fisco alle medie europee tagliando sostanzialmente il welfare (o per lo meno il suo carattere universale, a prescindere dal reddito individuale e familiare), non pu\u00f2 essere esclusa \u2013 ci\u00f2 tuttavia equivarrebbe all\u2019implosione del modello stesso.<br \/>\nUn\u2019altra sfida potenziale attiene al livello di decisione delle politiche per l\u2019handicap. Va premesso che in questo ambito il passaggio chiave \u00e8 stato, nel 1980, il decentramento delle competenze dallo Stato alle amministrazioni di contea e locali, che ha portato alla chiusura degli istituti residenziali statali a favore di sistemazioni abitative pi\u00f9 piccole e integrate nel contesto sociale. Di conseguenza, il decentramento delle politiche sociali \u00e8 stato considerato positivo per decenni, ma oggi ne emerge almeno un limite: la definizione di politiche e risorse esclusivamente sul piano locale, senza un forte quadro di riferimento nazionale (equivalente ai nostri LEA), potrebbe dissolvere la \u201ccittadinanza dei diritti\u201d della persona con disabilit\u00e0, rendendo sensibilmente diverso il quadro dei servizi da contea a contea. Se si aggiunge che l\u2019Unione Europea, il terzo livello normativo possibile, non ha mai brillato per capacit\u00e0 di fissare diritti esigibili per i suoi cittadini con disabilit\u00e0, emerge la necessit\u00e0 di un costante equilibrio e coordinamento tra politiche nazionali e locali.<br \/>\nInfine, nell\u2019analisi della struttura stessa del modello danese \u00e8 opportuno soffermarsi sul bilanciamento tra collettivit\u00e0 e individualismo. Il sistema di protezione sociale in Danimarca si fonda storicamente su un accordo del 1899 tra datori di lavoro e sindacati, e si \u00e8 sempre sviluppato come frutto di accordi tra parti sociali forti, riconosciuti pi\u00f9 che promossi dal potere statale. Si \u00e8 quindi costituito un anomalo mix tra orientamento al lavoro come dimensione sociale preminente, confronto individuale con il mercato del lavoro e strutturazione di tutto il sistema attraverso accordi collettivi, orientati da un robusto senso civico. In che misura l\u2019anomalia coincide con l\u2019irripetibilit\u00e0, specie rispetto a nazioni segnate dal \u201cfamilismo amorale\u201d o dal centralismo decisionale pubblico? Come ha influito sugli accordi collettivi il passaggio dalla \u201ccomunit\u00e0\u201d alla \u201csociet\u00e0\u201d, nel loro senso di archetipi sociologici? In che modo la rilevanza dell\u2019occupazione lavorativa nella costruzione del senso di cittadinanza si riflette nella considerazione sociale delle persone con disabilit\u00e0, per le quali il lavoro pu\u00f2 anche risultare inattingibile? Esiste una connessione tra l\u2019assunto che il fatto che come cittadino non si debba dipendere dalla propria famiglia o amici per l\u2019aiuto in compiti personali come la cura quotidiana per i figli, la cura personale e l\u2019igiene costituisce un importante elemento del modello di welfare danese, e il fatto che ci sono anche parecchi bambini che vivono in un istituto, perch\u00e9 la famiglia non pu\u00f2 dare ai figli il trattamento necessario od occuparsi del compito da s\u00e9, in alcuni casi con una soluzione residenziale permanente? Le risposte a queste domande vanno inevitabilmente ponderate prima di esportare i fondamenti della societ\u00e0 danese in contesti nazionali differenti, magari abbagliati dalle indagini statistiche annuali secondo cui gli abitanti della Danimarca risultano il popolo pi\u00f9 felice del mondo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella discussione sui modelli di welfare e di mercato del lavoro, un ruolo di modello (anche se non necessariamente positivo) viene spesso riconosciuto alla Danimarca. 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