{"id":1209,"date":"2011-09-27T11:18:01","date_gmt":"2011-09-27T11:18:01","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1209"},"modified":"2025-07-28T11:12:28","modified_gmt":"2025-07-28T09:12:28","slug":"lo-sguardo-del-sud-deistituzionalizzazione-in-serbia-la-specificit-del-contesto-e-la-cooperazione-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1209","title":{"rendered":"Deistituzionalizzazione in Serbia: la specificit\u00e0 del contesto e la cooperazione italiana"},"content":{"rendered":"<p>Quando si parla di integrazione delle persone disabili e del loro diritto a non restare per forza imprigionate in una segregazione che nega diritti a chi la subisce e impoverisce la comunit\u00e0 che la impone, ci si accorge che le azioni politiche e l\u2019organizzazione dei servizi sociali variano in modo profondo a seconda del contesto, e che spesso benessere economico e politiche d\u2019inclusione non viaggiano di pari passo. Cos\u00ec i confini tra Nord e Sud si fanno ancora pi\u00f9 labili, smettono di essere muri tra progresso e sottosviluppo, e divengono semplicemente punti di vista, prospettive che si incontrano, si contaminano, si migliorano vicendevolmente.<br \/>\nIn Serbia, repubblica balcanica di certo non ascrivibile al concetto di Sud del mondo, \u00e8 in atto una riforma del welfare, incentivata anche dalle pressioni dei donors e dalla necessit\u00e0 di adeguarsi a disposizioni e standard internazionali, che prevede un cammino di deistituzionalizzazione nel quale, attraverso azioni di rafforzamento dei servizi sociali, si vuole incoraggiare la permanenza dei minori disabili in famiglia, e la loro partecipazione alla vita sociale.<br \/>\nPer meglio percorrere la strada dell\u2019inclusione, Belgrado ha chiesto l\u2019aiuto della cooperazione italiana, che avr\u00e0 il compito di intercettare le forti energie in fermento nella societ\u00e0 civile, per far s\u00ec che anche l\u2019apparato istituzionale, tradizionalmente meno disposto al nuovo, si faccia promotore di un cambiamento di prospettiva che dovr\u00e0 tradursi in azioni integrate, a livello locale e nazionale, organizzativo e politico, sociale e culturale.<br \/>\nE anche in questo progetto si fa ampiamente riferimento alla necessit\u00e0 di valorizzare le risorse esistenti in seno alla comunit\u00e0, riconoscendo nuovamente valore alla dimensione locale, che prende senso in virt\u00f9 delle relazioni e delle reti di solidariet\u00e0 che la animano.<br \/>\nPer meglio comprendere l\u2019importanza di un simile impegno e per svelare le sfide che porta con s\u00e9, ne abbiamo parlato con Cristina Roccella, Consulente di politiche di protezione sociale per la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, che ha avuto il compito di dare il via al progetto \u201cSupport to the deinstitutionalisation of children, in particular those with disabilities, in the Republic of Serbia\u201d realizzando il Convegno iniziale svoltosi a Belgrado a fine marzo, al quale hanno preso parte anche Claudio Imprudente, presidente del Centro Documentazione Handicap, Luca Baldassarre, presidente della Coop Accaparlante e Roberto Parmeggiani, educatore del Progetto Calamaio.<\/p>\n<p><strong>Per chi vive in Italia, o in altri contesti nei quali l\u2019integrazione \u00e8 un diritto, se non proprio una realt\u00e0 a tutti gli effetti, \u00e8 difficile immaginare cosa stia dietro il termine istituzionalizzazione. Pu\u00f2 aiutarci a capire?<\/strong><br \/>\nPremesso che in Serbia il percorso per un riconoscimento legislativo del minore come titolare di diritti la cui lesione costituisce un crimine non \u00e8 ancora stato portato a compimento, ad oggi non esiste nemmeno un sistema di monitoraggio attendibile sulla presenza e sulle condizioni di vita di bambini disabili. Tuttavia basandosi sulle stime delle organizzazioni internazionali, i pochi dati disponibili dimostrano che al momento la maggior parte dei minori con disabilit\u00e0 \u00e8 affidata a famiglie, mentre solo una parte ridotta vive negli istituti. Non c\u2019\u00e8 nessun obbligo di ricovero dei minori, ma \u00e8 indubbio che l\u2019istituzionalizzazione sia tuttora considerata la prima possibilit\u00e0 con cui lo Stato pu\u00f2 farsi carico dei minori che non hanno una famiglia in grado di prendersene cura.<br \/>\nIn ogni caso \u2013 e sono le loro mamme a sostenerlo &#8211; fin da quando nascono questi bambini sono isolati dagli altri perch\u00e9 considerati malati. Viene loro negato l\u2019accesso alla scuola regolare, e anche le scuole speciali si riservano il diritto di appellarsi alla presunta \u201cineducabilit\u00e0\u201d di quelli giudicati troppo gravi. Esiste una proposta di legge che potrebbe cambiare questa situazione, ma non \u00e8 ancora stata approvata.<br \/>\nIn un simile contesto l\u2019istituzionalizzazione, che spesso riflette il fallimento di sistemi familiari non sufficientemente sostenuti, rafforza lo stigma sociale e completa quel percorso di progressivo isolamento che vive la maggior parte delle persone disabili.<br \/>\nCi sono stati casi in cui si \u00e8 tentato di \u201caprire le porte\u201d degli istituti alla comunit\u00e0, ma il solo fatto che si tratti di strutture geograficamente isolate spesso non aiuta. L\u2019istituto, dove lavoreremo principalmente con il progetto finanziato dal Governo Italiano, si trova in cima a una collina ed \u00e8 circondato da boschi\u2026<br \/>\nDi positivo c\u2019\u00e8 che la riforma del welfare sta creando le condizioni per una presa di coscienza collettiva del diritto di ognuno alla vita nella propria comunit\u00e0 e all\u2019accesso ai servizi, che iniziano a essere concepiti non solo come erogatori di sussidi economici ma anche come realt\u00e0 costruite intorno alla relazione d\u2019aiuto.<\/p>\n<p><strong>Quindi a fronte di leggi e istituzioni ancorate a posizioni che a noi possono sembrare superate, qual \u00e8 l\u2019atteggiamento della societ\u00e0 civile rispetto a temi quali la diversit\u00e0, la disabilit\u00e0, l\u2019inclusione sociale, la deistituzionalizzazione?<\/strong><br \/>\nSi tratta certamente di un panorama complesso e difficile da delineare. In Serbia, come altrove, persiste un atteggiamento diffuso che tende a giudicare il mondo e la societ\u00e0 attraverso categorie e standard di riferimento piuttosto rigidi, in base ai quali ognuno acquisisce o meno la possibilit\u00e0 di prendere parte ai vari aspetti della vita collettiva. Di conseguenza la diversit\u00e0 viene spesso accolta con diffidenza, a volte con compassione o accondiscendenza, e solo pi\u00f9 raramente come una risorsa.<br \/>\nQuesto non ha impedito per\u00f2 che la societ\u00e0 civile o parte di essa potesse cogliere l\u2019urgenza e la necessit\u00e0 di valori quali l\u2019inclusione sociale dei disabili e il processo di deistituzionalizzazione, nonostante si trattasse in qualche modo di tematiche calate dall\u2019alto, sollecitate dagli interventi dei donors, e non necessariamente prodotte da una riflessione collettiva.<br \/>\nE come di frequente accade, \u00e8 stato ben pi\u00f9 evidente e rapido il cambiamento di prospettiva generatosi nella societ\u00e0 civile rispetto a ci\u00f2 che \u00e8 accaduto all\u2019interno delle pi\u00f9 rigide strutture istituzionali che faticano ancora a far propria un\u2019alternativa allo status quo.<\/p>\n<p><strong>Quali sono i punti di forza dell\u2019esperienza di cooperazione italiana che possono arricchire il processo di riforma in atto in Serbia?<\/strong><br \/>\nInnanzitutto vorrei ricordare che la Cooperazione Italiana ha gi\u00e0 sostenuto diversi progetti di inclusione sociale e deistituzionalizzazione in vari paesi, nati sulla base di traguardi raggiunti in Italia. Nonostante alcuni punti oscuri, nel nostro Paese \u00e8 stato realizzato un sistema di protezione sociale che reputo tra i meglio strutturati tra tutti quelli che ho avuto modo di conoscere nella mia esperienza lavorativa.<br \/>\nInoltre, anche se so che potrebbe sembrare paradossale, trovo che l\u2019imperfezione del nostro modello sia ci\u00f2 che lo rende adatto all\u2019interazione con Paesi che ancora sono agli inizi del cammino, e che troverebbero difficolt\u00e0 ben maggiori nel confronto con sistemi \u201cperfetti\u201d e troppo costosi, come quelli nordeuropei. Da quest\u2019imperfezione nasce l\u2019invito alla creativit\u00e0 e alla flessibilit\u00e0 necessarie a individuare le soluzioni pi\u00f9 adatte a ogni contesto.<br \/>\nA mio parere il punto di forza della modalit\u00e0 di cooperazione italiana, che a volte viene interpretato come un<em> modus operandi<\/em> approssimativo, ma \u00e8 invece frutto di scelte precise, \u00e8 proprio la determinazione a non voler proporre modelli, linee guida, o format specifici come soluzione ai problemi individuati insieme alle controparti. L\u2019intenzione \u00e8 quella di porsi in un confronto alla pari con altre realt\u00e0 che stanno compiendo il loro percorso di ricerca, per mettere in comune idee, risorse e buone prassi, con la volont\u00e0 di raggiungere un risultato interamente originale, frutto della contaminazione di pi\u00f9 punti di vista, che si riveli occasione di crescita per entrambe le parti.<br \/>\nIn questo modo, anche principi largamente condivisibili come quelli contenuti nelle Convenzioni internazionali sui diritti dei minori o sui diritti delle persone disabili, ma che spesso sembrano destinati a restare sradicati dalla realt\u00e0. Con queste modalit\u00e0, invece, possono trovare una declinazione originale e partecipata che permette di articolare concretamente la messa in pratica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando si parla di integrazione delle persone disabili e del loro diritto a non restare per forza imprigionate in una segregazione che nega diritti a chi la subisce e impoverisce la comunit&agrave; che la impone, ci si accorge che le azioni politiche e l&rsquo;organizzazione dei servizi sociali variano in modo profondo a seconda del contesto, e che spesso benessere economico e politiche d&rsquo;inclusione non viaggiano di pari passo.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3764],"tags":[3591,3602,3609,3594],"edizioni":[113],"autori":[2912],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1209"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1209"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1209\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4008,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1209\/revisions\/4008"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1209"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1209"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1209"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=1209"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=1209"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=1209"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=1209"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=1209"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=1209"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}