{"id":1215,"date":"2011-09-27T12:54:18","date_gmt":"2011-09-27T12:54:18","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1215"},"modified":"2025-07-29T19:31:59","modified_gmt":"2025-07-29T17:31:59","slug":"beati-noi-c-poco-da-ridere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1215","title":{"rendered":"C&#8217;\u00e8 poco da&#8230; ridere!"},"content":{"rendered":"<p>La condizione di handicap ha a che fare con l\u2019ironia per sua natura. Si pensi alla famosa ironia socratica. Socrate finge ignoranza con il suo interlocutore, per indurlo a enunciare la sua teoria, che verr\u00e0 prontamente confutata dal filosofo. Una persona disabile, spesso, riesce a fare la stessa cosa. Di fronte alla sua \u201ctrasparenza\u201d, l\u2019interlocutore \u00e8 nudo, proprio come il sofista di turno davanti a Socrate. Solo che il disabile non finge. \u00c8 chi gli sta di fronte che, talvolta, gli attribuisce un\u2019ignoranza che non ha, ma questo trasferimento di non-conoscenza produce lo stesso risultato di una <em>fictio <\/em>socratica. L\u2019interlocutore \u00e8 comunque indifeso di fronte all\u2019handicap, deve rapportarsi con un mondo che non conosce, enuncia la sua teoria e viene confutato. Anche l\u2019ironia romantica \u00e8 ben incarnata nella persona con deficit. Quest\u2019ultima ha pi\u00f9 a che fare con la contraddizione, con il senso dell\u2019assurdo che desta il riso. Allora \u00e8 ironica una mente superiore intrappolata in un corpo immobile o mal funzionante, apparente contraddizione per noi uomini occidentali condizionati dalla cultura classica della <em>calocagathia<\/em>, l\u2019ideale greco secondo cui chi \u00e8 bello \u00e8 anche buono e chi \u00e8 brutto \u00e8 cattivo, perch\u00e9 il corpo \u00e8 specchio dell\u2019anima. I Greci hanno avuto innegabili pregi, primo fra tutti \u201cinventare\u201d la filosofia, ma hanno anche complicato non poco la vita alle persone con deficit. Io sono filosofo e sono disabile&#8230; ironia della sorte! Anche la sorte secondo noi \u00e8 ironica. Non a caso non c\u2019\u00e8 concetto pi\u00f9 \u201cpagano\u201d della sorte. Anche questa \u00e8 un\u2019idea greca. L\u2019ironia non \u00e8 solo sovvertimento del significato delle parole, ma anche distacco. Prendere la vita con ironia \u00e8 sinonimo di dimostrare un certo distacco dalle cose del mondo. Se hai un handicap, sei quasi obbligato a distaccarti un po\u2019 dalle cose del mondo, che non possono avere lo stesso peso che per un \u201cnormodotato qualsiasi\u201d. La societ\u00e0 in genere ha un certo ritegno nel fare ironia che coinvolga un soggetto disabile, quando spesso \u00e8 proprio chi ha un deficit che ironizza sulla sua condizione. Anche il fatto di percepire come sbagliato l\u2019umorismo nei confronti dei disabili \u00e8, in fondo, discriminazione. Devono essere loro stessi che ironizzano sulla loro condizione, perch\u00e9 se osa farlo qualcun altro non \u00e8 politicamente corretto. David Anzalone, che \u00e8 spastico, ha scritto un libro dal titolo Handicappato e carogna (Milano, Mondadori, 2008) e fatto degli spettacoli in cui ironizza sulla sua disabilit\u00e0. Ci sono cose che chi non ha a che fare con i disabili nella loro quotidianit\u00e0, probabilmente, non pu\u00f2 capire. L\u2019autore guarda \u201cda spettatore\u201d le difficolt\u00e0 con cui si confronta ogni giorno, per questo motivo riesce a vederne il lato ironico. Credo che una persona per cos\u00ec dire \u201cnormale\u201d, se si trovasse ad affrontare nel quotidiano gli stessi problemi, non riuscirebbe a vederne il lato che fa sorridere. Anche molti disabili dubito che riescano a prendere le loro esperienze di vita con ironia. Invece \u00e8 la loro stessa natura che regala alle persone con deficit una marcia in pi\u00f9, perch\u00e9 riescono naturalmente a fare quello che Socrate cercava artificiosamente di ottenere. Infatti, la persona con deficit pu\u00f2 apparire meno dotata di quello che \u00e8 realmente. Socrate fingeva di non capire per ottenere le risposte che cercava. Invece, ad esempio, nel mio caso, io al contrario mi devo ingegnare per far comprendere all\u2019interlocutore che capisco quello che mi sta dicendo e che ho l\u2019uso dell\u2019intelletto anche se non posso muovermi autonomamente. Personalmente trovo molto ironico che in tanti pensino, quando mi incontrano, che io sia anche ritardato mentale solo perch\u00e9 ho difficolt\u00e0 nei movimenti e nell\u2019espressione. A me sfugge quale relazione ci sia fra le due cose, ma evidentemente i pi\u00f9, di primo impatto, pensano questo, per uno strano collegamento mentale. Cos\u00ec io, per indurre chi mi sta di fronte a spogliarsi di ogni barriera e a dire sinceramente ci\u00f2 che pensa, non devo fingere ignoranza come Socrate: la gente pensa da sola che io lo sia. Quindi posso giocare sull\u2019effetto-confutazione con minore sforzo filosofico, sfruttando l\u2019effetto sorpresa della dimostrazione che il mio quoziente intellettivo non \u00e8 solo normale, ma credo, senza falsa modestia, anche superiore alla media. Quando capita, trovo molto ironiche le espressioni stupite delle persone che mi stanno di fronte. D\u2019altra parte, se uno non fa almeno dell\u2019autoironia, soprattutto se versa in una situazione di apparente difficolt\u00e0, rischia di cadere nella cultura della tragedia. Vorrei far notare ai lettori che anche la tragedia \u00e8 stata inventata dai Greci. Ironia della sorte, di nuovo! Tale popolo ha inventato l\u2019ironia e anche la tragedia. Inoltre, tutte e due le cose venivano apprezzate per l\u2019effetto catartico. Se lo spettatore vedeva sulla scena l\u2019omicidio di una moglie da parte di un marito, secondo gli antichi Greci questa visione purificava i suoi insani propositi di omicidio verso la propria, reale consorte, dunque non commetteva il delitto ma sfogava il suo istinto vedendolo compiere dagli attori sulla scena. Analogamente, l\u2019ironia socratica mirava a evitare che si compissero errori di valutazione, i quali avrebbero potuto trasformarsi in azioni sbagliate. Anche Nietzsche nella sua opera La nascita della tragedia contrappone lo spirito apollineo a quello dionisiaco e individua proprio nell\u2019avvento di Socrate la morte definitiva della cultura della tragedia greca. Infatti lo spirito apollineo, con la sua razionalit\u00e0 e la volont\u00e0 di incatenare in schemi mentali predefiniti la realt\u00e0, decreta la morte di quel pessimismo generato dal caos che lo spirito dionisiaco portava in s\u00e9. La tragedia di Eschilo e Sofocle incarnava il perfetto equilibrio fra le due tendenze, ma con l\u2019adventus di Socrate sulla scena filosofica, con la sua capacit\u00e0 di razionalizzare tutto, si and\u00f2 incontro a una inevitabile decadenza. L\u2019ironia, non a caso, \u00e8 molto razionale. Non tutti sono in grado di coglierla, soprattutto se \u00e8 solo una sfumatura. Si pu\u00f2 ironizzare su cose che sono passibili di pi\u00f9 livelli di lettura. In alcuni casi, bisogna essere molto colti per cogliere aspetti ironici in un discorso. L\u2019umorismo e il riso, infatti, sono pi\u00f9 legati all\u2019istinto e di pi\u00f9 facile comprensione. Ad esempio, nel celebre romanzo di Umberto Eco Il nome della rosa, che \u00e8 un capolavoro letterario soprattutto in virt\u00f9 della complessit\u00e0 dei diversi piani di lettura, l\u2019ironia \u00e8 molto presente. Tuttavia, solo una parte dei lettori sa coglierla, perch\u00e9 alcuni si fermano al pi\u00f9 basso livello di interpretazione, quello che vuole il libro come un semplice thriller a sfondo storico. Invece, il libro contiene in s\u00e9 molteplici piste di lettura: medievista, critico-letteraria, semiotico-testuale, etico-religiosa, sociologica, storico-letteraria, fisica. Molti critici hanno detto che il romanzo \u00e8 una narrazione di ci\u00f2 che Eco non riusciva del tutto a teorizzare come semiologo. Il nome della rosa va letto dal lettore attento secondo i quattro sensi dell\u2019allegorismo medioevale, enunciati da Dante nella lettera a Cangrande della Scala: romanzo storico e romanzo poliziesco secondo l\u2019interpretazione letterale, romanzo a chiave sulla realt\u00e0 contemporanea secondo l\u2019interpretazione allegorica e romanzo di idee logico-filosofiche, in cui l\u2019etica e la semiotica si fondono, secondo il livello morale. Il protagonista, non a caso, confessa nell\u2019enigmatico finale che il compito di chi ama gli uomini \u00e8 di far ridere della verit\u00e0, fare ridere la verit\u00e0, perch\u00e9 l\u2019unica verit\u00e0 \u00e8 imparare a liberarci della passione insana della verit\u00e0. L\u2019ironia dunque non \u00e8 per tutti, \u00e8 strumento di grande razionalit\u00e0 e grande complessit\u00e0. Se essa pu\u00f2 coinvolgere anche la verit\u00e0, significa che pu\u00f2 conoscerla, che pu\u00f2 andare al cuore delle cose, come raramente accade per altre vie. Di tutte le vie razionali per conoscere la verit\u00e0 delle cose, quella dell\u2019ironia mi sembra comunque la pi\u00f9 piacevole. Pertanto, in virt\u00f9 del mezzo sorriso che desta \u00e8 senz\u2019altro preferibile a pesanti disquisizioni filosofiche, come quella che io ho appena fatto in questo mio articolo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La condizione di handicap ha a che fare con l&rsquo;ironia per sua natura. 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