{"id":1220,"date":"2011-09-30T12:03:36","date_gmt":"2011-09-30T12:03:36","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1220"},"modified":"2025-07-29T19:34:19","modified_gmt":"2025-07-29T17:34:19","slug":"lettere-al-direttore-risponde-claudio-imprudente-1-1-1-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1220","title":{"rendered":"Lettere al direttore"},"content":{"rendered":"<p>Ciao Claudio,<br \/>\nspero che il viaggio di ritorno sia andato bene!<br \/>\nQui in Serbia \u00e8 tornato il silenzio, e io sono ancora alle prese con il mio attacco abbandonico. Allora, per cercare di lasciare andare le cose per bene, ti scrivo alcune cose che avrei voluto dirti, quando ci siamo salutati; non ho potuto perch\u00e9, come ti ho detto, mi sarei emozionata troppo, e magari mi si scioglieva il rimmel, ecc. ecc.<br \/>\nAllora, Claudio, volevo dirti che ho capito perch\u00e9 hai la bocca cos\u00ec grande: perch\u00e9, quando ridi tu, da l\u00ec esce il suono dell\u2019universo.<br \/>\nTra tutte le persone nella vita di cui ho conosciuto parole e opere (non necessariamente di persona, anche persone di cui ho solo letto o sentito), mi \u00e8 capitato solo in tre casi di pensare che, se avessi dovuto votare per una delegazione da mandare in altre galassie a rappresentare l\u2019umanit\u00e0, avrei votato per loro. Uno era Fabrizio de Andr\u00e8, e ce lo siamo gi\u00e0 giocato.<br \/>\nAdesso voterei anche per te. Tu comincia a prepararti per viaggi interplanetari, non si pu\u00f2 mai sapere! Certo, scegliere chi potrebbe accompagnarti, \u00e8 un po\u2019 dura&#8230; Ma una mezza idea ce l\u2019avrei&#8230;<br \/>\nTorniamo a noi. Tu riesci a trasmettere a chiunque il senso e il verso dell\u2019esistenza, credo.<br \/>\nMa per quello che sono stata e sono io, per il mestiere che cerco di fare, e anche per il sentiero personale che sto ancora cercando, tu sei un lampadiere.<br \/>\nDiceva Tom Benettollo (un altro che ci siamo gi\u00e0 giocati): \u201cIn questa notte scura,\/ qualcuno di noi, nel suo piccolo,\/ \u00e8 come quei lampadieri che,\/ camminando innanzi,\/ tengono la pertica rivolta all\u2019indietro,\/ appoggiata sulla spalla,\/ con il lume in cima.<br \/>\nCos\u00ec,\/ il lampadiere vede poco davanti a s\u00e9,\/ ma consente ai viaggiatori di camminare pi\u00f9 sicuri.\/ Qualcuno ci prova.\/ Non per eroismo o narcisismo,\/ ma per sentirsi dalla parte buona della vita. Per quello che si \u00e8.\/ Credi\u201d. Io ci credo.<br \/>\nContinua con la tua buona vita, Claudio, io cercher\u00f2 dalle mie parti di fare del mio meglio.<br \/>\nLevo in alto il bicchiere con il mitico spritzer, e brindo guardandoti negli occhi, nella pi\u00f9 squisita tradizione serba.<br \/>\nCristina Roccella<\/p>\n<p>Ho appena messo la Racchia in frigo\u2026 La Racchia non \u00e8 una donna di brutto aspetto, anche perch\u00e9 non ho un frigo cos\u00ec capiente. \u00c8 invece la tipica grappa serba, una grappa dura, forte, che i serbi bevono mattina, pomeriggio e sera, prima, durante e dopo i pasti. Quando ero l\u00e0, per non mancare di rispetto e per curiosit\u00e0 verso le usanze locali, mi sono adeguato volentieri ai loro ritmi. Ma la Racchia \u00e8 servita anche ad affrontare il viaggio di ritorno\u2026 Piuttosto rocambolesco, o <em>carambolesco<\/em>: per la prima volta in vita mia sono salito su uno di quegli aerei con l\u2019elica davanti, e sembrava di essere in un film di guerra ambientato durante il primo o secondo conflitto mondiale\u2026 modello \u201cBarone Rosso\u201d. Ma torniamo, cara Cristina, alla tua lettera. Leggendola, un po\u2019 come quando mi capita di ascoltare <em>\u201cCanzone per un\u2019amica\u201d<\/em> (per capirci quella che inizia con \u201cLunga e diritta correva la strada\u2026\u201d), ho avvertito la vaga necessit\u00e0 di toccare ferro o qualcos\u2019altro. Perch\u00e9 le persone di cui parli, de Andr\u00e8 e Benettollo, come dire, ci guardano entrambe dall\u2019alto (da pi\u00f9 in alto del Barone Rosso), e io ancora posso accontentarmi di guardare gli altri negli occhi\u2026 Insomma, la lusinga dei paragoni cedeva il passo alla forza della superstizione.<br \/>\nPosso farti una domanda? Ma qual \u00e8 il suono dell\u2019universo? Battiato canta \u201cTutto l\u2019universo obbedisce all\u2019amore\u201d\u2026 Ma questo non ci aiuta a definirne il suono, dato che l\u2019amore \u00e8 un sentimento dalle mille sfumature\u2026 e, quindi, dai mille suoni\u2026<br \/>\n\u00c8 la prima volta che qualcuno mi dice che dalla mia bocca esce l\u2019universo, solitamente le persone devono confrontarsi con altre fuoriuscite, forse meno nobili\u2026<br \/>\nPer\u00f2 volentieri affronterei un viaggio intergalattico. Immagino gi\u00e0 i disabili extraterrestri: se capitassero sulla Terra sarebbero doppiamente emarginati, ma non possiamo essere certi che io sui loro pianeti subirei una duplice emarginazione. Certo \u00e8 che a Belgrado i disabili sono quasi degli extraterrestri, e questo mi ha fatto molto riflettere. Condivido con te qualche pensiero.<br \/>\nL\u2019automobile per il trasporto disabili che ho utilizzato quando ho lavorato nella capitale serba, guidata dall\u2019ottimo Boban, ho scoperto essere l\u2019unica della citt\u00e0, e nei giorni in cui l\u2019autista \u00e8 stato a nostra disposizione, in tutta Belgrado non era disponibile nemmeno un mezzo che potesse garantire quel servizio di trasporto.<br \/>\nMa la dis-organizzazione dei trasporti di Belgrado non \u00e8 che il sintomo visibile di una situazione generale che tende all\u2019esclusione sociale<em> tout court<\/em> delle persone disabili\u2026 gli extraterrestri, i mutanti del caso! Le strutture e le politiche sociali, infatti, dipendono direttamente dalla visione che abbiamo di certi fenomeni, dalle priorit\u00e0 che riconosciamo come tali, dal valore che attribuiamo a determinati bisogni, esigenze e desideri. \u00c8 allora la (sovra)struttura culturale a determinare l\u2019esistenza di una precisa struttura organizzativa dei servizi e delle politiche che riteniamo essenziali. \u00c8 dalla visione del mondo che discendono certe pratiche, difficilmente avviene il contrario. Cerco di spiegarmi meglio.<br \/>\nSe a Belgrado le persone disabili vivono tutte in istituti, che bisogno c\u2019\u00e8 di immaginare un sistema di trasporti che possa facilitare la loro azione e la loro visibilit\u00e0 nella scena sociale? Se il pensiero prevalente, la cultura diffusa riconoscono ancora come legittime le politiche di \u201cistituzionalizzazione\u201d delle persone con deficit, prevedo che non sia facile decretare \u201cdall\u2019alto\u201d politiche di segno diverso. Devono prima trovare spazio e diffondersi idee e sensibilit\u00e0 differenti\u2026 Altrimenti si continua ad accogliere i mutanti a colpi di cannone\u2026<br \/>\nSo che le cose non sono cos\u00ec semplici e lineari, e che spesso i cambiamenti pi\u00f9 significativi sono dovuti alla forza del pensiero di poche persone (Basaglia, ad esempio) o di pochi attori sociali, e che molte istanze si sono affermate dapprima come voglia di riscatto da parte delle famiglie, delle associazioni pi\u00f9 direttamente interessate\u2026 Ma queste, in Italia e altrove, hanno trovato col tempo canali di vario tipo per diffondersi, per intraprendere il cammino che potesse renderle di dominio e attenzione pubblici. Di farsi cultura visibile e condivisa.<br \/>\nA Belgrado, questo il sentire comune, \u201cdeistituzionalizzare\u201d vorrebbe dire solamente creare dei problemi laddove non esistono\u2026 Perch\u00e9 complicarsi la vita? Perch\u00e9 rischiare di immettere sul mercato del lavoro dei potenziali concorrenti?<br \/>\nQuello che manca, evidentemente, non sono le persone disabili, ma una cultura sufficientemente diffusa che, al contrario, voglia problematizzare la questione e renderla oggetto di riflessione e, poi, di azione politica che possa incidere materialmente sulla vita di tante persone.<br \/>\nPerch\u00e9 vi ho raccontato l\u2019episodio di Belgrado? Intanto per rispondere a Cristina, poi\u2026 Non per fare confronti con la situazione in Italia, ma perch\u00e9 ai miei occhi ha confermato l\u2019importanza dell\u2019aspetto culturale per mantenere alta la \u201ctensione\u201d e l\u2019attenzione su certi temi, proprio qui in Italia. C\u2019\u00e8 ancora strada da fare e sopratutto tanta \u201cmateria\u201d sulla quale vigilare perch\u00e9 non si facciano passi indietro. Non possiamo mai dare per scontata l\u2019impermeabilit\u00e0 del tessuto sociale a certe derive: \u00e8 necessario di conseguenza portare avanti parallelamente un discorso sui servizi, le leggi e le opportunit\u00e0 materiali, e uno, ripeto, essenziale, che si rivolga agli aspetti culturali. Ben sapendo che le involuzioni in questo campo sono pi\u00f9 difficili da prevedere, cogliere e, poi, contrastare.<br \/>\nIl viaggio a Belgrado \u00e8 stato quasi un viaggio nel tempo, non proprio un viaggio interplanetario: rispetto alla disabilit\u00e0 sembrava di essere tornati all\u2019Italia degli anni \u201960-\u201970, quando i Beatles spopolavano. Eppure, \u201critornato al futuro\u201d, \u00e8 servito per accrescere la consapevolezza che l\u2019azione di vigilanza nel nostro Paese va praticata con tenacia ancora maggiore. Vedi, Cristina, che il tuo ragionamento sui \u201clampadieri\u201d \u00e8 davvero attuale: lampadieri per indicare una via e lampadieri per far luce anche su quanto di buono gi\u00e0 esiste e deve essere conservato. Tu, Cristina, e voi, lettori, siete tutti arruolati!<br \/>\nDimenticavo: Cristina, grazie per le fotografie della trasferta, le ho subito caricate sul mio profilo di Facebook.<br \/>\nBuona Racchia a tutti!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ciao Claudio,<br \/>\nspero che il viaggio di ritorno sia andato bene!<br \/>\nQui in Serbia &egrave; tornato il silenzio, e io sono ancora alle prese con il mio attacco abbandonico. 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