{"id":1227,"date":"2011-10-03T12:17:17","date_gmt":"2011-10-03T12:17:17","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1227"},"modified":"2025-07-28T13:05:01","modified_gmt":"2025-07-28T11:05:01","slug":"il-magico-alvermann-la-cattedrale-dei-rapporti-umani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1227","title":{"rendered":"La cattedrale dei rapporti umani"},"content":{"rendered":"<p><em>\u201cMi dovrai scusare\u201d, gli ho detto. \u201cIl fatto \u00e8 che non ci riesco proprio a spiegarti com\u2019\u00e8 fatta una cattedrale. Non ne sono proprio capace\u201d. Il cieco \u00e8 rimasto seduto immobile e mi ascoltava con la testa abbassata.<br \/>\nHo detto: \u201cIl fatto \u00e8 che le cattedrali non \u00e8 che significhino niente di speciale per me. Niente. Le cattedrali. Sono cose da vedere in tv la sera tardi. Tutto l\u00ec\u201d.<br \/>\n\u00c8 stato a quel punto che il cieco si \u00e8 schiarito la gola. Poi ha detto: \u201cHo capito, fratello. Non \u00e8 un problema. Capita. Non stare a preoccupartene troppo\u201d, cos\u00ec ha detto. \u201cEhi, sta\u2019 a sentire. Me lo fai un favore? Mi \u00e8 venuta un\u2019idea. Perch\u00e9 non ti procuri un pezzo di carta pesante? E una penna. Proviamo a fare una cosa. Ne disegniamo una insieme. Prendi una penna e un pezzo di carta pesante. Coraggio, fratello, trovali e portali qua\u201d, ha detto.<br \/>\nE cos\u00ec sono salito di sopra. Ho trovato delle penne a sfera in un cestino sulla scrivania. Sono sceso in cucina e ho trovato una busta di carta del supermercato che aveva ancora delle bucce di cipolla in fondo. L\u2019ho svuotata scuotendola per bene. L\u2019ho portata di l\u00e0 in soggiorno e mi sono seduto per terra vicino alle gambe del cieco. Ho spostato un po\u2019 di roba, ho allisciato la busta e l\u2019ho stesa sul tavolino.<br \/>\nLui si \u00e8 tirato gi\u00f9 dal divano e si \u00e8 messo a sedere accanto a me sul tappeto. Ha passato le dita sulla busta. Ne ha sfiorato su e gi\u00f9 i margini. I bordi, perfino i bordi. Ne ha tastato per bene gli angoli.<br \/>\n\u201cPerfetto\u201d, ha detto. \u201cPerfetto, facciamola\u201d.<br \/>\nHa trovato la mia mano, quella con la penna. Ha chiuso la sua mano sulla mia.<br \/>\n\u201cCoraggio, fratello, disegna\u201d, ha detto. \u201cDisegna. Vedrai. Io ti vengo dietro. Andr\u00e0 tutto bene\u201d, ha detto il cieco.<br \/>\nE cos\u00ec ho cominciato. Prima ho disegnato una specie di scatola che pareva una casa. Poteva essere anche la casa in cui abitavo. Poi ci ho messo sopra un tetto. Alle due estremit\u00e0 del tetto, ho disegnato delle guglie. Roba da matti.<br \/>\n\u201cBenone\u201d, ha detto lui. \u201cMagnifico, vai benissimo\u201d, ha detto. \u201cNon avevi mai pensato che una cosa del genere ti potesse succedere, eh, fratello? Be\u2019, la vita \u00e8 strana, sai. Lo sappiamo tutti. Continua pure. Non smettere\u201d.<br \/>\nCi ho messo dentro finestre con gli archi. Ho disegnato archi rampanti. Grandi portali. Non riuscivo a smettere. I programmi della televisione erano finiti. Ho posato la penna e ho aperto e chiuso le dita. Il cieco continuava a tastare la carta. La sfiorava con la punta delle dita, passando sopra a tutto quello che avevo disegnato, e annuiva.<br \/>\n\u201cVai forte\u201d, ha detto infine.<br \/>\nHo ripreso la penna e lui ha ritrovato la mia mano. Ho continuato ad aggiungere particolari. Non sono certo un artista. Ma ho continuato a disegnare lo stesso.<br \/>\n\u201cS\u00ec, cos\u00ec. Cos\u00ec va bene\u201d, ha aggiunto. \u201cCerto, ce l\u2019hai fatta, fratello. Si capisce bene, adesso. Non credevi di farcela, eh? Ma ce l\u2019hai fatta, ti rendi conto? Adesso s\u00ec che vai forte. Tra un attimo qui avremo un vero capolavoro. Come va il braccio?\u201d, ha chiesto. \u201cOra mettici un po\u2019 di gente. Che cattedrale \u00e8 senza la gente?\u201d.<br \/>\n\u201cE adesso chiudi gli occhi\u201d, ha aggiunto, rivolto a me. L\u2019ho fatto. Li ho chiusi proprio come mi ha detto lui.<br \/>\n\u201cLi hai chiusi?\u201d, ha chiesto. \u201cNon imbrogliare\u201d.<br \/>\n\u201cLi ho chiusi\u201d, ho risposto io.<br \/>\n\u201cTienili cos\u00ec\u201d, ha detto. Poi ha aggiunto: \u201cAdesso non fermarti. Continua a disegnare\u201d.<br \/>\nE cos\u00ec abbiamo continuato. Le sue dita guidavano le mie mentre la mano passava su tutta la carta. Era una sensazione che non avevo mai provato prima in vita mia.<br \/>\nPoi lui ha detto: \u201cMi sa che ci siamo. Mi sa che ce l\u2019hai fatta\u201d.<br \/>\nHa detto: \u201cDa\u2019 un po\u2019 un\u2019occhiata. Che te ne pare?\u201d.<br \/>\nMa io ho continuato a tenere gli occhi chiusi. Volevo tenerli chiusi ancora un po\u2019. Mi pareva una cosa che dovevo fare.<br \/>\n\u201cAllora?\u201d, ha chiesto. \u201cLa stai guardando?\u201d.<br \/>\nTenevo gli occhi ancora chiusi. Ero in casa mia. Lo sapevo. Ma avevo come la sensazione di non stare dentro a niente.<br \/>\n\u201cE\u2019 proprio fantastica\u201d, ho detto.<br \/>\n<\/em>(Brano tratto dal racconto \u201cCattedrale\u201d, in R. Carver, <em>Cattedrale<\/em>, Roma, Minimum Fax, 2002, pp. 227-229)<\/p>\n<p>Nello stesso istante in cui ripenso al racconto del quale vi suggerisco la lettura giungo a capire che la parola del titolo ne racchiude in s\u00e9 l\u2019intero significato. Cattedrale. Nel gergo figurato questa parola \u00e8 sinonimo di imponenza e lusso, ma anche di complessit\u00e0. Per costruire una cattedrale, ammette Carver per bocca di Tom, voce narrante del racconto, servono intere generazioni e nonostante l\u2019impegno profuso nell\u2019opera si rischia di non vederne mai la fine.<br \/>\nPer me Cattedrale ha sempre rappresentato la complessit\u00e0 dei rapporti umani. La sintesi delle innumerevoli incomprensioni e degli errori che costellano la vita di ciascuno di noi, ma anche la bellezza \u2013 come quella di una cattedrale \u2013 allorch\u00e9 un legame sorto tra gli uomini, costruito mattone per mattone, riesca a non impigliarsi negli equivoci, nei futili malintesi, nello stress da velocit\u00e0, al punto di raggiungere finalmente una solidit\u00e0 imprevista.<br \/>\nIn fondo, la nostra stessa esperienza di vita dimostra che nessun progetto ambizioso prelude gi\u00e0 al suo risultato. In altre parole chiunque abbia in mente la possenza e lo splendore di una grande cattedrale, sa perfettamente che erigere una costruzione simile non esigerebbe solo la bont\u00e0 del piano iniziale e la materia prima, occorrerebbero comunque il coraggio, la pazienza e un pervicace impegno che travalichi qualsiasi obiettivo altro.<br \/>\nIl paragone sembra perfino scontato, perci\u00f2, con i rapporti umani. Nient\u2019altro infatti implicherebbe l\u2019impegno di una vita, come impone invece la crescita di un legame saldo e fraterno tra due persone; un legame basato su energia e fiducia reciproca, sulla disponibilit\u00e0 ad ascoltare, un legame che per sopravvivere e continuare, in qualche frangente, deve necessariamente anteporsi all\u2019interesse individuale di ciascuno.<br \/>\nPer esempio, appare evidente che nel racconto di Cattedrale il punto di rottura consterebbe nella nascita di un\u2019amicizia inedita o di un rapporto duraturo a scapito dei preconcetti e delle differenze. Tuttavia il significato pi\u00f9 recondito, credo, ruota attorno alla scoperta di se stessi attraverso gli altri e attraverso le relazioni.<br \/>\nNondimeno, oltre al consueto apologo del diverso \u2013 qui interpretato con rara maestria dall\u2019autore contrapponendo il non-vedente normodotato di tutti i giorni al cieco in grado di guidarlo fuori dalla pigra indolenza dei sensi \u2013 l\u2019episodio narrato fa emergere con la pi\u00f9 cristallina semplicit\u00e0 la propria metafora. Quest\u2019ultima, lo abbiamo detto, consiste nella scoperta. Di se stessi. Dei propri limiti. Delle possibilit\u00e0 che ci offre il confronto con gli altri.<br \/>\nCos\u00ec Tom ottenebrato dal pregiudizio sulla condizione di Robert, l\u2019uomo col bastone bianco venuto a fargli visita dal Connecticut, dovr\u00e0 in qualche misura lasciarsi guidare nel viaggio proposto dall\u2019altro, il \u201ccieco\u201d appunto. E nel farlo ritrover\u00e0 nel proprio corpo una energia nuova e inattesa.<br \/>\nNella fattispecie, ovviamente, l\u2019oggetto della storia resta qualcosa di pi\u00f9 della disabilit\u00e0 di Robert. Il racconto si regge infatti su quel che c\u2019\u00e8 d\u2019insondabile, che scorre sotto le parole e i gesti minimi, la mano nella mano, il foglio e la penna, la condivisione di una medesima fantasia. Fintantoch\u00e9 a divenire pesante come un macigno, nel fondo di queste poche righe, sotto l\u2019apparente semplicit\u00e0 dei dialoghi, non sia l\u2019emergere di un insegnamento che soltanto la disabilit\u00e0 e le condizioni diverse possono riportarci. E cio\u00e8 che il pregiudizio, molto pi\u00f9 della stessa condizione fisica, finisce per deteriorare il mondo di possibilit\u00e0 che avremmo dinanzi ogni giorno. E qui naturalmente alludo a quella cortina che tante volte separa i cosiddetti normodotati dai diversamente abili, convincendo i primi che la diversit\u00e0 costituisca una barriera insormontabile, tale da rendere off limits anche gli scambi pi\u00f9 semplici o le tante attivit\u00e0 facilmente praticabili alla scoperta reciproca dei limiti gli uni degli altri.<br \/>\nDel resto, per come l\u2019ho sempre vista, comprendere la disabilit\u00e0 \u00e8 anche questo: ammettere che le belle parole possono certamente servire da sostegno psicologico, ma sempre pi\u00f9 spesso esse fungono da simulacri della realt\u00e0. Specchietti luccicanti, insomma. Allora tocca a noi, individualmente, intuire in tutta coscienza il mare di opportunit\u00e0 di azione sotteso alle relazioni umane. Scegliere di esplorarlo, esulando dalle soluzioni perbeniste e dai complessi, approdando alla schietta sostanza delle cose. Concretamente. Un po\u2019 come accade nella letteratura di Carver, maestro del pragmatismo americano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&ldquo;Mi dovrai scusare&rdquo;, gli ho detto. &ldquo;Il fatto &egrave; che non ci riesco proprio a spiegarti com&rsquo;&egrave; fatta una cattedrale. Non ne sono proprio capace&rdquo;. Il cieco &egrave; rimasto seduto immobile e mi ascoltava con la testa abbassata.<br \/>\nHo detto: &ldquo;Il fatto &egrave; che le cattedrali non &egrave; che significhino niente di speciale per me. Niente. Le cattedrali. Sono cose da vedere in tv la sera tardi. 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