{"id":1229,"date":"2011-10-03T12:43:52","date_gmt":"2011-10-03T12:43:52","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1229"},"modified":"2025-07-28T13:06:18","modified_gmt":"2025-07-28T11:06:18","slug":"sul-grande-schermo-il-cinema-a-scuola-uno-strumento-che-integra-diversi-ruoli-linguaggi-e-competenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1229","title":{"rendered":"Il cinema a scuola: uno strumento che integra diversi ruoli, linguaggi e competenze"},"content":{"rendered":"<p>Dedichiamo il nostro spazio a un progetto molto vivo, personale e convincente, nelle premesse, nella realizzazione e nelle finalit\u00e0. Il quale, non potendo contare su modelli di riferimento direttamente assimilabili, si caratterizza come attivit\u00e0 didattica e lavoro di integrazione del tutto originale. Non \u00e8, infatti, un progetto di semplice conoscenza \u201cpassiva\u201d del rapporto tra cinema e disabilit\u00e0; non \u00e8 un progetto che preveda, per il bambino disabile, la sola recitazione di ruoli e parti attribuiti e pensati da altri; non \u00e8 un progetto che vuole sviluppare un discorso sulla disabilit\u00e0 attraverso il mezzo cinematografico. \u00c8 invece un lavoro molto articolato che, a partire da un approccio critico rispetto alla pi\u00f9 diffusa idea di didattica, di didattica dell\u2019immagine e di educazione all\u2019immagine e assumendo un\u2019idea di cinema come linguaggio multidisciplinare che permette un\u2019espressione di competenze necessariamente diverse, richiede un coinvolgimento pieno, cosciente e creativo a tutti i bambini della classe e crea le condizioni per un confronto pi\u00f9 paritario e collaborativo tra alunni e docenti.<br \/>\nNel 2003, Chiara Giorgi ha iniziato a lavorare in una seconda elementare della scuola \u201cLonghena\u201d di Bologna come educatrice di Alberto, un bambino di sette anni certificato con ritardo mentale medio e tratti autistici. Alberto si esprimeva soprattutto con i gesti e il suo linguaggio era limitato; molto spesso ripeteva a memoria frasi tratte dai suoi cartoni animati o film preferiti, ritirandosi in un mondo tutto suo, fatto anche di stereotipie nel movimento. L\u2019anno successivo, Chiara Giorgi cominci\u00f2 a pensare di fare un film con Alberto, sia per la sua grande capacit\u00e0 di esprimersi con il linguaggio corporeo, che le avevano spesso ricordato i vecchi attori dei film muti e le loro pantomime; sia perch\u00e9 nella scuola c\u2019era un collega che, con la sua classe, metteva gi\u00e0 in atto progetti di cinema e video. Dopo essersi confrontata con le maestre, nell\u2019intento di coinvolgere tutta la classe, e dopo aver risolto gli aspetti tecnici legati a un lavoro di produzione cinematografica, il progetto \u00e8 partito e si \u00e8 ripetuto nei tre anni successivi, anche quando Alberto \u00e8 passato alle scuole medie. Rispetto alla scelta del muto, dice Chiara Giorgi: \u201cLa scelta di basare i nostri progetti di cinema sui film muti \u00e8 nata proprio dall\u2019esigenza di dare spazio agli altri linguaggi e alle altre intelligenze. \u00c8 stato Alberto a ispirare questa modalit\u00e0, poich\u00e9 egli si esprime attraverso gesti cos\u00ec enfatici ed espressivi che ricordano i vecchi attori dei film muti come, ad esempio, Jacques Tati, Charlie Chaplin, Buster Keaton, Laurel e Hardy, ecc.\u201d.<\/p>\n<p><strong>L\u2019interdisciplinariet\u00e0<br \/>\n<\/strong>Quella impostata da Chiara Giorgi \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 a carattere interdisciplinare che coinvolge varie materie: italiano, educazione all\u2019immagine, informatica, matematica, teatro. I film vengono, infatti, realizzati direttamente dai bambini, che si occupano di scrivere la sceneggiatura, girare le riprese con la videocamera digitale, disegnare le scenografie, montare alcune scene con un apposito programma di montaggio, sotto la guida attenta degli adulti. Propedeutica a questa partecipazione attiva dei bambini, sono state la visione e l\u2019analisi di alcuni film che, di volta in volta, aiutassero gli alunni nell\u2019individuazione di un genere di riferimento, nell\u2019approfondimento del tema che si era scelto di raccontare e, in generale, nell\u2019acquisizione della consapevolezza rispetto alle potenzialit\u00e0 narrative dell\u2019immagine cinematografica.<br \/>\nI quattro film realizzati con le classi sono lavori preziosi, a livello di temi, regia e processo di produzione: li elenchiamo velocemente: <em>Il fantasma di Lord Albert <\/em>(una specie di fiaba gotica ispirata al Fantasma di Canterville di Oscar Wilde), <em>Il Re dell\u2019Occhio <\/em>(giallo ambientato in un ospedale psichiatrico, che, nella versione cortometraggio, ha vinto il primo premio al concorso della Cineteca di Bologna \u201cLuca De Nigris\u201d),<em> La mosca bianca <\/em>(un western-futurista che ragiona sulle possibili degenerazioni del potere e sulle potenziali reazioni a esse) e <em>Il Cancello di Pietra <\/em>(con alcune sequenza girate al cimitero monumentale della Certosa e alle Grotte dell\u2019Onferno). Quest\u2019ultimo film \u00e8 stato realizzato quando Alberto \u00e8 passato alla scuola media, avendo ottenuto Chiara Giorgi la continuit\u00e0 educativa.<\/p>\n<p><strong>La grammatica cinematografica<br \/>\n<\/strong>I film dimostrano un lavoro non superficiale sulla grammatica cinematografica, che vive di peculiarit\u00e0 non immediatamente riconducibili a quella del linguaggio parlato e le cui caratteristiche, per quanto rese qui pi\u00f9 intelligibili attraverso la scelta di generi e modelli di riferimento piuttosto definiti, non sono facilmente maneggiabili n\u00e9 riproducibili. Testimoniano un lavoro davvero collettivo, nel quale l\u2019intervento dei bambini \u00e8 richiesto e assecondato in tutti i livelli di realizzazione: dall\u2019invenzione e caratterizzazione dei personaggi, alla stesura della storia e della sceneggiatura, alla costruzione delle immagini, delle scene e delle sequenze, attraverso la partecipazione al montaggio. Inoltre, le modalit\u00e0 e il processo di costruzione partecipati (anche dagli altri insegnanti) di ogni lungometraggio, ha permesso di sviluppare riflessioni tutt\u2019altro che semplici e scontate su temi quali la violenza, il potere, la violenza del potere, l\u2019educazione, i rapporti tra gli alunni, il bullismo, la diversit\u00e0, ecc. Ponendo i bambini come soggetti attivi della riflessione, della manipolazione della sceneggiatura, dei ruoli, delle immagini e degli effetti che esse possono veicolare; ponendo, quindi, i bambini come soggetti che creano il senso delle cose e che non soltanto ne recepiscono interpretazioni e formulazioni (anche stilistiche) altrui, la realizzazione dei quattro film ha permesso di affrontare quei temi in modo cosciente e aperto a soluzioni nuove.<br \/>\nEffettuando il montaggio delle scene con i bambini \u00e8 capitato che a essere montate fossero proprio delle scene violente. Ci\u00f2 \u00e8 accaduto, ad esempio, con il film <em>Il Re dell\u2019Occhio<\/em>, nel quale, essendo un giallo, vengono mostrati vari tipi di morte: per sparo, per avvelenamento, per coltellate. C\u2019\u00e8 una scena, in particolare, in cui una cameriera, internata nel manicomio in cui si svolge il film, sta spolverando (la sua mania \u00e8, appunto, spolverare e pulire); la telecamera la riprende in soggettiva secondo lo sguardo dell\u2019assassino e, all\u2019esterno, sul muro \u00e8 proiettata l\u2019ombra dell\u2019assassino e della vittima ignara; a un certo punto, nell\u2019inquadratura compare un coltello impugnato, appunto, dall\u2019assassino (\u00e0 la Hitchcock), la povera cameriera si volta di scatto, tenta di difendersi, ma il coltello, implacabile, si abbatte su di lei, che cade per terra, cosparsa di sangue (pomodoro). I bambini hanno voluto montare questa scena e, nel farlo, hanno discusso animatamente fra di loro sul modo in cui avrebbero dovuto tagliare le scene per provocare un effetto pi\u00f9 cruento e impressionante negli spettatori.<br \/>\nQuesto episodio serve a rivelare la competenza che i bambini possiedono riguardo al linguaggio cinematografico e, in particolare, quanto essa si basi anche sulla visione di film violenti e sulla loro capacit\u00e0 di codificarne i meccanismi, di elaborarli e \u201crigiocarli\u201d a loro volta con consapevolezza.<br \/>\nGi\u00e0 durante e dopo la realizzazione del primo film, Il fantasma di Lord Albert, Alberto mostr\u00f2 un interesse e un entusiasmo sempre pi\u00f9 grande per questo lavoro; inizi\u00f2 a guardarsi allo specchio, a mostrare di piacersi, a sorridere davanti alla sua immagine dentro la videocamera, a stare pi\u00f9 tempo in classe, seduto insieme ai compagni. La tecnica dell\u2019improvvisazione basata sulla pantomima, utilizzata poi anche per le \u201cpellicole\u201d successive, metteva tutti, anche Alberto e gli alunni pi\u00f9 timidi, a loro agio, poich\u00e9 i bambini erano gi\u00e0 abituati a giocare in quel modo tra di loro e quindi dovevano solo abituarsi alla videocamera che presto divent\u00f2 un accessorio marginale.<br \/>\nLasciando nuovamente la parola a Chiara Giorgi: \u201cOgni scena veniva cos\u00ec preparata: lettura da parte dei bambini insieme a noi adulti della scena in questione, scelta del luogo dove girare la scena (ogni volta era diverso), preparazione dei costumi e delle scenografie, trucco, ideazione degli effetti speciali, messa in scena improvvisata (la scena veniva girata pi\u00f9 volte per fare diverse inquadrature e a causa degli incidenti di percorso), visione collettiva della scena appena girata. La scelta del muto si \u00e8 rivelata una scelta appropriata non solo per Alberto e per i suoi compagni, ma anche per eliminare il problema dei rumori di fondo, numerosissimi quando si effettuano le riprese in una scuola e ha favorito la drammatizzazione perch\u00e9, nel girare le scene, potevamo darci dei consigli sui movimenti del corpo e le espressioni del viso che favorivano, negli attori, un\u2019espressione pi\u00f9 eloquente ed efficace. L\u2019aggiunta delle musiche, scelte insieme ai bambini, che, negli spazi chiusi, guidava la messa in scena, aiutava i bambini a calarsi nella parte e a dare un ritmo ai loro movimenti che dovevano essere armonici fra di loro. Nel corso del film, i bambini, stimolati da questa esperienza con la musica, ci proposero due coreografie ideate e attuate da loro insieme ad Alberto, che noi aggiungemmo come sogni fatti dai protagonisti e che realizzammo a colori per distinguerli dalla realt\u00e0\u201d.<br \/>\nAlberto riusc\u00ec anche a capire l\u2019ordine cronologico delle scene e, a film concluso, ripeteva ogni cartello e anticipava ogni scena esprimendosi verbalmente.<br \/>\nIl lavoro, quindi, ha prodotto cambiamenti sensibili in Alberto, il quale, grazie (anche) a questa attivit\u00e0 collettiva, ha potuto praticare abilit\u00e0 che gi\u00e0 mostrava di possedere e ha iniziato a partecipare alla sua classe in modo pi\u00f9 costante e presente. Molto interessante, da questo punto di vista, il fatto che la stessa attivit\u00e0 di produzione filmica si sia negli anni modellata ed evoluta in relazione a questi cambiamenti, riconoscendoli: questo ha determinato, ad esempio, un progressivo arretramento di Alberto dal ruolo di protagonista (evidente ne Il fantasma di Lord Albert) verso ruoli pi\u00f9 paritari a quelli dei compagni.<\/p>\n<p><strong>Finzione e realt\u00e0<br \/>\n<\/strong>I film di finzione realizzati sono, quindi, allo stesso tempo, materiale che documenta gli sviluppi di questo progetto di integrazione. \u00c8 molto interessante questa compenetrazione tra finzione e realt\u00e0 che, nei film di Chiara Giorgi, si sviluppa a pi\u00f9 livelli (nella scelta dei temi, ad esempio), ma che emerge con forza e originalit\u00e0 proprio sotto questo aspetto: nel processo di realizzazione del film di finzione si produce un cambiamento reale, concreto in Alberto, e il prodotto di finzione finale funziona come ottimo strumento di documentazione del cambiamento reale prodotto. \u201cQuello che ci interessava documentare era un\u2019esperienza normale di gioco e di apprendimento a cui Alberto partecipava insieme agli altri bambini in modo spontaneo e in continua evoluzione. In pi\u00f9 si trattava per tutti, noi educatori e i bambini, di partecipare e di costruire dal niente, anzi da una passione, qualcosa di nuovo. Il fatto di essere tutti sullo stesso piano riguardo alla messa in opera di un progetto simile, ci ha unito e ci ha portato a fidarci dei nostri istinti. Il primo film <em>Il Fantasma di Lord Albert <\/em>era stato girato anche allo scopo di trasmettere l\u2019immagine dell\u2019invisibilit\u00e0 di Alberto e delle sue difficolt\u00e0 a trovare un posto per s\u00e9 nella scuola e con i compagni. Dopo questo film, Alberto ha fatto un grosso cambiamento e ha iniziato a far parte della sua classe in modo pi\u00f9 consistente e noi abbiamo documentato questo progresso assegnandogli ruoli sempre pi\u00f9 paritari agli altri. I nostri film di finzione si sono evoluti insieme all\u2019evolversi della situazione reale, assumendo, quindi, una funzione di documentazione dei cambiamenti quotidiani di Alberto, dei suoi compagni e dell\u2019evoluzione del nostro lavoro\u201d.<br \/>\nNella storia della didattica del cinema si sono sempre presi in considerazione i film realizzati da altri, mentre ci\u00f2 che si dovrebbe promuovere, dalla visione e analisi dei film in classe, dovrebbe essere il guidare i bambini o i ragazzi a realizzare una produzione autonoma di film, in modo da favorire la costruzione della loro identit\u00e0 e la loro partecipazione alla costruzione di una cultura che viene troppo spesso vista come qualcosa di inafferrabile. In pi\u00f9, l\u2019esperienza del fare film anche con i bambini pi\u00f9 piccoli favorisce una miglior coesione del gruppo classe, in quanto ogni bambino si sente di poter contribuire secondo le proprie diverse capacit\u00e0 alla realizzazione di un prodotto comune che, in questo senso, risulta democratico. \u201cCi sono bambini pi\u00f9 bravi recitare, mentre altri si sentono pi\u00f9 a loro agio nell\u2019utilizzare la videocamera; altri, invece, potranno essere pi\u00f9 competenti nel dirigere i compagni-attori o nello costruire le scenografie, o nell\u2019ideare la sceneggiatura. Nel rendere partecipi i bambini a tutte le fasi di lavorazione di un film, le diversit\u00e0 individuali emergono come risorsa, invece che come limite. Un bambino pu\u00f2 essere portato a riflettere sull\u2019importanza che in un film hanno tutte le persone che vi sono implicate, anche se non compaiono sotto i riflettori e il loro lavoro si svolge di pi\u00f9 dietro le quinte; non per questo essi verranno presi meno in considerazione dei compagni\u201d.<br \/>\nI film realizzati da Chiara Giorgi e dagli alunni delle scuole \u201cLonghena\u201d e \u201cGuinizelli\u201d si possono richiedere anche al Centro Documentazione Handicap di Bologna. Vorrei approfittare per invitare le scuole che hanno sviluppato progetti e realizzato prodotti simili a quello di cui abbiamo dato conto a inviare il materiale (video, certo, ma anche cartaceo che racconti le fasi del lavoro) presso il nostro Centro di Documentazione. Non solo perch\u00e9 venga catalogato e conservato, ma anche per provare a metterlo in \u201ccomunicazione\u201d, in circolo, in modo pi\u00f9 continuo e strutturato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dedichiamo il nostro spazio a un progetto molto vivo, personale e convincente, nelle premesse, nella realizzazione e nelle finalit&agrave;. 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