{"id":1232,"date":"2011-10-10T11:21:26","date_gmt":"2011-10-10T11:21:26","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1232"},"modified":"2025-07-28T13:07:09","modified_gmt":"2025-07-28T11:07:09","slug":"beati-noi-una-squadra-speciale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1232","title":{"rendered":"Una squadra speciale"},"content":{"rendered":"<p>Navigando in internet mi sono imbattuto in una storia che mi ha incuriosito molto e che mi ha fatto riflettere sulla percezione che ogni persona ha dei propri limiti: \u00e8 quella del Team Hoyt. Su YouTube circolava un video, di quelli con frasi a effetto che si susseguono sullo schermo sopra le immagini, con annesso sottofondo musicale strappalacrime\u2026 Ho voluto approfondire la storia dei protagonisti, al di l\u00e0 della realt\u00e0 romanzata del video. Ho scoperto un padre e un figlio, con nomi che all\u2019inizio mi hanno fatto sorridere: Dick e Rick. Nomi abbastanza banali, e anche la storia dell\u2019handicap di Rick mi \u00e8 sembrata altrettanto banale: nato con il cordone ombelicale stretto intorno al collo, ha sub\u00ecto una paralisi cerebrale per la mancanza di ossigeno al cervello. Una storia abbastanza comune, forse, almeno fino a qualche anno fa, uno dei modi pi\u00f9 frequenti per acquisire un deficit da parte di un bambino sano. Anche gli anni a venire sembrano segnati da una \u201cnormalit\u00e0 dell\u2019handicap\u201d: un bambino sveglio intrappolato in un corpo totalmente inattivo, i dottori che vedono Rick solo come un vegetale, che non ne riconoscono l\u2019intelligenza, che lo condannano alla previsione di una vita da \u201cpianta da appartamento\u201d.<br \/>\nI genitori, invece, ne scrutano l\u2019intelligenza e, qui, la mia prima sorpresa, il dettaglio che mi fa intuire che la storia del Team Hoyt merita uno sguardo pi\u00f9 approfondito. I genitori di Rick convincono il suo medico riguardo alle sue capacit\u00e0 intellettive chiedendo al luminare di raccontare una barzelletta a Rick. Il medico racconta perplesso una di quelle freddure che fanno rabbrividire\u2026 e Rick ride. Ecco, ho trovato questo modo di dimostrare l\u2019intelligenza di una persona molto poetico. La cosa assurda \u00e8 che quando io mi metto a ridere, magari perch\u00e9 solo io ho trovato divertente qualcosa, che, per esempio, mi ha riportato alla mente un episodio simpatico, i pi\u00f9 pensano che io rida da solo perch\u00e9 sono \u201csemplice\u201d, uno sciocco, insomma. Invece, l\u2019ironia \u00e8 una delle principali forme di intelligenza, \u00e8 una delle forme verbali di pi\u00f9 sottile e difficile comprensione. Ci sono persone per cos\u00ec dire \u201cnormali\u201d che non sono dotate del minimo senso dell\u2019umorismo. Rick, invece, dimostra al mondo la sua intelligenza ridendo a una battuta.<br \/>\nUna volta conclamata la sua intelligenza, finalmente i medici si decidono a trovare un modo per farlo comunicare. Attraverso uno speciale computer, a 12 anni Rick, per la prima volta, parla. Le prime parole che digita, per\u00f2, non sono \u201cciao mamma\u201d o cose simili, bens\u00ec\u2026 \u201cGo Bruins!\u201d, un incitamento per la sua squadra del cuore. Solo in quel momento, il mondo, genitori compresi, scoprono che \u00e8 appassionato di sport. Anche questo fatto \u00e8 abbastanza significativo. Un ragazzino di 12 anni, che fino ad allora non ha mai avuto modo di esprimersi, si racconta per la prima volta in vita sua dicendo al mondo di essere un tifoso di una certa squadra. Insomma, per un giovane segnato da un handicap cos\u00ec grave \u00e8 abbastanza particolare riassumere il proprio s\u00e9 in un atto da tifoso sfegatato di uno sport che mai potr\u00e0 praticare in vita sua. Inoltre, non \u00e8 facile per un ragazzo con un grave deficit, che viene accudito in tutto e per tutto, nascondere per anni un simile \u201csegreto\u201d, che pu\u00f2 essere interpretato come una bella manifestazione di indipendenza e libert\u00e0 del pensiero. Anche una persona come Rick, che non pu\u00f2 nascondere nulla del suo corpo e delle sue (poche) azioni a chi lo accudisce quotidianamente, pu\u00f2 coltivare una passione sua propria, qualcosa che, quando rivelata, \u00e8 in grado di stupire tutto il suo mondo.<br \/>\nCon gli anni Rick, che ha evidentemente ereditato lo spirito battagliero dal padre, ex colonnello dell\u2019esercito, ottiene anche una laurea, impresa non da poco per uno che fino a poco prima era considerato un vegetale. Ma il bello della storia viene quando Rick decide di rendere concreta e attiva la sua passione per lo sport. Un giorno, chiede al padre di partecipare, insieme, a una maratona. Chiede al padre, cio\u00e8, di correre una maratona spingendo lui sulla carrozzina. Il padre all\u2019inizio \u00e8 titubante, dal momento che \u00e8 sulla quarantina e non molto allenato. Naturalmente, prevale il desiderio di rendere felice il figlio. Dick comincia cos\u00ec un duro allenamento. \u00c8 significativo notare come il padre si alleni e cerchi di trasformare il suo corpo perch\u00e9 esso possa sopperire alle mancanze fisiche del figlio, quasi come se dovesse diventare forte abbastanza per tutti e due. In fondo, \u00e8 come se Rick in tal modo abbia indotto anche il padre a confrontarsi con i suoi limiti fisici e a cercare di superarli. Probabilmente, il padre, durante l\u2019allenamento, scontrandosi con le difficolt\u00e0 che conseguono lo sforzo fisico e con i suoi limiti, si sar\u00e0 sentito ancora pi\u00f9 vicino al figlio, ai suoi deficit, perch\u00e9 avr\u00e0 scoperto le proprie mancanze e compreso quanto siano \u201cnormali\u201d. Semplicemente, nel padre esse sono visibili solo nel voler correre la maratona, nel figlio sono invece pi\u00f9 trasparenti, pi\u00f9 immediate, limitanti per cose meno complesse di una lunga corsa, ma non per questo meno simili. Dopo quella maratona, ne sono seguite molte altre. Anzi, sia il padre, sia il figlio hanno cercato di andare veramente oltre i loro limiti, passando addirittura dalla maratona al triathlon, dura disciplina per veri atleti che consiste in gare di corsa, nuoto e bici. Ancora pi\u00f9 incredibile, dal triathlon sono approdati addirittura all\u2019Ironman, disciplina solo per atleti estremamente forti e allenati che prevede le stesse discipline del triathlon, ma su distanze raddoppiate. Tale sport \u00e8 cos\u00ec impegnativo che i pochi temerari che lo praticano si sentono davvero un gruppo, ne fanno uno stile di vita. Come dice il nome stesso, Ironman, \u201cuomo di ferro\u201d, coloro che lo praticano si sentono quasi superuomini, con caratteristiche di prestanza fisica ben superiori alla media. Il padre, nel raccontare le loro imprese, sempre pi\u00f9 ardue, sempre in team, scontrandosi spesso con le diffidenze degli organizzatori e degli altri atleti, oltre a descrivere le tecniche usate per trasportare il figlio sulla bici o sul canotto, spiega come lui si senta solo due gambe e due braccia prestate al vero atleta, il figlio. Tuttavia, la cosa che pi\u00f9 mi ha colpito \u00e8 stato leggere che, al momento di correre in due questa coraggiosa maratona, il ragazzo ha detto al padre che, mentre prima si sentiva diverso, handicappato nel senso pi\u00f9 limitante del termine, dopo la prima corsa, per la prima volta, e sempre, da allora, quando gareggiano, si \u00e8 sentito davvero \u201cnormale\u201d, forte, uguale a tutti gli altri. Questa frase ha commosso tutti, viene sempre citata dal padre come il vero motivo di gioia per lui e di sprone a tutti i sacrifici cui si sottopone per gareggiare col figlio. Tuttavia, mi ha subito fatto pensare che io, al suo posto, mi sarei sentito davvero handicappato solo nel momento in cui mi fossi messo a gareggiare con atleti forti e dal fisico perfetto, e semplicemente perch\u00e9 ero trasportato da un\u2019altra persona, non certo per una conquista mia personale. Da giovane, durante le vacanze con altre persone disabili giocavo a calcio in carrozzina ma questo sport non mi ha mai convinto del tutto perch\u00e9 era chi mi spingeva a decidere la mia posizione in campo e dove andare quando avevo la palla tra i piedi, mentre ho sempre pensato che un giocatore \u00e8 bravo quando sa muoversi con o senza palla autonomamente. Ho sempre creduto che le scuole speciali che ho frequentato nell\u2019et\u00e0 dell\u2019obbligo siano state un vero toccasana per la mia autostima e la mia crescita equilibrata. In una classe di ragazzini normodotati, il mio deficit mi sarebbe pesato molto, per quanti talenti avessi avuto e per quanti sforzi avessi fatto, sarei comunque partito in una condizione di svantaggio. Frequentando, invece, una scuola speciale, mi trovavo a partire nella stessa condizione di \u201ctrasparenza\u201d e potenzialit\u00e0 dei compagni. Pertanto, nel tempo, ho avuto modo di apprezzare le differenze fra noi, di gioire dei miei successi, talvolta, ebbene s\u00ec, di sentirmi pi\u00f9 bravo degli altri, cose che per un bambino sono indispensabili per cementare la propria autostima, figuriamoci per un bambino con limiti cos\u00ec evidenti. Ho imparato ad apprezzare ci\u00f2 che avevo, le mie qualit\u00e0, le mie capacit\u00e0, perch\u00e9 queste hanno avuto lo spazio e il modo per risaltare adeguatamente. Per questo motivo, le parole di Rick mi hanno fatto pensare, ma esse sono anche il segno che, fortunatamente, non tutti la pensano allo stesso modo, neanche sui propri deficit e la propria autostima. Questa \u00e8 una cosa molto positiva, perch\u00e9 chi meglio di noi pu\u00f2 affermare che la diversit\u00e0 \u00e8 una ricchezza?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Navigando in internet mi sono imbattuto in una storia che mi ha incuriosito molto e che mi ha fatto riflettere sulla percezione che ogni persona ha dei propri limiti: &egrave; quella del Team Hoyt. 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