{"id":1233,"date":"2011-10-10T11:26:49","date_gmt":"2011-10-10T11:26:49","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1233"},"modified":"2011-10-10T11:26:49","modified_gmt":"2011-10-10T11:26:49","slug":"lo-sguardo-sullo-scafale---sordit-minorile-in-bas-congo-il-nuovo-istituto-florentia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1233","title":{"rendered":"Lo sguardo sullo scafale &#8211; Sordit\u00e0 minorile in Bas-Congo: il nuovo istituto &#8220;Florentia&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>A Boma, citt&agrave; portuale congolese adagiata sull&rsquo;estuario del fiume Congo, &egrave; sorto un nuovo istituto che accoglier&agrave; circa un centinaio di bambini sordi e dar&agrave; loro la possibilit&agrave; di essere curati e istruiti e di sperare in un futuro di pi&ugrave; facile inclusione sociale. L&rsquo;istituto &ldquo;Florentia&rdquo; &egrave; il risultato del progetto &ldquo;La Sordit&agrave; non ha Colore&rdquo;, portato avanti con caparbiet&agrave; dall&rsquo;omonima associazione e da una rete di solidariet&agrave; guidata dal Prof. Giuseppe Gitti, direttore del Centro di Riabilitazione Ortofonica di Firenze e grande esperto per tutto ci&ograve; che riguarda la sordit&agrave; minorile. <br \/>\n&Egrave; proprio il prof. Gitti a chiarire le ragioni di un tale progetto e le sfide che lo animeranno.<\/p>\n<p><em>Sappiamo che nonostante le grandi ricchezze naturali la Repubblica Democratica del Congo resta uno dei paesi pi&ugrave; poveri del globo, nel quale prima una feroce dittatura e poi un conflitto armato tra i pi&ugrave; sanguinosi della storia hanno completamente distrutto Stato e comunit&agrave;. Pu&ograve; aiutarci a tracciare un quadro pi&ugrave; preciso della situazione nella quale vi siete trovati a operare?<\/em><br \/>\nInnanzitutto consideriamo che il nuovo istituto per bambini sordi &ldquo;Florentia&rdquo; si trova a Boma, in Bas-Congo, in una zona cio&egrave; che per povert&agrave; e assenza di infrastrutture non fa purtroppo eccezione rispetto al resto del paese. <br \/>\nLo Stato &egrave; sostanzialmente inesistente e diritti che per noi sono scontati, come l&rsquo;accesso alle cure mediche e all&rsquo;istruzione restano ancora un privilegio riservato a chi ha certe possibilit&agrave; economiche, mentre continuano a essere un miraggio per la maggior parte degli abitanti.<br \/>\nIn una situazione come questa &egrave; facile immaginare che le persone disabili non ricevono dallo Stato nemmeno i servizi pi&ugrave; essenziali, quando per di pi&ugrave; le famiglie stesse versano in condizioni tanto drammatiche da non poter provvedere in alcun modo al loro sostentamento e alla loro cura.<\/p>\n<p><em>Qual &egrave;, da un punto di vista pi&ugrave; specifico, la situazione rispetto alla sordit&agrave; in Repubblica Democratica del Congo?<\/em><br \/>\nPremesso che in Congo &egrave; pressoch&eacute; impossibile stilare statistiche, abbiamo comunque potuto verificare che contrariamente a quanto si potrebbe pensare la percentuale dei sordi laggi&ugrave; non &egrave; molto diversa da quella italiana. Questo perch&eacute; le prime vittime dello spaventoso tasso di mortalit&agrave; infantile sono tutti i bambini con qualche disabilit&agrave;, quindi anche quelli sordi. Un dato interessante &ndash; anche se mancano numeri precisi &ndash; &egrave; il fatto che tra le cause ereditarie della sordit&agrave; figuri anche il matrimonio tra consanguinei, una pratica che io stesso ho potuto constatare durante i miei viaggi in Bas-Congo.<br \/>\nPer quanto riguarda l&rsquo;educazione e abilitazione dei bambini sordi la situazione &egrave; a dir poco disastrosa. Esistono piccolissime realt&agrave; a Kinsasha e in altri centri, gestiti con indubbia generosit&agrave; da congregazioni religiose, ma che hanno a che fare con difficolt&agrave; oggettivamente insormontabili. Gli abitanti del Bas-Congo non possono contare sulla presenza di ambulatori medici facilmente raggiungibili&hellip; Basti pensare che prima dell&rsquo;apertura del centro &ldquo;Florentia&rdquo; non esistevano centri specializzati per le patologie dell&rsquo;udito nel raggio di 400 km, una distanza infinita se consideriamo la carenza di vie di comunicazione e di mezzi di trasporto della zona. <br \/>\nNon dobbiamo dimenticare che la qualit&agrave; della vita di una persona affetta da deficit uditivo dipende essenzialmente dalla tempestivit&agrave; della diagnosi e dalle cure che le vengono offerte. Un bambino sordo non &egrave; condannato a essere muto e ancor peggio a restare escluso dalla comunit&agrave;, ma per scongiurare questo rischio occorre mettere in campo risorse, competenze e azioni specifiche.<br \/>\nProprio per questa urgenza di fare qualcosa e di dare una chance a quei bambini, ci siamo avvicinati all&rsquo;idea di attivare un filo diretto con il Congo. Ma l&rsquo;esperienza ci ha insegnato che se non si valuta obiettivamente il contesto nel quale si va a operare si rischia di vedere vanificato il proprio lavoro. &Egrave; indispensabile costruire realt&agrave; sufficientemente strutturate in grado di garantire una certa continuit&agrave; di azione, altrimenti si finisce per creare piccole o grandi &ldquo;cattedrali nel deserto&rdquo; che non servono assolutamente a nulla. Da qui &egrave; nata l&rsquo;idea di costruire l&rsquo;istituto &ldquo;Florentia&rdquo; per bambini sordi.<\/p>\n<p><em>Si tratta di premesse attente e importanti: quali saranno allora le varie anime dell&rsquo;istituto &ldquo;Florentia&rdquo; di Boma?<\/em><br \/>\nL&rsquo;istituto &ldquo;Florentia&rdquo; &egrave; senza dubbio alcuno una struttura complessa, che vuole rispondere alle varie esigenze degli ospiti che vi abiteranno e della comunit&agrave; che l&rsquo;ha visto sorgere.<br \/>\nIl plesso &egrave; stato progettato e costruito per accogliere circa 50 bambini in internato, e se sar&agrave; possibile, 50 in esternato. Il nostro obiettivo &egrave; quello di offrire ai piccoli ospiti condizioni di vita pi&ugrave; dignitose, sollevando le famiglie dal lavoro di cura. I giovani che vivranno in istituto incontreranno le famiglie con regolarit&agrave; ma restando al &ldquo;Florentia&rdquo; potranno ricevere le cure adeguate e intraprendere percorsi di rieducazione e abilitazione specifici. A tal fine l&rsquo;istituto &egrave; completo di ambulatori di audiologia, otorinolaringoiatria, odontoiatria, neuropsichiatria e in esso sar&agrave; possibile intraprendere percorsi individualizzati di protesizzazione, fondamentali per il buon sviluppo del linguaggio e della comunicazione.<br \/>\nUno dei punti fondamentali del progetto &egrave; la nostra volont&agrave; di dare ai bambini di cui ci occuperemo gli strumenti per la loro futura inclusione sociale: in un paese nel quale l&rsquo;analfabetismo &egrave; quasi la regola l&rsquo;istruzione resta una priorit&agrave;, ma oltre alle aule in cui i ragazzi seguiranno le lezioni scolastiche pi&ugrave; tradizionali, abbiamo predisposto anche laboratori &ndash; come la falegnameria, la sartoria, la panetteria &ndash; nei quali i ragazzi possano acquisire competenze concrete e specifiche da spendere poi in futuro, contribuendo allo stesso tempo all&rsquo;autofinanziamento del centro. Infine saranno presenti anche strutture che consentiranno attivit&agrave; di agricoltura e allevamento nelle quali saranno coinvolti i ragazzi e gli abitanti della zona.<\/p>\n<p><em>Nonostante tutti i limiti del nostro vivere insieme in Italia siamo abituati a pensare a un sistema che includa le persone disabili nella comunit&agrave;, prima di tutto in ambiti come quello scolastico. A cosa &egrave; dovuta la vostra scelta di costruire un &ldquo;istituto per sordi&rdquo; che potrebbe sembrare a prima vista una struttura quasi totalizzante?<\/em><br \/>\nNon avevamo scelta. Abbiamo agito in questo modo per cercare di creare una struttura che desse continuit&agrave; al progetto. In Italia gli istituti per sordi non esistono pi&ugrave;, ma pensare che a breve possa essere cos&igrave; anche in Congo equivale a negare la realt&agrave; dei fatti. Ad oggi pensare all&rsquo;integrazione dei bambini sordi nelle scuole congolesi &egrave; inconcepibile e sicuramente ogni tentativo in quella direzione sarebbe un fallimento. &Egrave; indispensabile a mio parere limitarsi a realizzare ci&ograve; che &egrave; possibile senza creare aspettative irrealizzabili al momento. Teniamo conto che in Repubblica Democratica del Congo lo Stato ancora non esiste e la situazione economica &egrave; disastrosa. <br \/>\nQuesto non significa dimenticarsi dell&rsquo;importanza di legare il progetto alla comunit&agrave;: l&rsquo;intera struttura sar&agrave; propriet&agrave; e verr&agrave; gestita dalla Curia di Boma, mentre i professionisti che svolgeranno nell&rsquo;istituto il proprio lavoro saranno i congolesi impegnati al momento in stage e percorsi di studio e formazione in Italia. E come al momento della costruzione delle strutture e degli edifici erano operai congolesi a dare vita al centro, saranno i professionisti a curare i piccoli, aiutati nel loro grande impegno &ndash; speriamo &ndash; da personale volontario proveniente dall&rsquo;Europa. Vorremmo che l&rsquo;istituto &ldquo;Florentia&rdquo; non fosse un luogo isolato, ma al contrario siamo decisi a fare in modo che divenga un luogo chiave della comunit&agrave;, a essa legato, in essa inserito.<br \/>\nVorrei concludere con una nota sul concetto di integrazione, tanto discusso e tanto importante: in base alla mia esperienza ho avuto la netta sensazione che in Congo l&rsquo;integrazione non sia da intendersi come un obiettivo, ma un dato di fatto, soprattutto se si considera che la comunit&agrave; &egrave; formata da famiglie molto allargate e risulta animata da reti di relazione ben pi&ugrave; strette di ci&ograve; che si verifica nella nostra societ&agrave; occidentale.<\/p>\n<p>Per saperne di pi&ugrave;: www.lasorditanonhacolore.it <br \/>\n&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Boma, citt&agrave; portuale congolese adagiata sull&rsquo;estuario del fiume Congo, &egrave; sorto un nuovo istituto che accoglier&agrave; circa un centinaio di bambini sordi e dar&agrave; loro la possibilit&agrave; di essere curati e istruiti e di sperare in un futuro di pi&ugrave; facile inclusione sociale. 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