{"id":1234,"date":"2011-10-10T11:30:02","date_gmt":"2011-10-10T11:30:02","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1234"},"modified":"2011-10-10T11:30:02","modified_gmt":"2011-10-10T11:30:02","slug":"una-somma-difficile-da-calcolare---superabile-ottobre-2011---1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1234","title":{"rendered":"Una somma difficile da calcolare &#8211; Superabile, ottobre 2011 &#8211; 1"},"content":{"rendered":"<p>Ogni inizio di anno scolastico porta con s&eacute; tante speranze, aspettative, desideri, espressi e sentiti da tutti gli &quot;attori&quot; coinvolti, insegnanti, alunni, personale amministrativo, dirigenti&#8230; Allo stesso tempo ogni anno scolastico &egrave; una finestra aperta su un mare di dubbi, preoccupazioni, criticit&agrave;. Anzi, una doppia finestra: la prima guarda a quello che verr&agrave;, la seconda a quanto viene dal o resta del passato e si &egrave; sedimentato, accumulato, in questo caso con riferimento a quegli elementi che potremmo definire problematici. Come se la fine di un anno scolastico non coincidesse con la fine delle istanze che nell&#8217;arco del suo svolgimento si erano presentate e che, allora, si presentano puntuali a due-tre mesi di distanza. Aggiungendosi a quelle che invece potrebbero presentarsi per la prima volta.<\/p>\n<p>Perch&eacute; il mondo dell&#8217;educazione e dell&#8217;insegnamento non &egrave; mai uguale a se stesso, e non solo dal punto di vista pedagogico. Spesso a comportare delle differenze sostanziali (oltre, ovviamente, alle politiche nazionali e locali in materia di scuola pubblica o meno) &egrave; la composizione stessa delle classi, la qualit&agrave; e le caratteristiche dei singoli alunni che insieme strutturano il &quot;gruppo-classe&quot;. Ogni sezione &egrave; diversa dalle altre, certo, e questo &egrave; vero da sempre. Ma possono esserci alunni che alla scuola (oggetto di questo articolo, ma il discorso vale per tanti altri ambiti che con la scuola intrattengono legami pi&ugrave; o meno forti) richiedono un &quot;adattamento&quot; meno meccanico, pi&ugrave; complicato e, quindi, per certi versi, un riassestamento a pi&ugrave; livelli.<\/p>\n<p>La rivista <em>Hp-Accaparlante<\/em> aveva pioneristicamente dedicato al tema la monografia del numero 2 del 2008, <em>Una casa di vetro lungo il fiume. Migranti con disabilit&agrave;: contesti, vissuti, prospettive<\/em>, riservando un capitolo ad una ricerca svolta dall&#8217;Universit&agrave; di Bologna &#8211; Facolt&agrave; di Psicologia di Cesena, condotta dal prof. Alain Goussot e relativa proprio ai bambini migranti con deficit. Dalla quale emergeva, a grandi linee, che i bambini disabili stranieri hanno gli stessi &quot;bisogni speciali&quot; degli altri ragazzini, ma con &quot;l&#8217;aggravante&quot; di conoscere, pi&ugrave; o meno bene, una lingua diversa. Anche la cultura differente e la fatica dei maestri, dei professori e degli insegnanti di sostegno di rapportarsi con la famiglia di origine, nonch&eacute; la loro scarsa preparazione sui temi dell&#8217;approccio interculturale alla disabilit&agrave;, si presentavano come variabili che rischiano non solo di non dare risposte concrete all&#8217;integrazione scolastica, ma anche di incidere sulla diagnosi funzionale dei bambini disabili figli di genitori immigrati. Soprattutto quando si tratta di distinguere tra difficolt&agrave; e disturbi dell&#8217;apprendimento.<\/p>\n<p>Di pochi giorni fa la notizia di uno studio condotto a Piacenza dalla ricercatrice Caterina Martinazzoli, che sottolinea la doppia condizione di svantaggio vissuta dai bambini allo stesso tempo &quot;migranti&quot; e disabili e i problemi inediti che la loro presenza pone alle figure docenti. Come &egrave; gi&agrave; avvenuto e tuttora avviene con la &quot;semplice&quot; disabilit&agrave;, la condizione di disabile-straniero ci garantisce un punto di osservazione privilegiato per vedere non solo se e come la scuola sar&agrave; in grado di modellarsi per riuscire a gestire e valorizzare anche situazioni cos&igrave; problematiche, ma per valutare la risposta della societ&agrave; nel suo complesso (l&#8217;idea, da me espressa pi&ugrave; volte, che la disabilit&agrave; sia un potente &quot;monitor sociale&quot;).<\/p>\n<p>Se, come gi&agrave; emergeva dalla ricerca cesenate, una delle difficolt&agrave; principali &egrave; la capacit&agrave; di comprendere se le difficolt&agrave; di apprendimento siano legate allo svantaggio socio-culturale dovuto alla migrazione o a una effettiva disabilit&agrave;, a questa si aggiungono le difficolt&agrave; dei genitori ad accettare l&#8217;eventuale deficit (spesso non certificato nel paese d&#8217;origine), vissuto a volte con vergogna. Ma superato questo primo passaggio, le famiglie accettano e collaborano con le insegnanti per cercare di stendere un progetto educativo e di sostegno quanto pi&ugrave; adeguato. Tenendo presente che le ricerche empiriche e, in generale, il materiale di documentazione sono praticamente inesistenti, cos&igrave; come non &egrave; ancora possibile rinvenire modelli didattici specifici e &quot;replicabili&quot;: si tratta, quindi, il pi&ugrave; delle volte di creazioni, elaborazioni <em>ex-novo<\/em>, la cui efficacia &egrave; tutta da verificare, caso per caso.<\/p>\n<p>Si tratta, indubbiamente, di una sfida aperta che necessita di essere affrontata con convinzione ed organizzazione da subito, dal momento che &egrave; difficile immaginare un futuro in cui questi casi diminuiranno piuttosto che aumentare. Una sfida che cade in un momento non facile per la scuola italiana, che di tutto avrebbe bisogno tranne che di nuove urgenze e priorit&agrave; con cui confrontarsi, date le condizioni in cui si trova ad operare, soprattutto negli ultimi anni. Ma anche una sfida, ne sono certo, che dar&agrave; nuova linfa e nuovi stimoli a chi ha fatto e far&agrave; dell&#8217;insegnamento il proprio ambito ed orizzonte di vita e che sapr&agrave; restituirci in modo ancora pi&ugrave; evidente la qualit&agrave; dei maestri ed egli insegnanti della nostra scuola; e che, di necessit&agrave;, richieder&agrave; una collaborazione ancora pi&ugrave; stretta (e potenzialmente molto fertile) tra l&#8217;istituzione scolastica e tutte quelle realt&agrave; e professionalit&agrave; che operano in ambiti affini (associazioni, cooperative, enti no-profit, mediatori culturali&#8230;) e che hanno avuto gi&agrave; modo di indagare il fenomeno e di affrontarlo nella sua concretezza.<\/p>\n<p>A proposito di concretezza: mi piacerebbe che questo articolo fosse di stimolo a chi ha gi&agrave; vissuto esperienze di questo tipo a condividerle e metterle in circolazione. Mi offro come calamita e come messaggero: scrivete a <a href=\"mailto:claudio@accaparlante.it\">claudio@accaparlante.it<\/a> o cercate il mio profilo su <em>Facebook<\/em>. Cercher&ograve; di far girare quanto pi&ugrave; possibile ogni segnalazione, racconto, progetto, programma che possa arrivarmi. (Claudio Imprudente)<\/p>\n<p>(3 ottobre 2011)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni inizio di anno scolastico porta con s&eacute; tante speranze, aspettative, desideri, espressi e sentiti da tutti gli &quot;attori&quot; coinvolti, insegnanti, alunni, personale amministrativo, dirigenti&#8230; Allo stesso tempo ogni anno scolastico &egrave; una finestra aperta su un mare di dubbi, preoccupazioni, criticit&agrave;. 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