{"id":1240,"date":"2011-10-20T11:38:51","date_gmt":"2011-10-20T11:38:51","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1240"},"modified":"2025-07-28T09:49:09","modified_gmt":"2025-07-28T07:49:09","slug":"informazione-sociale-la-solitudine-dei-numeri-giornalistici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1240","title":{"rendered":"La solitudine dei numeri giornalistici"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019ideologia dei numeri sta travolgendo l\u2019informazione. Nell\u2019ambito dell\u2019economia e della cronaca, cos\u00ec come altrove, sempre pi\u00f9 spesso i dati vengono oggi considerati non solo una necessit\u00e0, ma anche una sorta di nuova forza argomentativa, la prova oggettiva che, invece di completare, tende piuttosto a sostituire l\u2019inchiesta e la ricerca sul campo. Col rischio di perdere cos\u00ec la ricchezza della ricerca stessa, quel qualcosa in pi\u00f9 che ti pu\u00f2 dare un viso, un luogo, l\u2019ascolto diretto di una persona, in un\u2019ottica di giornalismo fondato in molti casi sulla velocit\u00e0, sulla necessit\u00e0 di dover \u201cchiudere il pezzo\u201d per andare in stampa il giorno dopo, su ritmi che non permettono indagini accurate e approfondite.<br \/>\nMa non c\u2019\u00e8 solo questo. Questi numeri, che sempre pi\u00f9 campeggiano nei nostri giornali e media, vengono spesso lasciati soli: senza alcun parametro di confronto, senza definizioni precise a cui rapportarsi. Privato di questo supporto il numero resta abbandonato a se stesso, perde la sua oggettivit\u00e0 e si trasforma frequentemente in oggetto di manipolazione.<br \/>\nOgni giorno apriamo il giornale, leggiamo cifre, guardiamo tabelle, ma sappiamo veramente di cosa si sta parlando? Come facciamo a fidarci di questi numeri e a capire quale e quanto peso dargli?<br \/>\nE il problema si fa ancora pi\u00f9 forte per chi, come me, l\u2019informazione la produce. Vale veramente la pena fornire cifre per informare? E, se si decide di farlo, come fare a dare al numero il giusto valore, senza manipolazioni e strumentalizzazioni?<br \/>\nAnche di questo si \u00e8 parlato nel corso della XV edizione del seminario per giornalisti promosso dall\u2019agenzia di stampa Redattore Sociale (\u201cAlgoritmi. Lezioni per capire e raccontare la societ\u00e0. Oltre i motori di ricerca\u201d), in una sessione dedicata ai metodi d\u2019inchiesta giornalistica che ha visto la partecipazione di Stefano Laffi, sociologo e ricercatore, quindi \u201cproduttore di numeri\u201d, ma anche, come egli stesso si definisce, \u201cex-giornalista, cio\u00e8 una persona che per anni i numeri li ha chiesti, e, infine, lettore, quindi qualcuno, un po\u2019 come noi tutti, che i numeri li legge e li deve utilizzare come strumento di informazione\u201d.<br \/>\nEd \u00e8 proprio partendo dal contributo di Laffi e dal suo triplice punto di vista che ho deciso di cercare di dare qualche risposta a queste domande, fornendo alcuni piccoli consigli, che ovviamente non pretendono di essere esaustivi, a tutti i lettori o giornalisti che, volontariamente oppure no, in questi numeri si imbattono quotidianamente.<\/p>\n<p><strong>Ogni numeratore ha un suo denominatore<br \/>\n<\/strong>Parafrasando il titolo del notissimo libro di Giordano abbiamo parlato di \u201csolitudine dei numeri giornalistici\u201d. Ma cosa deve fare il bravo giornalista per non lasciare i numeri da soli? E il lettore come far\u00e0 a capire quando il numero \u00e8 solo e quando invece non lo \u00e8?<br \/>\nInnanzitutto, come illustrato da Laffi, \u201cogni numeratore deve avere un suo denominatore\u201d. Questo significa che ogni dato, ogni numero riportato dai media, per avere qualche validit\u00e0, non deve mai prescindere da una situazione di riferimento. Tale situazione pu\u00f2 essere data dal contesto specifico in cui viene misurato il dato, ad esempio una rapina in una grande citt\u00e0 come Milano ha un significato statistico molto diverso da una rapina in un piccolo paesino; oppure da altri dati relativi agli anni precedenti, in modo da poter misurare il cambiamento e le eventuali oscillazioni. Insomma, la domanda fondamentale da porsi quando si vuole misurare qualcosa \u00e8: rispetto a cosa lo sto misurando?<br \/>\nMa non dobbiamo mai dimenticare che esistono anche alcuni avvenimenti che non possono essere misurati tramite numeri. Episodi che per la loro gravit\u00e0 o per il loro profondo significato, pur non avendo una rilevanza statistica, devono essere tenuti in forte considerazione. Se ad esempio muore un ragazzo perch\u00e9 crolla il tetto di una scuola \u2013 come nel recente caso avvenuto nel Liceo Scientifico Darwin di Torino \u2013 \u00e8 chiaro che non si deve mai perdere di vista la gravit\u00e0 e la drammaticit\u00e0 di questo episodio, anche se, dal punto di vista numerico, si tratta solo di un ragazzo su un milione di studenti, di uno \u201czero virgola\u201d, per dirla in termini percentuali.<br \/>\nIn poche parole accanto al denominatore numerico esiste anche un denominatore morale da cui non si pu\u00f2 e non si deve mai prescindere. Come dire: quando si parla di episodi cos\u00ec tanto gravi i numeri non contano pi\u00f9 nulla.<\/p>\n<p><strong>Prima furono le cose e poi i loro nomi. La definizione dietro al numero<br \/>\n<\/strong>\u201cI nomi e gli attributi si devono accomodare all\u2019essenza delle cose e non l\u2019essenza ai nomi; perch\u00e9 prima furono le cose poi i loro nomi\u201d, scrisse Galileo nel 1612 nella sua lettera a Marco Welser (Galileo Galilei, Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie solari e loro accidenti, Roma, Theoria, 1982). Secondo il filosofo e scienziato, \u00e8 partendo dallo studio del fenomeno che l\u2019uomo produce poi una sua definizione; il fenomeno deve essere quindi compreso, studiato, quantificato e infine definito.<br \/>\nMa nell\u2019informazione spesso avviene proprio il contrario e i nostri numeri, sempre pi\u00f9 soli, frequentemente si trovano in cattiva compagnia di definizioni vaghe e vuote, che di per s\u00e9 non dicono nulla. Che valore pu\u00f2 avere ad esempio una tabella da cui emerge che la povert\u00e0 \u00e8 in aumento, se non sappiamo la definizione di povert\u00e0 e i parametri su cui viene definita? Quale significato pu\u00f2 assumere la frase \u201cottocentomila giovani sono disagiati\u201d, se prima non sappiamo cosa si intenda per disagio giovanile?<br \/>\nIl rimedio a questa lacuna spesso non \u00e8 affatto semplice. \u201cIn ogni caso \u2013 ci spiega Laffi \u2013 ognuno di noi si dovrebbe sempre interrogare prima su cosa significhi quella definizione, su come \u00e8 stata generata e su cosa si poggia. Solo risalendo alle sue radici ci si pu\u00f2 fare un\u2019opinione su un determinato fenomeno, altrimenti i dati non devono essere nemmeno presi in considerazione, n\u00e9 dal lettore, n\u00e9 tantomeno dal giornalista. Il tutto tenendo sempre conto dei mutamenti culturali, che fan s\u00ec che certi fenomeni emergano, si rendano visibili, cambino aspetto, oppure godano per la prima volta di una definizione\u201d.<\/p>\n<p><strong>Dati e numeri. Qualit\u00e0 o quantit\u00e0?<br \/>\n<\/strong>Muovendo dalle considerazioni precedenti nasce spontanea una domanda: ma davvero abbiamo bisogno dei numeri per acquisire o fornire informazioni?<br \/>\nIn questo senso \u00e8 bene ricordare che i dati non sempre coincidono con i numeri. Un dato pu\u00f2 esserci fornito da qualunque elemento della realt\u00e0: da una conversazione, da un viso, da un\u2019esperienza diretta. Non tutto, abbiamo visto, prende forma di numero; perch\u00e9 a volte non \u00e8 possibile fornire elementi quantitativi, altre volte non \u00e8 utile farlo, come nel caso del \u201cdenominatore morale\u201d, e, altre ancora, \u00e8 troppo presto, perch\u00e9 non si hanno ancora sufficienti elementi di misurazione.<br \/>\nTutti i fenomeni possono invece sempre essere indagati e studiati acquisendo dati attraverso la ricerca qualitativa e diretta, che permette, oltre che di rimediare alla carenza di numeri, di andare oltre le semplici cifre, e di approfondire la realt\u00e0 in modo ben pi\u00f9 accurato.<br \/>\nMa anche laddove il numero ci fosse, va comunque sempre qualificato, commentato, occorre dargli spessore e senso. Altrimenti si rischia di lasciarlo solo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&rsquo;ideologia dei numeri sta travolgendo l&rsquo;informazione. 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