{"id":1241,"date":"2011-10-20T12:01:20","date_gmt":"2011-10-20T12:01:20","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1241"},"modified":"2025-07-28T09:49:00","modified_gmt":"2025-07-28T07:49:00","slug":"il-magico-alvermann-dove-si-va-pap","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1241","title":{"rendered":"&#8220;Dove si va, pap\u00e0?&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Caro Mathieu,<br \/>\nCaro Thomas,<br \/>\nQuando voi eravate piccoli, ho avuto qualche volta la tentazione, a Natale, di regalarvi un libro. [\u2026] Non l\u2019ho mai fatto, non ne valeva la pena, voi non sapevate leggere. Non saprete mai leggere. Fino alla fine, i vostri regali di Natale saranno dei cubi o delle macchinine\u2026<br \/>\nOra che Mathieu \u00e8 partito alla ricerca del suo pallone in un angolo dove non lo si potr\u00e0 aiutare a recuperarlo, ora che Thomas, ancora sulla Terra, ha sempre di pi\u00f9 la testa tra le nuvole, io vi regalo un libro. Un libro che ho scritto per voi. Affinch\u00e9 non ci si possa dimenticare di voi, affinch\u00e9 voi non siate solo una foto su un certificato di invalidit\u00e0. Un libro per scrivere delle cose che non ho mai detto. Forse dei rimorsi. Non sono stato un gran buon padre. Spesso, non vi ho sopportato, eravate difficili da amare. Con voi, occorreva una pazienza d\u2019angelo, e io non sono un angelo. [\u2026] Quando si parla di bambini disabili, si assume un\u2019aria di circostanza, come quando si parla di una catastrofe. Per una volta, vorrei cercare di parlare di voi con il sorriso. Mi avete fatto ridere, e non sempre involontariamente.<br \/>\nGrazie a voi, ho avuto alcuni vantaggi rispetto ai genitori di bambini normali. Non ho avuto preoccupazioni riguardo ai vostri studi, n\u00e9 sul vostro orientamento professionale. Non abbiamo dovuto decidere tra la filiera scientifica o letteraria. Non ci siamo dovuti inquietare su che cosa avreste fatto dopo, abbiamo saputo molto presto quello che avreste fatto: niente.<br \/>\nE soprattutto, nei numerosi anni, ho potuto beneficiare di un contrassegno handicap per l\u2019auto.<em><br \/>\n<\/em>(Brano tratto da Jean-Louis Fournier, O\u00f9 on va, papa<em> ?<\/em>, Paris, \u00c9ditions Stock, 2008, pp. 7-9, traduzione dal francese di Valeria Alpi)<\/p>\n<p><!--break--><\/p>\n<p>Chiedo scusa ai lettori, ma non ho saputo resistere alla tentazione di proporre questo piccolo e meraviglioso libro, uscito alla fine del 2008 in Francia e purtroppo non ancora tradotto in lingua italiana. Mi auguro che presto tutto il mondo possa leggerlo, e non solo chi conosce il francese. La tentazione \u00e8 anche di tradurlo tutto e pubblicarlo su \u201cHP-Accaparlante\u201d, perch\u00e9 davvero ne vale la pena. Ma lo spazio non lo consente. Ne propongo alcuni brani, allora. Difficili da commentare, perch\u00e9 si presentano da soli, da soli sanno autocommentarsi e far parlare di s\u00e9.<br \/>\nJean-Louis Fournier \u00e8 scrittore, umorista e autore per la televisione. Ma \u00e8 anche pap\u00e0, ormai anziano, di due figli disabili gravi, con deficit motori e psichici. Uno dei due, Mathieu, il pi\u00f9 grande, \u00e8 morto adolescente in seguito a una operazione chirurgica. Thomas invece \u00e8 cresciuto e in qualche modo invecchiato. O\u00f9 on va, papa ? ci racconta di loro, ma ci racconta soprattutto di Jean-Louis Fournier e del suo ruolo di padre \u201cdiverso\u201d, \u201cnon come gli altri\u201d. Potr\u00e0 sembrare troppo diretto il suo stile, a volte pure sarcastico, facilmente ironico. Potr\u00e0 turbare in qualche modo chi \u00e8 abituato ai sentimentalismi, a parlare dei figli disabili solo con amore incondizionato. L\u2019amore, in questo libro, c\u2019\u00e8. Ma, con il candore che contraddistingue Mathieu e Thomas, c\u2019\u00e8 anche la descrizione delle difficolt\u00e0, dei momenti amari, della voglia di prendersela contro un destino che ha donato per ben due volte la disabilit\u00e0 a questa famiglia. Perch\u00e9 nascondersi e non dire come stanno le cose? \u00c8 scomodo, e brutale, dire agli altri, che i propri figli non faranno mai niente, non cresceranno, non si sposeranno, non avranno a loro volta dei figli, non andranno al cinema, ai musei, a teatro, non capiranno la musica, non leggeranno dei libri, non avranno un lavoro. Ma \u00e8 scomodo, e brutale, dirlo anche a se stessi, come questo libro fa. Eppure Jean-Louis Fournier ha gi\u00e0 fatto i conti con i suoi limiti e quelli dei suoi figli, e sa trasmettere a noi un ricco patrimonio sulla finitudine umana, ma anche sulla straordinaria capacit\u00e0 di trovarne un motivo per ridere. \u00c8 difficile commentare, dicevo. Meglio lasciare la parola a Monsieur Fournier.<\/p>\n<p>Dopo che \u00e8 salito in macchina , Thomas, dieci anni, ripete, come fa sempre: \u201cDove si va, pap\u00e0?\u201d. All\u2019inizio, io rispondo: \u201cSi va a casa\u201d.<br \/>\nUn minuto dopo, con lo stesso candore, lui mi rif\u00e0 la domanda, proprio non riesce a imprimersi la risposta. Al decimo \u201cDove si va, pap\u00e0?\u201d io non rispondo pi\u00f9\u2026<br \/>\nNon so pi\u00f9 molto bene dove si va, mio povero Thomas.<br \/>\nUn figlio disabile, poi due. Perch\u00e9 non tre\u2026<br \/>\nNon mi aspettavo che mi succedesse.<br \/>\nDove si va, pap\u00e0?<br \/>\nSi va a prendere l\u2019autostrada, in contromano.<br \/>\nSi va in Alaska. Si va a carezzare gli orsi. Ci faremo divorare. [\u2026]<br \/>\nSi va in piscina, ci si va a tuffare in un bacino dove non ci sia acqua. [\u2026]<br \/>\nSi andr\u00e0 a camminare nelle sabbie mobili. Si va a impantanarsi. Si andr\u00e0 all\u2019inferno.<br \/>\nImperturbabile, Thomas continua: \u201cDove si va, pap\u00e0?\u201d.<br \/>\n(pp. 10-11)<\/p>\n<p>Come padre di due figli disabili, sono stato invitato a partecipare come testimone a una trasmissione televisiva.<br \/>\nHo parlato dei miei figli, insistendo sul fatto che loro mi fanno ridere spesso con le loro stupidit\u00e0 e che non bisognerebbe privare i bambini disabili del lusso di farci ridere.<br \/>\nQuando un bambino si sporca tutta la faccia mangiando della crema al cioccolato, tutti ridono; se \u00e8 un bambino disabile a farlo, non si ride. Un bambino disabile non far\u00e0 mai ridere nessuno, non vedr\u00e0 mai dei visi che ridono guardandolo, tranne forse qualche risata di imbecilli che lo prendono in giro.<br \/>\nHo riguardato la trasmissione, che avevo registrato. Avevano tagliato tutta la parte sul riso. La direzione aveva valutato che occorreva pensare ai genitori. Quella parte avrebbe potuto scioccarli. <em><br \/>\n<\/em>(p. 41)<\/p>\n<p>Degli sforzi vengono fatti oggi per permettere l\u2019integrazione delle persone disabili nel mercato del lavoro. [\u2026] Non posso fare a meno di immaginare Mathieu e Thomas nel mercato del lavoro. Mathieu, che fa spesso \u201cvroum-vroum\u201d con la bocca, potrebbe fare il camionista, attraverserebbe l\u2019Europa al volante di un semi-rimorchio di parecchie tonnellate, con il parabrezza ricoperto di orsetti di peluche.<br \/>\nThomas, che ama giocare con dei piccoli aerei e metterli nelle scatole, potrebbe fare l\u2019aviatore, sarebbe incaricato di atterrare sulle grandi portaerei.<br \/>\nNon ti vergogni, Jean-Louis, tu, il loro padre, di prenderti gioco di due piccoli marmocchi che non si possono difendere?<br \/>\nNo. Questo non impedisce i sentimenti. <em><br \/>\n<\/em>(pp. 46-47)<\/p>\n<p>Mathieu e Thomas dormono. Io li guardo.<br \/>\nChe cosa sognano?<br \/>\nFanno dei sogni come tutti gli altri?<br \/>\nForse, la notte, sognano di essere intelligenti.<br \/>\nForse, la notte, prendono la loro rivincita [\u2026]<br \/>\nForse, la notte, scoprono delle leggi, dei principi, dei postulati, dei teoremi.<br \/>\nForse, la notte, sanno fare dei calcoli complicati che non finiscono pi\u00f9.<br \/>\nForse, la notte, parlano il greco e il latino.<br \/>\nMa quando arriva il giorno, affinch\u00e9 nessuno abbia dei dubbi e per avere la pace intorno, essi riassumono l\u2019apparenza di bambini disabili. Purch\u00e9 li si lasci tranquilli, fanno finta di non saper parlare. Quando gli si rivolge la parola, fanno come se non comprendessero, per non essere obbligati a rispondere. Non hanno voglia di andare a scuola, di fare i compiti, di imparare le lezioni.<br \/>\nBisogna comprenderli, sono obbligati a essere seriosi tutta la notte, hanno bisogno, di giorno, di rilassarsi. Allora fanno delle stupidaggini.<br \/>\n(pp. 53-54)<em><br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caro Mathieu,<br \/>\nCaro Thomas,<br \/>\nQuando voi eravate piccoli, ho avuto qualche volta la tentazione, a Natale, di regalarvi un libro. [&hellip;] Non l&rsquo;ho mai fatto, non ne valeva la pena, voi non sapevate leggere. Non saprete mai leggere. 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