{"id":1242,"date":"2011-10-20T12:07:24","date_gmt":"2011-10-20T12:07:24","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1242"},"modified":"2025-07-28T09:47:28","modified_gmt":"2025-07-28T07:47:28","slug":"donne-con-le-gonne-fotoromanzi-belletti-e-reggiseni-imbottiti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1242","title":{"rendered":"Fotoromanzi, belletti e reggiseni imbottiti"},"content":{"rendered":"<p>Nel marzo del 2007, in occasione della Festa della Donna, si tenne a Bologna un importante convegno intitolato \u201cAl silenzio\u2026, all\u2019imbarazzo\u2026, all\u2019invisibilit\u00e0. Tra femminile e disabilit\u00e0\u201d. Importante perch\u00e9 declinava al femminile alcune tematiche riguardanti il deficit, soffermandosi su aspetti propri dell\u2019essere donne: la cura di s\u00e9 e del proprio corpo, la bellezza, la maternit\u00e0, il rapporto con la propria madre\u2026 Importante perch\u00e9 fece emergere come tanti aspetti fossero comuni a tutte le donne, e non specifici delle donne disabili: ad esempio il rapporto conflittuale con la madre, o il rapporto conflittuale con lo specchio, o l\u2019ansia di non saper gestire un neonato\u2026<br \/>\nAccanto alla promozione del convegno, voluto dall\u2019AIAS di Bologna insieme al gruppo donne disabili \u201cNessun\u2019Altra\u201d, fu lanciato anche un concorso letterario, aperto alle donne disabili che volessero raccontarsi.<br \/>\nOggi, quel convegno \u00e8 scaturito in un volume, dal titolo omonimo, dove \u00e8 possibile reperire materiale di documentazione per chi si occupa di disabilit\u00e0 e dove tutte le donne (disabili e non) possono confrontarsi con le altre, per uscire dal silenzio, dall\u2019imbarazzo, dall\u2019invisibilit\u00e0.<br \/>\nVogliamo proporre, allora, uno dei racconti selezionati attraverso il concorso di scrittura, e pubblicato nella seconda parte del volume (l\u2019intera raccolta degli atti e dei racconti \u00e8 consultabile on line sul sito <a href=\"http:\/\/www.aiasbo.it\">www.aiasbo.it<\/a>, alla voce \u201cPubblicazioni\u201d).<\/p>\n<p><!--break--><\/p>\n<p><strong>Fotoromanzi, belletti e reggiseni imbottiti<br \/>\n<\/strong>Mi chiamo Liliana.<br \/>\nSono nata 51 anni fa; la mia disabilit\u00e0 risale probabilmente a un trauma da parto, e sono rimasta spastica lieve.<br \/>\nHo frequentato una scuola elementare in provincia di Torino. Qui c\u2019era una sezione speciale per i bambini come me, ma non c\u2019era integrazione: i genitori dei \u201cnormali\u201d, quando venivano a prendere e portare i loro figli, ci guardavano con disprezzo, e non volevano che ci fosse la sezione speciale<br \/>\nall\u2019interno di quella scuola. Ma mio padre e altri genitori di bimbi \u201cdisgraziati\u201d, come ci chiamavano, avevano lottato per ottenere che anche noi potessimo frequentare la scuola, seppur separatamente. Fatto sta che ho portato a termine le elementari, e ho imparato a leggere e scrivere.<br \/>\nDa grande ho frequentato un centro di lavoro protetto, poi sono passata a un Centro Diurno dove da anni svolgo attivit\u00e0 ricreative, e da dove vi sto scrivendo.<br \/>\nDa giovane, non avevo nessun amico, sono sempre stata con i genitori e un fratello. Andavo in giro con i miei genitori, a trovare parenti e a ballare.<br \/>\nUna mia cugina mi portava spesso al cinema. Io stavo bene per alcuni versi, per\u00f2 stavo male perch\u00e9 vedevo mio fratello che aveva un\u2019altra vita. Ero gelosa di lui perch\u00e9 lui aveva tre fidanzate. La terza infine l\u2019ha sposata, e ha avuto tre figli.<br \/>\nInvece, io leggevo i fotoromanzi. Mi piacevano le storie d\u2019amore, perch\u00e9 ero giovane e mi piaceva sognare.<br \/>\nGuardavo questi due attori che si baciavano e che si amavano e io sognavo che prima o poi sarebbe successo anche a me.<br \/>\nAvrei voluto farmi bella, truccarmi un po\u2019, ma anche qui non ho potuto decidere di me da sola, perch\u00e9 mia madre non era d\u2019accordo. Anche il taglio dei capelli e la scelta dell\u2019abbigliamento non dipendevano da me, era sempre mia madre a scegliere. Io non sono mai andata d\u2019accordo con lei. Volevo decidere io. Volevo scegliere quello che volevo fare, ma lei era quella che \u201ccomandava\u201d. Io a volte le rispondevo male e lei si arrabbiava. Diceva sempre che io ero la \u201ccocca\u201d di pap\u00e0, e che mio padre mi copriva di vizi. Lo ripeteva sempre, forse non le piaceva che mio padre fosse molto legato a me. Mio padre e io eravamo \u201cun\u2019anima sola\u201d. Lei invece non \u00e8 mai stata affettuosa n\u00e9 con me n\u00e9 con mio fratello.<br \/>\nSperavo di avere anch\u2019io una famiglia tutta mia, e avere dei figli miei. O almeno un compagno. Appendevo poster di tramonti romantici e cartoline raffiguranti un uomo con una donna, e tutto mi portava a sognare ancora di pi\u00f9. Ma il compagno non arriv\u00f2.<br \/>\nQuello che mi successe invece, una ventina d\u2019anni fa circa, fu di innamorarmi di un operatore del vecchio Centro Diurno dove allora trascorrevo le mie giornate. Costretta a vederlo tutti i giorni, ma anche costretta a soffocare questo sentimento. Mi aveva regalato alcune sue foto. Per lui, diceva, era un \u201camore platonico\u201d; ogni tanto mi baciava sulle guance, ma per me era un sogno e una tortura.<br \/>\nPer di pi\u00f9, i suoi colleghi, che erano a conoscenza di questo amore impossibile, ci prendevano in giro entrambi con canzoni accompagnate persino alla chitarra. Tante volte, quando potevo, me ne rimanevo a casa per evitare tutta questa sofferenza. Mia mamma sapeva quello che mi stava succedendo.<br \/>\nL\u2019avevano chiamata dal Centro per dirle la situazione in cui mi trovavo. Lei piangeva. Odia quest\u2019uomo ancora oggi, come se lui fosse il colpevole del mio essermi persa. C\u2019era ancora mio padre allora, anche lui l\u2019aveva saputo. Lui mi diceva teneramente \u201cAl cuor non si comanda\u2026\u201d, e<br \/>\nriusciva anche a consolarmi un po\u2019. Alla fine lo allontanarono dal Centro, and\u00f2 a lavorare in un altro posto, e io mi ripromisi di non affezionarmi pi\u00f9 a nessuno.<br \/>\nA 40 anni ho cominciato ad avere dei problemi al seno, mi avevano riscontrato la presenza di ghiandole e avevo anomalie al capezzolo. Con due operazioni separate mi hanno asportato l\u2019utero, a causa di un polipo, e i seni. L\u2019idea di rimanere senza seni mi faceva sentire pi\u00f9 disabile di quel che ero. Mia madre avrebbe voluto che mi limitassi a portare un reggiseno imbottito, invece io volevo un seno \u201cvero\u201d a tutti i costi.<br \/>\nCos\u00ec parlai al mio ginecologo e, qualche anno dopo, mi feci ricostruire i seni con il silicone. Dopo mi sono sentita bene, proprio bene; potevo vestirmi come prima. Mi sentivo una donna \u201ccompleta\u201d; prima della ricostruzione non uscivo pi\u00f9 di casa perch\u00e9 non riuscivo a convivere con la mia aumentata disabilit\u00e0.<br \/>\nOgni anno aspetto l\u20198 marzo. Una volta aspettavo S. Valentino. Mi aspettavo un regalo da un Principe Azzurro che sarebbe giunto in quel giorno dal mio mondo dei sogni. Ma non arrivava mai. Allora ho abbassato le mie pretese, e mi accontento di qualche mimosa per la Festa della Donna. Meno preziosa ma pi\u00f9 probabile. Comincio a pensarci a febbraio e so che arriveranno mimose e la cena fuori con gli operatori del Centro. Fino all\u2019anno scorso ci hanno accompagnato le donne, quest\u2019anno ci hanno accompagnato gli operatori maschietti e ci hanno regalato un po\u2019 di allegria e poesie.<br \/>\nIo sono comunque contenta di come sono oggi; una volta avrei proprio voluto essere \u201cnormale\u201d. Oggi, a 51 anni, la mia vita \u00e8 fatta di tempo al Centro dove sto bene e mi diverto, qualche gita, qualche volta a teatro, qualche mimosa, e parlare d\u2019amore\u2026 sono tutte stupidaggini\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel marzo del 2007, in occasione della Festa della Donna, si tenne a Bologna un importante convegno intitolato &ldquo;Al silenzio&hellip;, all&rsquo;imbarazzo&hellip;, all&rsquo;invisibilit&agrave;. Tra femminile e disabilit&agrave;&rdquo;. 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