{"id":1243,"date":"2011-10-20T12:13:29","date_gmt":"2011-10-20T12:13:29","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1243"},"modified":"2025-07-28T09:47:13","modified_gmt":"2025-07-28T07:47:13","slug":"progetto-di-vita-una-casa-domotica-no-didattica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1243","title":{"rendered":"Una casa domotica? No, didattica!"},"content":{"rendered":"<p>Una villetta a schiera come tante altre, su tre piani, in una via di Bologna. Ho appuntamento a casa di Valentina Zincati, una giovane donna con disabilit\u00e0, che mi aspetta per mostrarmi la sua abitazione domotica. Arrivo, e il cancello si apre, percorro un breve percorso con una rampa, e non mi stupisco perch\u00e9 so che Valentina usa la carrozzina per muoversi. Finita la rampa mi si apre davanti una porta blindata, senza che io debba toccare niente, ed eccola, Valentina, nella sua casa. Ci eravamo conosciute allo sportello del Centro Risorse Handicap del Comune di Bologna, quando era venuta per presentare il bando per ottenere un rimborso sulle spese per le automazioni domotiche della sua nuova casa, dove sarebbe andata a vivere da sola. Ero incuriosita da questa casa di cui avevo seguito il percorso sulla carta, e ora eccomi, una casa domotica vera, di quelle che si leggono nelle riviste.<\/p>\n<p><strong>Una casa adattata ma normale<\/strong><br \/>\nMi guardo intorno, e la casa mi piace subito. \u00c8 bella, accogliente, sembra una casa normalissima, chiss\u00e0 cosa mi aspettavo&#8230; forse sensori e fili che uscivano dappertutto&#8230; e invece mi trovo in un bilocale arredato con gusto e semplicit\u00e0, con alcuni oggetti etnici. Mi piace anche la scelta degli oggetti, dei quadri, \u00e8 una casa giovane, che rispecchia l\u2019et\u00e0 di Valentina e anche la mia. Pensare a una casa \u201cadattata\u201d per una persona disabile in carrozzina forse fa pensare a un ambiente che debba rinunciare a essere una casa normale per essere una casa appunto con degli adattamenti, e quindi \u201cdiversa\u201d. Mi viene subito mostrato il terrazzo, che in realt\u00e0 \u00e8 una sorta di giardinetto interno, a piano terra con la casa. Il terrazzo \u00e8 circondato da muri e su uno di questi \u00e8 dipinto un grande murales, con Charlot e il disegno di una pellicola cinematografica e, sotto, la scritta \u201cVale\u201d. \u00c8 una dedica degli amici a Valentina, un progetto per lei che \u2013 scopro \u2013 \u00e8 laureata al Dams, sezione Cinema, e nella vita fa la sceneggiatrice e la regista di video e cortometraggi. \u201cCredevo che fare un murales fosse una cosa semplice, e invece \u00e8 durato per giorni. Sembrava dipingessero la Cappella Sistina\u201d, mi racconta. E inizia anche il racconto del percorso di questa casa. \u201cIo ho avuto un trauma neonatale, e ora mi muovo con la carrozzina anche se riesco un po\u2019 a stare in piedi e a fare qualche movimento; ho tanti movimenti involontari e delle difficolt\u00e0 anche alle braccia. La mia casa \u00e8 su pi\u00f9 piani e questo era un problema, prima facevo le scale gattonando. Poi anche la mia camera non era comoda, il letto era troppo alto e avevo sempre bisogno di aiuto. Volevo un po\u2019 di indipendenza, uno spazio per me. La casa era grande, anche se siamo una famiglia numerosa e ci abitiamo in tanti. Questa che vedi come mio appartamento, in realt\u00e0 era la tavernetta. Insieme a mio padre e a mia madre abbiamo iniziato il progetto nel 2005, ma ci \u00e8 voluto tanto tempo. Innanzitutto il primo anno lo abbiamo passato esclusivamente a documentarci: abbiamo un dossier alto come un grattacielo!\u201d. Poi sono iniziati i lavori veri e propri. I primi contatti sono stati con Vaccari, di \u201cHelpICare\u201d, un team che gi\u00e0 faceva impianti domotici per privati e ospedali. \u201cVaccari mi propose subito l\u2019utilizzo di comandi vocali, ma per me era fantascienza! Pensavo che non sarei mai riuscita adusarli, perch\u00e9 ho un po\u2019 di difficolt\u00e0 nella voce&#8230;\u201d. E invece ora tutto a casa di Valentina \u00e8 comandato vocalmente con la sua voce. Da settembre 2006 sono iniziati i lavori grossi di muratura: un suo amico architetto ha riprogettato lo spazio della tavernetta, spostando innanzitutto la collocazione del bagno e inserendo un muro divisorio, ma non del tutto chiuso, tra la zona giorno e quella notte. A un\u2019estremit\u00e0 della tavernetta prima c\u2019era il bagno, lungo e stretto, e senza doccia, ed era molto scomodo per il passaggio della carrozzina. Ora il bagno \u00e8 stato spostato al centro dell\u2019estremit\u00e0, costruendo un ambiente nuovo e ampio, con la doccia. Ai due lati di questo nuovo ambiente, sono stati ricavati da un lato l\u2019armadio praticamente a muro con ante scorrevoli e dentro semplici carrelli Ikea, e dall\u2019altro il punto cucina. Al centro dell\u2019appartamento c\u2019\u00e8 la zona soggiorno e la zona studio\/lavoro, e al di l\u00e0 del muro divisorio la camera da letto. \u201cIl mio amico Bellei ha idee moderne ed essenziali e per me \u00e8 molto meglio avere una casa con spazi comodi anzich\u00e9 una casa piena di roba. Anche il piano di lavoro l\u2019ha studiato sospeso, sembra una mensola, ma alla fine \u00e8 una scrivania, per\u00f2 senza gambe, cos\u00ec non solo ci passo sotto con la carrozzina, ma mi posso girare dappertutto senza andare a sbattere contro le gambe del tavolo\u201d.<\/p>\n<p><strong>\u201cQuante cose in pi\u00f9 riesco a fare\u201d<br \/>\n<\/strong>Terminati i lavori murari, sono iniziati quelli domotici: \u201cSotto il pavimento passano una quantit\u00e0 enorme di fili, sembra una centrale nucleare!\u201d. Di tutti questi fili ora non restano che alcuni \u201cocchi\u201d inseriti nel soffitto. In realt\u00e0 potrebbero sembrare dei faretti di luce, invece sono ricettori a raggi infrarossi. Chiedo a Valentina se ha gi\u00e0 scoperto l\u2019utilit\u00e0 di questa casa, se \u00e8 vero che pu\u00f2 fare cose in pi\u00f9 e da sola, cosa \u00e8 cambiato nella sua vita. \u201cLa casa \u00e8 nuova e la inizio a vivere adesso, ma mi rendo gi\u00e0 conto di quante cose in pi\u00f9 riesco a fare. Innanzitutto l\u2019accesso al terrazzo: prima non era cos\u00ec, c\u2019era un gradinone enorme e per me impossibile. Poi per esempio posso bere da sola: nel lavello ho fatto mettere un bicchiere con cannuccia e io mi avvicino e bevo, senza dover prendere in mano il bicchiere perch\u00e9 non riuscirei. Da quando ho questa casa ho trovato tante piccole idee per essere pi\u00f9 autonoma, ma sono idee che ti vengono in mente se hai l\u2019ambiente adatto\u201d. Mi faccio allora raccontare cosa pu\u00f2 fare in questa casa e come funziona. \u201cInnanzitutto se suonano il campanello, si accende la tv, vedo chi \u00e8, e se voglio apro, oppure no. Poi con la voce riesco a gestire le luci, ad aprire tutte le porte, il cancello, la porta blindata, e pure la porta del bagno. Le porte esterne poi hanno dei tempi di apertura e di chiusura, per il discorso della sicurezza. La porta blindata, quando la chiudo, si chiude in automatico anche a chiave, sempre per la sicurezza. C\u2019\u00e8 un impianto di allarme che neanche a Fort Nox hanno! Anche quello lo comando con la voce. Tutto quanto funziona sia con la mia voce, perch\u00e9 il riconoscimento vocale \u00e8 su di me, sia attraverso i comandi manuali di una pulsantiera. Anche la tv e il lettore dvd sono gestiti dalla voce, anche se la televisione fa rumore e purtroppo interferisce con i comandi vocali, perch\u00e9 i sensori con il rumore di fondo mi sentono poco. Allora il telecomando domotico, anzich\u00e9 lasciarlo sulla mensola al centro della casa dove \u00e8 ora, lo attaccher\u00f2 alla carrozzina, cos\u00ec la mia voce sar\u00e0 sentita meglio e potr\u00f2 limitare il margine di errore. Se sono fuori e devo entrare in casa, ho una sorta di chiave fatta a sensore per cui basta che l\u2019avvicini alla porta e questa si apre. Tutte le tende oscuranti alle finestre e alla porta- finestra del terrazzo sono automatiche e le controllo con la voce\u201d.<\/p>\n<p><strong>I costi emotivi dell\u2019autonomia<br \/>\n<\/strong>Mi accorgo per\u00f2 che sia le finestre che la porta-finestra sono rimaste \u201cnormali\u201d, cio\u00e8 si aprono a mano. \u201cLe abbiamo lasciate cos\u00ec un po\u2019 per una questione di costi, un po\u2019 perch\u00e9 riesco a gestirle anche da sola. La porta del terrazzo riesco ad aprirla da sola, e poi sto aspettando una nuova carrozzina, che avr\u00e0 anche la possibilit\u00e0 di alzarsi, per cui arriver\u00f2 anche ad aprire le finestre\u201d. Noto allora che anche la cucina non \u00e8 adattata, a parte lo spazio sotto il lavello per la carrozzina, per il resto \u00e8 una cucina normalissima. \u201cI mobili della cucina non sono adattati perch\u00e9 sono tarati su di me\u201d \u2013 mi risponde Valentina. E la cosa subito mi colpisce, perch\u00e9 di solito avviene il contrario: si fa l\u2019adattamento proprio perch\u00e9 il mobile viene tarato sulla persona. \u201cBisogna calcolare bene le azioni che una persona riesce a fare e non fare. Io comunque non potrei prendere ad esempio gi\u00f9 i piatti da una mensola, e apparecchiare la tavola. La cucina \u00e8 un luogo in cui avr\u00f2 sempre bisogno di aiuto, per cui perch\u00e9 adattarla? Invece nel bagno sapevo che c\u2019era un margine per imparare delle dinamiche nuove, magari anche strane, ma mie, per poter fare delle cose in autonomia, e quindi ho voluto un bagno tarato su di me. L\u2019altezza del lavandino, per esempio, \u00e8 stata studiata appositamente in modo che io possa utilizzarlo sia da seduta che da in piedi Con il wc abbiamo fatto delle vere e proprie sedute di ore per fissare le altezze giuste e la posizione delle doccine, il fontaniere ha avuto una pazienza assoluta\u201d. Ridiamo a pensare alle \u201csedute\u201d, ma subito Valentina torna seria: \u201cUna casa come questa ti pone in modo nuovo davanti a te stesso, soppesando quello che vuoi fare e quello che puoi fare. \u00c8 una casa che io definisco didattica! Ma la cosa bella \u00e8 che tutte le persone che ci hanno lavorato sono state bravissime perch\u00e9 sentivano che era una casa sperimentale, che era didattica anche per loro\u201d. Mi piace questo ragionamento, perch\u00e9 coloro che si occupano di adattamenti domestici non hanno la soluzione magica ai problemi, non promettono la piena autonomia. Ma suggeriscono soluzioni per l\u2019autonomia, l\u00e0 dove il concetto di autonomia viene relativizzato alla persona, a quelli che sono i suoi desideri, a quello che spera di ottenere, alle abilit\u00e0 residue che ha. Parlare di autonomia in questo senso significa che la persona deve avere gi\u00e0 fatto un percorso su stessa, o deve essere disposta a farlo. Deve in qualche modo essere in pareggio con i conti tra s\u00e9 e il proprio deficit, i propri limiti, le proprie risorse. Mentre parlo con Valentina mi accorgo che forse una casa domotica non \u00e8 per tutti, non solo per i costi economici, ma per i costi emotivi, per il fatto di essere disposti a mettersi di nuovo in gioco con l\u2019handicap.<br \/>\nCi spostiamo in camera da letto, e a parte il letto che si inclina attraverso un motore comandato anch\u2019esso con la voce, la camera non ha niente di tecnologico. Mi aspettavo un sollevatore e invece, attaccato al muro divisorio costruito per la separazione giorno\/notte, \u00e8 stato costruito un altro muretto con una serie di misure strategiche e maniglioni, cui Valentina si appoggia per alzarsi e andare a dormire da sola. \u201cMi era stato proposto il sollevatore a soffitto, ma ho voluto la soluzione delle maniglie perch\u00e9 volevo sfruttare quello che riesco a fare, non volevo una casa per rimanere immobile, ma attiva. Ci \u00e8 voluto molto tempo per\u00f2, circa un anno, per fare delle prove e per inventarmi la soluzione pi\u00f9 adatta. Adesso sono allegra, ma \u00e8 stato un percorso complicato. In pratica questa casa \u00e8 stata anche una palestra! Il sollevatore inoltre avrebbe vincolato la casa, non avrei potuto fare il muro divisorio, il bagno avrebbe dovuto essere vicino al letto, e avrei avuto meno spazi per la zona giorno. La mia casa invece deve diventare anche la sede della mia associazione \u201cTeorema\u201d, per cui volevo un ambiente confortevole e spazioso\u201d. Come ultima cosa notiamo il pavimento, simpatico e colorato. Valentina mi spiega che \u00e8 di un materiale che attutisce i colpi, per cui se uno cade si fa meno male. \u00c8 anche antiscivolo, duro, resistente, e tiene il peso, cosa importante perch\u00e9 le carrozzine elettriche pesano tanto. \u00c8 anche antincendio, si lava con facilit\u00e0, difficilmente si graffia. Francamente penso che un pavimento del genere farebbe comodo in qualsiasi abitazione! Al termine dell\u2019esplorazione della casa mi rendo anche conto che comandare una casa con la voce non \u00e8 cos\u00ec semplice come avevo pensato, ci sono tutta una serie di comandi da memorizzare e delle parole specifiche da usare. \u201cAddirittura alcuni vocaboli i sensori li capiscono meglio, altri peggio, per cui c\u2019\u00e8 voluta pazienza per studiare i vocaboli migliori sia per me che per i sensori. All\u2019inizio avevo un po\u2019 di caos in testa, ma poi diventa abitudine\u201d. Mi congedo e Valentina, urlando, chiama sua madre, che vive al piano di sopra. Ci fa ridere questa cosa: in un appartamento con tutte queste tecnologie, non sono interessate ad avere un comando anche per chiamarsi da un\u2019abitazione all\u2019altra: \u201cMeglio i vecchi metodi!\u201d. Ringrazio Valentina e sua madre per l\u2019ospitalit\u00e0 e per avermi accolta con tanta disponibilit\u00e0 (e un vassoio di pizzette!). Lascio Valentina con una battuta: ha faticato tanto per andare a vivere da sola, ma ora difficilmente avr\u00e0 il tempo per stare da sola, perch\u00e9 tutti vorremo frequentare casa sua.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una villetta a schiera come tante altre, su tre piani, in una via di Bologna. Ho appuntamento a casa di Valentina Zincati, una giovane donna con disabilit&agrave;, che mi aspetta per mostrarmi la sua abitazione domotica. Arrivo, e il cancello si apre, percorro un breve percorso con una rampa, e non mi stupisco perch&eacute; so che Valentina usa la carrozzina per muoversi. 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