{"id":1245,"date":"2011-10-20T14:50:47","date_gmt":"2011-10-20T14:50:47","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1245"},"modified":"2025-07-28T09:46:38","modified_gmt":"2025-07-28T07:46:38","slug":"beati-noi-persona-diversamente-comunic-abile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1245","title":{"rendered":"Persona diversamente comunic-abile"},"content":{"rendered":"<p>Della recente vicenda di Eluana Englaro, la giovane in stato vegetativo permanente dal 1992 in seguito a un incidente, colpisce una cosa, fra le tante. Per lei, ora, il padre chiede l\u2019eutanasia, da procurarsi per mezzo della sospensione del nutrimento che le viene somministrato per via parenterale. Sembra che la causa del dibattimento sulla liceit\u00e0 dell\u2019indurle la morte sia un difetto di comunicazione, in vari sensi.<\/p>\n<p><!--break--><\/p>\n<p>Prima di tutto, la legge si \u00e8 a lungo interrogata se fosse legittima la richiesta di eutanasia, considerando il fatto che la ragazza, prima dell\u2019incidente, non aveva comunicato in forma verificabile e certa la volont\u00e0 di porre fine alla sua vita, se mai si fosse dato il caso del coma irreversibile. Il padre, per contro, sostiene che, invece, tale volont\u00e0 gli fosse stata comunicata proprio dalla stessa Eluana, in occasione di un caso analogo capitato a un amico. Ma ben pi\u00f9 grave \u00e8 il fatto che l\u2019impossibilit\u00e0 di comunicare in modo \u201ccanonico\u201d della ragazza sia da molti considerata la prova principale del suo declassamento da \u201cpersona\u201d a \u201coggetto inanimato\u201d. La ragazza non solo non si nutre autonomamente, non \u00e8 in grado di muoversi, n\u00e9 di provvedere a se stessa: il deficit fondamentale \u00e8 quello comunicativo. Chi le sta vicino, tuttavia, riferisce di come, impercettibilmente, ella avverta che qualcuno si sta prendendo cura di lei, che qualcuno le parla, le si avvicina. In ogni caso, fa riflettere il giudizio restrittivo di \u201ccomunicazione\u201d che viene dato nel considerare la vicenda. Sono tanti i deficit comunicativi possibili, e questo avviene su due livelli. Nel primo, le persone comunicano fra loro in modo del tutto \u201cnormale\u201d, ma non si capiscono. Nel secondo, c\u2019\u00e8 qualche ostacolo fisico o psichico alla comunicazione. Per il primo caso, si pu\u00f2 ricordare una frase molto significativa di Pirandello, in Sei personaggi in cerca d\u2019autore: \u201cAbbiamo tutti dentro un mondo di cose, ciascuno un suo mondo di cose. E come possiamo intenderci, signore, se nelle cose che io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me, mentre chi le ascolta, inevitabilmente, le assume col senso e col valore che hanno per s\u00e9, del mondo come egli l&#8217;ha dentro? Crediamo di intenderci, ma non ci intendiamo mai\u201d. Quando comunichiamo, in qualunque modo lo facciamo, l\u2019aspetto pi\u00f9 rilevante \u00e8 lo scambio con altri individui. Chiaramente, durante questa transazione di contenuti, qualcuno pu\u00f2 andare perso, la possibilit\u00e0 del fraintendimento \u00e8 molto alta, ma anche questa \u00e8 una ricchezza della comunicazione. Lo scambio arricchisce, anche e soprattutto quando ci si deve sforzare e ingegnare per farsi comprendere dall\u2019altro. Questo \u00e8 un bisogno primario e fondamentale per l\u2019uomo. Solo se io individuo una parola per identificare un oggetto, potr\u00f2 portare sempre con me quell\u2019oggetto e farlo conoscere a tutti, anche a quelli che lo avranno visto solo attraverso le mie parole. Una volta posseduto il vocabolo che identifica una cosa, io possiedo quella cosa, la conosco. E se una cosa la ho, la posso dare agli altri. Se l\u2019altro percepir\u00e0 lo stesso oggetto in modo differente, questa diversit\u00e0 sar\u00e0 una ricchezza per entrambi, non una limitazione alla comunicazione. L\u2019uomo ha bisogno di comunicare perch\u00e9 non basta a se stesso: ha bisogno dello scambio con l\u2019altro, necessita di lasciare qualcosa alle generazioni a venire, desidera diffondere il sapere e le conoscenze. Tutto ci\u00f2 \u00e8 insito nella natura umana, ma basti pensare che la comunicazione \u00e8 un bisogno fondamentale persino degli animali. Quando comunichiamo non vogliamo soltanto dire delle cose, vogliamo essenzialmente donare ad altre persone qualcosa che ci appartiene. Spesso, la verit\u00e0 delle cose sembra cambiare a seconda di come vengono trasmesse. Sicuramente non la verit\u00e0 ontologica n\u00e9 quella logica, ma la potenza di una comunicazione indirizza il pensiero di chi la percepisce. Oggi la comunicazione \u00e8 fondamentale, interessa pi\u00f9 il \u201ccome\u201d si comunica un concetto del \u201ccosa\u201d si sta trasmettendo. Oggi, la comunicazione viene percepita come un\u2019arte che possa convincere l\u2019altro di qualcosa. Invece, la comunicazione dovrebbe essere uno scambio di conoscenze. Nella sua forma pi\u00f9 elementare, il linguaggio verbale, ci\u00f2 \u00e8 particolarmente evidente, perch\u00e9 le parole, le lingue, i termini, nascono proprio a questo scopo. Ma anche a un simile livello basilare, la comunicazione presenta difficolt\u00e0 notevolissime. Si pensi alla variet\u00e0 immensa delle lingue parlate, antiche, moderne, artificiali, ecc. Gi\u00e0 secoli fa la Bibbia si interrogava sui motivi delle differenze linguistiche, spiegandole con l\u2019immagine della torre di Babele. I filosofi si sono interrogati e hanno ricercato la lingua perfetta, quella che tutti potessero capire, dai linguaggi matematici formati da numeri, a quelli simbolici, a esperimenti quali l\u2019Esperanto. Per secoli, il latino \u00e8 stata un po\u2019 una lingua universale, oggi \u00e8 l\u2019inglese che tenta di prenderne il posto, ma finora i tentativi di diffusione di un linguaggio che sia realmente e totalmente globale sono falliti: infatti, per essere tale, un linguaggio dovrebbe far scomparire tutti gli altri, sostituendoli, non affiancandoli.<br \/>\nTuttavia, tornando al nostro secondo punto, non tutti hanno la capacit\u00e0 fisica o psichica di comunicare attraverso il linguaggio. O meglio, non tutti hanno la possibilit\u00e0 di farlo attraverso un linguaggio verbale. Non per questo la comunicazione deve avere meno valore o essere meno efficace. Non per questo, chi comunica in modi insoliti non deve essere ascoltato. Sono tantissime, oggi, anche grazie ai progressi della tecnologia, le forme alternative di comunicazione. Si pensi al linguaggio dei segni, che permette alle persone non udenti di capire e farsi capire perfettamente, al metodo della lavagnetta di plexiglas trasparente con le lettere, al metodo per immagini Bliss, ecc. A volte, grazie ad ausili informatici sempre pi\u00f9 raffinati, basta un battito di ciglia per trasformare un pensiero in una parola. Nel mio caso, per esempio, la comunicazione avviene in maniera verbale, ma, da parte mia, in modo molto pi\u00f9 lento e difficoltoso del normale. Pertanto, chi mi ascolta potrebbe anche reagire perdendo la pazienza, smettendo di ascoltare. Invece, quasi sempre mi capita che la lentezza con cui parlo catturi pi\u00f9 facilmente l\u2019attenzione, perch\u00e9 permette agli ascoltatori di capire ogni singola parola, di avere il tempo di ripensare a tutti i concetti che sto esprimendo, eventualmente di scriversi tutto il discorso senza rischiare che le idee fondamentali vadano perse fra gli appunti e i riassunti. Lo sforzo di attenzione che richiede il fatto di seguire il mio discorso viene premiato dalla completezza del risultato della trasmissione verbale. Dunque, la \u201ccomunic-abilit\u00e0\u201d ha tante forme quante sono le persone.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Della recente vicenda di Eluana Englaro, la giovane in stato vegetativo permanente dal 1992 in seguito a un incidente, colpisce una cosa, fra le tante. Per lei, ora, il padre chiede l&rsquo;eutanasia, da procurarsi per mezzo della sospensione del nutrimento che le viene somministrato per via parenterale. 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