{"id":1247,"date":"2011-10-20T14:59:10","date_gmt":"2011-10-20T14:59:10","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1247"},"modified":"2025-07-28T09:46:11","modified_gmt":"2025-07-28T07:46:11","slug":"sport-agevoli-basket-in-carrozzina-e-scuola-una-nuova-concazione-del-divertimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1247","title":{"rendered":"Basket in carrozzina e scuola: una nuova concazione del divertimento"},"content":{"rendered":"<p>Il mio lavoro principale \u00e8 quello di insegnante di sostegno in una scuola secondaria di primo grado, una professione che svolgo ormai da 15 anni e che mi ha sempre stimolato e interessato. Una delle domande pi\u00f9 belle che mi ha rivolto un alunno di una terza \u00e8 stata: \u201cMa Lei prof, cosa insegna?\u201d. Mi \u00e8 piaciuta molto questa curiosit\u00e0, sia perch\u00e9 espressa con la passione di chi da tempo cercava una categoria dove inserirmi, sia perch\u00e9 mi ha dimostrato che non sono stato percepito come il \u201cprof di un certo alunno\u201d. Sono riuscito, in pratica, a tracciare relazioni con la classe, ritagliandomi un ruolo attivo per e con la classe, presupposto fondamentale per favorire l\u2019integrazione delle diverse abilit\u00e0 che giustificavano la mia presenza l\u00ec.<br \/>\nIl mio ruolo in quel contesto \u00e8 certamente quello di far conoscere agli alunni come la conoscenza abbia diverse forme e nasca da diversi incontri: tutte le forme di conoscenza hanno una loro dignit\u00e0 e vale la pena confrontarsi con esse per arricchire le proprie. La mia pratica didattica crede nell\u2019impronta costruttivista e interazionista dell\u2019educazione, crede in una costruzione del sapere e delle competenze che dia protagonismo agli alunni, cercando di coinvolgere le forme di intelligenza che pi\u00f9 caratterizzano le singole persone.<br \/>\nIl mio abito professionale mi segue poi anche quando mi ritrovo ad allenare una particolare squadra di basket su ruote. \u00c8 particolare perch\u00e9 \u00e8 unica, fatta di persone diverse e diversamente abili (come, peraltro, tutte le squadre che conosco). Il bisogno di costruire un gruppo che crei sinergie tra tutte le specifiche capacit\u00e0 dei giocatori, ha stimolato in me il bisogno di adottare strategie e metodi utili allo scopo. Ho sempre pensato e verificato che non sia possibile proporre l\u2019apprendimento di abilit\u00e0 standard, di modelli di movimento da assimilare, ma sia necessario stimolare la costruzione personale di sintesi motorie efficaci e funzionali al gioco di squadra.<br \/>\nLa mia pratica didattica e formativa in questo ambito si propone due obiettivi ambiziosi e prioritari. Uno \u00e8 certamente quello di offrire la possibilit\u00e0 ai miei ragazzi di misurarsi in un\u2019attivit\u00e0 appassionante e coinvolgente come quella della pratica sportiva, l\u2019altro, purtroppo non facile e condiviso dal sistema, \u00e8 quello di dimostrare come sia possibile mettere in relazione positiva abilit\u00e0 differenti senza pensare di penalizzare nessuno, ma valorizzando ogni singolo apporto.<br \/>\nLa mia esperienza di formatore \u00e8 guidata da idee note ai lettori di questa rivista: idee di parit\u00e0 di diritti a partecipare e a esprimere se stessi e idee di creativit\u00e0 e di originalit\u00e0 con cui ogni diversa personalit\u00e0 si manifesta.<br \/>\nDalla mia esperienza il luogo dove queste idee diventano spesso provocazioni \u00e8, pi\u00f9 di tutti, quello dello sport e, paradossalmente, dello sport che coinvolge i diversamente abili. La mia impronta di formatore in tale ambito si \u00e8 sempre scontrata con una diffusa coscienza dello sport come selezione delle capacit\u00e0 e delle persone. Ora, se \u00e8 vero che tali concetti propongono anche aspetti positivi e utili al miglioramento individuale e collettivo, \u00e8 anche vero che ogni principio deve essere contestualizzato in un sistema che accolga e valorizzi i contributi di tutte le persone che vi partecipano.<br \/>\nNelle attivit\u00e0 che ho organizzato in palestra, ho sempre preteso di trovare a tutti un ruolo significativo e costruttivo per s\u00e9 e per la squadra. Partire da queste idee vuol dire allontanarsi dagli schemi spesso rigidi che governano lo sport e la formazione che ne deriva. Credo che la grande sfida, per chi sceglie di formare attraverso le attivit\u00e0 motorie e sportive con persone diversamente abili, sia quella di dimostrare che si possa coinvolgere autenticamente tutti.<br \/>\nSembra impossibile, ma contesti come quelli in cui mi trovo a operare riescono solo timidamente a mettere in discussione modelli organizzativi come quelli della selezione e dell\u2019esclusione. La definizione di regole di gioco quanto pi\u00f9 affini e vicine ai modelli degli sport codificati \u00e8 una tendenza che ha il sapore dell\u2019imitazione, di un mal riposto concetto di normalizzazione che tende a riconoscersi tanto pi\u00f9 significativo, quanto pi\u00f9 aderente ai modelli standard. Io credo nella ricerca di modelli inclusivi, nella volont\u00e0 e nella capacit\u00e0 di costruire regole e sistemi di gioco che accolgano il contributo anche di chi ha capacit\u00e0 motorie minime, ma che ha voglia e determinazione di confrontarsi e partecipare.<br \/>\nSe nel gioco del basket un mio ragazzo non ha la capacit\u00e0 di gettare un pallone, potr\u00f2 chiedergli di bloccare un avversario conducendo una carrozzina elettrica, di favorire un compagno coprendolo mentre tira o, addirittura, di realizzare un punto qualora, trovandosi in area, riuscisse a trattenere una palla passata da un compagno.<br \/>\nFantascienza. Non \u00e8 possibile mi si dice.<br \/>\nCredo che il pi\u00f9 grande successo di un movimento che si occupi di sport e disabilit\u00e0, sia quello di dimostrare la bellezza e l\u2019originalit\u00e0 di modelli nuovi, che diventino una testimonianza costruttiva di come si possa crescere, divertirsi e misurarsi indipendentemente dalla condizione personale.<br \/>\nQuando mi capita di gestire percorsi di formazione con adulti amo proprio provocarli in questo, metterli in situazione e giocare con formule di squadre miste: chi su sedia a rotelle e chi in piedi. Da qui deve partire la ricerca di regole, tecniche e tattiche che diano sostanza all\u2019attivit\u00e0, che diano dinamicit\u00e0 e competitivit\u00e0 vera al gioco, coinvolgendo tutti in modo autentico e dignitoso.<br \/>\nE mi ritrovo a vivere situazioni in cui non esistono confini molto netti fra chi eroga formazione e chi la riceve. Credo che la formazione sia sempre un processo reciproco, e ci\u00f2 \u00e8 confermato dal fatto che io stesso, ogni volta, pur se in veste di formatore, mi arricchisco di nuove idee, di nuove interpretazioni e di nuove soluzioni.<br \/>\nMi ritengo una persona con pi\u00f9 dubbi che certezze.<br \/>\nUna tale impostazione culturale per\u00f2 \u00e8 sempre stata, paradossalmente, una grande spinta a svincolarmi dalla trasmissione dei saperi e a orientarmi verso l\u2019abitudine al riconoscimento dei problemi, alla loro analisi e alla ricerca di soluzioni efficaci. Nella mia pratica di formatore amo indurre, in chi mi ascolta, l\u2019autocostruzione delle competenze. Gli obiettivi che mi pongo quindi trovano radice nella convinzione che quanto pi\u00f9 riesco a stimolare riflessioni o a suggerire ipotesi e interpretazioni personali, tanto pi\u00f9 offro conoscenze e strumenti per comprendere e sviluppare in modo nuovo e autonomo il proprio sapere.<br \/>\nEntrare in una scuola per proporre riflessioni ed esperienze legate a sport, prestazione e disabilit\u00e0, pone grandi obiettivi che vorrebbero coinvolgere il \u201csaper essere\u201d. Ma il saper essere \u201csportivo\u201d, in questo ambito, si lega a modelli legati al corpo estetico, alla forza, alla prestazione, apparentemente tutto il contrario rispetto a ci\u00f2 che io e i miei ragazzi potremmo rappresentare. Il ritardo e le barriere culturali che spesso abitano nel mondo dello sport e della disabilit\u00e0, sono spesso un problema non indifferente e lo stimolo al loro superamento rappresenta forse l\u2019obiettivo principale verso cui tendere. Un tale scopo per\u00f2 \u00e8 conseguito se si guidano i ragazzi verso il positivo, se si coinvolgono in esperienze stimolanti e divertenti, che testimonino la ricchezza e le opportunit\u00e0 emergenti dall\u2019incontro con quello che, fino a quel momento, ho considerato \u201cdiversit\u00e0\u201d. Sedersi in carrozzina, vincere imbarazzi e pregiudizi, sentirsi addosso la condizione di difficolt\u00e0 che sono abituato a considerare esclusiva della disabilit\u00e0, sono forse obiettivi immediati e concreti, ma che contengono elementi di un profondo percorso personale che offre una nuova prospettiva umana e culturale.<br \/>\nUn progetto che mi \u00e8 caro riguarda la promozione dell\u2019attivit\u00e0 motoria per e con disabili nelle scuole di ogni ordine e grado. Nasce dalla passione del gioco, dalla consapevolezza di aver qualcosa da far conoscere e dalla convinzione di possedere uno strumento unico e stimolante che affronta il tema della disabilit\u00e0 proprio dal versante pi\u00f9 critico: quello della prestazione del corpo, dell\u2019esibizione della propria motricit\u00e0 in opposizione ai limiti che tutti assegnano alla disabilit\u00e0.<br \/>\nIl progetto \u00e8 semplice e, forse per questo, sempre di grande efficacia e successo. Quando una scuola ci contatta, un gruppo di ragazzi che praticano basket in carrozzina si reca presso l\u2019istituto scolastico con l\u2019attrezzatura e le energie giuste per far provare l\u2019attivit\u00e0 ai ragazzi disponibili. Inutile dire che \u00e8 sempre un grande successo, regnano divertimento, dinamicit\u00e0 e passione: quasi ci si dimentica della parola \u201csolidariet\u00e0\u201d. Niente di particolare, mi rendo conto, ma a volte la semplicit\u00e0 paga e la quantit\u00e0 di stimoli e di occasioni nate da queste esperienze sono infiniti, tali da creare relazioni e passioni che possono rappresentare forti spinte al cambiamento.<br \/>\nPer non contraddirmi non voglio dilungarmi troppo in considerazioni specifiche, ma dare voce a chi, meglio di me, pu\u00f2 esprimere il valore vero dell\u2019esperienza in cui viene coinvolta.<\/p>\n<p><em><strong>\u201cContrariamente alle convinzioni, ci si pu\u00f2 divertire tantissimo\u201d<\/strong><\/em><br \/>\nMi chiamo Ilaria Crotti e pratico basket in carrozzina presso l\u2019A.S.D.R.E. di Reggio Emilia. Oltre alla normale attivit\u00e0 sportiva in palestra svolgiamo un\u2019importante attivit\u00e0 di sensibilizzazione presso alcune scuole elementari, medie e superiori della provincia.<br \/>\nSiccome la maggior parte dei ragazzi non sono mai saliti su una carrozzina, iniziamo con alcuni esercizi che facciano capire come si utilizza il mezzo.<br \/>\nLa cosa che mi \u00e8 balzata subito all\u2019occhio \u00e8 che molte persone hanno paura della sedia a rotelle e la considerano uno strumento che si usa solo in caso di sofferenza e di dolore. Quindi o salgono con apprensione o non salgono.<br \/>\nGiocando una partita mista insieme a noi, si rendono conto che contrariamente alle loro convinzioni ci si pu\u00f2 divertire tantissimo e non vorrebbero pi\u00f9 smettere.<br \/>\nLa carrozzina alla fine non \u00e8 uno strumento da evitare, ma diventa un\u2019amica speciale che si ritrova volentieri.<br \/>\nQueste esperienze permettono a me e a tutti noi di metterci continuamente in gioco scoprendo sfaccettature sempre nuove di noi stessi e le enormi potenzialit\u00e0 di coesione e contatto del nostro sport.<br \/>\nNon ci sono barriere, confini o separazioni, c\u2019\u00e8 solo la voglia di stare insieme e divertirsi. Si crea cos\u00ec una nuova cultura dell\u2019integrazione, quella vera, spontanea, fatta di persone e non di parole, di individualit\u00e0 che si rafforzano e si uniscono per raggiungere gli stessi obiettivi.<br \/>\nLa cosa che ogni volta mi colpisce \u00e8 l\u2019entusiasmo con cui, dopo un momento di iniziale ritrosia, gli alunni di ogni et\u00e0 e provenienza si approcciano a tutto ci\u00f2 che viene proposto.<br \/>\nA mio modo di vedere il progetto diventa ancora pi\u00f9 significativo se all\u2019interno della classe \u00e8 presente un ragazzo con difficolt\u00e0.<br \/>\nSoprattutto se esistono problemi nel processo di integrazione dello studente nel gruppo classe, questo pu\u00f2 essere un momento di fondamentale importanza per conoscersi meglio e andare al di l\u00e0 delle apparenze o dei pregiudizi.<br \/>\nCon il passare del tempo mi sono accorta che alcune cose o valori che sembrano scontati in realt\u00e0 non lo sono per niente, e che \u00e8 proprio dalla scuola dove si educano le future generazioni che bisogna partire per cercare almeno un po\u2019di sfatare quei luoghi comuni che impediscono alle persone di aprire le menti per creare un futuro migliore.<br \/>\nNon servono grandi discorsi ma uomini e donne che agiscono per far diventare la diversit\u00e0 di ognuno di noi una vera ricchezza e risorsa.<br \/>\nQuesti progetti per me rappresentano proprio questo: un piccolo passo nel tortuoso percorso dell\u2019integrazione vera.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mio lavoro principale &egrave; quello di insegnante di sostegno in una scuola secondaria di primo grado, una professione che svolgo ormai da 15 anni e che mi ha sempre stimolato e interessato. 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