{"id":1315,"date":"2012-06-11T12:41:54","date_gmt":"2012-06-11T12:41:54","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1315"},"modified":"2025-07-25T11:48:25","modified_gmt":"2025-07-25T09:48:25","slug":"il-tempo-delle-nostre-vite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1315","title":{"rendered":"1. Introduzione"},"content":{"rendered":"<p><em>\u201cMa se l\u2019esperienza si elabora attraverso il racconto, e il racconto ha bisogno di un destinatario, ne consegue che elaborare la mia propria esperienza non dipende solo da me. Dipende dall\u2019esistenza di una comunit\u00e0 fatta di narratori e di destinatari\u201d.<\/em><br \/>\n(Paolo Jedlowski, Il racconto come dimora. Heimat e le memorie d\u2019Europa, Torino, Bollati Boringhieri, 2009)<\/p>\n<p><!--break--><\/p>\n<p>\u201cIl tempo delle nostre vite. Quattro incontri sull\u2019esperienza dei padri e delle madri per un sapere condiviso \u201d, \u00e8 il titolo che abbiamo scelto di dare all\u2019iniziativa che nelle pagine di questo numero di \u201cHP-Accaparlante\u201d viene raccontata attraverso le parole dei protagonisti, la loro voce opportunamente adattata a una versione scritta.<br \/>\nLa scelta di questo titolo rivela almeno in parte alcune delle considerazioni che ne hanno segnato la preparazione.<br \/>\nCome gi\u00e0 abbiamo avuto occasione di sottolineare \u201cl\u2019esperienza del Centro di Documentazione Handicap \u00e8 stata fin dai suoi inizi caratterizzata dall\u2019attenzione alla raccolta e all\u2019organizzazione di testi prodotti da persone disabili e da familiari, iscrivibili quindi al filone delle autobiografie e delle testimonianze narrative\u201d<br \/>\nQuesta attenzione costante per tentare di connettere le piste di studio e approfondimento sulla disabilit\u00e0 originate dal versante accademico e tecnico con quelle nate dalla rielaborazione dell\u2019esperienza personale, nella logica di superare contrapposizioni arricchendo la conoscenza delle realt\u00e0 attraverso la compresenza di pi\u00f9 approcci e punti di vista.<br \/>\nA questa prospettiva di sfondo si \u00e8 accompagnata nel tempo la volont\u00e0 di realizzare occasioni dirette, vive, di racconto, ascolto, condivisione di storie.<br \/>\n\u201cIl tempo delle nostre vite\u201d \u00e8 stata una di queste preziose occasioni.<br \/>\nL\u2019occasione\/la possibilit\u00e0 di incontrare una storia dove \u00e8 presente la disabilit\u00e0.<br \/>\nIncontrare una madre, un padre, la relazione con il proprio figlio, con la propria figlia, attraverso il ritmo di un racconto che si dipana tra l\u2019avvicendarsi dei giorni quotidiani, le scelte e le direzioni che la vita pone e spesso impone.<br \/>\nHa significato poter incontrare genitori che hanno scelto di dare visibilit\u00e0 alla propria vicenda, che hanno voluto, per certi versi anche dovuto, riprendere contatto con la materia incandescente, difficile, vitale delle storie per rielaborarla attraverso la scelta di ci\u00f2 che si desidera offrire di s\u00e9 a chi \u00e8 al di fuori rendendola sapere comunicabile.<br \/>\nLa rielaborazione \u00e8 un processo che mette tempo e spazio tra ci\u00f2 che si vive e ci\u00f2 che di quell\u2019esperienza fluida e magmatica si deposita nella memoria e nella storia della persona; impone una distanza che ha bisogno, poi, di trovare uno strumento di comunicazione che la possa far uscire da s\u00e9.<br \/>\nNe \u201cIl tempo delle nostre vite\u201d gli strumenti di espressione che i nostri ospiti hanno utilizzato per raccontare sono stati diversificati: i libri, la fotografia, i film.<br \/>\nScelte queste fortemente legate al percorso biografico di ognuno di loro, espressione dei talenti personali e anche filo di continuit\u00e0 tra il prima e il dopo l\u2019arrivo dei figli, tra il ruolo genitoriale e la vocazione e competenza professionale.<br \/>\nSono quindi storie, quelle che abbiamo ascoltato durante gli incontri, che si situano in quel versante dell\u2019universo narrativo che possiamo dire della testimonianza, esprimendo in questi casi una grande capacit\u00e0 di portare con s\u00e9 un valore sociale. La loro forza per\u00f2, a nostro avviso, va oltre questa specifica funzione per attingere a un\u2019attitudine narrativa potente che le fa emergere con grande qualit\u00e0 e capacit\u00e0 di raggiungere chi ascolta, legge o guarda.<br \/>\nSono quindi racconti a tutto tondo che, lontanissimi dalla tentazione di ammaestramento, parlano a noi e narrano dei percorsi umani attraverso cui si costruiscono legami e si cerca di tornare a flettersi, riflettere, su ci\u00f2 che ci \u00e8 dato vivere.<br \/>\nMai storie dunque che si ergono a modello, ma ricerca di senso, appunto, dentro cui sta anche l\u2019unicit\u00e0 delle situazioni, non categorizzabili, la comunanza possibile, la consapevolezza degli snodi che la vita chiama tutti ad affrontare.<br \/>\nAncora, storie che rimangono tenacemente attaccate al proprio specifico, ai tratti singolari e mai del tutto svelati che racchiudono il mistero enigmatico di ogni esistenza.<br \/>\n\u00c8 proprio non tradendo questo segno personale che crediamo sia stato possibile sperimentare durante il tempo di questi incontri una dimensione di comunit\u00e0, seppur temporanea, oggi non abituale, quasi che l\u2019interesse delle persone, uscite dalla propria casa quelle sere per venire ad ascoltare le storie di altri, si sia poi in modo reciproco reso disponibile a condividere<br \/>\ni propri racconti, ricordi o almeno pezzetti di essi, portando a un dialogo intenso, per il quale ancora una volta ci sentiamo di esprimere la nostra gratitudine.<br \/>\n<strong><br \/>\n\u201cLa differenza la fa l\u2019esperienza\u201d: la parola all\u2019Assessore del Comune ospitante<br \/>\n<\/strong>Proviamo a rimescolare un po\u2019 le carte e a metter i padri e le madri in cattedra\u2026 S\u00ec in cattedra: dispensatori di saperi derivati dall\u2019esperienza, ahim\u00e8 spesso troppo tremendamente maestra di vita, e consultiamoli\u2026 facendoli anche docere.<br \/>\nNel mio primo mandato da Assessore (2004\u201309) ho cercato di impostare i presupposti di questo percorso, anche mediante l\u2019istituzione della Consulta Comunale per il Superamento dell\u2019Handicap, l\u2019apertura dello sportello Informahandicap con uno \u201cSpazio Risorse\u201d che potesse fornire argomenti documenti e sostegno ai cittadini diversamente abili, ai familiari, alle istituzioni compresi gli operatori del settore.<br \/>\nA cavallo tra il vecchio e il nuovo mandato amministrativo (2009 \u20132014) si \u00e8 felicemente inserita la proposta di questa rassegna che ci fa riflettere su come, a parit\u00e0 di strumenti, dati e opportunit\u00e0, la differenza la fa proprio l\u2019esperienza, la relazione, il rapporto di sperata reciprocit\u00e0 a volte vissuto nel dubbio e nella tremebonda incertezza che l\u2019altro (tuo figlio disabile, il tuo compagno, il mondo) siano in grado di comprenderti, di accendere la spina della connessione relazionale con te, comunque intesa.<br \/>\nAllora le Istituzioni studiano il libro della vita di queste persone e umilissimamente imparano condividendo. S\u00ec perch\u00e9 quello che resta e conta \u00e8 la condivisione attenta e disponibile. Fare da nave scuola per altri, magari non percependolo\u2026<br \/>\nQuesta \u00e8 la sfida degli uomini e delle donne che si sono cimentati nell\u2019avventura di scrivere, riprendere, fotografare, sceneggiare la loro eccezionale storia (in tutte le accezioni del termine).<br \/>\nUn abbraccio grato a Igor \u201cQualsiasi cosa possano dire queste pagine a chi le legger\u00e0, in fondo, spero riescano a dire dagli occhi del padre che le ha scritte, che uno sguardo che impara \u00e8 uno sguardo che insegna\u201d; a Lesley \u201c\u00c8 una storia che trascende tutte le barriere di razza, classe e genere. Qualunque famiglia, in qualunque momento e in qualunque luogo, pu\u00f2 trovarsi di fronte alla realt\u00e0 della disabilit\u00e0. Spero che, giungendo al punto del volume in cui l\u2019invalidit\u00e0 di Molly appare con tutta la sua evidenza, il lettore si sia gi\u00e0 affezionato alla persona contenuta in un involucro tanto delicato\u201d; a Stefano \u201cScoprire in prima persona che cosa significa vivere con qualcuno che, scomodo al cuore e alla ragione, viene da altri definito \u2018matto\u2019\u201d; a Daniela \u201cNonostante le incertezze scommetto su di te e credo tu possa avere tutto, l\u2019infanzia pi\u00f9 serena possibile e la vita adulta che sboccer\u00e0\u201d.<br \/>\nUn grazie particolarissimo all\u2019amica Dott.ssa Piera Carlini, compagna dalla prima ora, Responsabile del Servizio Integrazione Sociale Minori del Comune di San Lazzaro.<br \/>\nA tutti gli amici della cooperativa Accaparlante, che hanno pensato, proposto e sostenuto questa esperienza sanlazzarese, va la mia richiesta di proseguire l\u2019impresa iniziata nel lavorare insieme che ha portato, tra l\u2019altro, tanta fraternit\u00e0 e competenza.<br \/>\nContinuiamo a faticare insieme perch\u00e9 il percorso fatto si consolidi e diventi vita condivisa.<br \/>\nLasciando ciascuno alla lettura e alla meditazione del materiale prezioso, auspico che il percorso di condivisione intrapreso continui, estendendosi anche ai lettori, a vario titolo, della rivista, ai quali chiedo, se lo ritengono, di avviare un dialogo- confronto \u201cDa San Lazzaro di Savena al\u2026 Mondo\u201d, per la vita piena della nostra gente.<\/p>\n<p>Maria Cristina Baldacci<br \/>\nAssessore alla Qualit\u00e0 della Salute, Diversabilit\u00e0 e Politiche per la Famiglia<br \/>\nmc.baldacci@comune.sanlazzaro.bo.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1. 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